06 Dicembre 2017

Gazza e quel capolavoro fatto da... ubriaco!
di Stefano Greco

Ho visto cinquant’anni di calcio e migliaia di partite, ma ce ne sono alcune impossibili da dimenticare. Il 6 dicembre, ad esempio, non è una data come tutte le altre per chi come me ha vissuto e amato il calcio degli anni novanta, l’ultimo dal sapore romantico prima dell’era del business, di quel calcio moderno dominato dalle televisioni e dai soldi dei diritti tv e degli sponsor. Già, perché in una fredda e piovosa domenica di fine autunno che annuncia l’inverno, Paul Gascoigne ha trasformato una partita anonima in un evento di cui si parla ancora a distanza di un quarto di secolo. E solo grazie ad un suo gol entrato nella storia del calcio. Il 6 dicembre del 1992, ovvero 25 anni esatti fa, si gioca Pescara-Lazio: e questo è il racconto di un capolavoro…

Un pallone come tanti a centrocampo che arriva tra i piedi di Paul Gascoigne da sinistra: ti aspetti una giocata normale, invece nella testa del genio si accende la lampadina e il pallone più normale della storia in una partita all’apparenza anonima si trasforma in un capolavoro, in uno di quei gol che non ti stanchi mai di vedere per quanto sono belli. Un avversario superato di slancio con una finta e un tocco di destro che fa sparire il pallone; un altro anticipato sempre di destro e uno di sinistro nello spazio di due metri, con la stessa agilità con cui Alberto Tomba si buttava tra i paletti dello slalom nei pendii più ripidi, rendendo facile quello che per gli altri era quasi impossibile; un quarto avversario mandato a vuoto in scivolata con un tocco rapido di destro che spalanca a Gazza la strada verso l’area di rigore, dove entra da solo e senza neanche pensarci batte il portiere di sinistro!

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Sette secondi esatti per realizzare un capolavoro, per consegnare alla storia una di quelle prodezze che ti rendono immortale. È successo esattamente 25 anni fa in una partita come tante altre diventata grazie a quel gesto tecnico di Gazza indimenticabile. Un gol segnato da un giocatore sceso in campo completamente ubriaco. No, non è uno scherzo, lo ha confessato lo stesso Gascoigne che quel capolavoro lo ha realizzato in uno stato di semi-incoscienza.

 “Il gol più bello della mia vita? L’ho segnato scendendo in campo ubriaco, in trasferta, contro una squadra della quale non ricordo neanche il nome. Qualunque cosa faccia nella vita deve essere divertente, se non lo è vuol dire che ho fallito. E per aiutarmi qualche volta bevevo negli spogliatoi prima di scendere in campo. Lo avevo fatto anche quel giorno, di nascosto. Quando mi è arrivato il pallone mi si è accesa la lampadina ed è scattato il genio che era in me. Per fermarmi in quel momento mi dovevano sparare”.

In quella frase c’è tutto il Gazza del passato, il genio e la sregolatezza di un fuoriclasse che per colpa dell’alcool non ha fatto la carriera che avrebbe meritato. Questo era Paul Gascoigne, il giocatore “daft as a brus” (pazzo come una spazzola, come lo definì l’allora ct della nazionale inglese Bobby Robson), uno dei protagonisti di un’altra era pallonara, di un calcio che non c’è più e del quale provo ogni giorno che passa sempre più nostalgia. Un calcio fatto di scherzi e di follie che strappavano un sorriso anche a personaggi seri e compassati.

“Non basterebbe un libro per raccontare tutto quello che ha combinato Gascoigne in quegli anni di Lazio”, mi ha detto Dino Zoff in un’intervista di un paio d’anni fa. “Una delle più belle la fece in ritiro prima di una partita, all’Hotel degli Aranci, ai Parioli, dove andavamo prima delle partite all’Olimpico. Ad un certo punto lui decise di andare via dall’albergo. Io provai in tutti i modi a trattenerlo, a spiegargli che se lasciava il ritiro poi non lo potevo far giocare, ma niente, non ci fu verso di convincerlo. La mattina dopo, chiamai Manzini e gli chiesi di cercarlo, di farlo tornare almeno per la riunione tecnica. Verso mezzogiorno, noi avevamo appena finito di mangiare, stavamo tutti in sala da pranzo e c’erano anche altri ospiti dell’albergo; io stavo al tavolo con Oddi, il dottor Bartolini e altri, con la faccia diretta verso la porta d’ingresso. Ad un certo punto, la porta si apre e entra Gazza, completamente nudo, che viene verso di me camminando nella sala come se fosse la cosa più normale del mondo e arrivato al tavolo mi dice: ‘Mister, eccomi… Manzini mi ha detto di venire di corsa così come stavo. E l’ho fatto, ma ero nudo e non ho fatto a tempo a vestirmi…’. Non sono riuscito a dirgli nulla, sono solo scoppiato a ridere mentre lui mi guardava tutto compiaciuto per l’ennesima bravata. Lui era un genio, anche in queste battute”.

