07 Dicembre 2017

Stadio-Lazio, 150 mesi di chiacchiere...
di Stefano Greco

Il 2017 passerà alla storia come l’anno del via libera allo stadio della Roma. Entro la primavera del 2018, infatti, inizieranno i lavori per la costruzione del nuovo impianto che sorgerà a Tor di Valle, sulle ceneri dell’ex ippodromo. E la Lazio? A Formello, dove ancora non c’è traccia di quella Academy presentata in pompa magna il 26 maggio del2014 e che doveva essere pronta entro la primavera del 2015, dopo il sì allo stadio della Roma si sono svegliati dal sonno pluridecennale, perché la presentazione del plastico dello Stadio delle Aquile risale addirittura al 20 giugno del 2005. E da quello che ha detto ieri Diaconale, la Lazio è ancora ferma a quel plastico e a quel progetto di 12 anni e mezzo fa. Anche se progetto è una parola grossa, perché in questi 150 mesi nessuno lo ha mai visto questo progetto: né i 4 sindaci che si sono succeduti sullo scranno in Campidoglio né i loro assessori. Perché mentre quello della Roma presentato dagli americani è un progetto reale (discutibile, sicuramente, ma esiste e in base a quel progetto si è discusso, lavorato e limato fino ad arrivare al via libera definitivo) quello della Lazio, o meglio, quello di Lotito, è un progetto virtuale. Né più né meno come quello della Academy, visto che dopo oltre 3 anni dalla posa simbolica della prima pietra, al Comune di Formello non è stato depositato nessun progetto definitivo. Per questo non arriva nessun via libera alla costruzione della Academy Bob Lovati. Per questo, pur essendo partiti quasi 10 anni prima della Roma con il progetto stadio, ora siamo costretti a rincorrere o, come si dice a Roma, ad “andare a rimorchio”…

Sullo “Stadio delle Aquile”, quindi, siamo a 4553 giorni di chiacchiere, di nulla mascherato da progetto. L’unico vantaggio, almeno, è che per lo stadio che non c’è la Lazio non ha speso nulla, al contrario di quegli oltre 4 milioni di euro usciti dalle casse della SS Lazio e finiti in quella della Snam Lazio Sud, sotto forma di “anticipi di lavori in conto futuro”. Ma la cosa ancora più imbarazzante è il silenzio dell’intera comunicazione romana e laziale su questa vicenda iniziata 4212 giorni fa, in un caldo pomeriggio estivo. Da allora, come detto, 150 mesi e 4553 giorni di chiacchiere, con la Lazio superata da Juventus e Udinese, oltre che dal Cagliari e dalla Roma, con l’Atalanta che sta per dare il via ai lavori del nuovo stadio. E anche il Frosinone ha un impianto di proprietà che è un piccolo gioiello. Per chi avesse la memoria corta, ecco un bel riassunto di questa storia archiviata ad arte e rispolverata ora dopo il via libera definitivo allo stadio della Roma…

Il 20 giugno 2005, il presidente della Lazio annuncia in pompa magna a Formello la costruzione dello Stadio delle Aquile, mostrando un plastico realizzato dall’Ama Group. Quel giorno, raccontò ai giornalisti di avere sia i terreni dove costruire che 500 milioni di euro pronti per realizzare un’opera faraonica che, oltre allo stadio, comprendeva una Cittadella dello Sport, centro commerciale, ristoranti e un piccolo quartiere destinato a nascere intorno all’impianto: insomma, una piccola Lazioland da vivere 365 giorni all’anno. All’inizio, Lotito è stato vago sul luogo dove sarebbe sorto questo stadio. Ha detto, in parole povere, “ditemi di sì e vi dico dove e cosa costruisco”. Insomma, in linea con il personaggio.

