14 Aprile 2018

Sogno gli 11 gladiatori di quel Lazio-Verona
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

Nella mia vita ho sempre creduto nelle coincidenze, in quei segnali che arrivano in momenti particolari, specie quando tutto sembra nero, buio, quando ti senti perso e incapace di reagire. E questo è uno di quei momenti, perché la botta di Salisburgo è stata forte anche per noi della vecchia guardia che abbiamo vissuto e superato momenti da ko che fanno sembrare quello di giovedì un semplice buffetto. Ma per chi non ha visto svanire il sogno di due scudetti all’ultima giornata, per chi non ha visto una promozione svanire a causa di un rigore stampato su un palo, per chi non ha superato retrocessioni in campo e a tavolino e non è stato a sette minuti dalla retrocessione in Serie C, è difficile capire e reagire.

Ma parlavo di segnali. Ecco, oggi, proprio alla vigilia del derby e dopo una botta brutta e dolorose, ricorre l’anniversario di una delle giornate più emozionanti che ho vissuto da tifoso della Lazio. Non parlo né di una finale né di un trofeo in palio, ma di una partita di campionato all’apparenza tranquilla che si trasforma in un incubo e poi in una domenica leggendaria. È il giorno di Lazio-Verona del14 aprile del 1974, una partita che ogni laziale ha stampata nella memoria e che merita di essere raccontata per far capire a chi non ha vissuto quegli anni di sofferenza, che il sole alla fine sorge sempre, anche dopo le notti più buie e, a volte, riesce anche a fare capolino tra le nuvole in quelle giornate in cui la pioggia sembra inarrestabile.

In 51 anni di Lazio, ho perso il conto del numero di partite che ho visto, ma ci sono date e partite che ti restano per sempre impresse nella mente e che ti fanno venire i brividi solo al ricordo. Anche se sono passati più di 40. Perché ci sono partite delle quali, senza un perché preciso visto che di emozioni nella vita ne hai vissute tante e di incontri ne hai visti migliaia, ti rimangono dentro al punto che ricordi anche i dettagli: e ti basta chiudere gli occhi per rivedere le immagini e per riprovare i brividi di quella giornata. Una di queste partite, per tutti i laziali che l’hanno vissuta, è come dicevo prima Lazio-Verona del 14 aprile del 1974.

Certo, in una stagione in cui vinci lo scudetto, soprattutto se di scudetti ne hai vinti solo due, ogni partita è una piccola perla che va a comporre una magnifica collana, ma in ogni stagione c’è una partita particolare che diventa una perla nera, quella che spicca su tutte le altre e rende ancora più speciale e preziosa quella collana. E non è per forza di cose si tratta di un derby o della sfida contro una grande, perché a volte sono le partite all’apparenza insignificanti o gli incontri dal risultato quasi scontato sulla carta a regalarti emozioni inaspettate. Proprio come quel Lazio-Verona.

La Lazio, superato senza danni lo scontro diretto con il Napoli grazie alla tripletta realizzata al San Paolo da Giorgio Chinaglia, affronta il Verona di Zigoni in una domenica all’apparenza tranquilla in attesa di andare la domenica successiva ad affrontare il Milan a San Siro, la partita considerata come l’ultimo ostacolo sulla strada che porta allo scudetto, visto che ha 3 punti di vantaggio, la vittoria vale solo 2 punti e mancano appena 6 partite alla fine del campionato. A Roma il cielo è nero quella domenica e le nuvole sono cariche di pioggia che con il passare delle ore si trasforma in un vero diluvio che si abbatte sui 60.000 dell’Olimpico. Lo stadio è completamente scoperto e offre un colpo d’occhio incredibile: un tappeto nero di ombrelli, all’apparenza quasi impenetrabile, anche se quelle gocce che cadono scivolano sugli ombrelli e ti bagnano i piedi o, se hai la sfortuna di capitare tra un ombrello all’altro, ti finiscono addosso, magari proprio dietro al collo e scivolano lungo la schiena. Quel cielo nero e quella pioggia battente sembrano un pessimo presagio, ma dubbi e paure vengono scacciati via al momento del fischio d’inizio, perché la Lazio prende di petto fin dal primo minuto il Verona, decisa a sbrigare in fretta quella formalità, per non correre rischi e per non  sprecare energie preziose.

Pronti via e la squadra di Maestrelli è già in vantaggio, con Bet che devia nella sua rete un tiro-cross di Frustalupi. Sono passati appena 4’ e la pratica sembra già sbrigata, perché la Lazio ha la miglior difesa del campionato e la squadra continua l’assedio alla porta del Verona per chiudere già nel primo tempo la pratica. D’Amico è in giornata di grazia e con lui Nanni e Re Cecconi, che continuano a bombardare da tutte le posizioni il povero Giacomi. Un vero e proprio assedio. Ma il destino ci mette lo zampino e trasforma una normale domenica in una giornata epica. Il gol di Zigoni al 25’, nella prima occasione in cui il Verona si presenta nella nostra area di rigore, invece di demoralizzare la squadra è come una frustata. La Lazio si ributta all’assalto e il povero Giacomi si arrangia in qualsiasi modo per difendere la sua porta. Ma, come accade a volte nel calcio e come abbiamo visto giovedì sera a Salisburgo, basta un gol clamoroso sbagliato o piccolo episodio per cambiare tutto. E l’episodio arriva proprio alla fine del primo tempo, quando Oddi nel tentativo di spedire il pallone in calcio d’angolo sbaglia il tocco di piatto e batte l’esterrefatto Felice Pulici che, senza aver fatto una sola parata, rientra negli spogliatoi dopo aver raccolto addirittura due volte il pallone in fondo alla rete.

