13 Febbraio 2018

La notte in cui Gottardi gelò il Bernabeu...
di Stefano Greco

Ci sono notti impossibili da dimenticare, anche se non si concludono con una vittoria o con un trofeo alzato al cielo. Perché le emozioni non sono per forza di cose abbinate ad un successo o alle sensazioni che si provano nell’arco di quei 90 minuti in cui la palla rotola per il campo, ma anche o soprattutto al viaggio, ai compagni di avventura, a quello che succede intorno a te. Per questo, oggi non parlerò di uno dei tanti successi dell’era dell’oro cragnottiano, ma di una sconfitta di cui conserverò per sempre un  prezioso ricordo, perché in quella notte speciale a Madrid, ho capito che cosa era diventata veramente quella Lazio, quale punto avevamo toccato grazie al lavoro fatto in quei dieci anni da quello che verrà ricordato come il più grande presidente nella storia della Lazio. Non lo so se resterà per sempre il più vincente (spero di no, anche e soprattutto perché auguro a mio figlio di poter vivere le sensazioni che abbiamo provato noi tra il 1998 e il 2000), ma so per certo che Sergio Cragnotti ha cambiato la storia della Lazio.

Ho messo piede solo due volte in vita mia al Santiago Bernabeu. La prima, è stata in occasione della finale dei Mondiali del 1982, il giorno del trionfo azzurro contro la Germania. E la cosa che mi fece più impressione, pur avendo visto il vecchio Maracanà pieno e tantissime volte San Siro, fu quel muro di folla che saliva verticale sul campo, al punto da farti venire le vertigini addirittura guardando dal basso verso l’alto. La seconda volta, è stata il 13 febbraio del 2001, in una notte di Coppa dei Campioni. Sì, perché anche se si chiamava già Champions League, per me era sempre la Coppa dei Campioni, soprattutto in quella notte in cui si sfidavano i Campioni d’Italia e i Campioni d’Europa in carica: noi contro la  squadra mito del calcio mondiale, contro il Real Madrid allenato dal santone Vicente del Bosque che nella finale di Parigi di maggio 2000 aveva sconfitto quel Valencia di Hector Cuper che nei quarti di finale aveva eliminato proprio la Lazio. Insomma, quella notte al Santiago Bernabeu scendeva in campo il meglio della vecchia Europa calcistica, si affrontavano le squadre che occupavano i primi due posti del ranking dell’Uefa e della FIFA.

Solo a rileggere le formazioni vengono i brividi. Casillas, Roberto Carlos, Hierro, Raul, Figo e Morientes da una parte, Peruzzi, Nesta, Veròn, Simeone, Nedved, Crespo e Salas dall’altra. Due squadre che oggi vincerebbero ad occhi chiusi i rispettivi campionati e anche la Champions League, imparagonabili anche al Real e al Barcellona di oggi, oppure al Manchester City o al PSG. 

Quel giorno, il giornalista ha lasciato il posto al tifoso che il giorno prima è volato in compagnia degli amici di una vita alla volta di Madrid, la città che amo di più fuori dall’Italia insieme a Parigi e Londra. E, guarda caso, a tutte e tre queste città è legato un ricordo di Lazio da far accapponare la pelle dai brividi che rievoca solo il pensiero di quelle notti, non per forza di cose vincenti. Ma se Londra e Parigi facevano già parte del patrimonio dei ricordi più cari, Madrid era diversa, perché a vincere era stata l’Italia, non la Lazio. E per ogni tifoso di calcio, la Nazionale è come una zia a cui sei legato per motivi familiari, ma che anche se è la sorella di tua madre, non sarai mai paragonabile ad una mamma, ovvero alla tua squadra del cuore. Al Bernabeu, non sto nel settore ospiti, ma in tribuna centrale. Ma non dimenticherò mai l’emozione provata guardando quello spicchio biancoceleste lì in alto: le pezze appese alla balconata, quei 3000 in piedi in mezzo a quella macchia scura di gente seduta, con quell’urlo LAZIO che pioveva come una sassata sul campo.