La giunta Veltroni offrì immediatamente il Flaminio, la risposta fu lapidaria: “è buono solo per pisciarci dentro”. Uno schiaffo alla giunta, ma anche alla storia della Lazio e a quelle migliaia di tifosi laziali che hanno sempre considerato quel quartiere e quello stadio una seconda casa. Ma è stato solo il primo schiaffo. Il secondo è arrivato nel 2007, quando con la complicità del sindaco dell’epoca di Valmontone, Lotito disse di aver trovato il terreno giusto per costruire lo stadio, minacciando la giunta capitolina di portare la Lazio fuori dal raccordo. La risposta di Roberto Morassut, assessore comunale all’Urbanistica, fu immediata…

“Abbiamo chiesto a Lotito di presentare un’area urbanisticamente compatibile con il nuovo Prg di Roma, gli abbiamo offerto il Flaminio e che c’eravamo dichiarati d’accordo con il sindaco di Fiumicino Canepini, di centrodestra, per la realizzazione dello stadio della Lazio nel territorio di quel comune. In tutti e tre i casi abbiamo ricevuto risposta contraria. In particolare per Fiumicino Lotito sostiene che la cubatura non sarebbe sufficiente. Ecco quindi svelata la verità: a Lotito non interessa lo stadio, ma solo una gigantesca speculazione edilizia sulle spalle della Lazio e dei suoi tifosi anche a costo di portare fuori Roma il club, con i suoi 107 anni di storia”.

Al grido di “a Valmontone vacce te”, quella provocazione svanì nel nulla e, come d’incanto, con la caduta di Veltroni e la salita in Campidoglio di Alemanno cadde anche il velo che nascondeva le vere mire del presidente della Lazio. Costruire non un quartiere, ma quasi una piccola città (12.000 unità abitative…) sulla Tiberina. Cento ettari in un'ansa del Tevere, una distesa di campi coltivati e destinati a zona di esondazione naturale del Tevere, a Prima Porta, all'altezza dei resti della villa di Livia, tra la via Tiberina, la Flaminia, il fiume e, dall'altra parte della riva, la Salaria.

Girando con quel plastico dello Stadio delle Aquile realizzato dall’AMA Group custodito nel portabagagli, per mesi Lotito è salito in Campidoglio per ottenere il via libera per costruire su quei terreni (casualmente di proprietà della famiglia Mezzaroma) soggetti ad ogni tipo di vincolo: da quello storico a quello idrogeologico, tutti insuperabili. Lotito fece di tutto per aggirare quei vincoli, provò addirittura a scriversi una legge sugli stadi ad hoc per superarli, ma alla fine fu costretto ad arrendersi. Anche perché come Veltroni, anche Alemanno aveva le mani legate e non poteva dare il via libera perché su quei terreni c’era un documento del Comune di Roma che, senza troppi giri di parole, illustrava i motivi (legge e piano regolatore alla mano) per cui non èera possibile superare i vincoli che rendevano quell’area sulla Tiberina NON EDIFICABILE. Quindi i terreni non idonei per realizzare il progetto portato avanti da Lotito.

“Il progetto relativo alla realizzazione della Cittadella dello Sport della SS Lazio denominata ”Stadio delle Aquile” prevede il trasferimento nell’area prescelta dell’intera Polisportiva Lazio: e quindi, oltre al nuovo stadio, ai ristoranti, alle residenze/villette, agli alberghi, il progetto prevede la costruzione di campi di calcio e calcetto, campi da rugby, da tennis, hockey su prato, baseball, atletica leggera, etc. Il tutto su un’area estesa circa 600 ettari e sulla quale si chiede di realizzare volumetrie pari a circa 2.000.000 di metri cubi. L’area si trova al Km 9,4 della Via Tiberina: ebbene, è già da ora possibile affermare che il contesto territoriale nel quale si propongono tali trasformazioni è DEL TUTTO INCOMPATIBILE con le previsioni date dal Prg di Roma; è DEL TUTTO INCOMPATIBILE con il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, adottato dalla Giunta Regionale e in attesa della definitiva approvazione da parte del Consiglio Regionale; è INCOMPABILE con il Piano Territoriale di Coordinamento recentemente approvato dal Consiglio Provinciale di Roma, e, infine,è INCOMPATIBILE con il vincolo statale ai sensi della Legge 431/1985, quale area di esondazione del Fiume Tevere”.

