04 Dicembre 2017

C'è qualcosa, che non VAR...
di Stefano Greco

Domenica scorsa, nonostante quell’assurdo finale di Lazio-Fiorentina, non mi sono unito al coro delle proteste e del pianto, perché per indole non sposo la teoria del complotto globale, perché non l’ho fatto neanche l’anno in cui ci hanno scippato in modo clamoroso quello scudetto del ’99 consegnandolo al Milan, figuriamoci se lo faccio oggi per un paio di decisioni dubbie. Non l’ho fatto domenica scorsa, ma alzo la voce oggi, perché la Lazio ha vinto e quindi se metti in evidenza qualcosa dopo una vittoria non ti si può accusare né di vittimismo né di complottiamo, perché i tre punti li hai portati a casa. E con immensa goduria, aggiungerei io, perché da laziale vecchio stampo queste sono le vittorie che mi fanno tornare il brivido, perché questo essere soli contro tutto e contro tutti, non può non esaltare chi per una vita ha sventolato quella bandiera contro vento.

Quello che hanno fatto una settimana fa Massa e, soprattutto, Fabbri, è stato secondo me scandaloso. Perché se un difensore in area spazza un pallone e un attaccante gli mette il piede davanti entrando per giunta a gamba tesa, l’arbitro fischia fallo a favore del difensore tutta la vita. E deve essere così anche se i panni del difensore li indossa in quel caso un attaccante (Caicedo) e quelli dell’attaccante un difensore (Pezzella), in uno strano scambio di ruolo. Dare un calcio di rigore in quelle condizioni, per giunta dopo più di 2 minuti, è stato scandaloso, come il commento fatto da qualcuno per giustificare quella decisione assurda, scaricando le colpe su Caicedo sostenendo che era stato “ingenuo”. Di quello che era successo una settimana prima nel derby non parlo, volutamente perché non faccio il romanista. Ma dopo quello che è successo tra venerdì e ieri sera, restare in silenzio non significa comportarsi da signori o essere superiori, significa essere cojoni o scesi dalla montagna del sapone, perché uno/due episodi possono capitare, ma quando ne succedono un paio a settimana e per più settimane,sempre con le stesse squadre coinvolte (una agevolata e l’altra penalizzata), allora la puzza di bruciato non può non sentirla anche chi è afflitto da problemi di anosmia e iposmia, cioè rispettivamente di perdita e di riduzione dell’olfatto.

Che venerdì il trio Abisso-Pairetto-Saia abbia condizionato pesantemente il risultato di Roma-SPAL è sotto gli occhi di tutti. Che la Roma sia più forte della SPAL e che possa e debba battere una squadra come la SPAL senza bisogno di “aiutini”, è innegabile, ma per la terza partita consecutiva la gestione del VAR è stata a dir poco discutibile, se non palesemente di parte. Se a questo si aggiunge quello che hanno combinato Massa e Fabbri una settimana fa, decidendo di fatto di togliere due punti alla Lazio e quello che è successo ieri nel finale della partita di Marassi, allora le sensazioni che ci sia qualcosa di strano o di non corretto nell’uso che si sta facendo della VAR, prendono corpo diventano veri e propri sospetti, se non certezze. È vero, è difficile stabilire se Bereszynski abbia o no toccato con la mano il pallone nel corpo a corpo con Immobile, ma dopo quello che era successo una settimana fa all’Olimpico, trovo che sia scandaloso che davanti alle proteste clamorose di Immobile e di tutti i giocatori della Lazio Mazzoleni non abbia sentito la necessità (se non il dovere) di andare a rivedere l’immagine. Così come è altrettanto scandaloso che Giacomelli e Vuoto abbiano deciso di non richiamare l’attenzione del loro collega in campo, perché si trattava di una decisione troppo importante per non fermare tutto e riflettere un minuto. Perché se tu addirittura fermi un contropiede perché un giocatore resta a terra con i crampi, perché sei scrupoloso, se lo stesso scrupolo non lo dimostri qualche minuto dopo in occasione di un episodio che può cambiare la storia della partita, allora la cosa puzza di bruciato lontano un miglio. Perché la VAR è nata proprio per questo, per togliere qualsiasi dubbio a chi sta in campo e a chi sta a casa. Invece, chi stava a casa ieri ha dovuto aspettare minuti per vedere un replay dell’episodio incriminato, come se si volesse mettere la polvere sotto il tappeto, mentre chi stava allo stadio ha pensato (giustamente a questo punto) alla malafede del trio Mazzoleni-Giacomelli-Vuoto davanti a quel “tirrem innanz” deciso dai tre arbitri di Sampdoria-Lazio.

