06 Novembre 2017

Il caso-Banti e la "Sindrome di Alamo"
di Stefano Greco

Premessa 1. Quello che è successo ieri all’Olimpico, è un qualcosa che non avevo mai visto prima. Ovvero, il rinvio di una partita per pioggia nel momento in cui sullo stadio usciva il sole, mentre a meno di 300 chilometri a Nord si giocava sotto il diluvio. Premessa 2. Non sono e non sarò mai un complottista, perché questo ruolo lo lascio volentieri ad altri. Premesso questo, mi sembra oramai evidente che il mondo-Lazio sia afflitto da una sorta di sindrome da accerchiamento, quella che gli esperti chiamano “Sindrome di Alamo”, perché prende il nome dalla famosa battaglia di Fort Alamo combattuta e persa nel marzo del 1836 da un gruppo di 200 indipendentisti texani che dopo aver tenuto testa per giorni a circa 1500 soldati messicani che li avevano accerchiati nella missione spagnola di “El Alamo”, vicino a San Antonio, dopo 9 giorni d’assedio furono sconfitti e massacrati. Qui non si parla di un massacro fisico ma mediatico, perché oramai il mondo-Lazio si sente accerchiato, vittima di qualsiasi tipo di ingiustizia e vede complotti ovunque, anche nel rinvio per maltempo di una partita.

Come ho scritto nella premessa, Banti ieri ha avuto sicuramente un po’ di fretta. Forse anche troppa fretta. Bastava ragionare un po’ e fidarsi di chi aveva assicurato che la perturbazione sarebbe passata in fretta, perché c’era modo e tempo in abbondanza per fare la stessa cosa che si è fatta settimane fa in occasione di Lazio-Milan, ad esempio, rinviando di un’ora, un’ora e mezza l’inizio della partita, visto che alle 15.45 il cielo si era completamente aperto e splendeva il sole ed il perfetto drenaggio del campo dell’Olimpico aveva consentito al terreno di gioco di assorbire gli effetti di quella bomba d’acqua caduta su Roma. Non all’improvviso, tra l’altro, non imprevista, perché era stata ampiamente annunciata. Sarebbe bastato pensarci prima, quindi, proteggere il campo con i teloni durante quell’inferno durato meno di un’ora per evitare il rinvio di questa partita che affollerà ancora di più un calendario che già non lascia respiro.

Detto questo, credo sia ridicolo pensare ad un complotto, con Banti nei panni di esecutore di ordini arrivati da Tavecchio o da Ventura per privilegiare gli interessi della Nazionale a quelli della Lazio, risparmiando a Immobile la fatica di 90 minuti con l’Udinese. Non di un derby o di una sfida con una grande, ma di una partita sulla carta decisamente abbordabile, anche se (Juventus-Benevento, Chievo-Napoli e Atalanta-SPAL docet) ieri di facile non c’è stato nulla per le squadre impegnate in Europa. Ieri ho provato a mettere un post sull’argomento per tastare l’umore della piazza e… apriti cielo: un diluvio di complottiamo da far impallidire anche i tempi dei famosi complotti di palazzo (accompagnati dal vento del Nord) che nell’era-Sensi impedivano alla Roma di vincere lo scudetto tutti gli anni. È vero, in questo momento la Lazio è decisamente sotto pressione, qualcuno ha anche esagerato (e di sicuro non vedeva l’ora di farlo), ma bisogna anche ammettere che ce la siamo anche andata a cercare con il lanternino. Perché i cori (o ululati o buuu, chiamateli come vi pare) nella partita con il Sassuolo ci sono stati e a farli siamo stati noi (intesi come laziali presenti allo stadio) e non qualcuno che per farci squalificare li ha registrati e poi li ha diffusi allo stadio con un altoparlante. Quegli adesivi che sono finiti su tutte le prime pagine del mondo, qualcuno li ha confezionati e attaccati allo stadio. Che poi sia una cosa che succede da anni e non solo in versione Anna Frank con la maglia della Roma ma anche con la maglia della Lazio, è vero, ma senza quella ”goliardata” a Lazio-Cagliari non avremmo dato a chi non aspetta altro per farlo l’occasione per attaccarci o massacrarci, trovando tra l’altro terreno fertilissimo attingendo agli archivi dove a livello di precedenti di simile goliardate compite da noi tifosi della Lazio (purtroppo) non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Stesso discorso, vale anche per il ”massacro” mediatico nei confronti del presidente della Lazio.Se un personaggio da anni si comporta come Cacini, fregandosene di tutto e di tutti, interpretando a proprio piacimento o addirittura calpestando regole e regolamenti, succede che prima o poi la ruota giri e che gli stessi (una volta amici e ora nemici) che lo avevano appoggiato, difeso o addirittura protetto e coccolato gli puntino l’indice accusatorio addosso, dando lui in pasto alla folla come agnello sacrificale da immolare sull’altare per evitare che si parli di altro.