Per più di 12 anni, le varie amministrazioni hanno invitato il presidente della Lazio a presentare un progetto dettagliato con relativa cubatura, divisa tra impianti sportivi, commerciale e residenziale, ma di nero su bianco non è stato messo NULLA. All’inizio, la scusa è stata quella di aspettare quella Legge sugli Stadi che si era scritto su misura, ma che poi gli è stata bocciata e riscritta con dei vincoli che gli impediscono di utilizzare i terreni sulla Tiberina di proprietà della famiglia Mezzaroma; poi, la nuova scusa è stata “vediamo cosa fanno con il progetto della Roma”. Insomma, da giugno 2005 a oggi la Lazio è rimasta ferma, mentre gli altri sono andati avanti. La Juventus, partita nello stesso periodo con il progetto del nuovo stadio, gioca già da anni in un impianto moderno che le ha consentito (grazie alle nuove entrate utilizzate per rinforzare sempre di più la squadra) di quadruplicare quasi il fatturato. Gli americani della Roma, partiti 7 anni più tardi, hanno avuto il via libera. E noi stiamo qui, ad aspettare, anzi, a riproporre un plastico impolverato di 12 anni e mezzo fa e dei terreni soggetti, documenti alla mano, a qualsiasi tipo di vincolo.

In tutti questi anni, Lotito non si è mosso di un millimetro da quei terreni sulla Tiberina. Ma perché tutta questa insistenza? Perché si è detto di NO a tutte le proposte alternative arrivate in questi anni, dallo Stadio Flaminio ai terreni offerti dal sindaco Canapini a fianco dell’autostrada Roma-Fiumicino? Il motivo è molto semplice e ve lo spieghiamo raccontando la storia di quei terreni e della società che li controlla.

Cristina e Marco Mezzaroma, rispettivamente moglie e cognato del presidente della Lazio (nonché socio di Lotito nella Salernitana), sono i proprietari dei 493 ettari di terreno al chilometro 6,2 della via Tiberina a nord di Roma, dove nei sogni del presidente della Lazio dovrebbe sorgere un impianto polifunzionale dal costo di 800 milioni di euro (nel 2005, ricordate, erano 500 i milioni di euro…) e con cubature altrettanto colossali. Perché oltre ad uno stadio da 55-60.000 posti e alla cittadella sportiva, intorno (e con la scusa dello stadio…) dovrebbe nascere un vero e proprio quartiere, con centro commerciale, cinema, ristoranti e qualcosa come 12.000 unità abitative. Tutto questo, in una zona considerata a rischio idrogeologico (e per questo soggetta a vincoli) ma anche di valore storico. La tenuta, infatti, ha una storia che risale al XVI secolo, quando venne fondata dalla famiglia Altieri Pasolini e fu poi utilizzata come residenza estiva da papa Clemente X alla fine del Seicento.

L’area, non distante dal centro sportivo di Formello dove si allena la Lazio, è in portafoglio alla Agricola Alpa. La società è controllata al 99% dalla Micromarket 2000, una subholding immobiliare di proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma, i due figli del costruttore Gianni Mezzaroma, fratello di Pietro, che per breve tempo azionista della Roma di Franco Sensi e che è il padre di Massimo, l’ex presidente del Siena. A luglio del 2009, Micromarket ha comprato la quasi totalità delle quote rilevando per 2 milioni di euro il pacchetto di minoranza del principe Francesco di Napoli Rampolla, duca di Buonfornello. Attualmente la società  Alpa  ha una produzione agricola che vale poco meno di 300 mila euro all’anno. Prima del progetto-stadio varato dal presidente della Lazio, i Mezzaroma puntavano a uno sviluppo immobiliare dell’area basato sulla costruzione di villini e di una struttura agrituristica. Il progetto dello Stadio delle Aquile, però, aumenterebbe in modo considerevole le potenzialità patrimoniali di una società che, in ogni caso, già nel 2009 è stata rivalutata in modo molto consistente. Grazie al decreto anticrisi del governo (legge 2 del 2009) e sulla base di una perizia tecnica, la proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma è passata da un valore al costo storico di 1,4 milioni di euro a un valore patrimoniale di 21,4 milioni di euro. E questo solo grazie all’ipotesi dello Stadio delle Aquile con annessi e connessi. Ma se sparisce lo stadio, va in fumo anche quel valore patrimoniale dell’area.

