07 Aprile 2018

Chinaglia, battaglia e vendetta!
di Stefano Greco

Ci sono foto che solo a vederle ti fanno venire i brividi, perché sono come dei passepartout in grado di aprire quei forzieri in cui sono custoditi i ricordi più preziosi, le sensazioni e le emozioni a quel pallone che rotola sul campo e che fin da bambino ti ha regalato gioie e dolori, che ti ha fatto sognare, gioire o piangere. Questa foto di Giorgio Chinaglia con la maglia strappata, leone solitario nell’arena del San Paolo, è una di quelle, perché riporta alla mente una delle pagine più gloriose scritte da Long John con quella maglia biancoceleste addosso, un Lazio-Napoli decisivo per mettere le mani sul primo scudetto. Una partita leggendaria che per Giorgio come per ogni laziale aveva il sapore dolce della vendetta consumata a freddo, un anno dopo la grande delusione di quel tricolore sfuggito dalle mani a pochi istanti dalla fine dell’ultima partita di campionato.

Il 7 aprile del 1974, mentre viaggio verso il San Paolo, Napoli per me significa ancora rabbia e lacrime. La sofferenza di un tifoso che un anno prima si è visto rubare un sogno nel momento in cui stava per trasformarsi in realtà, ma anche la paura e l’umiliazione provata da un ragazzino di 11 anni portato negli spogliatoi del San Paolo ricoperto di insulti e di sputi, colpevole solo di tifare Lazio. Napoli, per me, è la voce forte e decisa di Giorgio Chinaglia che, a fine partita e ancora furibondo per quello scudetto volato via nei minuti finali di quella partita, per scuotermi mi dice: “Non piangere, non devi piangere, altrimenti hanno vinto loro. Vedrai un giorno ci vendicheremo, la pagheranno”.

Tutto questo è successo il 20 maggio del 1973: il giorno che nessun laziale potrà mai cancellare dalla memoria. Il giorno dello scudetto svanito negli ultimi minuti, il giorno in cui Giorgio Chinaglia uscendo dal campo fa le corna ai 70.00 tifosi partenopei che urlavano “Juve, Juve”. Ma come mi dice quel giorno Long John negli spogliatoi, con una frase che è quasi un giuramento solenne, arriva sempre il giorno della vendetta. E per tener fede a quel giuramento, Giorgio Chinaglia ci mette meno di un anno, esattamente 322 giorni. E per me, quel giorno diventa definitivamente un eroe.

Il 7 aprile del 1974 siamo oramai al conto alla rovescia in vista del 12 maggio, di quella data cerchiata in rosso nel calendario della memoria di ogni laziale. E chi come me quel 20 maggio del 1973 stava a Napoli, oggi non può provare un brivido leggendo sull’almanacco che ricorda le date che hanno fatto la storia della Lazio: 7 aprile 1974, Napoli-Lazio 3-3. Il giorno della vendetta di Giorgio Chinaglia.

Long John arriva alla sfida con il Napoli dopo una settimana di grande tensione. A causa di quel dito puntato verso la Sud dopo il gol che ha deciso il derby, Giorgio Chinaglia è finito sul banco degli imputati, accusato di aver scatenato con quel gesto i gravi incidenti che hanno fatto da contorno alla stracittadina, dentro e fuori lo stadio, e che hanno portato alla squalifica del campo della Roma. L’intervento di Padre Lisandrini a “La Domenica Sportiva” ha gettato un po’ di acqua sul fuoco, ma non ha spento l’incendio. Giorgio è stato costretto a mandare la famiglia lontano da Roma e ha passato la settimana a casa Maestrelli, protetto dalla famiglia del Maestro e dai compagni di squadra che non lo perdono di vista un attimo in quei giorni post-derby. Sì, perché dopo la sfida con la Roma arriva la trasferta di Napoli, il giorno della “grande vendetta”  attesa da quasi un anno.

“Faremo tre punti tra il derby e la partita con il Napoli. Lo potete scrivere, è una notizia, non una profezia”. Umberto Lenzini in quella stagione si diverte a fare il mago. E la cosa incredibile è che il presidente ci prende praticamente sempre. Così, archiviata la sofferta vittoria nel derby, la Lazio marcia verso Napoli forte dell’iniezione di entusiasmo che ha portato il successo con la Roma, ma anche della  “profezia” di Lenzini. E un punto in quella trasferta può voler dire scudetto. Sì, perché la Lazio è in fuga, ha quattro punti di vantaggio sulla Juventus e cinque sul Napoli. Con un pareggio, può mettere fuorigioco la squadra di Luis Vinicio e tenere comunque a distanza di sicurezza la Juventus, che gioca in casa contro il Cesena.

