05 Gennaio 2018

Auguri mister, auguri Beppe!
di Stefano Greco

In un mondo in cui l’immagine è tutto e l’apparenza oramai conta più della sostanza, ci sono persone che nella vita raccolgono meno di quello che hanno seminato. Accade in tutti i campi, ma soprattutto nel mondo dello sport, dove oltre alla bravura contano le pubbliche relazioni, la capacità di “sapersi vendere bene”. Già, perché spesso e volentieri nel calcio conta più saper stare bene davanti ad una telecamera, conta più saper parlare bene che saper allenare bene. Insomma, le parole più dei fatti. Quante volte parlando di certi tecnici ci siamo chiesti: “Ma come fa quello a trovare ogni anno una panchina in Serie A?”… Oppure, vedendo certi calciatori (spesso e volentieri stranieri…), ci siamo chiesti: “Ma questo come ha fatto ad arrivare in Serie A?”

La risposta a queste domande è semplice: perché basta entrare nel giro giusto e essere un po’ ruffiani. Ecco, il personaggio in questione, che oggi compie 72 anni (portati magnificamente, beato lui…), è uno che non si è mai saputo vendere, uno che ha sempre privilegiato il lavoro sul campo alle chiacchiere con i giornalisti, uno che ha lanciato tanti giovani senza sentirsi dire mai in alcuni casi neanche “grazie”, uno che ha cresciuto in casa un Campione del Mondo ma che non ha mai usato quel titolo conquistato dal figlio per farsi pubblicità e per ottenere una panchina. Sto parlando di Beppe Materazzi, uno che ha speso una vita dietro ad un pallone, in pantaloncini o in tuta e semplicemente per passione. La stessa passione che a 70 anni lo ha convinto a rimettersi in gioco come Direttore Tecnico in una piazza non facile come Siena per riportare la nuova Robur dove stava prima del fallimento. La stessa passione che lo porta a passare giornate su campi della periferia del calcio per seguire passo, passo, due nipoti a cui tiene più che alla sua vita e che si affacciano al grande calcio: Andrea e Alessio (in ordine di età…), che di cognome fanno Maestrelli. Già, perché nei grandi intrecci della vita e del destino, Beppe Materazzi è il padre di Monia, la moglie di Maurizio Maestrelli, il figlio del “Maestro”. Storie da Lazio…

Sì, perché anche se quella laziale è stata solo una breve parentesi nella carriera di Beppe Materazzi, sono bastati quei due anni per fargli entrare la Lazio nel cuore: per sempre. Perché sono stati due anni molto particolari, di quelli che segnano, che lasciano cicatrici profonde sulla pelle, ma anche nel cuore e nell’anima. Beppe, nato il 5 gennaio del 1946 ad Arborea, in provincia di Oristano, ha sempre il sorriso accennato sul volto, ma è sardo nell’animo: è silenzioso, non ama la vetrina, ma il duro lavoro. Arriva alla Lazio nell’estate del 1988, dopo aver vinto la Mitropa Cup sulla panchina del Pisa, guidato a centrocampo da un certo Carlos Dunga. Beppe Materazzi arriva con un palmares di tutto rispetto, con la fama di uno che sa lanciare i giovani e che fa praticare alle sue squadre un bel calcio, ma arriva nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma, soprattutto, prende il posto di un allenatore adorato dalla piazza laziale e che è stato allontanato in modo burrascoso: Eugenio Fascetti.

Beppe e Eugenio sono completamente diversi, anche se hanno parecchi punti in comune: entrambi hanno giocato nella Juventus, entrambi sono passati per Messina (il primo da allenatore e il secondo da calciatore), ma soprattutto hanno vissuto per una vita in Puglia, a Lecce e a Bari. Beppe ha giocato 228 partite con la maglia del Lecce diventando una bandiera, mentre Eugenio è l’allenatore della prima storica promozione del Lecce in Serie A; Beppe ha giocato e poi ha allenato in tre periodi diversi il Bari, Eugenio a Bari ha vissuto il periodo più lungo passato su una panchina di Serie A (ben sei anni) crescendo e lanciando Antonio Cassano. Ecco, a proposito di quello che semina e si raccoglie: tutti ricordano che è stato Fascetti a crescere e lanciare Antonio Cassano, in pochi ricordano che è stato Beppe Materazzi a crescere e a lanciare in Serie A un Paolo Di Canio reduce da un infortunio gravissimo che poteva costargli la carriere e addirittura una gamba. Ma torniamo alla nostra storia…

Nell’estate del 1988, dopo aver ottenuto nel giro di due anni una storica salvezza (partendo da -9) e una promozione in Serie A, Eugenio Fascetti viene messo alla porta da Calleri, anche se le cause del divorzio sono legate più ai pessimi rapporti tra il tecnico viareggino e Renato Bocchi, il socio di Calleri. Fascetti viene convocato a Roma e dopo una furiosa lite nella sede di via Margutta 54, Eugenio esce e spara: “Mi hanno chiamato, ma c’era già il nuovo allenatore nascosto nell’armadio”. Quell’allenatore, era Beppe Materazzi. Il rapporto parte quindi con il piede sbagliato e non certo per colpa di Materazzi, che si trova, incolpevole, al centro di una vera e propria bufera, con tifosi che già il giorno della presentazione e in ritiro contestano ferocemente la società e di conseguenza lui, reo di aver preso il posto di Fascetti, uno degli allenatori più amati nella storia della Lazio. Già alle prese con problemi ambientali enormi e una squadra rinnovata e da assemblare, Beppe Materazzi si ritrova all’improvviso anche solo. Già,  perché il 30 agosto del 1988 viene a mancare sua moglie Anna e Beppe si ritrova a dover mandare avanti da solo una famiglia con tre figli adolescenti: Monia ha 17 anni e mezzo, Marco ha 15 anni e Matteo ne ha poco più di 12. E non è facile fare l’allenatore e il padre di famiglia a tempo pieno, soprattutto in una piazza difficile come quella romana.

