08 Febbraio 2018

Ho visto giocare un "alieno"...
di Stefano Greco

Scorrendo gli avvenimenti del giorno nella storia della Lazio, l’occhio mi è caduto su un Lazio-Milan dell’8 febbraio del 1998, nel primo anno dell’era dell’oro cragnottiana. Quella partita, come tante altre in quel periodo fu spaccata in due e decisa da un “alieno” atterrato anni prima nel mondo Lazio che risponde al nome di Alen Bokšić. Uno, tanto per capirci o per spiegare bene di chi stiamo parlando a chi non ha avuto la fortuna di averlo visto giocare, che Ibrahimovic se lo sarebbe messo in tasca se non avesse avuto un carattere ribelle, indolente e un rendimento così incostante da far perdere in certe occasioni la pazienza anche a un santo. Per capire qualcosa a chi non l’ha visto giocare e per rinfrescare la memoria a chi ha visto ma dimenticato al punto da esaltare oggi giocatori che, al massimo, potrebbero allacciare gli scarpini a uno come Bokšić, ecco un filmatino di 4 minuti. Anche se per giudicare basterebbero anche solo gli ultimi 30/40 secondi…

https://www.youtube.com/watch?v=47vOENX5oAY

Ogni presidente di calcio ha un “pupillo”, un giocatore che considera il suo fiore all’occhiello, in alcune occasioni quasi un secondo figlio. Per Paolo Mantovani era Roberto Mancini, per Massimo Moratti era Alvaro Recoba, per Franco Sensi era Francesco Totti. Per Sergio Cragnotti, era e a distanza di quasi 15 anni dal suo addio alla Lazio è ancora Alen Bokšić. Perché quando glielo nomini, il volto del presidentissimo si illumina e gli occhi gli brillano mentre con la mente sfoglia l’album dei ricordi. Croato, nato a Makarska il 21 gennaio del 1970, Bokšić fa il suo esordio ad appena 17 anni con la maglia dell’Hajduk di Spalato. Dotato di un fisico possente e di una tecnica di base straordinaria, Alen Bokšić ha nella velocità la sua arma vincente. Ha i piedi di un brasiliano unita alla potenza di un tedesco e quando parte palla al piede diventa impossibile per chiunque fermarlo con le buone maniere. Il suo limite, però, è in quel carattere indolente tipico dei giocatori slavi, capaci di incredibili acuti e di inspiegabili pause, che ne frenano l’ascesa.

Nonostante il rendimento decisamente altalenante, con i 27 gol segnati in 3 stagioni da titolare guida l’Hajduk alla conquista della Coppa della ex-Jugoslavia. Lo acquista il Cannes, ma in Costa Azzurra gioca appena una partita, poi passa a Marsiglia alla corte di Bernard Tapie. Nella stagione ’92-’93, Alen Bokšić esplode. Segna addirittura 23 reti in 37 partite di campionato e 3 gol in Coppa dei Campioni portando la squadra verso la finale di Monaco di Baviera, vinta 1-0 contro il Milan di Fabio Capello, e alla conquista del titolo di Francia. Sergio Cragnotti, appena approdato alla presidenza della Lazio, si innamora a prima vista “dell’alieno”, soprannome che Alen Bokšić si porterà dietro per tutta la carriera. Bernard Tapie è potente, ma l’Olimpique Marsiglia sta per finire nel mirino della magistratura e della giustizia sportiva francese. In barca, con il primo di quei blitz che in seguito caratterizzeranno tutta la sua gestione, Sergio Cragnotti riesce a convincere Tapie a cedergli l’asso croato. È il 1993 e alla riapertura del mercato Alen Bokšić il 7 novembre fa il suo esordio con la maglia della Lazio, a Napoli. Il suo impatto è a dir poco devastante. La Lazio attraversa un momento difficile, ma lui dà una scossa sia alla squadra che all’ambiente. Segna all’esordio all’Olimpico un gol bellissimo di testa contro il Torino, ma conquista definitivamente i suoi nuovi tifosi tre settimane dopo, nella sfida con la Juventus. Zoff lo piazza al centro dell’attacco al posto di Casiraghi, in coppia con Signori e con Gascoigne alle loro spalle. Lui ripaga Zoff della fiducia, colpisce una traversa pazzesca con un tiro di destro che Peruzzi non vede neanche partire, poi su cross di Fuser segna un gol fantastico di testa in tuffo.

