13 Giugno 2018

Così Maestrelli conquistò Chinaglia...
di Stefano Greco

A giugno del 1971, su Roma spira forte il vento della contestazione contro Umberto Lenzini, indicato come il vero responsabile della retrocessione della Lazio. Il primo a pagare il conto per la retrocessione in Serie B è stato Juan Carlos Lorenzo e quel licenziamento ha avuto l'effetto di una molotov lanciata su un deposito di benzina. Guidati da “La coscienza della Lazio”, un gruppo di tifosi vip che si fanno portavoce del malcontento generale, i tifosi trasformano la Coppa delle Alpi in una prova di forza con la società: stadio Olimpico deserto o quasi e i pochi che entrano fischiano e contestano. Ma anche in momenti di tempesta, accadono dei piccoli miracoli, scoccano delle scintille destinate a trasformarsi in veri e propri incendi. E non sempre distruttivi. Anzi...

Ci sono date all’apparenza insignificanti, incontri segnati sul calendario dell’album dei ricordi che dicono poco o niente: perché non sono partite di cartello, oppure perché sono poco più che dei tornei estivi organizzati per far giocare le squadre a campionato finito. Una di queste è quella del 16 giugno del 1971 in cui si gioca Lazio-Winterthur di Coppa delle Alpi, il giorno in cui è scoccata la scintilla tra Giorgio Chinaglia e Tommaso Maestrelli. E, forse, il giorno in cui è nata quella Lazio destinata a conquistare il primo scudetto e ad entrare dritta nella storia del calcio italiano e nella leggenda.

Come detto, si gioca la Coppa delle Alpi, con la Lazio prima in classifica, ma in casa biancoceleste a tutto si pensa meno che all’incontro con gli svizzeri e a quel torneo che poi la squadra riuscirà addirittura a vincere. Dopo la retrocessione in Serie B arrivata proprio all’ultima giornata, Umberto Lenzini ha deciso di esonerare Juan Carlos Lorenzo, l’allenatore che ha portato Giorgio Chinaglia alla Lazio, che lo ha lanciato e che Long John considera una sorta di padrino. Per questo, quando Lenzini licenzia lo stregone argentino, Giorgione fa il diavolo a quattro, chiedendo ancora una volta di essere ceduto.

“Perché avete cacciato Lorenzo? Non è stata colpa sua se siamo retrocessi, dovevate dargli un’altra possibilità. Allora, a questo punto, se va via lui me ne vado anche io”.

Ma Lenzini non sente ragioni: ha scelto come sostituto di Lorenzo un allenatore appena retrocesso con il Foggia, Tommaso Maestrelli.  Chinaglia non ne vuole sapere di restare, ma in quel periodo i giocatori sono vincolati a vita alle società e quindi anche un ribelle come Giorgio si deve rassegnare. Il suo approccio con quello che diventerà più che un allenatore un secondo padre, però, è freddissimo, quasi glaciale, perché Giorgio è prevenuto nei confronti del nuovo allenatore. E quando Giorgio si mette in testa una cosa, quasi nessuno riesce a fargli cambiare idea, a scardinare quel muro che lui alza davanti a quell’interlocutore che lui vede come un nemico. Più di 30 anni dopo, in un’intervista, Long John mi racconta così il suo primo vero incontro con Maestrelli, proprio alla vigilia dell’ultima partita della Coppa delle Alpi. Per regolamento, il Maestro non può ancora andare in panchina (c’è Bob Lovati, come sempre, a fare da traghettatore), ma il “Maestro” si inserisce gradualmente nel gruppo, gira negli spogliatoi, parla con i giocatori e li studia, perché ha un’idea precisa in testa ma vuole capire su chi può contare per trasformarla in un vero progetto.

