10 Maggio 2018

56 candeline, 51 biancocelesti...
di Stefano Greco

Quando compi gli anni da ragazzo, guardi sempre avanti, voli con la mente verso il futuro immaginando traguardi da tagliare, fissando mentalmente obiettivi da raggiungere. Quando compi gli anni alla mia età spegnendo 56 candeline simboliche su una torta, diventa quasi inevitabile voltarsi indietro. Non perché non ci siano più obiettivi o traguardi da fissare, ma solo perché hai oltrepassato la boa della vita e, anche se fai finta di non pensarci, sai benissimo che è molto più lunga la strada che ti sei lasciato alle spalle di quella che hai davanti a te e che ti separa dalla meta finale.

Forse non è un bel pensiero da fare nel giorno del compleanno, ma non c’è traccia né di rimpianto né di pessimismo in tutto questo. Anzi, è bello guardare indietro, sfogliare il libro, vedere i volti di chi da sempre ti sta vicino e di chi si è aggiunto cammin facendo, senza preoccuparsi delle foglie che sono cadute o dei  rami che si sono staccati, perché come avviene in natura significa che non c’era più linfa vitale in quei rapporti. È bello guardare i figli che sono cresciuti e vedere che sei riuscito a trasmettergli qualcosa, soprattutto valori ed educazione, ma anche le tue passioni. E dalle passioni alla Lazio, il passo è breve, brevissimo, quasi immediato oltre che scontato. Già, perché la Lazio è il filo conduttore della mia vita, quel qualcosa che c’è sempre stato da 51 anni a questa parte, che mi ha trasmesso emozioni in un’alternanza a volte quasi stordente di gioie e dolori e che, in molti casi, mi ha condizionato o addirittura stravolto la vita. Già, perché può sembrare banale o assurdo, ma la passione per una squadra di calcio può stravolgerti completamente la vita. A me è successo. Ma non ho rimpianti, perché la vita è fatta di scelte: giuste o sbagliate che siano state, le ho fatte e la cosa importante (quella che fa la differenza tra l’essere sereni oppure il dover convivere con dei fantasmi) è aver fatto quelle scelte con la propria testa e non con quella di qualcun altro e, soprattutto, aver dato retta al cuore e non solo alla ragione. Perché è il cuore il motore della nostra vita. Non solo a livello fisico e vitale.

Non voglio tornare ai fatti del 2004 perché ho voltato pagina: è un libro scritto e finito che non sarà mai pubblicato. Anche perché ci sono cose che non si possono comunque rivelare neanche a distanza di tempo e poi perché sono fatti miei. Solo miei, perché anche se tanti parlano o chiacchierano a sproposito (spesso senza conoscere me o quello che è successo) l’unica cosa certa è che le conseguenze di quella scelta le ho pagate solo io. E continuo a pagarle a distanza di 14 anni; senza rimpianti, senza accusare nessuno, senza prendermela con il destino. Di sicuro se tornassi indietro non lo rifarei, ma solo perché mi sono reso conto che valeva la pena mettere tutto in gioco per inseguire un sogno, ma di sicuro non valeva la pena farlo per un ambiente popolato da gente falsa che cambia opinione e bandiera a seconda di dove soffia il vento. Spesso puntando il dito verso chi provando a fare qualcosa sbaglia, ma lo fa senza aver mai rischiato nulla.

Ma, come ho scritto prima, è un capitolo chiuso, un libro destinato a restare in un cassetto. Il libro del mio rapporto con la Lazio (intesa come colori, bandiera ed entità), invece, è un libro aperto, con molti capitoli ancora da scrivere. E sfogliarlo, è bellissimo, perché è un condensato di emozioni. Da quella prima volta all’Olimpico datata 12 febbraio 1967, fino a Lazio-Atalanta di domenica scorsa, vissuta con gli occhi fissati sulla Pontina, la mente allo Stadio e le orecchie attizzate in attesa di notizie all’Olimpico, con il cuore che si fermava o accelerava ogni volta che a “Tutto il calcio minuto per minuto” un inviato interrompeva il collega per annunciare un gol. Con la Lazio che giocava in casa, il cuore si fermava se in sottofondo non c’era il boato del pubblico o accelerava in caso di intervento del collega costretto ad alzare il tono della voce per superare l’urlo della folla. Sono tornato indietro di una vita domenica scorsa ascoltando la partita alla radio mentre andavo in trasferta a Latina per la partita di mio figlio. Sono tornato a quando ero ragazzino e ascoltavo la radio guardando fuori dalla finestra e immaginando le azioni grazie alle parole di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Ezio Luzzi e tutti quei colleghi che la domenica giravano l’Italia per raccontare il campionato di calcio, in un mondo in cui i cellulari erano solo quelli della Polizia e in cui era inimmaginabile poter vedere una partita su un telefono stando a centinaia di chilometri da casa. Era bello quel periodo e non solo perché eravamo giovani e spensierati ma, soprattutto, perché anche se gli stadi in molti casi erano brutti, vecchi e scomodi, erano sempre pieni. Ed è difficile provare a spiegare oggi a qualcuno quale era  l’atmosfera che si respirava all’interno di quei catini che in occasione del derby o delle partite di cartello si riempivano ore e ore prima del fischio d’inizio. È difficile spiegare la bellezza di quelle trasferte fatte uscendo (quasi scappano…) di casa vestito da sciatore e con gli sci in spalla per una gita al Terminillo con gli amici, salvo poi spogliarti completamente una volta voltato l’angolo per volare a Bologna con la macchina di un amico, con gli sci fissati sul tetto. Ogni partita, ogni trasferta, ogni domenica passata in compagnia della Lazio meriterebbe un capitolo in questo libro. Perché in questi 51 anni è cambiato tutto, soprattutto il mondo che ci circonda, ma la Lazio è lì e l’amore per quei colori è sempre lo stesso, anche se le strade della vita mi hanno portato a scegliere di allontanarmi dallo stadio.

Per questo, spegnendo oggi quelle 56 candeline, ne spengo simbolicamente altre 51, quelle dei miei compleanni con la Lazio nel cuore. Perché oggi come allora, quando qualcuno di dice FORZA LAZIO la risposta è sempre la stessa da 51 anni a questa parte: SEMPRE E COMUNQUE… E in quel comunque, c’è il rimpianto per come sono cambiate le cose ma anche la speranza di un futuro diverso legata a quel sottilissimo filo che non si spezzerà, mai…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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