Nel rugby, come nel football americano, nella pallavolo e nel tennis, il “review” è nato proprio per scacciare l’ombra del dubbio. Nel rugby lo chiama sempre l’arbitro in occasione di un’azione poco chiara che porta alla meta di una squadra, proprio perché nella foga dell’azione gli può essere sfuggito un piccolo particolare che può fare tutta la differenza del mondo. Nel football americano (dove gli episodi vengono riproposti in diretta sui maxischermi dello stadio) , il “challenge” lo possono chiedere gli allenatori lanciando un fazzoletto rosso in campo (perdendo un timeout se la revisione dell’episodio conferma la decisione presa a caldo dall’arbitro) o anche gli arbitri se rivedendo le immagini sul maxischermo si rendono conto che forse gli è sfuggito qualcosa. Nella pallavolo come nel tennis, il challenge è affidato ad un “occhio di falco” che dimostra senza ombra di smentita se una pallina o un pallone ha toccato o no una riga oppure se era in campo o fuori, oppure se in una schiacciata il muro ha toccato la rete o se il pallone prima di andare fuori ha toccato un dito del difensore. Nel calcio è tutto più difficile, o meglio, tutto viene reso più difficile perché entra in gioco “l’interpretazione” dell’episodio. Il ricorso al(la) VAR non può essere richiesto né dai giocatori né dall’allenatore e tutto viene lasciato all’interpretazione fatta da tre uomini dell’episodio. E questo sta facendo nascere più di un sospetto o veri e propri dubbi che dovrebbero essere scacciati, spazzati via sul nascere per evitare che portino al fallimento di questo esperimento.

Ora ieri la Lazio ha vinto e ci ha pensato Caicedo a riprendersi quello che la squadra aveva perso una settimana fa all’Olimpico o che gli stavano negando ieri sera Mazzoleni, Giacomelli e Vuoto, ma pensate ad un episodio del genere lasciato passare non alla quindicesima giornata d’andata, ma magari all’ultima o alla penultima giornata di campionato, quando 2 punti in più o in meno possono essere decisivi, possono pesare decine di milioni di euro, ovvero la differenza che c’è tra l’andare in Champions League o il doversi accontentare dell’Europa League. Perché, sembra assurdo dirlo, nel calcio moderno in cui comanda il Dio euro pesa di più un errore che ti costa la Champions League piuttosto che uno che ti nega uno scudetto. Lo so, sembra assurdo, perché lo scudetto è l’aspirazione massima per ogni tifoso, ma ci sono tanti presidenti a cui peserebbe di più un quinto che non un secondo posto.

E allora è impensabile che si vada avanti in questo modo, che si continui a “sorvolare” su alcuni episodi o a puntare i riflettori su altri (magari stravolgendo la dinamica come in occasione di Lazio-Fiorentina), insinuando nella gente il dubbio che anche questo mezzo sia usato non per fare giustizia, ma per tutelare qualche società a danno di altre, con l’aggiunta della scusa: “eh, ma l’ha deciso il(la) VAR”… Ecco, se Rizzoli come designatore ha veramente gli attributi come ha dimostrato di avere per anni in campo con il fischietto in mano, deve prendere in mano la situazione e richiamare tutti, altrimenti qui non ci vuole nulla a trasformare dei piccoli focolai in dei veri e propri incendi. E bisogna farlo subito, perché la settimana prossima c’è Juventus-Inter, prima di Natale si giocano sia Juventus-Roma che Inter-Lazio e non si può aspettare la fine del girone d’andata per fare un punto della situazione e per rimettere le cose a posto, perché si rischia di fare danni, anzi, di aggiungere altri danni a quelli già fatti. E, lo ripeto, lo dico dopo una vittoria (goduriosissima…) della Lazio, non a caldo e sull’onda emotiva di un Lazio-Fiorentina ma a mente fredda e dopo aver assistito ad altri episodi che non possono non suscitare dubbi anche in chi è neutrale.

Qui, parafrasando Vasco Rossi, c’è qualcosa che non VAR… Quindi, chi può faccia, agisca, prima che sia troppo tardi…




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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