“Incredibile all’Olimpico”, urlano i radiocronisti, la Lazio è sotto e il campionato sembra riaperto perché la Juventus sta 0-0 in casa contro il Cagliari e ci sono solo 2 punti a separare le due grandi rivali. Sugli spalti riappare lo spettro dello scudetto svanito un anno prima negli ultimi minuti dell’ultima giornata, mentre in campo i giocatori della Lazio urlano e discutono tra loro mentre escono a testa bassa dal terreno di gioco. Tommaso Maestrelli, che conosce bene quella banda di pazzi, entra nel tunnel prima dei suoi ragazzi e si piazza davanti alla porta degli spogliatoi. Quando arrivano, con i nervi a fior di pelle, decide di non farli entrare nello spogliatoio perché teme il peggio e tira fuori dal suo cilindro l’ennesima magia. Li guarda in faccia e gli dice: “Rientrate subito in campo”. E la squadra, tra lo stupore dei 60.000 che affollano l’Olimpico, rientra immediatamente sul terreno di gioco. I giocatori si piazzano in campo nelle posizioni imposte dal modulo, parlottano tra loro e dopo un attimo di iniziale smarrimento la gente capisce e l’Olimpico diventa una vera e propria bolgia. La gente urla “Lazio, Lazio”,  con le vene del collo gonfie: e quel coro dura più di dieci minuti, trasformando l’Olimpico in un’arena, in un vero e proprio Colosseo del secondo millennio, con 11 gladiatori che aspettano l’ingresso dei leoni. E quando quelli del Verona tornano in campo, trovano quegli 11 gladiatori feriti, immobili in mezzo al campo, che li guardano e aspettano solo il fischio di Giunti di Arezzo per buttarsi sulla preda in cerca di sangue e di vendetta.

Quella mossa di Tommaso Maestrelli si dimostra subito vincente, perché il secondo tempo si trasforma in una sorta di corrida e dopo appena 4’ la Lazio agguanta il pareggio, grazie a Garlaschelli che risolve una mischia appoggiando di piatto destro il pallone in rete.

È difficile descrivere quello che è successo quel giorno all’Olimpico, perché sembra quasi un racconto irreale, ma chi ha vissuto la “banda-Maestrelli” sa che con quella squadra anche le cose all’apparenza fantastiche sono reali, pura cronaca. La Lazio assalta la porta di Giacomi, spinta anche dalle notizie che arrivano da Torino, dove la Juventus è sotto di un gol contro il Cagliari. Quando dopo un quarto d’ora si infortuna Zigoni, il Verona sembra spacciato, ma non alza bandiera bianca, con Giacomi che arriva ovunque opponendo la sua manona ai tiri di Chinaglia e Re Cecceconi che sembrano destinati a finire in fondo al sacco. Ad un quarto d’ora dal termine, la partita è ancora bloccata sul 2-2, ma è Nanni in scivolata a segnare il gol che scaccia via l’incubo. Il boato è impressionante e l’abbraccio sugli spalti dura un tempo infinito, con gente che incurante della pioggia lancia gli ombrelli in aria in segno d’esultanza. Quella festa dura talmente tanto che qualcuno è ancora abbracciato quando D’Amico controlla palla nel cerchio di centrocampo e con gli occhi del campione vede un varco che agli occhi dei giocatori normali non c’è. Vincenzino parte in progressione, supera un avversario in dribbling, poi si butta sulla fascia destra e nella sua corsa riesce a seminare un paio di difensori del Verona al punto che entra in area da solo, alza la testa e serve un pallone perfetto a Giorgio Chinaglia che, sul dischetto del rigore, controlla di sinistro e batte Giacomi con un tiro potente e angolato. È l’apoteosi…

Per Long John è il gol numero 21, quelle che gli consente di eguagliare il record stabilito da Silvio Piola per il numero di gol segnati in campionato da un giocatore della Lazio. Quella rete di Chinaglia è la ciliegina sulla torta di una domenica fantastica, di una partita talmente incredibile da sembrare quasi irreale. Invece, è tutto vero. Dopo aver rischiato il crollo, la Lazio riesce addirittura ad allungare in classifica sulla Juventus, fermata sull1-1 in casa dal Cagliari. A 5 partite dal termine, quindi, sono 4 i punti di vantaggio, con un solo vero ostacolo: la trasferta a San Siro con il Milan della settimana successiva.

Lo scudetto arriva il 12 maggio, ma la Lazio quel triangolino tricolore se lo è cucito sul petto domenica 14 aprile del 1974, in quei dieci minuti in cui 11 giocatori immobili hanno aspettato i loro avversari in campo per 10 minuti, stabilendo un legame indissolubile con la loro gente. Una cosa mai vista né prima né dopo nella storia del calcio italiano e, forse, mondiale. Uno dei tanti episodi che rendono unico quel gruppo di folli e impossibile da non amare questa squadra e questi colori. E per chi non c’era, purtroppo per lui, non basta vedere questo filmato d’epoca per capire di cosa parlo e cosa abbiamo vissuto quel 12 aprile del 1974 allo Stadio Olimpico…

http://www.youtube.com/watch?v=Ds3hg9Bh0eI

Ecco, questo vorrei vedere domani allo Stadio Olimpico. Una Lazio con il sangue agli occhi, 11 gladiatori pronti ad affrontare i leoni e ad uscire vincitori dall’arena. È un sogno, lo so, ma in 50 anni di Lazio ho imparato che anche i sogni all’apparenza più folli o che sembrano “proibiti” possono trasformarsi in realtà!




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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