09 Novembre 2017

Storie di derby. Vaccaro e quella megarissa che costò lo scudetto alla Roma
di Stefano Greco

Come scritto ieri, il primo derby della storia tra Lazio e Roma come le conosciamo oggi, è datato 8 dicembre del 1929 e lo ha vinto la Roma, 1-0 (gol di Volk) in casa della Lazio. La stagione successiva, i “cugini” lottano testa a testa con la Juventus per la conquista del primo scudetto del calcio romano. All’andata, il 7 dicembre del 1930, davanti a 25.000 spettatori e con il Duce seduto in Tribuna d’Onore al fianco del federale Foschi, la Lazio conquista il primo punto nel derby in “trasferta”, in quella “tana dei lupi” che è stata per anni il campo di Testaccio, raggiunta solo nel finale da un gol del solito Volk. Nella partita di ritorno, il 24 maggio del 1931, la Roma arriva alla Stracittadina staccata di appena 3 punti dalla Juventus, attesa da una trasferta terribile (perderà addirittura 4-0) in casa del Bologna. La Roma, quindi, vincendo il derby contro una Lazio già salva  e che ha poco da chiedere al campionato, ha l’occasione per portarsi ad un solo punto dalla capolista e di tener vivo quel sogno cullato dal regime di portare il primo scudetto nella Capitale. Quel sogno che aveva portato Benito Mussolini a ordinare al federale Foschi di dar vita quattro anni prima a quella megafusione di tutte le realtà calcistiche romane per far nascere un’unica grande squadra in grado di lottare alla pari con la grandi del Nord.

La storia di quella mancata fusione, la conosce ogni laziale e tutti sanno che se oggi a Roma ci sono due squadre di calcio, se la Lazio si chiama ancora Lazio e se esiste il derby, il merito è tutto del generale Giorgio Vaccaro, di quel suo NO alla fusione datata 1927. Pur essendo nato ad Asti il 12 ottobre del 1892, Vaccaro si è sempre considerato romano di nascita, non di adozione. Dopo aver ottenuto una medaglia d’argento al valore per le sue imprese nella Prima Guerra Mondiale, Giorgio Vaccaro si iscrive al partito Nazionale Fascista e arriva a Roma nel 1922 al seguito di Benito Mussolini e si innamora subito della Lazio. Per la sua nota passione per lo sport, viene nominato Presidente della Federcalcio dal 1933 al 1939 e fino allo stesso anno è anche presidente del CONI. Nonostante il grande potere di cui gode in campo sportivo, il suo rispetto per i valori della lealtà sportiva lo porta a recitare un ruolo marginale nella Lazio. Almeno fino alla primavera del 1927, quando scende in campo per salvare la storia della più grande Polisportiva d’Europa, nonché Ente Morale dal 1921 per regio decreto.

Quella del 24 maggio del 1931, quindi, è una sfida attesissima, con la Lazio decisa a infrangere il tabù e a conquistare il primo successo nel derby. Mentre le squadre si danno battaglia sul rettangolo di gioco dello stadio della Rondinella, il generale Vaccaro lascia il suo posto in tribuna e inizia a passeggiare nervosamente a bordo campo. La Lazio, dopo esser passata in vantaggio dopo appena un quarto d’ora con Pastore, nonostante Sclavi tiri giù la saracinesca parando anche l’impossibile, viene raggiunta all’inizio della ripresa, con l’incubo Volk (al quarto gol in altrettanti derby) che beffa il portierone laziale, costretto a capitolare. Mentre tutti pensano ad una Roma pronta a conquistare l’intera posta, accade l’imprevisto. La Lazio, ferita nell’orgoglio, ha una reazione furibonda e dopo appena due minuti è Fantoni I a riportare nuovamente in vantaggio la squadra di Molnar. Vaccaro, a quel punto, lascia il posto in tribuna e scende a bordo campo per assistere agli ultimi palpitanti minuti. Gli abbracci e la foto ricordo d’inizio partita alla volemose bene, con i giocatori delle due squadre mischiati, sono un lontano ricordo. La tensione in campo è palpabile e l’arbitro Gama riesce a fatica a tenere in mano le redini dell’incontro.

