12 Maggio 2019

14 maggio tra passato, presente e futuro
di Stefano Greco

Dalle 18.04 del 2000, per noi laziali il 14 maggio non è più un giorno qualsiasi, ma una data speciale che rievoca dolci ricordi e provoca brividi solo al pensiero delle emozioni provate in quel giorno. Perché anche se sono passati 19 anni da quella domenica, dall’incredibile epilogo di quel campionato entrato nella storia, se chiudi gli occhi e lasci la mente libera di volare e di aprire il forziere del cuore le sensazioni e le emozioni sono così vive che sembra passato un attimo, pochi giorni, al massimo mesi. Invece sono passati 19 anni, ed è cambiato tutto. Non solo il mondo Lazio, ma tutto quello che ci circonda è completamente diverso rispetto a quel primo anno del Terzo Millennio. Basta guardare come è ridotta Roma, basta parlare con la gente che fatica a tirare avanti e ad arrivare alla fine del mese, basta vedere il nervosismo che c’è in giro e che ha spazzato via la goliardia e quell’allegria che ha sempre caratterizzato Roma e i romani, rendendoli famosi in tutto il mondo. In questa città non si sorride più e già questo è un segnale, tangibile, del cambiamento. Per quel che riguarda il mondo Lazio, poi, il discorso è più lungo e articolato, ma secondo me non vale più neanche la pena affrontarlo, perché tanto le posizioni sono così radicate che non si arriverebbe comunque da nessuna parte, se non a discutere.

In cuor mio, anche se in molti la pensano diversamente e anche se parlare dello scudetto del 2000 vieni immediatamente catalogato tra quelli nostalgici e ancorati al passato, io il 14 maggio (come il 12 maggio…) lo festeggerò per sempre: non per nostalgia del passato, ma perché senza quel patrimonio di emozioni, di gioie e di dolori che ci ha regalato nell’arco di una vita la passione per il calcio e per questa squadra, la parola Lazio perderebbe di significato. O, comunque, non avrebbe lo stesso significato che ha per me e per tutta la gente legata in modo viscerale a questa società e a questi colori.

Per questo, ogni laziale che si considera veramente tale, in questa giornata speciale dovrebbe prendere carta e penna e scrivere a Claudio Lotito, chiedendogli ufficialmente che cosa vuole fare con questa Lazio: che programmi ha oggi per il futuro, a partire dal se o quando pensa di trasformare le parole in fatti presentando un vero progetto per costruire lo stadio e un luogo (possibilmente senza vincoli…) dove costruire la nuova casa biancoceleste. Ma per restare al presente o al futuro prossimo, quanto pensa di investire e come per non rischiare di fallire l’ennesima occasione che ci ha offerto su un vassoio d’argento il destino per fare quel tanto sospirato ed agognato salto di qualità. Come è successo quest'anno. Perché i soldi  per fare qualcosa di più e di meglio c'erano, anche senza l'ingresso in Champions League. 

In questa settimana, però, è giusto sospendere qualsiasi discorso e pensare solo a mercoledì e alla sfida con l’Atalanta all’Olimpico, perché anche se non salva la stagione è comunque importante vincere la Coppa Italia, mettere in bacheca un trofeo e restare l'unica squadra che vince in Italia esclusa la Juventus. E quindi tutti dovrebbero spingere in questo senso, anche quelli che si sono allontanati dal mondo Lazio, anche quelli che non vanno più allo stadio o che hanno staccato la spina al punto da non guardare più nemmeno le partite. Perché questo è il momento della verità. Perché mai come questa volta non ci possono essere scuse da mettere sul tavolo per non fare o per ripetere gli errori commessi in passato. E quest'estate, Inzaghi o non Inzaghi alla guida della squadra, finalmente vedremo il vero volto di chi guida questa società e toccheremo con mano la consistenza dei tanti proclami fatti in questi anni sul “progetto di crescita della Lazio”.

Ma, come detto prima, di tutto questo si dovrà iniziare a parlare solo a fine campionato o, comunque, dopo la finale di Coppa Italia. Oggi è un giorno di festa, ma anche di attesa e di rimpianto, perché ieri la Lazio ha vinto riprendendo il discorso interrotto bruscamente e definitivamente con quella sconfitta all'Olimpico con l'Atalanta. Ma il nostro destino è questo: gioie e dolori, illusioni e delusioni, piccole gioie in mezzo a tanta sofferenza. Perché nella nostra storia di facile, banale e scontato non c’è mai stato nulla e ogni gioia è arrivata dopo aver percorso fino in fondo il viale della sofferenza. È sempre stato così, anche negli anni d’oro, perché probabilmente fa parte del nostro DNA. E non si capisce perché non dovrebbe essere così anche ora…




Accadde oggi 19.07

1982 Nasce a Roma Diego Favazza
2001 Riscone di Brunico - Lazio-Olympiakos Nicosia 1-0
2004 Sendai - Vegalta-Lazio 2-2
2006 Unterchutzen - Steierselektion-Lazio 0-5
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Lazio-Auronzo 7-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 12/7/2019
 

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