08 Marzo 2018

Donne&pallone, la Lazio e l'8 marzo...
di Stefano Greco

Donne&pallone sono un binomio che caratterizza la vita di tutti i malati di calcio, compreso il sottoscritto che ha sempre amato la Lazio come la donna più importante della propria vita. Quello donne&pallone è un binomio non sempre perfetto per un uomo, perché a volte l’amore per una squadra di calcio mette in crisi il rapporto con una fidanzata, una compagna o una moglie, visto che toglie inevitabilmente qualcosa al rapporto di coppia. A me è successo, ma credo di non essere l’unico ad aver avuto questo problema, anche se sono sempre di più le donne che frequentano i nostri stadi. Quando ero piccolo, mi ricordo che mi faceva quasi impressione l’immagine di mia nonna sugli spalti della Tevere Numerata, perché era come un puntino bianco in una macchia nera, con una piccola macchia di colore in mezzo al grigio e al nero. Da qualche anno a questa parte le cose sono cambiate e la prima svolta in casa laziale avvenne proprio un 8 marzo, per la precisione l’8 marzo del 1995. Una data non felicissima per noi perché quel giorno incassammo un vero e proprio pugno allo stomaco dalla Juventus, simile a quello incassato sabato scorso, ma per parlare di oggi, della festa della donna e della partita con la Dinamo Kiev vale la pena fare un piccolo salto all’indietro. Anche per dimostrare quanto era avanti rispetto a tutti chi gestiva allora la Lazio.

L’8 marzo del 1995, la Lazio gioca la semifinale d’andata di Coppa Italia contro la Juventus. Dopo anni di salti di qualità mai spiccati e di sogni di gloria andati in frantumi, con l’arrivo di Zeman in panchina qualcosa cambia. La Lazio va a corrente alternata in campionato (alla fine, però, chiuderà al secondo posto anche se staccata di 10 punti dalla Juventus di Lippi destinata l’anno dopo a vincere la Champions League), ma vola in coppa, sia in Europa che in Italia. Per la prima volta dopo decenni siamo ad un passo dalla finale di Coppa Italia e per la prima volta nella storia la Lazio è entrata tra le prime 8 di una competizione europea e la settimana prima ha finto per 1-0 la partita d’andata dei quarti di Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund. La sfida con la Juventus, quindi, si incastra tra le due sfide con i tedeschi in un periodo in cui si gioca (proprio come quest’anno…) ogni tre giorni. Ed è un problema per una squadra che fa del ritmo e della velocità la sua arma vincente. Per quella serata evento che cade proprio l’8 marzo, Sergio Cragnotti decide di fare un regalo alle tifose della Lazio: ingresso gratuito per le donne e mimose distribuite ai cancelli. Risultato, l’Olimpico fa registrare quasi il tutto esaurito, con quasi 70.000 spettatori sugli spalti e migliaia e migliaia di donne che si avvicinano per la prima volta al calcio e restano affascinate, quasi rapite da quello spettacolo.

Sul campo, però, le cose non vanno bene. La Lazio gioca una grande partita ma va a sbattere contro il muro eretto da Lippi davanti a Peruzzi che para tutto e, quando lo 0-0 sembra già scritto, proprio nel finale arriva il gol della Juventus, in contropiede, con Ravanelli che supera in velocità Bergodi e trafigge Marchegiani. La Juventus vince 1-0, nella partita di ritorno la Lazio pareggia il conto nel primo tempo andando avanti per 1-0 ma poi crolla nella ripresa e la finale sfuma, come a Dortmund era sfumata anche la possibilità di andare in semifinale proprio nel finale a causa del classico gol dell’ex segnato da Kalle Riedle.

