13 Novembre 2017

Storie di derby. Il gol di Nanni, l'inizio di un sogno
di Stefano Greco

Immagini in bianco e nero dei derby degli anni settanta, gli anni di Long John e del “Maestro”. Immagini scolpite nella mente, emozioni custodite nella cassaforte del cuore. I derby dei primi anni settanta, per chi li ha vissuti, hanno un sapore diverso. Sono i derby dei tifosi ancora mischiati nelle due curve e in Tribuna Tevere, i derby in cui si affacciano per la prima volta sulla scena calcistica gli Ultras, i derby dei cancelli aperti alle 10 di mattina, delle cariche in quel viale che collega la Nord con la Sud e in cui la “palla” segna una sorta di zona di confine, i derby di Chinaglia e delle provocazioni in campo e fuori dal rettangolo di gioco. Già, perché in quei derby i protagonisti sono soprattutto i tifosi di una Roma ancora goliardica, non devastata dalla crisi economica imminente e dalla follia della Roma violenta della Banda della Magliana e degli Anni di Piombo.

In quegli anni, il derby è ancora goliardia e scommesse, a volte folli, come quella che fecero alla vigilia del derby d’andata dell’anno del primo scudetto della Lazio due tifosi doc dell’epoca come Enrico Montesano e Lando Fiorini. Un episodio raccontato pochi anni fa dallo stesso Lando Fiorini.

“Una volta con Enrico Montesano, laziale, facemmo una scommessa: chi perdeva il derby si spogliava gnudo e girava attorno alla statua di Garibaldi. Vincevamo noi 1-0 e all’intervallo già sentivo in bocca il sapore della vittoria, in campo e fuori. Poi, invece, la Lazio segnò due gol nella ripresa con Chinaglia scatenato e perdemmo 2-1. Il giorno dopo, mi sono presentato puntuale all’appuntamento al Gianicolo, dove s’erano radunate migliaia di persone perché la scommessa era diventata di pubblico dominio. Faceva un freddo cane e Montesano mi disse: “se strilli forza Lazio, te grazio e non te faccio corre nudo intorno alla statua de Garibaldi”. Mai, dissi, e gnudo iniziai a correre intorno alla statua, con la gente che urlava, sfotteva, rideva e, soprattutto, se divertiva. Erano anni in cui si scommetteva in modo sano e le scommesse si pagavano”.

Lando Fiorini la sua scommessa l’ha persa e l’ha pagata, ma non tutti le pagavano le scommesse. Il 12 novembre del 1972, Roma e Lazio si affrontano in uno Stadio olimpico pieno come mai in passato. La Lazio è appena tornata in Serie A e sta giocando un calcio fantastico. La squadra di Maestrelli e la grande sorpresa del campionato, una neo promossa che viaggia in classifica a braccetto con le grandi. C’è il Maestro sulla panchina della Lazio, mentre su quella della Roma c’è Helenio Herrera, il “mago” sudamericano che dopo gli anni di gloria vissuti sulla panchina dell’Inter sta vivendo nella sua avventura romana il declino di una brillantissima carriera. Per la Lazio, quella stagione è l’inizio del grande sogno, di quella che forse può essere considerata l’avventura più bella nella storia pluricentenaria di questa società. Una stagione iniziata con la cocente eliminazione in Coppa Italia, con Maestrelli contestato e poi amato alla follia, la nascita di una squadra partita per salvarsi e entrata nella leggenda del calcio italiano con quello scudetto solo sfiorato il quella stagione ’72-’73 e poi agguantato l’anno successivo.

Ma in quella stagione anche la Roma parte fortissima e dopo cinque giornate è in vetta alla classifica insieme a Lazio e Inter, con 8 punti conquistati su 10 a disposizione. Un derby così non si era mai visto a Roma e il risultato di quella grande attesa è la presenza di 85.000 spettatori sugli spalti, con il nuovo record d’incasso del campionato italiano: 210.000.000 di lire. In Tribuna c’è mezza DC dell’epoca, guidata da Giulio Andreotti, il ct azzurro Ferruccio Valcareggi, attori, imprenditori: insomma, tutta la Roma bene.

Noi laziali non siamo tanti in quel derby. C’è un gruppo presente in Curva Sud, uno che occupa quasi mezza Curva Nord verso la Monte Mario dove sono assiepati gli altri laziali, perché il resto dello stadio è completamente colorato di giallorosso. Insomma, una sorta di “minoranza silenziosa”, ma solo all’apparenza.

Alla vigilia del derby, Herrera ha tirato fuori il meglio del suo repertorio, ha caricato la sua squadra e l’ambiente, anche in modo eccessivo, visto che la Roma scende in campo con presunzione, convinta di dover sbrigare poco più di una formalità contro quella squadra appena salita dalla Serie B e che si trovava in vetta alla classifica grazie ad un inizio, secondo il “mago”, fortunato. Di fortuna, invece, non c’è nulla, perché il Maestro ha costruito una squadra vera, a tutto tondo: un gruppo monolitico che gioca a memoria e che lotta su ogni pallone, trascinato dal carisma di Chinaglia, dalla sapienza di Frustalupi, tranquillizzato da una difesa che risulterà a fine stagione la meno battuta del campionato, con appena 16 reti subite in 30 giornate.