Tommaso Maestrelli, a chi gli chiedeva quale era il segreto del suo successo, ripeteva sempre:“Se sono riuscito a raggiungere, in pochi anni, traguardi così importanti in un ambiente difficile come quello romanolo devo a Umberto Lenzini, che mi ha sempre difeso nei momenti più delicati; all’appoggio di un ristretto gruppo di amici giornalisti che mi ha difeso e incoraggiato a proseguire sulla strada intrapresa; ma soprattutto a mia moglie Lina, che mi ha sopportato nei momenti in cui ero di cattivo umore. E’ bene che la gente sappia che il contributo della mia famiglia ai successi della Lazio è stato determinante. Nessuno può sapere che cosa può significare per un allenatore rientrare a casa dopo una giornata impegnativa e stressante, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e trovare un ambiente caldo e sereno. Ho avuto la possibilità di dedicarmi anima e corpo alla Lazio, solo perché mia moglie ha sempre provveduto da sola a mandare avanti la famiglia”.

Beppe Materazzi non ha potuto contare su nessuna di queste cose: non ha avuto al fianco una moglie in grado di supportarlo e di sollevarlo dai problemi della vita quotidiana con tre adolescenti da crescere; non ha avuto un presidente pronto a difenderlo a spada tratta nei momenti difficili e tantomeno l’aiuto dei giornalisti, perché in casa-Lazio tra gli orfani di Fascetti c’erano anche tanti giornalisti. Compreso il sottoscritto. Beppe, quindi, si ritrova nelle condizioni di chi viene chiamato a scalare l’Everest non proprio a mani nude (ma quasi…) e pure con pochi viveri. Ma arriva fino in vetta. Ottiene la salvezza il primo anno (in cui  chiude imbattuto nelle quattro sfide contro il Milan di Sacchi che domina in Europa e il Napoli di Maradona e Careca, un po’ come una neo promossa che riesce a non perdere contro Barcellona e Real Madrid…), in una stagione che ha come perla il successo nel derby firmato da Paolo Di Canio. Nel secondo anno sfiora addirittura la qualificazione alla Coppa Uefa e vince contro l’Inter Campione d’Italia, contro il Napoli  che si appresta a vincere lo scudetto (addirittura 3-0) e ottiene quella che è ancora oggi l’ultima vittoria della Lazio in campionato a San Siro con il Milan: il 3 settembre del 1989, il giorno della tragica morte di Gaetano Scirea. Quindi, anche quell’impresa il giorno dopo passa in secondo piano.

Una sola vittoria, 3 sconfitte e altrettanti pareggi nelle ultime sette giornate di campionato, costano la mancata qualificazione alla Coppa Uefa (la Lazio arriva nona e in Europa ci va il Bologna, ottavo, che chiude con 3 soli punti in più) e la panchina a Materazzi, etichettato come Mister X, a causa dei troppi pareggi (15 in 34 giornate) collezionati dalla Lazio. Calleri e Regalia decidono di puntare su Dino Zoff, che nonostante i rinforzi chiesti e ottenuti collezionerà un undicesimo e un decimo posto. Ma grazie ad una stampa diversa e a quel supporto da parte della società che Materazzi non ha mai avuto, Zoff arriverà alla terza stagione, alla qualificazione alla Coppa Uefa e soprattutto a vivere l’epopea cragnottiana.

Beppe Materazzi, invece, inizia il suo lungo girovagare per l’Italia, anche se ha scelto Roma come base definitiva per la sua famiglia. A Bari, un nuovo incrocio con Eugenio Fascetti, ma questa volta si invertono i ruoli: è Beppe a lasciare la panchina ad Eugenio e una squadra pronta a spiccare il volo, grazie ad un vivaio inesauribile che sforna in continuità calciatori in grado di giocare in prima squadra e destinati a una grande carriera.

Così va la vita. Come dicevo all’inizio, non tutti ricevono in base a quello che hanno seminato: e Beppe Materazzi è sicuramente uno di questi. Già, perché soprattutto a livello mediatico, lui ha raccolto solo le briciole rispetto ad altri che hanno seminato meno e peggio. Ma se lo incontri, vedi un padre e un nonno con il sorriso sempre stampato sulle labbra e un uomo di calcio che può ancora insegnare tanto ma lo fa con semplicità, senza l’arroganza o la prosopopea di chi si mette sempre su un pulpito, pronto a dare lezioni a giornalisti e tifosi. Perché lui è fatto così: un grande uomo, silenzioso ma attento a qualsiasi cosa, che parla ma che sa anche ascoltare. Auguri Mister Beppe e complimenti per quei 72 anni portati splendidamente dal punto di vista fisico e mentale, con lo spirito e l’animo di un ragazzino…




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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