09 Febbraio 2018

A chi giova sparare su Felipe Anderson?
di Stefano Greco

Non ho mai amato il giornalismo “gossip paro”, quello che vive rovistando nella spazzatura dell’informazione, quello degli “scoop” che nascono da fatti che dovrebbero restare chiusi nelle quattro mura dello spogliatoio ma che regolarmente varcano quei confini a causa di qualche compagno di squadra spione o di qualcuno che per farsi amico qualche collega gli sussurra all’orecchio cose “segrete”. Così come non ho amato quelli che si definiscono grandi tifosi, quelli che mi autoproclamano difensori di una fede mettendosi su un piedistallo e puntando l’indice contro chiunque, ma che poi fischiano o vomitano insulti contro i giocatori. Per questo, fino ad oggi non ho scritto una riga sul caso-Anderson e mi allineo completamente ad Angelo Peruzzi e appoggio la sua decisione (qualunque essa sia) perché lui di questo gruppo è il responsabile e il leader indiscusso.

Non lo so se è vero che Felipe Anderson verrà escluso dalle convocazioni per la trasferta di Napoli, non tanto per la discussione avuta con Inzaghi alla fine di Lazio-Genoa quanto per aver saltato il pranzo a Formello e il successivo allenamento. Io mi chiedo, invece, pur non avendo mai amato Felipe Anderson (per i motivi che spiegherò sotto), a chi giova questa pubblica fucilazione del brasiliano? Perché se non giova né alla Lazio (che vede svalutato un capitale) né ai tifosi, perché nell’ambiente romano da lunedì sera non si parla d’altro, soprattutto alla vigilia di una trasferta importante come quella di Napoli? Tra l’altro, si parla di un qualcosa che non si è visto, perché non siamo di fronte ad un pubblico “vaffa” di un giocatore all’allenatore, oppure di uno scontro come quello che avvenne all’Olimpico tra Biglia e un tifoso. E a chi giova parlarne, a chi giova inzuppare il pane in questa vicenda che doveva restare segreta e gestita come sempre da Peruzzi, ovvero da chi ha stilato e deve far rispettare quel regolamento interno che è in vigore a Formello da 18 mesi a questa parte?

A volte vengo accusato di essere un nemico della Lazio perché non sono allineato al pensiero comune, perché oso dire quello che penso senza preoccuparmi di cavalcare l’onda del “volemose bene” virtuale che regna nell’ambiente. Poi, dall’esterno, vedo tutto questo casino montato sul nulla e, ripeto, mi chiedo: a chi giova? Perché non si può lanciare il sasso e nascondere la mano, non si può poi accusare i giornalisti di remare contro la Lazio quando è qualcuno all’interno della Lazio ad aver fatto uscire la notizia della lite tra Felipe Anderson e Inzaghi, con tanto di particolari dell’evento e delle puntate successive. Perché non si può parlare di complotto della comunicazione romana contro la Lazio se qualcuno da dentro la Lazio fa uscire delle cose che dovrebbero restare tra le quattro mura dello spogliatoio servendo un caso su un vassoio d’argento a giornalisti “scoopisti” che non aspettano altro.

Non ho mai amato Felipe Anderson perché l’ho sempre visto come uno senza un filo di carattere, uno che si abbatte per qualsiasi cosa, uno che si assenta fisicamente e mentalmente nel corso delle partite, uno che ha numeri eccezionali nei piedi ma poca, pochissima testa per tramutare il oro quello che tocca. Ma Felipe Anderson è questo, da sempre, quindi perché illudersi o chiedergli di essere altro? Perché se fosse altro, se avesse il carattere e la personalità di Leiva sarebbe un giocatore da Pallo d’Oro e, dispiace ammetterlo, non giocherebbe più da tempo nella Lazio. Felipe Anderson è questo, prendere o lasciare. Certo, si può e si deve pretendere (come fa Peruzzi e come gli spioni di turno hanno riferito che gli abbia fatto capire a modo suo Leiva negli spogliatoi) che rispetti l’allenatore e le regole del gruppo, che per questioni personali non faccia scintille all’interno del gruppo che potrebbero tramutarsi in un incendio dopo due sconfitte consecutive. Ma questo non è compito né di chi fa comunicazione né dei tifosi, ma di Peruzzi e al limite di Tare, ovvero di chi comanda e di chi ha il compito di preservare l’autorità di Inzaghi, perché anche se lunedì può aver commesso degli errori l’allenatore non può essere messo in discussione, perché è stato il primo artefice dei risultati ottenuti in questi 18 mesi dalla Lazio.

Non ho altro da aggiungere su questa vicenda, perché pur potendo non ne voglio sapere di più. Non mi interessa. A me interessa il campo, a me interessano le storie, non il “gossip” o gli “scoop” che per come vedo io il giornalismo sportivo sono tali solo se lavori per “Novella 2000”, oppure per un quotidiano sportivo che ogni giorno deve riempire 3/4 pagine di giornale o per radio che dovendo parlare 24 ore al giorno di Lazio ci si tuffano a pesce su queste cose.

Non amo Felipe Anderson e non condivido il suo atteggiamento da vittima, considero giusta un’eventuale punizione ma scontata quella difendo Felipe Anderson come ho difeso nell’estate del 2016 (pur dicendo che aveva sbagliato) Keita, perché è un patrimonio della Lazio. E se non fosse stato per Peruzzi che lo ha inquadrato nei ranghi, Keita non avrebbe mai giocato quella eccezionale che ha consentito a lui di avere il contratto milionario che ha avuto e alla Lazio di riempire le casse. E per Felipe Anderson, per come la vedo io, vale lo stesso identico discorso. Va recuperato. E poi magari venduto al miglior offerente la prossima estate. Ma qui, ora,se si vuole centrare veramente la Champions League serve l’apporto di tutti, anche di Felipe Anderson…




Accadde oggi 18.08

1968 Grosseto, Stadio comunale - Grosseto-Lazio 0-8
1982 Coppa Italia I turno, girone 3, gara 1 - Roma, stadio Flaminio - Lazio- Perugia 3-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 0-0 (5-4 d.c.r.)
2000 Goteborg, - Gaiss-Lazio 0-4
2002 Udine, stadio Friuli - Triangolare del Friuli
2003 Rieti - Torneo dei Tre Continenti

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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