11 Aprile 2018

Zarate-Pandev in 3', Roma asfaltata
di Stefano Greco

Ci sono giorni in cui aggiornando il calendario la mattina e guardando la data ti torna il sorriso. E questo, soprattutto in una settimana che porta al derby, è uno di quei giorni, perché ti riporta alla mente un derby incredibile, una sfida da record, quella di un 4-2 entrato nella storia e che fece in un certo senso da viatico per la conquista del primo trofeo di questa gestione. L’11 aprile del 2009 è una giornata di sole che annuncia quasi l’estate. Ma non è per questo che quella data è rimasta impressa nella mia memoria e in quella di tutti i laziali. L'11 aprile 2009 va in scena il derby e, anche se la testa di tutti i laziali è già rivolta alla finale di Coppa Italia contro la Sampdoria, l'attesa per la stracittadina è enorme e la partita ripagherà, una volta tanto, la grande attesa. Perché in quel derby si mischiano tutti gli ingredienti che rendono speciale, da sempre, il derby romano: tensione in campo e sugli spalti (5 espulsi, tra cui Tare e Spalletti che stanno in panchina), risse in campo, sugli spalti, fuori dallo stadio e, soprattutto, 6 gol… Il tutto partendo da un abbraccio collettivo iniziale, in segno di solidarietà per le vittime del terremoto de L’Aquila. Cose che possono succedere solo a Roma e solo nel derby della Capitale…

Quello che fa maggiormente impressione ripensando a quel giorno non sono tanto i 9 anni passati dall’evento, quanto leggere quella formazione, confrontarla con quella di oggi e scoprire che di quella squadra titolare in casa Lazio non è rimasto un solo giocatore e che uno di quei titolari domenica ce lo troveremo addirittura come avversario…

Muslera; Lichtsteiner, Siviglia, Rozenhal, Kolarov; Brocchi, Ledesma, Matuzalem, Foggia; Zarate, Pandev. 

Di quella squadra, destinata un mese dopo a vincere la Coppa Italia, ci fu detto che era la base su cui costruire il futuro della Lazio e che, per giunta, era difficilmente migliorabile. Invece, quella squadra fu smontata pezzo per pezzo, cedendo quelli migliori (Lichtsteiner e Kolarov) e perdendo per strada a costo zero i due veri talenti, i grandi protagonisti di quel derby e di quella stagione: Zarate e Pandev. 

Questo dovrebbe far riflettere sul significato della parola progetto, su quanto tempo è stato buttato prima di arrivare a quel salto di qualità che già allora sembrava dietro l'angolo, a portata di mano e senza grandissimi investimenti da fare. Ma piangere su quello che è stato e che non si può cambiare, è inutile. Nel guardare indietro, quindi, prendiamo il bello di quello che è stato come auspicio per il buono che potrebbe regalarci il presente immediato e, soprattutto, il futuro prossimo: perché la squadra di quest’anno ha già messo un trofeo in bacheca e da qui alla fine della stagione potrebbe regalarci un qualcosa che non era neanche immaginabile a luglio. Ma il tutto sempre navigando a vista, sia chiaro, senza una rotta ben definita tracciata sulle carte e tantomeno senza spacciare i risultati di quest’anno come frutto di un progetto, perché qui il vero miracolo lo stanno facendo Inzaghi e i giocatori. E la vera prova del fuoco (sperando che la stagione si chiuda come tutti sognamo…) sarà il mercato estivo, ovvero l’ennesimo momento della verità in cui capiremo se ai proclami seguirà qualcosa di concreto, se alle tante parole seguiranno finalmente anche i fatti. Ma questi, sono discorsi ancora lontani, perché oggi c’è da pensare al presente e da ricordare una pagina storica.

Quel successo per 4-2 ottenuto in un derby entrato nella storia, però, non fu affatto casuale. Fu il frutto dell’ennesimo capolavoro tattico di Delio Rossi (un po’ come ha fatto ieri Di Francesco) e dell’imprevedibilità di una coppia d’attacco impossibile da fermare quando era in giornata di grazia. E quel giorno la partita Delio Rossi la preparò alla perfezione ma l’inizio fu incredibile e andò al di la di qualsiasi previsione o di impostazione tattica: fu roba da darsi i pizzichi per assicurarsi che non si trattava di un sogno ma solo di una meravigliosa realtà.  