Quello verso Napoli è un viaggio silenzioso. Nel pullman della Lazio non c’è l’allegria dei giorni spensierati, ma un gran silenzio figlio della tensione e della voglia di consumare una “vendetta” attesa un anno. Il più teso e silenzioso è proprio Long John. In mente ha solo quel coro “Juve. Juve”, intonato dai 70.000 del San Paolo per schernire l’avversario sconfitto e per girare il coltello nella piaga del nemico già ferito. Giorgio, che a Napoli è diventato giocatore vero nell’Internapoli (la squadra di Serie C in cui fu scoperto da Juan Carlos Lorenzo) e ha conosciuto l’amore (la prima moglie Connie Eruzione, figlia di un alto graduato dell’esercito americano alla base Nato), non ha mai avuto un gran rapporto con i tifosi del Napoli, che lo accusano di aver voltato le spalle alle città, di aver preferito la Capitale e la Lazio al Napoli. Per lui, in ogni trasferta al San Paolo ci sono solo fischi e insulti. E sa bene che questa volta, ancora più che in passato, per lui il clima sarà lo stesso di quello che trova un toro che scende nell’arena per affrontare il torero e i banderilleros decisi a matarlo per la gioia della folla. Ma Long John non ha nessuna intenzione di recitare il ruolo di vittima sacrificale, anzi, lui sogna una giornata di vendetta e di riscatto, una di quelle rare volte in cui è il toro ad uscire vivo e trionfante dall’arena, dopo aver incornato i suoi “carnefici”.

Per Chinaglia si annuncia una domenica difficilissima, anche perché la difesa del Napoli in campionato è seconda solo a quella della Lazio, con 19 reti subite in 23 partite, contro le 14 incassate da Felice Pulici. E nessuno in quel viaggio silenzioso verso Napoli può neanche solo immaginare quello che sta per succedere. I biglietti per la sfida con la Lazio sono esauriti da una settimana. Ai 39.215 abbonati si sono aggiunti oltre 35.000 paganti e contando anche i biglietti omaggio e i soliti “portoghesi”, si superano abbondantemente le 80.000 presenze. Quando le squadre scendono in campo, il San Paolo si accende. È aprile, ma tra fumogeni, torce e botti sembra la notte di San Silvestro. E l’urlo della folla è assordante, talmente forte da mettere i brividi. Lo ricordo bene, perché quel giorno sto seduto sugli spalti, come undici mesi prima. Sono voluto tornare sul luogo del delitto perché quel 20 maggio, mentre piango disperato a fine partita, Giorgio Chinaglia mi ha con quel suo vocione: “Te lo prometto, ci vendicheremo”. E io credo nel mio eroe e nel suo giuramento, quindi voglio consumare insieme a lui quella vendetta. E ancora oggi ringrazio Dio (e mio padre) per aver potuto assistere dal vivo ad un’impresa entrata nella leggenda.

Il Napoli parte forte, perché deve vincere a tutti i costi e sa che può riuscirci solo aggredendo la Lazio, tenendo Garlaschelli, D’Amico e Chinaglia il più lontano possibile da Carmignani. Vista la forza delle difese, sono in molti a pronosticare una partita povera di gol e di emozioni. Insomma, quasi uno 0-0 annunciato con le squadre bloccate dalla paura di perdere. Ma mai pronostico si rivela meno azzeccato. E al 18’ il Napoli è già in vantaggio: Juliano, Orlandini e Clerici si litigano una punizione dal limite dell’area, alla fine la spunta proprio Clerici che dal limite sorprende Pulici e segna il gol dell’1-0 che fa esplodere il San Paolo. Giorgio sembra un leone in gabbia. Ogni volta che tocca il pallone è subissato dai fischi di tutto lo stadio. Lui sbraccia, urla, discute con i compagni e li incita ad attaccare. Petrelli lo prende in parola, si lancia sulla fascia sinistra e fa partire un cross teso: il pallone non è alto, Chinaglia quasi si piega per colpire di testa e riesce a sorprendere Carmignani. Mentre su San Paolo cala un silenzio quasi irreale, Long John corre verso Petrelli e quando arriva ad un paio di metri dal compagno si ferma e, prima di abbracciarlo, gli fa un inchino per ringraziarlo per l’assist. Per Giorgio, è il 18° gol in campionato. Neanche il tempo di esultare che il Napoli è già in area, con Pulici che compie un mezzo miracolo su colpo di testa di Braglia, ma sull’angolo successivo la Lazio va nuovamente sotto: cross di Cané e Juliano, dimenticato, salta più in alto di tutti e di testa batte nuovamente Pulici.

