09 Marzo 2018

No, non è solo sfortuna...
di Stefano Greco

Quando ho iniziato a fare sport agonistico ad alto livello, alla fine di una partita persa quasi allo scadere in modo assolutamente immeritato, mentre rientravo negli spogliatoi imprecando contro la malasorte ho ricevuto dal mio allenatore di allora una lezione indimenticabile: “Stefano – mi disse parandosi davanti a me con lo sguardo severo – la sfortuna è la scusa che usano gli sconfitti per pulirsi la coscienza. Ma parlare di sfortuna senza ricordare gli errori fatti, significa mettere a posto la coscienza ma non voler crescere”. Ieri sera, alla fine di Lazio-Dinamo Kiev sentendo parlare di sfortuna e di momento sfortunato mi sono tornate in mente quelle parole. Perché è vero ed è sotto gli occhi di tutti che quello della Lazio non sia certo un momento fortunato, anzi, ma dietro gli ultimi risultati negativi che ci hanno negato la finale di Coppa Italia e complicato la strada sia per la conquista del quarto posto che dei quarti di finale di Europa League c’è altro, molto più di qualche brutto scherzo degli dei del calcio.

Il problema della Lazio non è la sfortuna, è che purtroppo gambe e testa non girano più come prima della sosta invernale (un calo è normale, fisiologico nell’arco di una stagione) e questo calo (sia fisico che di tensione) ha colpito alcuni giocatori chiave, quelli di cui la Lazio non può proprio fare a meno. Immobile, ad esempio, è stato qualche partita senza segnare e la media-reti della Lazio è crollata, perché se resta a secco un giocatore che viaggia al ritmo di un gol a partita (con quello di ieri sono 33 in 35 partite, medie mai raggiunte neanche da Piola e Signori…) e che non ha una reale alternativa, è normale che ne risenta tutta la squadra. Lo stesso discorso vale per altri due giocatori chiave: Luis Alberto e Milinkovic Savic. Lo spagnolo ha perso sia la brillantezza che la continuità di rendimento (anche nell’arco dei 90’ minuti) che aveva nella prima parte della stagione, ma era inevitabile. Stesso discorso anche per Milinkovic Savic che, a prima vista, sembra aver perso qualcosa anche in potenza oltre che in brillantezza. Se a questo ci aggiungiamo qualche leziosità di troppo, figlia dell’età e forse anche dei troppi complimenti ricevuti, il quadro è completo. Però, quando si accende ecco che Sergej sforna assist come quello a Felipe Anderson e quello che a tempo quasi scaduto aveva messo Immobile solo davanti al portiere della Dinamo. E proprio Immobile, a fine partita, è stato di un’onestà quasi commovente nell’ammettere che quel palo non era frutto della sfortuna,ma della poca lucidità con cui era arrivato su quel pallone… Tanto di cappello. E questa è veramente la nota più positiva della serata di ieri, quello che deve far sperare di poter uscire da questo momento difficile, causati da tanti impegni ravvicinati che, inevitabilmente, qualcosa dovevano pur toglierci in termini di brillantezza e di lucidità. Lo avevamo detto tutti che febbraio e marzo sarebbero stati mesi terribili per questa squadra e così è stato. Perché senza offesa per nessuno e senza pretendere la Luna dalla società, è chiaro a tutti che questa rosa ha sì qualità e tanta negli undici titolari, ma non altrettanta nelle seconde linee. E se qualcuno dei big non c’è, oppure cala di rendimento, tutta la squadra ne risente, immediatamente.

Un altro problema sta nel fatto che oramai ci hanno letto e studiato, tutti. Sanno come crearci problemi sfruttando i punti deboli della nostra difesa (alcuni gol incassati sono simili, se non identici…), sanno che questa squadra ha dei vuoti al ritorno in campo (quasi due terzi dei gol subiti li abbiamo incassati nel primo quarto d’ora partita, all’inizio e nella ripresa), sanno che concederci spazi significa votarsi al suicidio, quindi ci aspettano tutti a difesa schierata perché, come ha ammesso ieri nel post partita Immobile, questa squadra fatica a trovare la via del gol quando gli spazi si chiudono e quando va quasi a cozzare contro un muro difensivo, perché non avendo una torre diventa difficile scardinare le difese buttando cross dentro l’area, soprattutto se Milinkovic non ha la forza per inserirsi con continuità. Quindi, Inzaghi si deve inventare qualcosa, stravolgere un po’ il copione, altrimenti vinci facile contro il Sassuolo ma come si alza un po’ il livello fatichi. Tanto, troppo…

Detto questo, non è successo nulla di irreparabile, perché in campionato stiamo sempre lì e perché in Europa League non siamo crollati come è successo ad esempio ieri al Milan o al Borussia Dortmund. Abbiamo la possibilità di ribaltare la situazione tra una settimana a Kiev e vincendo a Cagliari (sfruttando anche il fatto che l’Inter gioca con il Napoli) possiamo consolidare la posizione in classifica in campionato. Basta non passare dall’euforia al “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, oppure liquidare gli ultimi passi falsi imputando tutto alla sfortuna, perché in entrambi i casi oltre che sbagliato sarebbe deleterio farlo. Serve, come in tutte le cose della vita, un po’ di misura. Ma, capisco, che a Roma è difficile, quasi impossibile evitare questi repentini sbalzi di umore della piazza che, da sempre, sono il vero limite calcistico di questa città. Su entrambe le sponde del Tevere…




Accadde oggi 25.06

1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Fiorentina 0-0
1971 Basilea, stadio San Giacomo - Basilea-Lazio 1-3
1972 Firenze, - Fiorentina-Lazio 1-1
1985 Muore a Roma Renato Ziaco
1989 Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 0-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 22/06/2018
 

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