L’arrivo di Zeman coincide con la definitiva consacrazione di Alen Bokšić. Gli schemi del tecnico boemo esaltano le doti dell’attaccante di Makarska, che è abilissimo ad inserirsi negli spazi e diventa addirittura devastante quando non deve offrire punti di riferimento alla difesa avversaria. In quella stagione segna a ripetizione e realizza contro il Foggia la sua prima tripletta in campionato nel 7-1 che la Lazio infligge all’ex squadra del tecnico boemo. Ma il rapporto con Zeman si logora ben presto. Insofferente alle regole ferree imposte dal tecnico e agli allenamenti massacranti che sono il marchio di fabbrica di Zeman, Alen Bokšić comincia a diventare nervoso. Il 28 febbraio del 1995, a Dortumund, nel corso della partita di ritorno che vale il visto per la semifinale di Coppa Uefa, l’attaccante croato è protagonista di un episodio che, a distanza di quasi 23 anni, ancora non è stato del tutto chiarito. Nel secondo tempo, con la Lazio sotto di un gol, Alen Bokšić  all’improvviso imbocca il tunnel che porta negli spogliatoi. Non c’è un cambio in vista, non c’è stato un contatto che può far pensare ad un infortunio e tutti in tribuna si chiedono il perché di quella fuga che si protrae per quasi 10 minuti. Alla fine di partita, le versioni su quella fuga sono contrastanti. C’è chi parla di un litigio a distanza tra il tecnico e l’attaccante, convinto a rientrare in campo solo dal medico e da Manzini che sono corsi negli spogliatoi; chi parla di un problema fisiologico e di un’assenza prolungata a causa della distanza tra il campo e gli spogliatoi; chi di un’iniezione fatta lontano da occhi indiscreti per consentire al croato di sopportare il dolore. Fatto sta che la Lazio perde la qualificazione proprio all’ultimo minuto e quell’episodio diventa motivo di ulteriore dissidio tra Bokšić e Zeman. La stagione successiva si rivela un vero e proprio disastro. Dopo le 11 reti segnate nella prima annata  zemaniana, il rendimento di Bokšić crolla: appena 4 reti in 26 partite.

Cragnotti a fine stagione cede alle pressioni di Zeman e vende Alen Bokšić alla Juventus. In bianconero non gioca una stagione esaltante ma vince praticamente tutto: scudetto, Coppa Intercontinentale e  Supercoppa Europea, ai quali si aggiunge la Coppa dei Campioni persa nella finale di Monaco di Baviera contro il Borussia Dortmund. Licenziato Zeman, Sergio Cragnotti può riportare a Roma il suo “pupillo” e lo affida alle sapienti mani di Eriksson. Anche per il “rettore di Torsby” la gestione di Alen Bokšić si rivela tutt’altro che semplice, ma nella prima stagione riesce a farlo rendere al massimo. “L’alieno” segna 3 gol in due turni di Coppa Italia, poi il 9 novembre del 1997 torna al gol anche in campionato, siglando una rete da antologia contro la Sampdoria: parte da centrocampo palla al piede, finta il passaggio, supera uno, due, tre uomini in dribbling, poi da fuori area si inventa un pallonetto impossibile e mette il pallone sotto l’incrocio dei pali, con Ferron immobile che guarda l’incredibile parabola disegnata da Alen Bokšić e lo applaude per quella sua prodezza. Quel gol sblocca definitivamente il “pupillo” di Sergio Cragnotti che tra il 14 dicembre e l’8 febbraio realizza 8 reti in 7 partite, ma è soprattutto sempre decisivo. Il 6 gennaio 1998, nel derby d’andata di Coppa Italia, è addirittura devastante. Dopo due minuti sorprende la difesa della Roma e segna la rete che dà il via alla goleada, poi conquista il rigore che consente a Jugovic di portare la Lazio sul 2-0, prima del 4-1 finale. Lascia il segno anche nel derby di campionato, aprendo la strada alla conquista del poker di successi toccando di giustezza in rete il pallone su una punizione-bomba di Jugovic rimpallata dalla difesa. L’intesa tra Jugovic e Bokšić è il marchio di fabbrica della prima Lazio di Eriksson. Responsabilizzato anche dalla partenza di Beppe Signori, l’attaccante croato gioca una stagione fantastica, fino a quando un infortunio condiziona il suo finale di stagione, al punto da impedirgli di rispondere alla convocazione per il Mondiali in Francia, dove la Croazia conquista un inatteso terzo posto.