Lo stadio, quindi, è solo uno specchietto per le allodole. Che il presidente della Lazio possa trarre vantaggio dalla costruzione di uno stadio, è legittimo, perché nessuno a questo mondo fa niente per niente e anche Parnasi, per quanto tifosissimo della Roma, non si è presentato sulla scena come un buon samaritano. Il problema nasce se l’interesse personale va a discapito dell’interesse della Lazio, al grido di “O Tiberina o morte”.

Tutti vogliamo un nuovo stadio, tutti vogliamo una nuova casa per la Lazio, ma è troppo chiedere che venga costruito rispettando le leggi, evitando di edificare in zone a rischio alluvione, come succede troppo spesso in Italia? Oppure che venga costruito solo lo stadio, senza quartiere residenziale annesso, ma con centro commerciale e un albergo, ovvero più di quello che c’è intorno allo Juventus Stadium, oppure a tutti gli stadi inglesi, spagnoli e tedeschi: sia quelli di vecchia che quelli di nuova costruzione. Perché per far fare un salto di qualità ad una società a livello di entrate, basta e avanza un nuovo stadio, magari con la copertura completa, in modo da poterlo utilizzare tutto l’anno anche per concerti al chiuso con una capienza di oltre 40.000 posti. Stadi che esistono negli Stati Uniti, ad esempio, dove si gioca in qualsiasi condizione climatica e dove gli stadi diventano la sede, oltre che di eventi sportivi, anche di eventi musicali o addirittura di Convention dei Democratici e dei Repubblicani delle recenti elezioni americane. Perché tutto fa business e tutto può portare soldi. A patto però di scegliere terreni edificabili e non di voler forzare la mano con la scusa dello stadio per trasformare dei terreni soggetti a qualsiasi tipo di vincolo in edificabili, come si prova a fare da anni con quelli della Tiberina.

Dopo 4553 giorni di chiacchiere e dopo il sorpasso subito dalla Roma, qualcuno invece che riproporre il “progetto-Tiberina” facendo da megafono alla società dovrebbe prima chiedere conto al presidente della Lazio del perché non ha mai tramutato quelle chiacchiere in fatti concreti. Perché se si ha un progetto, lo si tira fuori e si chiedono i permessi, visto che la Legge sugli Stadi ora offre la possibilità di farlo e tempi certi per la risposta. Invece, nulla. Il NULLA assoluto nel silenzio più assoluto! Se quel progetto non era realizzabile, a causa dei troppi vincoli che gravavano su quei terreni, e il bene della Lazio era la cosa primaria, si poteva cambiare area, si poteva scegliere una zona edificabile come ha fatto la Roma dopola bocciatura della zona proposta dai Sensi. Invece no. Noi siamo rimasti colpevolmente fermi al 20 giugno 2005: 150 mesi e 4553 giorni di chiacchiere sono tanti, troppi. Anche per una città complicata come Roma… E qualcuno (azionisti della Lazio in testa, visto che dalle casse societarie sono usciti 4 milioni di euro per la Academy Bob Lovati a fronte del nulla…) prima di parlare dello stadio dovrebbe finalmente chiedere conto al presidente della Lazio del perché di questo silenzio e di questo immobilismo, oltre che conto del perché una società che non ha soldi per fare mercato se non vendendo i pezzi migliori ha buttato 4 milioni di euro solo per fare lo sbancamento di terreno in quel di Formello, senza costruire l’Academy Bob Lovati e senza avere già in tasca i permessi per costruire qualcosa… Perché questa è la realtà. Il resto, sono solo chiacchiere che rischiano di far passare altri anni ai 12 e mezzo già trascorsi da quella presentazione e quell’annuncio del 20 giugno 2005!




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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