“Volevo che a Lorenzo fosse data un’altra chance”, ricorda ancora Giorgio.“Se Lenzini non considerava Maestrelli responsabile della retrocessione del Foggia, al punto da sceglierlo per la nuova Lazio, non capivo perché ritenesse colpevole Lorenzo, considerando soprattutto il fatto che non era stato accontentato dalla società in sede di campagna acquisti. Quindi, quando Maestrelli chiede di parlarmi, sono teso, arrabbiato, prevenuto. Lui arriva e mi dice con tono pacato: ‘Così ora siamo nella stessa squadra Giorgio. Spero di poter contare su di te e sul tuo aiuto per riportare la Lazio in Serie A’. Non dico nulla, ma resto colpito dalla semplicità di quell’uomo, dai suoi modi, dal tono pacato e rassicurante delle sue parole. Abbiamo battuto 4-0 il Lugano, pochi giorni dopo affrontiamo il Winterthur all’Olimpico. Ci allena Lovati, ma in panchina c’è Flacco Flamini perché Bob è impegnato con la squadra riserve che gioca la finale d’andata scudetto contro il Milan. Fa caldissimo a Roma, sto male e quindi vado da Flamini e gli dico: ‘Ho la febbre a 39 e il dottore dice che ho la tonsillite’. Flamini mi guarda, capisce e risponde: ‘È meglio che tu vada a casa allora Giorgio’Prendo la mia roba, esco dagli spogliatoi e lungo il corridoio incontro Maestrelli che sta parlando con Lenzini. Lui mi vede con la borsa in mano, si avvicina e mi dice: ‘Dove stai andando Giorgio?’. ‘A casa’, gli rispondo, ‘sto malissimo’. Lui mi guarda, mi prende sotto braccio e mi dice: ‘Tu non sei malato. Guarda Giorgio, lo devi fare per me. Ho bisogno che tu vada là fuori, perché sei la chiave del successo della squadra, sei quello che può trasformare una Lazio che fatica in una Lazio che vince’. Parla piano,è convincente, ma io replico: ‘Mister, sto male per davvero, non mi reggo in piedi’. Lui non si scompone e mi fa: ‘Aspetta qui, non ti preoccupare, vado a prendere una cosa e torno subito’. Io resto fermo, come un palo, senza capire, senza sapere cosa dire e cosa fare. Lui si ripresenta poco dopo con un grande limone in mano. Lo pulisce, me lo dà e mi dice: ‘Ingoialo tutto, ti farà passare l’infiammazione. Poi scendi in campo. Se non ce la fai a correre, cammina. A me serve che stai lì davanti. Vedrai che segnerai lo stesso’. Io rimango non so quanto con quel limone in mano, poi lo mangio e scendo in campo come mi ha chiesto Maestrelli. Noi vinciamo 4-1, io segno i primi tre gol in 46 minuti e poi dopo un’ora chiedo il cambio, perché sono cotto. Vado negli spogliatoi e trovo Maestrelli che mi aspetta, sorridente. Mi abbraccia e mi dice: ‘Visto? Che ti avevo detto? Bravo Giorgio, grazie’. In quel momento è scattata la scintilla. E, da quel momento in poi, ho fatto tutto quello che mi ha chiesto”.

In realtà non è proprio così, perché i primi di luglio Giorgio ancora spinge per essere ceduto. Napoli e Milan bussano alla porta di Lenzini e Chinaglia forza la mano con un’intervista a “La Gazzetta dello Sport” in cui dice: “Meglio andare in una provinciale ma in Serie A, che giocare a Sorrento, dove a malapena solo i giocatori di casa riescono a stare in piedi su quel campo”.

A quel punto, Antonio Sbardella, ds della Lazio, decide di usare il pugno di ferro: deferisce Giorgio alla Lega e lo multa. Tocca a Maestrelli ricucire il rapporto; lo fa con pazienza a Padula, in provincia di Salerno, durante il ritiro estivo. E ci riesce. Non grazie all’arrivo di Martini, Bandoni, Gritti e Oddi (tornato dal prestito alla Massese), oppure con la promozione di Nanni che ha vinto il campionato De Martino con la squadra riserve, ma con i nuovi schemi di gioco. La squadra diverte e i giocatori si divertono sia in campo che durante gli allenamenti. Soprattutto Chinaglia che, come gli aveva detto Maestrelli in quel primo incontro, diventa il centro del progetto-Lazio. E lo è al punto che nei tre anni successivi Giorgio segna qualcosa come 71 gol tra coppe e campionato e vince per ben due volte la classifica cannonieri: nella stagione 1971-1972 in Serie B con 21 gol all’attivo e nella stagione 1973-1974 segnando addirittura 24 gol nell’anno dello scudetto.

Quello tra Tommaso Maestrelli e  Giorgio, diventa un rapporto padre-figlio, forse il capitolo più bello del libro sulla fantastica avventura di quella banda di folli che, con le loro imprese in campo hanno riscritto la storia della Lazio e con le loro “imprese” fuori dal rettangolo di gioco hanno reso leggendario quel gruppo. E tutto è nato in quel caldo giorno di giugno del 1971: grazie ad un limone, a quel modo di parlare pacato ma deciso del “Maestro” e a quel suo modo di fissare le persone dritte negli occhi che gli consentiva di arrivare al cuore, all’anima, facendo scoccare la scintilla. C’è riuscito con tutti Tommaso Maestrelli, ma con nessuno come con Giorgio Chinaglia. 

Ecco, noi oggi non abbiamo un Chinaglia in squadra e neanche un presidente laziale e un DS geniale come Antonio Sbardella: ma mai come in questo momento avremmo bisogno come il pane di un allenatore alla Tommaso Maestrelli, di un personaggio in grado di caricarsi tutto e tutti sulle spalle, mettendo da parte la società. Per questo, tutti i laziali oggi guardano a Simone Inzaghi come all’unico vero garante di un progetto che cessione dopo cessione rischia di andare in frantumi. Purtroppo, però, lo stampo con cui è stato forgiato "il maestro" era un pezzo unico e Simone Inzaghi, anche se per tante cose somiglia a Maestrelli, non è come il “maestro”. Lo cerchiamo da più di 40 anni un altro Maestrelli, abbiamo bruciato decine di allenatori cercando in ognuno di loro un qualcosa che somigliasse al "maestro". E ancora non ci siamo rassegnati all’idea che non esista un vero erede. Perché se è vero che la storia si ripete, anche se il mondo è cambiato e il calcio non è più quello di cui ci siamo innamorati da bambini, il nostro sogno è e resta quello di poter vivere in futuro una storia fantastica come quella: Fantastica come il rapporto tra Chinaglia e Maestrelli che diede vita alla Lazio più bella di sempre...




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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