Ripeto, che qualcuno abbia esagerato o che qualcuno abbia colto l’occasione per regolare conti da tempo in sospeso, ci sta ed è pure evidente, ma qui si rischia di mischiare le carte. Perché noi non siamo agnellini così come il presidente della Lazio non è una colomba bianca. E questa sindrome da accerchiamento non è un bene per un mondo-Lazio che si sta isolando come i 200 texani di “El Alamo”.

Questo complottiamo dilagante, rischia di portarci verso quella che è stata definita la “sindrome di Alamo” o la “sindrome dell’accerchiamento” di cui soffrono alcuni che si sentono sempre attaccati, non compresi dagli altri e che si asserragliano sempre di più nelle proprie, spesso errate, convinzioni. Di fatto, pensare che tutto il mondo congiuri contro di te e individuare in chiunque ti giri intorno un nemico pronto a colpirti è un modo come un altro di fuggire dalle proprie reali responsabilità, riversando la “colpa” di quello che succede di negativo sugli altri. Ed è anche un modo come un altro per distogliere lo sguardo dai propri errori e, invece di combattere la “battaglia del personale ed intimo ravvedimento” ci si mette in conflitto con altri in modo da sedare la propria coscienza che viene ammaliata dal “rumore delle armi” che si rivolgono, però, verso il nemico sbagliato. Il risultato finale è, spesso e volentieri, una prigione per la mente.

Chi ci dice, ad esempio, che sia stato un male rinviare quella partita con l’Udinese oppure che Inzaghi non abbia tirato anche lui un sospiro di sollievo quando Banti ha deciso di rispedire tutti a casa? E che non l’abbia tirato pure Immobile, che così ha evitato di giocare non al meglio? Da un mese questa squadra gioca al ritmo di una partita ogni tre giorni, con tanti giocatori stanchi e acciaccati, per non parlare poi degli assenti. Magari, a gennaio con il recupero di Felipe Anderson, Wallace e Basta (ieri sicuri assenti) Inzaghi avrà l’imbarazzo della scelta su chi mandare in campo, invece di essere costretto a fare scelte obbligate o a chiedere un sacrificio a qualcuno che in caso di abbondanza avrebbe tenuto a riposo. Chi dice che Banti non ci abbia fatto un favore e non un torto a non giocare ieri, visto che avevamo più di un diffidato? Dove sta scritto che non sia un male arrivare al derby con un solo punto di vantaggio (reale) sulla Roma e non con 4 punti virtuali, visto che comunque c’è sempre quel Sampdoria-Roma da recuperare? Certo, sarebbe stato bello arrivare alla sosta secondi in classifica a pari merito con la Juventus e ad un solo punto dal Napoli. Ma premesso che la vittoria era tutt’altro che scontata, siete sicuri che questo avrebbe cambiato le cose, che qualcuno avrebbe parlato di più della Lazio in queste due settimane in cui tutti i riflettori saranno (inevitabilmente) puntati sulla Nazionale?

Questa situazione, è come la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Si può vedere in un modo o nell’altro, a seconda delle prospettive o dell’approccio mentale. Io, visione personale, sono sempre per il bicchiere mezzo pieno. So da sempre di essere scozzese in terra inglese, l’ho scelto quando ho deciso di tifare Lazio, ma non mi sento né accerchiato né vittima di un complotto. Perché se così fosse, la Lazio non sarebbe potenzialmente seconda in classifica. Questo è poco ma certo…




Accadde oggi 21.11

1926 Roma, campo Rondinella - Lazio-Casertana
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 1-3
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Bologna 8-2
1952 Nasce a Scorzè (VE) Pietro Ghedin
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Pro Patria 2-0
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Monza 2-0
1979 Torino, - Torino-Lazio 0-0
1982 Foggia, stadio Pino Zaccheria – Foggia-Lazio 0-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 4-1
2004 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 2-1
2010 Parma, stadio Ennio Tardini - Parma-Lazio 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/11/2017
 

301.804 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,145
Variazione del +0,44%