11 Febbraio 2018

Rialzarsi subito, ripartendo da quei 40 minuti
di Stefano Greco

Per chi come me sta da 12 anni all’opposizione, sarebbe facile oggi sparare a zero contro tutto e tutti dopo il tonfo di Napoli e la terza sconfitta consecutiva in campionato. Sarebbe facile, ma sarebbe doppiamente vigliacca come mossa, oltre che sbagliato. Sarebbe doppiamente vigliacca, perché non si spara mai contro chi attraversa un momento di difficoltà e perché la mia contestazione a questa società non è mai stata legata ai risultati. E sarebbe sbagliato, perché non è bombardando che si costruisce qualcosa, perché Inzaghi e i ragazzi non lo meritano ma, anche, perché per 40 minuti ho visto una Lazio bellissima, trascinata da un giocatore, Milinkovic Savic, che sta studiando per diventare un fuoriclasse. Purtroppo, dopo quei 40 minuti la Lazio si è guardata allo specchio ed è rimasta pietrificata dallo sguardo della Medusa (Il Napoli) che aveva davanti e che dopo aver resistito a fatica ha colpito al primo errore. E in questo, c’è tutta la differenza tra questa Lazio e il Napoli. Sono quegli errori e quegli improvvisi cali di concentrazione ad aver scavato quel solco di 17 punti che c’è oggi tra la squadra di Inzaghi e quella di Sarri, non il VAR o i complotti arbitrali o del palazzo, anche se errori ci sono stati e li hanno visti tutti.

Troppe volte la Lazio ha pagato un conto salato a questi errori d’inesperienza o di disattenzione. Radu è un bravissimo ragazzo, un grandissimo lottatore e uno che ha sangue biancoceleste che scorre nelle vene, ma da anni in certe situazioni si dimentica di fare una diagonale, di tenere la linea del fuorigioco, di coprire l’uomo che scappa dalla sua parte. Da quando è arrivato a Roma, Wallace ha dimostrato di essere potenzialmente un grande difensore, ma fa almeno una o due “vaccate “ a partita (stesso discorso per Bastos) e ha la sfortuna di pagare quasi sempre il conto, perché a questi livelli non ci si può permettere neanche un attimo di distrazione, specie se dall’altra parte della barricata ci sono tre come Callejon, Insigne e Maertens. Ma gettare la croce addosso a Radu e Wallace, sarebbe sbagliato come lo è stato accusare Felipe Anderson per la sconfitta con il Genoa. Il brasiliano ha sbagliato, ma è stata tutta la Lazio a perdere lunedì scorso, a sbagliare l’approccio mentale all’incontro e a non accontentarsi nel finale quando raggiunto il pareggio bisognava pensare a mettere qualcosa in classifica. Così come ieri sera la luce si è spenta all’improvviso dopo il gol di Callejon e, come è successo troppo spesso in questa stagione, dagli spogliatoi è uscita un’altra Lazio che, come all’andata, nel giro di pochi minuti è stata tramortita dal Napoli. Ma se all’andata erano stati gli infortuni a cambiare il corso della partita, questa volta è stata la resa incondizionata di una Lazio apparsa svuotata come quel maratoneta che parte sparato per fare il vuoto alle sue spalle ma che, a metà percorso si ritrova in riserva e appena viene superato da uno o due avversari, crolla.

Inzaghi a fine partita ha detto che non è stato né un problema fisico né morale a causare quel crollo, ma solo un episodio, forse un corto circuito improvviso causato da quel pareggio subito nel finale del primo tempo. Può essere, e se lo dice lui c’è da credergli perché conosce bene i suoi ragazzi e anche la condizione fisica della sua squadra. E anche perché un crollo così verticale è veramente inspiegabile, una resa mai vista in questa stagione. Ma qualcosa è successo e spetta a Inzaghi scoprire di che cosa si tratta, anche in fretta, perché giovedì si torna in campo e a Bucarest non si può prendere un’imbarcata come quella di ieri sera se si vuole fare strada in Europa League. È chiaro, la Steaua non è il Napoli e la Lazio dei primi 40 minuti di ieri sera probabilmente contro i rumeni avrebbe chiuso il conto già alla fine del primo tempo e la stessa cosa l’avrebbe fatta lunedì scorso contro il Genoa. Perché in quei primi 40minuti,la Lazio è stata quasi perfetta in tutti i reparti, guidata e sospinta da un Milinkovic Savic che ha fatto cose non normali per un ragazzo di quell’età: per classe e per personalità. Ecco, bisogna ripartire da quei 40 minuti e cancellare con un colpo di spugna gli altri 50, soprattutto quei 20 minuti tra fine primo tempo e inizio ripresa in cui tutta la squadra (nessuno escluso) è letteralmente scomparsa di scena e si è fatta travolgere dal Napoli. Cancellare, ma non dimenticare, perché solo ricordando si può evitare di ricaderci, di commettere errori gravi per una squadra che ha grandi ambizioni.

Quando in questi mesi ho detto e scritto che tra noi e il duo di testa c’era ancora una voragine in una corsa a 38 tappe, qualcuno ha contestato ricordando la vittoria ottenuta nella fine di Supercoppa e all’Allianz Stadium e altri hanno sostenuto che la rosa della Lazio non è inferiore a quella del Napoli. Ma qui non è solo un problema di organico, è un problema di testa, di abitudine a tenere alta l’attenzione sempre. Lo stesso problema che ha avuto il Napoli negli anni passati e che ha cancellato pian pianino imparando dagli errori fatti. Perché serve tempo per crescere, serve mantenere inalterato l’organico e aggiungere anno dopo anno qualche piccolo pezzo per completare il mosaico. Il nostro, anche se lascia intravedere un bellissimo disegno, purtroppo è ancora incompleto. E l’errore più grosso che si possa fare in questo momento, è quello di incendiare l’ambiente con polemiche che possono essere solo dannose. Perché questa squadra ha grandissimi margini di crescita… Se si ha la voglia sia di crescere che di aspettare. Perché, come per tutte le cose importanti, serve tempo e pazienza per costruire qualcosa d’importante.

Ecco perché si deve ripartire da quei 40 minuti, perché nel primo tempo si è visto l’embrione di una grandissima Lazio, come squadra e come organizzazione di gioco. Ma, purtroppo per noi, le partite non durano né 40 né 45 minuti, ma 90. Così come un campionato è fatto di 38 tappe, quindi serve continuità e  non bastano grandi giornate per arrivare fino in fondo. Quello può bastare nelle coppe, ma non in campionato, così come nel ciclismo ci sono grandi corridori che possono vincere le corse di un giorno ma che non sono ancora pronti per vincere un Giro d’Italia o un Tour de France. Per riuscirci, bisogna lavorare, sbagliare e imparare dagli errori commessi. E la crescita, passa anche per serate come quella di ieri…




Accadde oggi 18.08

1968 Grosseto, Stadio comunale - Grosseto-Lazio 0-8
1982 Coppa Italia I turno, girone 3, gara 1 - Roma, stadio Flaminio - Lazio- Perugia 3-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 0-0 (5-4 d.c.r.)
2000 Goteborg, - Gaiss-Lazio 0-4
2002 Udine, stadio Friuli - Triangolare del Friuli
2003 Rieti - Torneo dei Tre Continenti

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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