12 Febbraio 2018

Noi che abbiamo visto giocare Avagliano...
di Stefano Greco

In questi giorni di rabbia e di contestazione, di croci gettate sulle spalle a Wallace (come prima era successo con Bastos, rimpiangendo l'assenza di Wallace…), mi è tornato alla mente Giuseppe Avagliano. Quello di Giuseppe Avagliano, è un nome sconosciuto alle nuove generazioni, perché un portiere che gioca appena tre partite in quasi 10 anni, non può lasciare traccia. Per quelli della mia generazione o per quelli più anziani, invece, quello di Avagliano è un nome scolpito nella mente, legato ad una delle immagini più tristi della Lazio di fine anni Settanta, ad una domenica di pioggia e contestazione vissuta all’interno del vecchio Stadio Olimpico, quello degli spalti in marmo (come gran parte della Tribuna Tevere, unico ricordo dello stadio che fu…), con le panche di legno colorate con la vernice verde e senza copertura, quello che nelle domeniche di pioggia come in occasione di quel Lazio-Atalanta del 12 febbraio del 1978 non offriva alcun tipo di riparo agli spettatori, neanche a chi stava in Tribuna d’Onore nei posti da VIP.

Giuseppe Avagliano è stato talmente una meteora, che nessuno si ricorda neanche che nel giorno del primo scudetto c’era lui seduto in panchina al fianco di Maestrelli, Lovati, Ziaco e Franzoni (Polentes entrò per sostituire Martini, infortunato), portiere di riserva di Felice Pulici perché la riserva per eccellenza, Avelino Moriggi, quel giorno era infortunato. Ma i laziali di vecchia data, ricordano alla perfezione quella domenica piovosa in cui Giuseppe Avagliano indossò quella maglia grigia con il numero 1 nero cucito sulle spalle per sostituire Claudio Garella, il portiere che Luis Vinicio impose al punto da cacciare Felice Pulici, creando una spaccatura insanabile tra i tifosi e il tecnico laziale. Nessuno amava Claudio Garella, ma in quella fredda e piovosa domenica di febbraio, Giuseppe Avagliano riuscì a farci rimpiangere addirittura l’assenza di Claudio Garella, uno dei pochi calciatori nella storia della Lazio per cui fu coniato un coro di scherno… Quel “Garella paperella” che partiva dagli spalti ogni volta che quel portiere grosso e dall’aspetto goffo subiva un gol, anche se non per colpa sua. Giusto per la cronaca, dopo aver lasciato la Lazio Claudio Garella ha vinto, da titolare, due scudetti entrati nella storia del calcio italiano: il primo e unico del Verona nella stagione 1984-1985 e il primo tricolore nella storia del Napoli, nella stagione 1986-1987, in cui si ritrovò in squadra l’ex compagno ai tempi della Lazio, Bruno Giordano.

Dopo aver chiuso la stagione precedente al quinto posto, conquistando la qualificazione alla Coppa Uefa, la Lazio entra in crisi a causa di alcune scelte cervellotiche di Luis Vinico: come quella di cacciare Pulici, ceduto nel mercato di ottobre al Monza, oppure come quella di far ingaggiare “El gringo” Sergio Clerici, l’attaccante italo-brasiliano ricordato per esser stato l’ultimo straniero a calcare i campi di calcio italiani dopo la chiusura delle frontiere imposta dalla Federcalcio dopo il tonfo della Nazionale azzurra ai Mondiali del 1966, quelli della sconfitta contro la Corea del Nord. Alle scelte cervellotiche di Vinicio, si aggiungeva anche la crisi economica in cui versava la Lazio, con le casse della società sempre più vuote e con Umberto Lenzini chiuso nella sede di Via Col di Lana che rifiutava il confronto sia con i giornalisti che con i tifosi che chiedevano lumi sul futuro della Lazio, sul programma di rilancio annunciato e mai realizzato dal presidente del primo scudetto.

In quella domenica di pioggia, lo spettacolo che offre lo Stadio Olimpico è desolante per l’epoca. Spalti semi vuoti, appena 6.000 paganti per un totale di 20.000 anime presenti e avvelenate. All’ingresso in campo, i giocatori vengono accolti da una bordata di fischi e sugli spalti tutti gli striscioni sono appesi sugli spalti capovolti in segno di protesta. La Lazio, dopo aver iniziato alla grande la stagione, battendo addirittura per 3-0 (doppietta favolosa di Giordano) la Juventus, è scivolata in classifica e dopo 17 giornate di campionato occupa il sestultimo posto in classifica, in compagnia di Roma e Verona. Alle spalle si lascia solo il Genoa a quota 16, poi Foggia e Atalanta appaiate a quota 15, il Bologna a 14 e la Fiorentina ultima solitaria a quota 12. Retrocedono in tre in quella Serie A con 16 squadre, quindi la Lazio cammina sull’orlo del baratro e quello con l’Atalanta è quasi una sorta di spareggi, anche se è solo la terza giornata del girone di ritorno.

