10 Febbraio 2018

Napoli, fa rima con SOFFERENZA...
di Stefano Greco

Se sei laziale e leggi o scrivi la parola Napoli, la mente gli abbina immediatamente il termine SOFFERENZA. Sì, perché dagli anni Settanta in poi, le trasferte a Napoli sono sempre state una sorta di via Crucis, un condensato di sofferenza e rabbia, con qualche grande gioia e alcune ferite che a distanza di anni provocano dolore anche se sfiori la cicatrice.

Napoli è stata la prima trasferta della mia vita, il 20 maggio del 1973. Un viaggio della speranza, sognando lo scudetto, che si è trasformato nel primo vero dolore sportivo. Non solo per la sconfitta e per quel sogno andato in frantumi, ma perché a 11 anni ho conosciuto l’altra faccia del calcio, quella degli insulti, dei tentativi di aggressione, dell’odio ingiustificato agli occhi di un bambino. E quando qualcuno si chiede il perché dell’odio che provano i laziali per il Napoli e i napoletani, significa che non ha vissuto quella giornata del 20 maggio del 1973 a Napoli, perché certe cose sono impossibili da dimenticare. E non è bastata la rivincita dell’anno successivo, quella partita in cui un uomo solo è riuscito a zittire oltre 70.000 napoletani segnando un’incredibile tripletta, per cancellare quel ricordo. No, non sono bastati neanche Chinaglia e quella sua tripletta al San Paolo per scacciare le immagini di quel 20 maggio del 1973 e la sofferenza di quel giorno. Anche perché quella non è stata l’unica giornata di rabbia e di violenza vissuta in quella città e in quello stadio. Ricordo, ad esempio, il petardo lanciato all’ingresso delle squadre in campo il 7 gennaio del 1979 che mise ko Pighin e Manfredonia, consegnando alla Lazio la vittoria a tavolino…

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A Napoli, poi, è legato il ricordo dei due spareggi del 1987, due giornate da incubo per fortuna a lieto fine. Quella del 27 giugno del 1987, ad esempio, è stata una vera e propria odissea. Circa 40.000 laziali fin dalle prime luci dell’alba si mettono in viaggio alla volta di Napoli. Ma più che un esodo, per molti sarà una vera e propria odissea. Tra Roma e Napoli ci sono solo 200 chilometri di autostrada, ovvero due, al massimo tre ore di viaggio. Quel sabato, a causa dei lavori per la costruzione della terza corsia (programmati in vista dei Mondiali del 1990) e per un errore clamoroso da parte della società autostrade nel sottovalutare la portata dell’esodo di tifosi laziali diretti alla volta di Napoli, quei 200 chilometri si trasformano in una fila senza soluzione di continuità. Un serpentone di auto che viaggiano a passo d’uomo, con i turisti del primo esodo estivo che si mischiano agli oltre 40.000 tifosi laziali che si sono messi in marcia per stare vicini alla loro squadra in questa prima decisiva battaglia per la sopravvivenza. A Napoli arrivano solo i più previdenti, quelli che si sono mossi con larghissimo anticipo, soprattutto chi ha scelto il treno e la lunghissima colonna di pullman organizzati dai Lazio Club con il supporto economico di ex dirigenti e della società.

Io sono una delle vittime di quell’odissea. D’accordo con gli amici, quelli con cui dalla prima trasferta di Parma ho seguito ovunque la Lazio in quella stagione, decido di partire da Ponte Milvio a mezzogiorno, in modo da arrivare con tutta comodità a Napoli, visto che la partita inizia alle 17.30 e con cinque ore e mezza a disposizione si arriva quasi a Milano. Ma appena lasciamo il raccordo anulare per imboccare l’autostrada, restiamo subito imprigionati in un ingorgo mai visto. Ci sono interruzioni per lavori in corso ovunque, si viaggia quasi sempre su una sola corsia, con l’altra chiusa ma inutilmente vuota: perché i cantieri non sono stati rimossi, ma non c’è traccia di operai al lavoro e neanche di addetti della Società Autostrade per gestire questa emergenza. Qualcuno tra Caianello e San Vittore, nel punto di massimo casino, prova a forzare le transenne, ma la polizia stradale blocca ogni tentativo sul nascere.