A tre minuti dal termine, quando la Lazio sembra oramai ad un passo dal centrare la prima vittoria nel derby, la Roma pareggia grazie ad un gol su punizione realizzato dal terzino Bodini II. Spinta dal boato dei circa 5000 tifosi giallorossi accalcati sugli spalti della Rondinella, la Roma si riversa in attacco a caccia di quel gol che varrebbe il quasi aggancio alla Juventus. Su una respinta della difesa laziale, la palla finisce vicino al generale Vaccaro che segue la gara da fondo campo. Il romanista De Micheli cerca di prendere il pallone per accelerare i tempi della rimessa laterale, ma Vaccaro ancora infuriato per il pareggio della Roma dà un calcio al pallone scagliandolo lontano. A questo punto il giocatore giallorosso si avventa verso il generale schiaffeggiandolo. Vaccaro reagisce rifilando un violento ceffone a De Micheli e da quel parapiglia nasce una gigantesca rissa che coinvolge tutti i giocatori in campo. Spinte, calci, pugni, il campo si trasforma in un ring con una decina di giocatori che si affrontano in duello. Dagli spalti, qualche tifoso scavalca ed entra in campo, trattenuto a stento dalle forze dell’ordine. Dopo dieci minuti di caos, con la partita sospesa e l’arbitro Gama che prova a placare gli animi, si riprende. Ma dopo pochi secondi, si accende un nuovo focolaio e prima che la situazione degeneri il direttore di gara fischia con tre minuti d’anticipo la fine della partita rispedendo le due squadre negli spogliatoi. Ma quando sembra che gli animi si siano calmati, alcuni giocatori della Roma si avventano nuovamente contro il generale Vaccaro, protetto da Sclavi. È la scintilla che fa scoppiare una battaglia in campo che coinvolge giocatori e dirigenti delle due squadre in campo e la gente sugli spalti, dove i tifosi delle due squadre se ne danno di santa ragione.

Per evitare il peggio, devono intervenire addirittura i carabinieri a cavallo e solo dopo alcune violente cariche la situazione viene a fatica riportata alla normalità. A terra, resta l’autore del gol della Lazio, Fantoni II, che aggredito alle spalle e colpito alla testa da alcuni giocatori della Roma viene ricoverato in ospedale con una commozione cerebrale. Il giudice sportivo, omologa il risultato di 2-2, ma squalifica sia il campo della Roma che quello della Lazio e infligge pesantissime squalifiche a quattro giocatori della Roma per l'aggressione a Fantoni II: il più penalizzato è De Micheli, che prende 4 turni di squalifica, seguito da Bernardini (3 giornate) che paga dazio perché indossa i gradi di capitano. In casa Lazio, Ziroli prende due giornate. La Lazio (che vincece gli ultimi quattro incontri casalinghi contro Legnano, Brescia, Triestina e Modena) è costretta a giocare sul campo neutro di Foligno, la Roma su quello di Terni. Ma le pesanti squalifiche rimediate per quella mega rissa nel derby, costano carissime alla Roma che, decimata,la settimana successiva perde per 5-0 a Milano contro l’Ambrosiana e poi raccoglie un misero punticino contro quel Legnano travolto invece per 4-0 dalla Lazio nella partita post-derby.

La Roma, quindi, dà l’addio ai sogni di gloria e, per la seconda volta nel giro di pochi anni, c’è lo zampino del generale Giorgio Vaccaro in quel sogno di gloria giallorosso infranto. 




Accadde oggi 21.11

1926 Roma, campo Rondinella - Lazio-Casertana
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 1-3
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Bologna 8-2
1952 Nasce a Scorzè (VE) Pietro Ghedin
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Pro Patria 2-0
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Monza 2-0
1979 Torino, - Torino-Lazio 0-0
1982 Foggia, stadio Pino Zaccheria – Foggia-Lazio 0-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 4-1
2004 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 2-1
2010 Parma, stadio Ennio Tardini - Parma-Lazio 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/11/2017
 

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