In questo clima, Claudio Garella si chiama fuori alla vigilia della partita e tra i pali fa il suo esordio in Serie A dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili e aver vissuto per anni all’ombra di Felice Pulici, Giuseppe Avagliano, nato il 29 gennaio del 1953 a Capitello d'Ispani (in provincia di Salerno) e approdato giovanissimo alla Lazio dal Sulmona.

Non sto a raccontare tutta la partita, perché il ricordo di quella domenica è tutt’altro che piacevole visto che la Lazio perde in modo netto e clamoroso: finisce 2-0 per l’Atalanta, che espunga l’Olimpico grazie ad una doppietta di Scala. Non Nevio Scala, ex allenatore del Parma dei miracoli, ma Augusto Scala, una mezzapunta che ha fatto una carriera in provincia e che fino ad allora è salito alla ribalta delle cronache solo perché il 14 aprile del 1974 in suo sostegno l'Associazione Italiana Calciatori effettuò il primo sciopero della storia del calcio italiano, dopo che Scala era stato messo fuori rosa per avere rifiutato il trasferimento dal Bologna all'Avellino. Accadde il 14 aprile 1974, con un ritardo di dieci minuti sull’orario fissato per l’inizio delle partite.

Augusto Scala aveva segnato il primo gol allo scoccare dell’ora di gioco, in contropiede, beffando Avagliano in uscita dopo aver superato Wilson ed essersi presentato da solo davanti al portiere. Il secondo gol, arrivò sugli sviluppi di una punizione dal limite calciata da Scala, respinta dalla barriera e trasformata in gol sulla ribattuta dallo stesso Scala con un destro forte e preciso che finisce la sua corsa sotto l’incrocio dei pali. Eccoli i due gol segnati da Scala, commentati a “90° minuto” da un giovanissimo (e magrissimo…) Giampiero Galeazzi.

https://www.youtube.com/watch?v=hNl1LKmAuyA

Insomma, Giuseppe Avagliano incolpevole su entrambi i gol… E allora, perché chi stava quel giorno all’Olimpico non potrà mai dimenticare quella partita e il nome di Avagliano? Perché in quel clima di contestazione, quasi di guerra tra i tifosi e Lenzini, tutti noi di quella domenica abbiamo un’immagine impossibile da cancellare. Avagliano, che fin dall’inizio era apparso incerto e impacciato, al 31’ del primo tempo confeziona una di quelle papere degne di far parte di un film fantozziano, nella porta sotto la Curva Sud, all’epoca ancora tempio del tifo biancoceleste. Su un calcio d’angolo battuto da Rocca (non Francesco, ex capitano della Roma, ma il suo omonimo Antonio…), Avagliano esce dai pali chiamando la palla: in uno stadio muto per protesta, quel “MIA” urlato a tutta voce dal portiere della Lazio squarcia il silenzio, ma quando impattando la palla di pugno Avagliano sfiora il più fantozziano degli autogol, spedendo il pallone non fuori area ma alle sue spalle sul palo, l’Olimpico si trasforma in una sorta di bolgia dantesca, esplodendo come una polveriera su cui viene lanciata una bomba molotov.

Impossibile dimenticare, impossibile cancellare quell’immagine dalla memoria. Per anni e anni, quando arriva alla Lazio qualche giocatore scarso, così come a noi i “vecchi” ripetevano di aver visto giocare Tomy o prima ancora Guaglianone, noi dicevamo per troncare qualsiasi discussione: “Ma che ne sai tu, io ho visto giocare Avagliano con la maglia della Lazio”




Accadde oggi 23.05

1915 Roma - Lazio-Lucca non disputata
1948 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Bologna 2-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 2-2
1971 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 1-1
1988 Nasce a Roma Lorenzo De Silvestri, difensore
1993 Trieste, stadio Nereo Rocco - Brescia-Lazio 2-0 - gara disputata sul campo neutro di Trieste

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 18/05/2018
 

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