21 Maggio 2018

Squadra e tifosi ci sono, la società?
di Stefano Greco

In sette anni di Millenovecento, ho scritto più di 2600 articoli, ma non sono mai stato in difficoltà come oggi. Perché da ieri sera sono talmente tanti i pensieri e le cose da scrivere che faccio veramente fatica a trattenere la rabbia, a frenare l’istinto, a mettere un ordine nelle riflessioni da fare a bocce ferme e, soprattutto, a trovare un punto da cui partire. Ho sperato nell’aiuto della notte, ma inutilmente, perché mentalmente l’avrò rivista e rigiocata mille volte questa partita così come ho iniziato e buttato decine e decine di prologhi per iniziare questo articolo. Allora, sarà banale, ma parto dai 70.000 di ieri sera, da quello Stadio Olimpico stracolmo come non si era mai visto durante questa stagione in una partita di campionato. Ecco, quei 70.000 sono la risposta a chi si chiedeva dove fossero finiti i laziali, ma anche ad una società che da anni pretende la presenza e l’appoggio della gente per fare quello che la gente chiede: costruire una squadra in grado di far sognare. Ecco, la gente il suo l’ha fatto quest’anno, stando vicina sia in campionato che in coppa ad una squadra che in campo ha sempre dato tutto, a volte anche più di quello che aveva nella testa e nelle gambe. Ora, il pallino passa alla società. Questa volta non ci sono scuse. Questa volte si deve ripartire da questo gruppo, De Vrij escluso, per costruire qualcosa di grande. Si deve ripartire da questi ragazzi e da questo allenatore che da mesi sta nel mirino di società con Juventus e Napoli, perché ha dimostrato (pur facendo qualche errore, come li fanno tutti) di poter diventare il miglior allenatore italiano in circolazione in un futuro decisamente prossimo. Perché è bravo lui e si è circondato di collaboratori bravi come e forse più di lui, a partire dal tattico e da gente di cui fino ad oggi non si è mai parlato o si è parlato troppo poco.

Parto da qui, perché Inzaghi e i suoi ragazzi per mesi hanno tenuto vivo un sogno, senza nessun aiuto per tenere accesa la fiammella della speranza se non quello che gli ha dato la gente laziale. E lo dico da persona che per scelta (mai sofferta come quest’anno…) ha deciso di abbandonare lo stadio. Questa squadra è arrivata ad un passo dal tramutare i sogni in realtà, ma in tre occasioni su quattro quel sogno è andato in frantumi per un nonnulla: per sfortuna, per errori di inesperienza e di fatica, per blackout inspiegabili come è successo in quei 5 minuti di Salisburgo e in quei 3 minuti che ieri sera hanno cambiato il finale di una storia che sembrava già destinata a chiudersi con un lieto fine. Ci siamo fermati a 11 metri dalla finale di Coppa Italia, ad un passo da una semifinale di Europa League che sembrava già conquistata e di una qualificazione alla Champions League strameritata sul campo e per 38 giornate in cui, per gioco, la Lazio è sempre stata nettamente superiore all’Inter. Anche ieri sera. Ma il calcio è questo, lo sport è questo e, anche se fa male, bisogna accettare il verdetto del campo. Senza cercare scuse, senza pretendere di essere martelli anche quando si è incudine, senza cercare per forza di cose un colpevole da impiccare pubblicamente per placare la rabbia. Quella rabbia che ci porteremo dietro per mesi e che raggiungerà l’apice quando vedremo giocare l’Inter in Champions League. Una squadra dominata sia all’andata che al ritorno, senza gioco e guidata da uno degli allenatori più presuntuosi e odiosi del calcio italiano.

Non sono romanista, quindi non parlerò di Champions League scippata, di torti arbitrali, di complotto e non sparerò su De Vrij. Tutte cose che ho visto e letto fare subito dopo il fischio finale da tanti laziali nei quali non mi riconosco. Chi fa sport, sa che a volte la differenza tra vincere o perdere la fanno dei dettagli, oppure la fortuna di qualcuno o la dea bendata che ti gira le spalle nei momenti decisivi. Che la Lazio sia stata danneggiata, lo hanno visto tutti, ma abbiamo avuto tre match point e li abbiamo sprecati. E in tutte e tre le occasioni (Atalanta, Crotone e ieri sera), non ci sono stati fattori esterni a condizionare il risultato. Quindi, evitiamo piagnistei, partiamo dal buono che c’è stato e mettiamo con le spalle al muro chi ha veramente in mano il destino della Lazio. Perché è nelle prossime settimane che si decide il destino di questa squadra.