Neanche il tempo di smaltire l’emozione per l’ingresso in campo delle due squadre che arriva il gol della Lazio: Crespo fa da sponda per Castroman che finta il cross ma in realtà aspetta il taglio di Crespo e lo serve con un tocco felpato… Hernan controlla di coscia, finta il tiro mandando completamente a vuoto Hierro e poi batte con un tocco di esterno destro Casillas facendo esplodere il settore ospiti. Un boato nel silenzio generale.  Lazio in vantaggio al Bernabeu e non si accontenta, perché approfittando dello stordimento del Real sfiora in un paio di occasioni il raddoppio. Poi è Casillas a tuffarsi e a negare il raddoppio a Crespo. Ma nella seconda metà del primo tempo, parte l’assalto alla porta di Peruzzi. Angelo vola da un palo all’altro, è salvato un paio di volte dai legni, ma il gol del Real è nell’aria e arriva al 32’, con Morientes che non lascia nessuna possibilità a Peruzzi. In campo la Lazio corre, lotta, suda e… mena. È un incontro duro, intensissimo, come quello tra due pugili che si picchiano senza pietà al centro del ring con l’unico obiettivo di mettere ko l’avversario, picchiando senza preoccuparsi di proteggersi e di evitare i pugni. All’inizio della ripresa, Crespo si presenta per due volte solo davanti a Casillas; nella prima occasione salta anche il portiere ma poi spara sull’esterno  della rete, mentre la seconda volta invece di tirare la bordata di prima intenzione aspetta un attimo di troppo e quando decide di fare il pallonetto Casillas riesce a metterci una mano e a sventare laminaccia. La Lazio non può accontentarsi del pareggio, perché dopo aver dominato la prima fase di Champions League ha perso per 1-0 sia in casa dell’Anderlecht che all’Olimpico contro il Leeds, quindi deve vincere al Bernabeu per rientrare in corsa. In panchina non c’è più Sven Gora Eriksson, ma Dino Zoff che dopo essersene andato sbattendo la porta dalla Nazionale dopo la finale degli Europei persa in Olanda e dopo il durissimo scontro a distanza con Berlusconi, ha smesso i panni del dirigente per indossare nuovamente la tuta dopo il divorzio dal tecnico svedese, distratto dalle sirene d’oltre Manica e da quel contratto faraonico che gli ha offerto la Federcalcio inglese per allenare la nazionale. E con Zoff, la Lazio ha cambiato immediatamente marcia e si è lanciata all’inseguimento di Roma e Juventus.

Fallite quelle grandi occasioni con Crespo, la Lazio continua a spingere, ma è il Real Madrid a segnare a 10 minuti dal termine con Helguera: già, proprio quel fantasma che con la maglia della Roma non l’aveva mai strusciata nella stagione 1997-1998 e che ricordavamo solo per la sua presenza in campo nel quarto e ultimo di quello storico poker di successi nel derby realizzato in quell’annata. Il Bernabeu è una bolgia, l’urlo della folla piomba sul campo e quasi stordisce, ma all’improvviso allo stadio cala il gelo. Sul più innocuo dei cross dalla sinistra di Pancaro, Casillas esce ma con già le due manone sul pallone liscia in modo clamoroso servendo a Gottardi il più comodo dei palloni che Guerino, quasi incredulo, spedisce dentro la porta. Guerino Gottardi, l’uomo dei gol storici: il protagonista della finale di Coppa Italia, l’uomo che con quel gol in pieno recupero nel secondo derby di Coppa Italia ha reso possibile quel leggendario 4 su 4, ammutolisce anche il Bernabeu, segnando un altro gol storico. È difficile, anche a distanza di anni, raccontare le emozioni provate in occasione di quel gol di Guerino. Ripeto, in palio non c’era nessun trofeo, sapevamo che la Champions League era quasi andata e che il pareggio serviva a poco o forse a nulla, ma l’esultanza per quel gol la colloco subito dietro quelle del gol di Fiorini a Lazio-Vicenza, del gol di Re Cecconi in Lazio-Milan nell’anno del primo scudetto e dei due gol segnati da Paolo Di Canio nel derby. Guerino che corre impazzito per il campo inseguito dai compagni.

Ma al contrario delle altre imprese firmate da Guerino, questa volta non c’è il lieto fine. Perché il Bernabeu è da sempre uno stadio maledetto perle squadre italiane, un po’ perché nel finale,mentre la Lazio spinge a caccia della vittoria, l’arbitro francese Veissiére si inventa un calcio di rigore a favore del Real Madrid che fa infuriare anche uno sempre pacato come Dino Zoff: “Peccato, perché avevamo giocato bene e con coraggio. Abbiamo avuto tante occasioni, non le abbiamo concretizzate. L'arbitro? Ha fatto quello che ha fatto, ha fischiato a senso unico. Ma io ho calcato tanti campi di calcio, so come vanno le cose. Il rigore? Ridicolo. Figo, tra l’altro, l'ha battuto fermandosi e quindi andava ripetuto”.

Ma anche senza lieto fine, quella notte resta indimenticabile per le mille emozioni, per quello spicchio di Lazialità sugli spalti di quel tempio del calcio mondiale che è e sarà sempre il Bernabeu, per il ricordo del gelo al gol di Gottardi, di quel silenzio glaciale squarciato dal boato di quei 3000 laziali…




Accadde oggi 23.02

1930 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 3-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. – Lazio-Palermo 3-0
1941 Milano, Arena Civica – Ambrosiana-Lazio 1-1
1947 Torino, stadio Filadelfia - Torino-Lazio 5-1
1950 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Milan 3-2
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Alessandria 2-1
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-1
1969 Genova, - Genoa-Lazio 3-2
1986 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Sambenedettese 1-0
1992 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 1-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 15/02/2018
 

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