La Lazio di Inzaghi, somiglia un po’ a quella di Zeman. Non dal punto di vista tattico, ma per il modo in cui affronta le partite, per il tentativo costante di giocare, produrre, segnare e divertire. E a distanza di 23 anni, questa sera la Lazio si gioca una bella fetta d’Europa e di stagione proprio l’8 marzo, contro la Dinamo Kiev, con la squadra chiamata a reagire dopo il duro colpo subito sabato scorso all’Olimpico, quando è stata colpita proprio nel finale dalla Juventus subendo una sconfitta tanto dolorosa (anche per la classifica…) quanto immeritata. E come 23 anni fa, la Lazio ha deciso di fare un piccolo regalo alle donne nel giorno della loro festa: non ingresso gratuito, ma biglietti a 5 euro per Curve e Distinti e a 10 euro per Tevere e Monte Mario, con la speranza di riempire un po’ di più uno stadio troppo vuoto.

Sono sincero, anche a costo di essere per l’ennesima volta “politically scorrect”. Non ho mai amato l’8 marzo, per svariati motivi. Primo fra tutti quello per cui dedicare un giorno alle donne secondo me è ridicolo, perché è come lavarsi in qualche modo la coscienza una volta all’anno dicendo: “Ma come ti discrimino, ma se ti ho dedicato pure una festa tutta tua”.

Non serve una festa se una donna la ama e la rispetti per quello che è. Tra l’altro, non serve una festa che nasce da un falso storico, perché molti hanno fatto risalire la scelta dell’8 marzo come festa della donna ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. In realtà questo fatto non è mai accaduto e, probabilmente, è stato confuso con l'incendio di un’altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone fra cui molte donne. Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, andata in scena a Copenaghen il 26 e 27 agosto del 1910, le delegate hanno deciso di istituire una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. In Russia il 14 giugno del 1921 fu scelto l’8 marzo, giorno in cui le operaie protestarono a San Pietroburgo chiedendo la fine della Guerra. In Italia, la prima giornata della donna è stata festeggiata il 12 marzo del 1922, poi nel 1944 è stato scelto l’8 marzo e nel 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata. Così, tanto per fare un po’ di ripasso di storia.

E qui torno all’accostamento di cui parlavo all’inizio e che può suonare blasfemo, specie l’8 marzo, quello donne&pallone e nel nostro caso tra la donna e la Lazio. Da quando siamo piccoli, viviamo nel mito dell’amore a prima vista, di quella passione che ti folgora all’improvviso e che ti porti dietro per tutta la vita. Vale per il rapporto uomo-donna (o uomo-uomo o donna-donna, oramai…), ma vale ancora di più per quel magico rapporto che si crea tra un uomo o una donna e una squadra di calcio. Per chi non lo ha mai provato è difficile, quasi impossibile capire l’intensità, quasi la totalità di questo rapporto tra una persona e una squadra di calcio, il suo simbolo e i suoi colori. Perché è un qualcosa che entra a far parte di te, che ti condiziona la vita, il tuo modo di essere e addirittura i rapporti con il mondo che ti circonda, ambiente di lavoro compreso. Già, perché a titolo personale solo io so quanto mi è costato (e mi costa ancora) non aver mai nascosto il mio amore per la Lazio. Può sembrare assurdo, ma in una città come Roma fare il tifo per una squadra invece che per l’altra, può schiuderti o chiuderti molte porte. È così e negarlo sarebbe come negare che il sole sorge e tramonta ogni giorno. Non è una scusa, è la realtà. Vale per il tifo calcistico come per la passione politica. Ma è un discorso lungo che rischia di portarmi fuori argomento…

Conosco pochi uomini che dopo i 50 anni sono ancora legati al primo amore della loro vita, a quella donna che da ragazzi gli ha rapito il cuore. Una volta era così, ma oggi in un mondo sempre più volubile e in cui i valori sono considerati quasi una zavorra o un qualcosa di cui vergognarsi invece che una bandiera da sventolare con fierezza, è difficile, quasi impossibile restare fedeli, continuare a condividere le stesse passioni e gli stessi ideali che da ragazzi hanno fatto scoccare quella scintilla. Ho pochissimi amici e amiche che hanno resistito e li guardo quasi con invidia, perché hanno saputo resistere a tutte le intemperie. Conosco tantissimi che hanno cambiato mogli, mariti, compagne e compagne, ma non conosco nessuno che abbia cambiato squadra di calcio, che abbia ammainato una bandiera per sventolarne un’altra. Per questo considero da sempre la passione per una squadra di calcio e per dei colori sociali un qualcosa di assoluto, di totalizzante. Soggetto sicuramente ad alti e bassi, ad allontanamenti e a riavvicinamenti, a distacchi fisici o mentali, ma senza mai spezzare quel sottile filo invisibile che ti lega al primo amore. E qui arriva l’accostamento all’8 marzo e all’assurdità e all’inutilità di una festa di un solo giorno.

