13 Marzo 2018

Caro Nani, quella è la porta...
di Stefano Greco

Un Europeo con la maglia del Portogallo; 4 Premier League, una Champions e un mondiale per club con quella del Manchester United; svariate coppe nazionali con le maglie di Sporting Lisbona e Manchester United, le due squadre con cui ha scritto le pagine più gloriose di una grande carriera oramai al tramonto. Il passato di Nani, non si può discutere, perché sono i titoli a parlare, ma il presente si può discutere eccome, perché quello sbarcato negli ultimi giorni di mercato estivo a Roma è solo l’avatar sbiadito del campione che con Cristiano Ronaldo ha portato due anni fa il Portogallo sul tetto dell’Europa.

Per certi versi, Nani mi ricorda quei vecchi campioni avviati verso il crepuscolo della loro carriera che più che una squadra scelgono una bella città dopo passare uno degli ultimi anni da calciatore: e Roma e la Lazio da questo punto di vista erano perfette per Nani. Una società sulla carta ambiziosa ma senza l’obbligo di dover vincere per forza, una squadra reduce da una grande stagione e con giovani interessanti pronta ad aspettarlo e a dargli spazio, un ingaggio importante onorato con pagamenti puntuali e la ciambella di salvataggio di quel prestito che, se non tramutato in riscatto, lo avrebbe riportato a Valencia grazie a quel contratto fino al 30.6.2019 che lo mette al riparo da qualsiasi rischio. Una pacchia…

Da ragazzo, Roma era una sorta di “cimitero degli elefanti”, il rifugio perfetto per campioni dal passato glorioso che prima di appendere gli scarpini al chiodo si godevano un paio d’anni nella Capitale accolti anche dagli osanna dei tifosi, un po’ come il Sivori portato al Borgorosso dal presidente per riconquistare i tifosi dopo una retrocessione in quel magnifico film interpretato da Alberto Sordi. Ne “il presidente del Borgorosso”, Omar Sivori si addormentava in mezzo ai tifosi festanti sul camion improvvisato pullman con cui la sua nuova squadra marciava verso la prima trasferta della stagione, mentre Nani è stato risvegliato bruscamente dal sonno domenica scorsa da un tifosi sull’aereo di linea dell’Alitalia che riportava la squadra a Roma dopo la trasferta di Cagliari. Ed è stato un risveglio brusco e violento, perché Nani per la prima volta da quando è sbarcato a Roma ha dato l’impressione di avere ancora qualcosa dentro, scattando in piedi e colpendo il tifoso che con due pacche sul petto lo aveva bruscamente ridestato urlandogli: “Svegliati, che giovedì dobbiamo passare il turno in Europa League a Kiev”.

Non è stato un bel gesto, per carità, perché mettere le mani addosso a qualcuno non è un qualcosa da glorificare o di cui andare fieri, così come nessuno sta qui a sostenere che il “cliente ha sempre ragione” e che visto che sono i tifosi a mandare avanti tutta il baraccone calcistico (con i biglietti dello stadio, con l’acquisto del materiale e, soprattutto, con gli abbonamenti a quelle paytv che oramai sono linfa vitale per tutto il movimento, specie in italia…) e a pagare i lauti stipendi dei calciatori i giocatori devono incassare senza reagire insulti, oppure minacce verbali o fisiche. Sono uomini anche loro, qui ci sta che reagiscano. Ma certi giocatori, come Nani, dovrebbero anche fare un piccolo esame di coscienza pensando a quello che hanno dato in cambio di quello che hanno ricevuto. Non parlo solo dei soldi, ma dell’affetto a scatola chiusa da parte di quei tifosi che uno come Nani magari lo hanno pure difeso a spada tratta quando al momento del suo arrivo qualcuno aveva storto la bocca dicendo “ma questo è venuto a Roma a svernà, non gioca da un anno ed è sempre infortunato”… Quei tifosi che difendono a spada tratta tutti i giocatori solo perché indossano quella maglia che per loro è una secondo pelle, a volte perdono la pazienza quando vedono che in cambio della fiducia incondizionata o dell’affetto ricevono poco o niente da calciatori che, come Nani appunto, giocano poco, incidono ancora meno e che quando scendono in campo a volte si limitano a camminare dando quasi l’impressione di sbrigare una fastidiosa pratica, come l’impiegato che sogna già la pensione e che va a lavoro solo perché è costretto a farlo.