Giorgio è una furia, ma è Garlaschelli a dare il primo segnale di riscossa, centrando il palo alla destra di Carmignani già rassegnato a raccogliere in pallone in fondo alla rete. La Lazio attacca a testa bassa e raccoglie i frutti di questo sforzo a pochi minuti dalla fine del primo tempo: Re Cecconi crossa teso in area, Carmignani esce in modo un po’ avventuroso ostacolato da Garlaschelli e da un paio di compagni di squadra e riesce solo a smanacciare il pallone dalle parti di Chinaglia che al volo segna a porta vuota. Di nuovo gelo, mentre Long John corre verso la panchina per festeggiare il 2-2.

Dopo le emozioni del primo tempo, chi si aspetta una ripresa a ritmi ridotti viene subito smentito. Pallonetto di Juliano in area, Braglia sente un leggero contatto di Petrelli e si tuffa, Ciacci abbocca e indica il dischetto. E non cambia idea neanche quando si trova circondato da sette-otto giocatori della Lazio che gli urlano di tutto. L’arbitro resta immobile sul dischetto e non tira fuori neanche un cartellino giallo, assorbendo impassibile urla e insulti. Clerici realizza il gol del 3-2, nonostante il tocco di Pulici che riesce solo a rallentare la corsa del pallone verso la rete. Come un toro ferito, la Lazio si getta nuovamente avanti a testa bassa e dopo appena dieci minuti coglie i frutti di quella pressione. Cross in area per Nanni che stretto tra Orlandini e Landini frana a terra, con Ciacci che indica immediatamente il dischetto, mentre Chinaglia si impossessa subito del pallone incurante delle proteste dei napoletani. Un coro assordante di fischi accompagna la rincorsa di Long John che, invece della potenza, sceglie il tocco a spiazzare Carmignani: portiere a destra e pallone a sinistra. Per Giorgio è la prima tripletta in campionato, il 20° gol che gli consente di scavalcare Boninsegna e di salire da solo in vetta alla classifica dei cannonieri. E con quel pallone in fondo alla rete, avviene il “miracolo”. Dopo un’ora di fischi feroci, il pubblico del San Paolo piega la testa davanti alla forza e al coraggio del grande nemico e applaude il toro che, sia pure ferito (ha la maglia strappata per le “attenzioni” dei difensori del Napoli) e sanguinante è riuscito a incornare torero e banderilleros, meritando così di uscire vivo dall’arena accompagnato dall’applauso della folla.

http://www.youtube.com/watch?v=lFMw9Z3Hw2I

Finisce 3-3. A fine partita, Giorgio esce dal campo circondato e abbracciato da tutta la squadra, con il Maestro che segue con orgoglio il passo verso gli spogliatoi del suo figlioccio finalmente sorridente dopo una settimana da incubo. Chinaglia e la Lazio si sono tolti la classica “scimmia dalle spalle”. Hanno eliminato la squadra di Vinicio dalla corsa verso lo scudetto e hanno consumato la loro vendetta sportiva sul Napoli, riprendendosi parte di quello che gli era stato tolto quel 20 maggio del 1973. Vinicio a fine partita fa i complimenti a Maestrelli: “Vincerà la Lazio alla fine, perché fino ad oggi è la squadra che ha meritato più di tutti di vincere lo scudetto”. Lenzini gongola per aver centrato l’ennesimo pronostico, ma il vero trionfatore della giornata è Giorgio Chinaglia. Lo incrocio nel parcheggio fuori dagli spogliatoi, è l’immagine della felicità. Sorride come mai gli ho visto fare in passato, si avvicina, mi carezza la testa e mi dice: “Vedi che avevo ragione io quel giorno? Ci siamo presi la nostra vendetta. E ora andiamo a vincere lo scudetto”

E ancora oggi, a distanza di più di 40 anni, quando rabbia, stanchezza e delusione stanno per prendere il sopravvento e sento che sto per mollare, ripenso a quelle parole di Long John per trovare la forza per andare avanti. Questo è stato Giorgio Chinaglia, un uomo che era già leggenda quando ancora calcava i campi di gioco. Il mio eroe, l’eroe di intere generazioni di laziali che, grazie a lui, hanno rialzato la testa e trovato il coraggio di puntare l’indice verso il nemico in segno di sfida.




Accadde oggi 23.04

1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Juventus 1-0
1950 Bergamo, Stadio Comunale - Atalanta-Lazio 1-0
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Livorno 3-1
1978 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 2-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/04/2018
 

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