La Lazio è nata il 9 gennaio e da qualche decennio il popolo laziale scende in piazza sul luogo della fondazione per festeggiare l’evento. Ma l’amore per la Lazio è un qualcosa che ci portiamo dietro e dentro ogni giorno e non abbiamo bisogno del 9 gennaio per sentirci più laziali. È un qualcosa che manifestiamo apertamente andando allo stadio o in modo più privato restando a casa a soffrire (a volte senza neanche accendere la tv), ma la mente quando gioca la Lazio va inevitabilmente lì, in quel luogo in cui si decide la vittoria o la sconfitta, ma non il destino di quell’amore. Perché non sono i risultati ad accendere o a spegnere l’amore. Non per me almeno. Anzi, in passato spesso e volentieri le sconfitte e le difficoltà hanno unito, rafforzato il rapporto e la passione. Basta pensare agli anni della Serie B e dell’incertezza sulla sopravvivenza stessa della Lazio, anni durissimi in cui la gente si poteva allontanare o disperdere e invece si è stretta ancora di più intorno alla società e alla squadra. Quante coppie e quanti rapporti sono andati in frantumi a causa dei problemi economici o delle difficoltà quotidiane? Tanti, tantissimi. Quello tra noi e la Lazio, invece, ha resistito. Ognuno a modo suo, siamo rimasti legati a questi colori, a questo ideale, a quell’amore che ci ha folgorato a prima vista. Già, perché chi ama davvero non dimentica nulla, ricorda tutto di quel primo incontro e se chiude gli occhi rivede le immagini, risente i suoni e se si concentra può addirittura sentire i profumi e il sapore di quella prima giornata allo stadio. Ma, soprattutto, rivive le emozioni, con quel brivido che ti attraversa come una scossa elettrica anche se sono passati più di 50 anni (per me 51 per l’esattezza da quel 12 febbraio 1967, Lazio-Lecco 2-0…) da quel primo incontro.

Per questo non amo l’8 marzo, così come non ho bisogno di scendere in piazza il 9 gennaio per sentirmi laziale. Perché il rispetto e l’amore per una donna è un qualcosa che coltivo e mostro tutti i giorni, proprio come l’amore per la Lazio. A modo mio, per carità, ma senza esibizionismi, senza bisogno di sbandierare la patente di Lazialità e nel caso della donna senza bisogno di una festa diventata business e quasi un modo per sentirsi a posto con la coscienza. Io non sono così, non lo sono mai stato come non sarò mai “politically correct” in nessuna cosa della mia vita. Perché sono fatto così. Amo e rispetto le donne, ma non l’8 marzo, bensì tutto l’anno. Così come (che piaccia o no a qualcuno e che ci creda o no, mi interessa poco…),  amo e amerò per sempre la mia Lazio: non solo il 9 gennaio o a seconda dei risultati,ma sempre e comunque. Anche da lontano. E non ho bisogno di sventolare o regalare un mazzetto di mimose per dimostrarlo, così come non ho bisogno di andare allo stadio o sventolare mediaticamente o materialmente una bandiera per sentirmi più laziale o per dimostrare agli altri che lo sono. Io so che amo e amerò per sempre la Lazio, la “donna” (mi perdonerà mia moglie, che per giunta è romanista…) della mia vita. E questo mi basta…




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

292.805 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,644
Variazione del +2,37%