Anche Klose è sbarcato a Roma accolto da mille dubbi e mille sospetti che avesse scelto la Lazio per strappare un ultimo ricco contratto e godersi il crepuscolo della sua carriera in una delle città più belle del mondo. Ma Klose era un professionista serio, uno che dava l’esempio anche negli allenamenti sputando sangue e fermandosi a fine partita a raccogliere i palloni per dare una mano ai magazzinieri. Ecco, nessuno pretende da Nani che faccia quello che ha fatto Klose, per carità, ma che faccia almeno il minimo sindacale e non si limiti a timbrare il cartellino, sì. Perché Caicedo, ad esempio, non è un fenomeno, ma è uno che quando scende in campo corre, lotta e da tutto quello che può dare. Non è certo l’attaccante dei sogni, ma a livello di impegno nessun tifoso gli può muovere il benché minimo appunto. Nani, invece, nelle 13 presenze in campionato ha lasciato il segno solo nei tabellini con tre gol inutili: quelli del 5-1 contro Benevento e Chievo e quello del 2-0 in Lazio-Udinese 3-0. Prima e dopo, poco o nulla. Non tanto in termini di reti o di assist, ma di gioco e di impegno. Perché Nani per questa squadra doveva essere un valore aggiunto, la ciliegina sulla torta, invece ha inciso meno di Murgia che guadagna un decimo di quello che prende il portoghese e di reti ne ha segnato solo due ma decisive: quella che ci ha regalato la Supercoppa ad agosto e quella che ha dato alla Lazio una vittoria importantissima all’esordio in Europa League in casa del Vitesse. Perché come diceva qualcuno, anche i gol vanno pesati, perché non hanno tutti lo stesso peso specifico…

“A Manchester e altrove non mi è mai successo di viaggiare con un aereo di linea ed essere esposto a qualcosa di simile”, avrebbe detto Nani furibondo a Tare (che lo aveva difeso fisicamente sull’aereo insieme a Leiva e Wallace, evitando la rissa) al ritorno a Roma. E questo non va bene. Perché anche se hai vinto quello che hai vinto, devi restare con i piedi per terra. Anche perché fino ad oggi hai dato lpimpressione di essere venuto a Roma solo per cercare minuti e vetrina in vista della convocazione ai mondiali in Russia, perché forse a Valencia eri già bruciato . Ma se non dai quello che puoi dare o che la gente si aspetta da te visto il curriculum con cui ti presenti (e che ti garantisce un ingaggio da top player), devi anche incassare se arriva qualche critica oppure se qualcuno esagera e va oltre come è successo domenica su quel volo Cagliari-Roma. Perché tu, caro Nani, come Biglia lo scorso anno (ricordate la lite a distanza con quel tifoso in Monte Mario?), qui sei solo uno di passaggio. Uno che ha dato poco o niente rispetto a quello che doveva dare in rapporto al passato, all’ingaggio e a quei 9 milioni fissati per il riscatto del tuo cartellino. E se invece dai l’impressione di limitarti a timbrare il cartellino, ci sta che qualcuno alla fine perda la pazienza ed esca fuori dalle righe. E se la cosa ti indigna o ti sconvolge, tranquillo, quella è la porta. Perché siamo sopravvissuti all’addio di Chinaglia e di Giordano, alla partenza di gente come Nesta, Vieri, Crespo, Veron e Nedved, quindi riusciremo a sopravvivere anche nel caso di un tuo ritorno (speriamo…) a Valencia alla fine di questa stagione. Perché fino ad oggi, l’unica vera traccia del tuo passaggio da queste parti è stata quella maglia “7 Nani” che ha fatto sorridere un po’ tutti. Ma, al contrario di te, quei 7 nani della favola avevano qualcosa dentro: coraggio,voglia di sacrificarsi e amore per quello che facevano. Tu, invece, caro Nani, che cosa hai dentro di te se non la rabbia tipica della star che si sente quasi offesa dal fatto di dover viaggiare non con un charter privato ma addirittura con il popolino?




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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