Ci sono deviazioni continue su strade secondarie per alleggerire la situazione, ma ogni volta che si cambia la situazione peggiora e ci si ritrova sempre più aggrovigliati. Quando Lanese fischia l’inizio della partita, noi siamo ancora a 60 chilometri da Napoli, insieme a migliaia di tifosi, ad altri che stanno decine di chilometri dietro e a tantissimi che, vista la mal parata, hanno rinunciato da tempo, hanno fatto inversione e sono tornati a Roma, in modo da poter vedere almeno la partita in televisione.

Quel viaggio me lo ricordo come fosse ieri: un vero e proprio incubo. Non mi era mai successo di non arrivare allo stadio per il fischio d’inizio, tantomeno di vivere un incontro attaccato alla radio, in macchina e con il biglietto della partita in mano. Mentre sto in macchina e impreco, ancora non so che quello che sto vivendo è niente rispetto a quello che sta per succedere a Napoli. La Lazio perde in modo assurdo la partita con il Taranto e fuori dallo stadio i tifosi del Napoli, che durante la partita si sono schierati in curva con quelli del Taranto, provocano scontri ovunque, con sassaiole, agguati e un pullman che all’improvviso prende fuoco nel parcheggio, a due passi dall’ingresso degli spogliatoi. Ricordo le fiamme, l’aria irrespirabile a causa di quella densa nube di fumo nero e quel pullman che nel giro di pochi minuti si trasforma in una carcassa incandescente. Esplodono uno dopo l’altro i finestrini e i vetri vengono scagliati come proiettili in ogni direzione. A terra rimangono un paio di tifosi e un poliziotto, feriti ma per fortuna non in modo grave. Intorno è il caos: lacrimogeni per disperdere le due tifoserie che si affrontano sul piazzale dietro la tribuna, gente che scappa in ogni direzione e tifosi che piangono disperati per i gas sprigionati dai lacrimogeni, ma anche per la paura e per l’incredibile epilogo di quella partita.

Il secondo viaggio, è sofferenza allo stato puro, ma con un lieto fine indimenticabile. La Lazio batte il Campobasso e contro tutto e tutti ottiene la salvezza più sofferta della sua vita. E da quel giorno, inizia non solo la rinascita, ma un capitolo diverso della storia tra Lazio e Napoli. Già, perché quell’anno il Napoli festeggiava la conquista del suo primo scudetto, ma da quel momento in poi Napoli per noi diventa terra di conquista o quasi. A Napoli passeggiamo addirittura in più di un’occasione a partire dal 7 novembre del 1993, il giorno dell’esordio di Alen Boksic e di quella vittoria firmata da Beppe Signori a 10 minuti dal termine. A Napoli, il 31 maggio del 2015 la Lazio di Pioli scrive una delle pagine più belle degli ultimi anni, conquistando in quello che è un vero e proprio spareggio un terzo posto che vale il diritto a giocare il preliminare di Champions League. Purtroppo, sarà una bellissima storia senza un lieto fine, ma le emozioni legate a quella notte e a quel 4-2 sono impossibili da dimenticare, come la rabbia provata quel 20 maggio del 1973.

Questa sera, va in scena l’ennesima puntata di questo romanzo sportivo e c’è da giurarci che sarà un’altra battaglia, perché i tre punti in palio sono pesantissimi: per il Napoli che ieri sera è stato scalzato dalla vetta della classifica dalla Juventus che è andata a vincere a Firenze, ma anche per la Lazio che dopo essersi complicata la vita lunedì scorso perdendo in casa con il Genoa ha bisogno di punti per non vedersi addirittura superare in un colpo solo sia dall’Inter che dalla Roma. Anche se il Napoli parte chiaramente favorito, secondo me impossibile fare previsioni su quello che succederà questa sera al San Paolo. Perché se scende in campo la vera Lazio, quella che è riuscita a vincere addirittura all’Allianz Stadium contro la Juventus, allora nulla è impossibile, neanche battere il Napoli di Sarri. E sarebbe bellissimo, non tanto e non solo per quei tre punti importantissimi per continuare a coltivare il sogno Champions, ma perché una vittoria al San Paolo potrebbe mandare in frantumi il sogno scudetto del Napoli. Perché se è vero che la vendetta è un piatto che va servito freddo, credo che quasi 45 anni siano un tempo sufficiente per servirlo, per rendere pan per focaccia e per pareggiare il conto con quel 20 maggio del 1973…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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