Dopo la commozione e le lacrime del pre-partita, con le due squadre mischiate e abbracciate al centro del campo con il lutto al braccio per ricordare le vittime del terremoto che aveva colpito L’Aquila e l’Abruzzo, l’avvio è di quelli che non ti aspetti. Specie in un derby. Un pronti via di quelli veementi che nemmeno il più tifoso dei tifosi osa sognare, perché queste sfide iniziano di solito con le due squadre che si studiano, che evitano di sbilanciarsi per non subire subito un colpo. Invece, Zarate batte un corner contestato, palla a Brocchi, cross perfetto e Pandev che dimenticato in area in mezza rovesciata scaraventa il pallone in rete. Sono passati appena 100 secondi e la Lazio ha già fatto saltare ogni piano tattico. È il gol più rapido nella storia del derby, una rete che spacca in due la partita. Spaccatura che diventa una vera e propria voragine dopo altri 100 secondi. Zarate riceve palla sotto la Tribuna Tevere, fa un paio di finte, si accentra leggermente per portarsi la palla sul destro e da quasi 30 metri spedisce un pallone telecomandato che muore sotto l’incrocio dei pali dalla parte opposta, con Doni quasi immobile. Una bella rivincita per chi alla vigilia di quella partita era stato bollato dal capitano della Roma come un giocatore qualsiasi. Non un gol casuale, perché con la stessa azione, dalla stessa identica posizione e nella stessa porta, Zarate segnerà un mese dopo il gol d’apertura della finale di Coppa Italia contro la Sampdoria di Cassano e Pazzini.

Insomma, dopo quattro minuti scarsi la Lazio è avanti 2-0: una cosa mai vista né prima né dopo nella storia del derby. La Roma sbanda e ha i nervi a fior di pelle, al punto che la goleada sembra dietro l’angolo. Invece, la partita si riapre. Segna Mexes in mischia e la sfida diventa vera, bella, con azioni da una parte e dall’altra. Inusuale per un derby. Lazio e Roma assomigliano a due pugili che si affrontano al centro del ring senza nessuna tattica, se non quella di vincere per ko, colpendo l’avversario in modo quasi cieco con l’unico intento di spedirlo al tappeto e, per raggiungere lo scopo, si espongono al punto da incassare pugni di violenza inaudita. Ma nessuno fa un passo indietro, nessuno piega le gambe, nessuno alza la testa o prova a cinturare l’avversario per spezzare il ritmo e per riprendere fiato.

L’ennesimo colpo da ko lo sferra la Lazio all’inizio della ripresa, quando Lichtsteiner segna sotto la Nord il gol del 3-1. La Roma barcolla nuovamente dopo l’espulsione di Panucci, ma dopo l’ennesima rissa scatenata da Totti e che costa un rosso a testa a Mexes e a Matuzalem, la squadra di Spalletti si riprende segnando con De Rossi un gol fortunoso in mischia che, a 10 minuti dal gong, le restituisce energie e tiene aperto il match. Il colpo del definitivo ko lo sferra Igor Kolarov. Il serbo parte palla al piede dall’area della Lazio, semina in velocità e di potenza un paio di avversari, poi si accentra e di destro, con il piede che usa solo per camminare, lascia partire un tiro che non sembra irresistibile: ma quel pallone all’apparenza innocuo, rotolando e saltellando finisce la sua corsa in rete a fil di palo alla destra di Doni, inutilmente disteso in tuffo.

Finisce 4-2 e Delio Rossi stabilisce l’ennesimo record. Dopo aver vinto la stracittadina di campionato con il punteggio più largo (3-0) nella stagione 2006-2007, con le 4 reti segnate nel suo ultimo derby stabilisce anche quello del maggior numero di gol segnati dalla Lazio in campionato in questi 90 anni di sfide con la Roma, eguagliando i 4 gol rifilati dalla prima Lazio di Eriksson alla Roma di Zeman il giorno della Befana del 1998, ma in Coppa Italia. È il derby dei record, insomma: sei marcatori diversi, sei reti segnate (è successo solo altre 3 volte nella storia: 3-3 nel 1934 e nel 1998; il 5-1 della Roma nel 2002), cinque espulsi (a Panucci, Matuzalem e Mexes si aggiungono anche Tare e Spalletti che vengono quasi alle mani). Insomma, tanta roba da consegnare agli amanti delle statistiche e un derby cerchiato in rosso nell’elenco delle 185 sfide giocate, tra campionato e Coppa Italia, dall’8 dicembre del 1929 al 18 novembre del 2017...




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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