09 Aprile 2018

Osare per vincere: il coraggio di Inzaghi
di Stefano Greco

Un weekend praticamente perfetto, uno di quelli in cui tutti i tasselli del puzzle vanno al punto giusto come in un bel sogno. Ma per far sì che un sogno possa diventare realtà, bisogna sempre fare qualcosa, rischiare, perché altrimenti si fa la fine di chi aspettando la manna del cielo alla fine resta a mani vuote, con il rimpianto di non aver fatto nulla per non rischiare. Ecco, la bravura di Simone Inzaghi sta nel fatto che lui per ottenere qualcosa rischia, anche a costo di perdere tanto, a volte tutto.

Provate a immaginare che cosa sarebbe successo se ieri la Lazio, mandando in campo la formazione migliore, avesse fatto la fine di Inter e Roma, oppure se fosse tornata da Udine con un punticino e il rimpianto di non aver sfruttato i passi falsi delle sue due grandi avversarie nella corsa alla Champions League. Inzaghi sarebbe stato sommerso di critiche per aver spremuto ulteriormente un gruppo che ieri ha disputato la partita 47 di questa stagione, una squadra che tra tre giorni si gioca a Salisburgo la possibilità di qualificarsi per la semifinale di Europa League e che tre giorni dopo deve affrontare un derby che ora ha ancora di più il sapore di un vero e proprio spareggio. Un allenatore con il braccino corto, si sarebbe cautelato, avrebbe lasciato fuori qualcuno di quelli che hanno tirato di più la carretta (45 presenze Strakosha; 42 presenze per Luis Alberto, Lulic e Leiva; 41 Immobile; 40 Milinkovic Savic e Parolo; 39 De Vrij…) per averlo più fresco giovedì a Salisburgo, invece, dopo i passi falsi di Roma e Inter lui ha buttato tutti nella mischia (eccezion fatta per Parolo) per sfruttare al massimo l’occasione e il risultato gli ha dato ragione. La Lazio ha sofferto, ma ha vinto, facendo un passo importante, forse decisivo in questa pazza corsa verso la conquista dell’Europa che conta veramente, quella che riempie le casse delle società e garantisce un budget importante per migliorare la rosa. Sempre che si voglia fare, sia chiaro…

Simone Inzaghi ha rischiato, ha avuto quel coraggio che in passato è mancato spesso e volentieri a tanti suoi predecessori (Reja e Pioli in testa) che, per quel loro braccino corto, non sono mai riusciti a conquistare del tutto i tifosi. Perché un tifoso, un tifoso vero, punta sempre al massimo, anche a costo di rischiare tutto. Perché è nella natura del tifoso osare per vincere, perché il tutto o niente fa parte del DNA di ogni laziale che da sempre è una sorta di equilibrista che cammina su un filo, sospeso tra sogno e baratro.

Non l’ho mai amato Simone Inzaghi come giocatore perché lo consideravo una “fighetta”, specie se paragonato a gente con “palle fumanti” come Almeyda, Simeone, Mihajlovic, Stankovic, oppure a gente di carisma come Nesta, Mancini, Veròn. Molti di loro sono diventati allenatori, alcuni come Simeone e Mancini decisamente vincenti proprio come lo erano stati da giocatori. Inzaghi, invece, è stato una scoperta, almeno per me quasi una rivelazione, perché mai avrei immaginato che potesse arrivare così lontano, così in alto. E, soprattutto, che potesse tirare fuori da tecnico quella sana cattiveria e quel coraggio che, almeno io, non gli avevo mai riconosciuto come calciatore.

Non lo so dove potrà arrivare Inzaghi e non so neanche come finirà questa stagione, ma credo che questa squadra e questo allenatore si siano già conquistati un posto nella storia della Lazio e nel cuore di ogni tifoso. Dopo la partita con il Salisburgo, ho scritto che Simone Inzaghi ha dato un gioco e creato uno spirito di gruppo che prima di lui erano riusciti a dare solamente Tommaso Maestrelli alla Lazio del primo scudetto, Eugenio Fascetti alla “banda del meno nove” e Roberto Mancini alla Lazio edizione 2002-2003. Qualcuno si è quasi indignato per l’accostamento a Maestrelli e a Fascetti, ma credo che il giudizio di quel qualcuno in questo momento sia offuscato dall’odio verso chi gestisce questa società.

Io, da questo punto di vista, credo di essere uno al di sopra di ogni sospetto. Chi mi conosce e chi mi segue da anni sa benissimo come la penso, sa che non vado allo stadio da anni e che non tornerò all’Olimpico fino a quando ci sarà questo personaggio alla guida della Lazio. Giusta o sbagliata che sia, questa è la scelta che ho fatto e non torno indietro. Non per talebanismo, ma per il semplice motivo che per me ci sono cose che vanno ben oltre i risultati, le vittorie o i trofei conquistati. Una scelta sofferta, perché anche giovedì scorso ho accompagnato mio figlio allo stadio e poi me ne sono tornato a casa. Ma contestare chi guida la società, non significa tapparsi gli occhi e non vedere che cosa sta facendo Simone Inzaghi, oppure dire che fa tutto schifo a priori. E, soprattutto, non significa smettere di essere laziale. Anzi… Per questo, mi auguro 10, 100, 1000 Inzaghi come quello di ieri per la Lazio, perché nello sport come nella vita solo chi rischia vince. Non sempre, ma sicuramente più spesso di chi ha il braccino corto…




Accadde oggi 23.04

1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Juventus 1-0
1950 Bergamo, Stadio Comunale - Atalanta-Lazio 1-0
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Livorno 3-1
1978 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 2-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/04/2018
 

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