Dopo un inizio abbastanza equilibrato, la Lazio con il passare dei minuti guadagna campo e poco dopo la mezz’ora arriva la magia di Franco Nanni che mette le ali alla Lazio e che manda al tappeto il mago Herrera. Piccolo inciso. Negli anni Settanta, quando nelle nebbiose notti di Coppa davanti al televisore ammiravamo incantati traccianti scagliati da distanze siderali che venivano definiti “Eurogol”. La definizione fornì il nome di battesimo a una rubrica Rai, guidata dalla premiata ditta Giorgio Martino-Gianfranco De Laurentiis, che andava in onda il giovedì sera dopo ogni turno di Coppa. Chi ha la mia età lo sa bene, ma ai più giovani ricordo che i materiali in uso all’epoca sui campi di calcio, dai palloni (pesantissimi) alle scarpe (sicuramente meno confortevoli e tecnologiche di quelle di oggi), facevano del tiro da lontano un’arma esclusiva in possesso di pochi specialisti. Per colpire violentemente con un risultato degno servivano qualità particolari, più spesso coltivate nei campionati esteri. Non solo Bonhof, ad esempio: Arie Haan, centrocampista-difensore dell’ Ajax e della nazionale olandese del calcio totale era un vero castigo dai trenta metri. Meritava appieno il soprannome di Bombardiere di Finsterwolde, e ne sappiamo qualcosa, visto che il suo destro trafisse Zoff ai Mondiali di Argentina e ci tolse una finale strameritata.

In casa Lazio, c’era uno specialista del tiro dalla distanza e il suo nome era Franco Nanni, detto “bombardino”: piccolo di statura, compatto, dotato di un tiro potente e capace di aggiungere alla potenza anche un effetto strano al pallone che sconcertava i portieri. Al 34’ del primo tempo, Nanni parte palla al piede da centrocampo, si libera di due avversari fintando di andare a sinistra, invece sterza verso destra per mettere il pallone a disposizione del piede buono e da 30 metri lascia partire un tiro impossibile, con il pallone che parte alto, poi si abbassa all’improvviso e va a morire proprio sotto l’incrocio dei pali alla sinistra di un esterrefatto Ginulfi, che può solo seguire con lo sguardo quella malefica traiettoria. Dopo un secondo di silenzio irreale, quello spicchio di olimpico biancoceleste salta in aria, diventando un vero e proprio mare in tempesta, mentre Nanni viene raggiunto dai compagni, gli uomini della panchina entrano in campo e Chinaglia corre come un pazzo, come se avesse segnato lui…

https://www.youtube.com/watch?v=xMa7fpb3Q7Y

Dicevo delle scommesse all’inizio, di quelle sfide lanciate e accettate da parte dei tifosi alla vigilia del derby. La Lazio grazie a quel gol di Nanni vince il derby per 1-0 e vola in testa alla classifica a pari punti con l’Inter, staccando definitivamente la Roma che precipiterà al punto da rischiare quasi la retrocessione. Il “mago” Herrera, smentite le sue profezie, quel giorno si chiude in un rancoroso silenzio, ma il giorno dopo invece di accettare la sconfitta e di ammettere la superiorità degli avversari, parla di un colpo di fortuna, di un jolly pescato dal mazzo, di un tiro della domenica che Nanni non sarebbe capace di ripetere neanche se ci riprovasse cento e poi altre cento volte e che è pronto a scommettere qualsiasi cosa, lanciando un simbolico guato di sfida a quel piccolo centrocampista che con quel tiro diabolico ha mandato in frantumi le certezze sue e della Roma giallorossa. Nanni sorride, accetta la sfida e invita Helenio Herrera a presentarsi al Flaminio o all’Olimpico vuoto per fare la prova, ma scommettendo soldi veri sull’esito finale della sfida: il “mago” non accetta.

Avevo quasi 11 anni, ma ricordo tutto di quel derby. Stavo in Tribuna Monte Mario seduto sui gradini di marmo, perché avevo il biglietto ridotto che dava l’accesso alla Tribuna ma non il diritto al posto numerato, perché quello era riservato solo ai grandi, a quelli che avevano l’abbonamento o il biglietto intero. Noi ragazzini, stavamo sui gradini di marmo, insieme agli imbucati o a quelli che scavalcavano le vetrate per passare da un settore all’altro alla ricerca di un posto migliore da cui vedere la partita. Ma gli abbracci dopo i gol, avevano un sapore speciale, erano una sorta di moto di riscatto in cui si scaricava la rabbia di giorni e settimane passate in classe a combattere contro nemici che ci sovrastavano per numero, ma che non riuscivano a piegarci, a batterci. Ricordo la gioia nel vedere al fischio finale di Gonella quel tabellone luminoso con su scritto ROMA 0 LAZIO 1, NANNI! Ricordo tutto di quell’anno, l’ultimo delle elementari prima di sbarcare alle medie in un’altra scuola e di essere catapultato in un altro mondo. Ricordo il ritorno in classe il lunedì dopo quel derby con quella bandiera biancoceleste legata al collo ed usata come un foulard, l’abbraccio con i compagni di classe laziali, le occhiatacce dei romanisti che non avevano neanche la forza di replicare o di aprire bocca. Eravamo pochi, ma non ci siamo mai posti il problema del numero o del fatto che si potesse disperdere in qualche modo quel DNA di Lazialità che ci era stato trasmesso di generazione in generazione.




Accadde oggi 21.11

1926 Roma, campo Rondinella - Lazio-Casertana
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 1-3
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Bologna 8-2
1952 Nasce a Scorzè (VE) Pietro Ghedin
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Pro Patria 2-0
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Monza 2-0
1979 Torino, - Torino-Lazio 0-0
1982 Foggia, stadio Pino Zaccheria – Foggia-Lazio 0-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 4-1
2004 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 2-1
2010 Parma, stadio Ennio Tardini - Parma-Lazio 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/11/2017
 

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