Una società ambiziosa deve ripartire dall’Olimpico di ieri sera. Se fossi il presidente della Lazio, oggi annuncerei la conferma di tutti e mi impegnerei ufficialmente ad investire sul mercato tutte quelle risorse economiche che non sono state (colpevolmente, a mio modesto avviso…) investite né l’estate scorsa né a gennaio, ripetendo gli stessi errori commessi nell’estate del 2007 (dopo la qualificazione alla Champions League), nelle stagioni 2010-2011 e 2011-2012 (quando siamo arrivati quinti quando bisognava arrivare quarti e poi quarti quando bisognava arrivare terzi, superati per un niente dall’Udinese anche perché a gennaio qualcuno fece orecchie da mercante alle richieste dell’allenatore di rinforzare la squadra) e infine nell’estate del 2015. Non c’è la controprova, chiaramente, ma se invece che spendere soldi per portare due ragazzini portoghesi che non si sono mai visti e giocatori risultati inutili come Nani e Di Gennaro, qualcuno avesse investito tutti i soldi ricavati dalle cessioni di Berisha, Hoedt, Biglia e Keita per portare a Formello giocatori pronti, forse Inzaghi avrebbe avuto qualche possibilità in più di centrare questo traguardo. Perché specie in questo finale di stagione a causa dei problemi fisici di Immobile, Parolo e Luis Alberto si è ritrovato con i giocatori contati, senza possibilità di scelta e senza avere in panchina giocatori in grado di entrate e cambiare la partita. O di aiutare i compagni a conservare quanto di buono avevano costruito. Come ieri. Perché che la coperta fosse corta fin dall'inizio lo sapevamo tutti, ma in questo finale di stagione la cosa è emersa in modo palese...

Certo, oggi è più facile prendersela con gli arbitri o lapidare De Vrij piuttosto che accettare il verdetto, guardare avanti e battere i pugni sul tavolo. Ma non è un modo di ragionare da laziali questo, secondo me. Oggi bisogna ringraziare Inzaghi e i ragazzi per quello che hanno fatto (la vittoria in Supercoppa è entrata in bacheca e nell’albo d’oro di questa stagione ci saranno solo i nomi della Juventus e della Lazio come squadre vincitrici di qualcosa…) e per quello che hanno provato a fare, dando tutto quello che avevano e fino alla fine. Magari anche sbagliando, ma ci sta. Da domani, però, bisogna iniziare a PRETENDERE LA SVOLTA.

Perché per anni ci hanno detto che bisognava riempire lo stadio per pretendere qualcosa di più. Ecco, lo stadio è stato riempito, non esiste più alcun tipo di contestazione e la gente si è stretta intorno all’allenatore e alla squadra come non succedeva da anni. Quindi, il tifoso laziali il suo dovere l’ha fatto. Ora tocca ad altri dimostrare con i fatti di avere voglia di crescere e di vincere. Ora tocca a chi guida questa società dimostrare di essere all’altezza di questa piazza e delle legittime ambizioni dei tifosi.

Per farlo, bisogna ripartire da Inzaghi e ascoltare le richieste dell’allenatore. Ovvero, quello che non è stato fatto né l’estate scorsa né a gennaio. Inzaghi è stato bravo a non alzare la voce e a non piangere in pubblico come hanno fatto ad esempio altri suoi colleghi (Conte e Spalletti in testa, tanto per non fare nomi) che si sono lamentati per tutta la stagione dei mancati investimenti da parte della società per rinforzare la rosa. Inzaghi ha lavorato con quello che aveva e ha fatto miracoli: ha trasformato Luis Alberto da oggetto misterioso a oggetto del desiderio di grandi club, ha fatto crescere e maturare Milinkovic Savic facendolo diventare un giocatore potenzialmente da Pallone d’Oro, ha costruito una macchina da gol che ha consentito a Immobile di cancellare tutti i record stagionali stabiliti da gente come Piola, Chinaglia, Giordano, Signori e Crespo. Ma ora Inzaghi deve essere aiutato, sopportato, accontentato.

Se si vuole veramente crescere, qui deve essere sostituito degnamente De Vrij e servono almeno 4 giocatori veri per rinforzare la rosa. Acquisti alla Leiva tanto per intenderci, gente già pronta e in grado di fare da subito la differenza. Serve un portiere d’esperienza, perché Strakosha è bravo ma ha mostrato ampiamente i suoi limiti anche ieri sera, perché ha dovuto giocare sempre e comunque visto che qualcuno ha deciso di pagare ma di non mettere Federico Marchetti a disposizione di Inzaghi e di non prendere neanche un sostituto. Una scelta senza senso, visto che né Vargic né Guerrieri sono portieri in grado di giocare in una squadra che con ambizioni di approdare in Champions League, di vincere la Coppa Italia o di andare in finale di Europa League. Serve un altro difensore centrale (oltre al sostituto di de Vrij…) perché Radu non può giocare 50 partite a stagione e perché Wallace è stato pubblicamente bocciato anche dallo staff tecnico. Servono un paio di centrocampisti in grado di fare quello che non hanno fatto né Di Gennaro né Bruno Jordao. E serve un attaccante in grado di supportare o far tirare il fiato a Immobile, possibilmente non un altro Helder Postiga, Saha, Alfaro, Perea o Caicedo.

Serve questo se si vuole veramente fare il salto di qualità, se si vuole dimostrare di essere all’altezza della piazza e di una tifoseria che ha ampiamente dimostrato di poter riempire l’Olimpico e di poter trascinare la squadra. I tifosi hanno dato, Inzaghi e i giocatori pure. Ora tocca alla società. Non mi illudo che possa succedere, perché troppi elementi fanno pensare che questo personaggio non cambierà mai. Ma aspetto di vedere come si comporterà, perché mai come questa volta non ci sono scuse. E guai anche se solo prova a dire che non può investire perché non sono arrivati i soldi della Champions League…




Accadde oggi 25.06

1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Fiorentina 0-0
1971 Basilea, stadio San Giacomo - Basilea-Lazio 1-3
1972 Firenze, - Fiorentina-Lazio 1-1
1985 Muore a Roma Renato Ziaco
1989 Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 0-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 22/06/2018
 

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