L’infortunio lo costringe a saltare quasi tutta la stagione successiva e la sua assenza pesa enormemente su quello scudetto sfumato proprio all’ultima giornata. In campionato riesce a giocare solo 3 partite e altrettante in Coppa delle Coppe. Ma in Europa è suo il gol nella semifinale d’andata a Mosca contro la Lokomotiv che spiana alla Lazio la strada verso la seconda finale europea consecutiva. Come era già successo con Zeman, si logora anche il rapporto con Eriksson. In occasione di una partita di campionato all’Olimpico, ufficialmente a causa di una maglia troppo stretta, perde il controllo negli spogliatoi e lascia lo stadio, sostituito all’ultimo secondo nella lista già consegnata all’arbitro. Alen Bokšić vive quell’ultima stagione che porta allo scudetto quasi da separato in casa. Eriksson non lo emargina, anzi, lo getta nella mischia anche in occasione di sfide decisive, come la semifinale di ritorno di Coppa Italia con la Juventus e “l’alieno” gioca e segna gol decisivi, ma senza mai sorridere. La sua esultanza, con quel dito che punta il cielo, a volte è rabbiosa e a volte addirittura soffocata. La Lazio vince tutto in quella stagione straordinaria, ma Alen Bokšić è oramai un corpo estraneo, addirittura assente alla festa improvvisata del 14 maggio in cui la squadra festeggia fino alle prime luci dell’alba quell’incredibile scudetto strappato alla Juventus. A fine stagione, l’attaccante croato accetta l’offerta del Middlesbrough e va a giocare in Premier League, lasciando la Lazio dopo 157 partite giocate e 43 gol segnati, ma soprattutto dopo sette trofei conquistati e una finale di Coppa Uefa. Ma lasciando Roma è come se avesse appeso idealmente gli scarpini al chiodo, quindi dopo due stagioni in Inghilterra, ad appena 32 anni Alen Bokšić decide di lasciare definitivamente il mondo del calcio.

Dieci anni dopo, quando nel luglio del 2012 la federazione croata decide di fare una mezza rivoluzione per rilanciare la nazionale, Davor Suker appena eletto presidente va a bussare alla porta di Alen Bokšić, offrendogli il ruolo di Team Manager della nazionale e garantendogli sia potere di scelta che indipendenza. Bokšićaccetta e sceglie come ct Igor Stimac, ma la sua avventura dura pochissimo, perché quando la federcalcio croata annuncia il licenziamento di Stimac e affida la squadra a Niko Kovac, Alen Bokšić fa le valigie, saluta tutti e se ne va.

Ricco e appagato, Alen Bokšić è uno spirito libero e decide di rifugiarsi a Mariaska, una piccola isola davanti a Makarska che ha comprato con i soldi guadagnati tirando calci ad un pallone. In questo minuscolo puntino sulle mappe nautiche, Alen Bokšić ritrova la sua serenità. Tra scogli, natura selvaggia e un piccolo porticciolo che si allunga sulle acque limpide della Dalmazia, non lontano dal parco marino di Telescica, si dedica alle sue passioni di sempre: lo sci nautico e la navigazione. Poi, a tempo perso, si dedica alla sua attività di commentatore sportivo per la televisione croata. Un modo come un altro per restare vicino al mondo del calcio, ma senza nessun tipo di pressione. 




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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