Zoff e Gazza, diversi come il giorno e la notte. Ma ancora oggi, Dino non nasconde di aver sempre avuto un debole per quel “folle”, di esser stato completamente innamorato di quel ragazzo dal cuore enorme, dalla classe immensa, ma dal cervello di un bambino e per giunta completamente irresponsabile.

“Paul ne ha fatte di tutti i colori”, mi ha raccontato una volta Gigi Corino ridendo mentre tornava con la mente a quel periodo. “Una volta mi disse di passarlo a prendere a casa, perché lui a Roma non guidava, girava con l’autista. Quel giorno, non so perché era a piedi. Arrivo a casa, era come al solito mezzo nudo. Gli dico di sbrigarsi, perché Zoff era inflessibile e se arrivavi in ritardo le multe fioccavano. Lui mi offre una birra, mi accende la televisione e mi fa mettere seduto in salone. Dopo dieci minuti, niente. Gazza non si vede. Lo chiamo, salgo a cercarlo, niente. Era sparito. Esco e mi rendo conto che mi aveva rubato la macchina ed era andato al campo di allenamento lasciandomi a piedi. Chiamo di corsa un taxi e quando arrivo, in ritardo clamoroso, a Tor di Quinto, lui si rivolge a Zoff e comincia a urlare: ‘Multa Mister, multa, multa…’, con tutti i compagni che urlavano in coro ‘multa, multa’, piegati dalle risate perché sapevano dello scherzo. Ma questo è niente. Perché lui era capace di tutto, anche di farti la cacca dentro i calzini da gioco e di rimetterteli come se nulla fosse appoggiati sugli scarpini”.

Quello di oggi è un altro calcio, ma oggi è il 6 dicembre e come ogni anno la mente vola a Paul Gascoigne e a quel suo gol fantastico, a quello slalom in cui Gazza salta in trenta metri quattro avversari come birilli o come paletti ingombranti che gli sbarravano la strada verso la gloria, verso quel gol che lo ha reso immortale, segnato con la semplicità tipica di un campione. Quel gol segnato con la maglia gialla da trasferta marcata Umbro, ma anche quell’esultanza a braccia alzate verso la bandierina inseguito da tutti i compagni di squadra per andare ad esultare sotto i suoi tifosi, sotto quello spicchio di curva impazzito come lui. Io quel giorno c’ero a Pescara, ero seduto in tribuna stampa ma al gol di Gazza non sono riuscito a trattenermi e ho esultato come quando stavo in curva, senza nessun imbarazzo. Perché quando si assiste ad un capolavoro, si può perdere la testa, soprattutto se a realizzarlo è un “fuori di testa”, uno che scende in campo ubriaco e gioca da fuoriclasse. Uno dei tanti “campioni maledetti” della storia del calcio, uno che senza quel demone che lo devastava dentro avrebbe potuto fare cose incredibili e che invece, come George Best, ha usato la sua vita per correre a velocità folle verso l’autodistruzione. Un giorno, durante una delle ultime interviste, George Best ad una domanda se fosse pentito per la vita scellerata vissuta fuori dal campo rispose: “Nella mia vita ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci… Tutto il resto, l’ho sperperato”. Paul Gascoigne, parlando del suo demone ha detto: “L’alcool? Io non ho mai avuto problemi con l’alcool, anzi, abbiamo sempre avuto uno splendido rapporto. Io i problemi semmai li ho sempre avuti con la Polizia dopo aver bevuto l’alcool”…

Come si fa a non essere follemente innamorati di uno così? Come si fa a non rimpiangerlo e a non ricordarlo in ogni occasione possibile e immaginabile, soprattutto nella ricorrenza del giorno in cui ha segnato il gol più bello della sua vita? Chiaramente, da ubriaco…




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

432.458 titoli scambiati
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Variazione del -2,71%