12 Ottobre 2017

La bellezza di Immobile...
di Tommaso Franchi

“Biondo era e bello e di gentile aspetto”. Così Dante, nel Purgatorio, descrive il personaggio di Manfredi, l'ultimo sovrano svevo del regno di Sicilia. Lo consegna alla storia come un pentito in fin di vita, ma a noi questo poco interessa. Tutti, nello studio di questa figura, ricordano soltanto quel verso sopra citato. Manfredi colpisce l’immaginazione di ogni studente non per il suo coraggio o le sue imprese, ma per la sua bellezza, per lo sguardo gentile e i capelli biondi. Dettagli che rendono questo personaggio uno dei più ricordati del poema dantesco, alla stregua dei vari Caronte, Virgilio, Giustiniano, ben più noti per il loro impatto sulla narrazione.

Il personaggio, così come il suo ricordo, ci regalano un parallelo con un giocatore che, probabilmente, sarà accomunato dallo stesso destino. Ciro Immobile. Il suo arrivo a Roma è passato quasi in sordina, forse anche a causa del caso-Bielsa e della confusione che regnava nel mondo Lazio dopo un’annata a dir poco difficile. All’inizio, Ciro non ha fatto parlare di sé per la cifra spesa dalla Lazio per acquistarlo (irrisoria considerando il suo valore attuale) e neanche per i numeri fatti in carriera in Italia con le maglie di Pescara e Toprino. No, quello che ha colpito subito dell'attaccante di Torre Annunziata non è stato il suo valore calcistico, bensì quel dettaglio che sfiora il suo mondo in ogni sfaccettatura: la bellezza.

Sbarcato a Fiumicino Ciro ha dispensato subito sorrisi, sia ai fotografi che ai tifosi, aggiustandosi con la mano quei capelli, biondi come spighe di grano. Come una star del cinema ha regalato foto e abbracci, senza negarsi a nessuno dei presenti. Poi, iniziata con il piede giusto la sua avventura laziale, tutti hanno iniziato a parlare di lui, dei suoi gol, dei traguardi che potevano raggiungere lui e la squadra grazie all’arrivo del nuovo bomber, un po’ Signori e un po’ Giordano. Ma in tanti, sin dall'inizio, hanno sempre sottolineato la sua bellezza. Un volto puro, sorridente, che sovrasta ogni aspetto della sua immagine, sia fisica che professionale.

La speranza di tutti era che questa bellezza, da apparenza, potesse trasformarsi in sostanza. Ognuno sperava che Ciro potesse esplodere dove tutto conta: ovvero, sul campo. Ed è successo, subito, in una calda sera d'Agosto, nella cornice di Bergamo. Realizza il gol che apre le marcature, il primo bagliore del suo cammino in biancoceleste. Questo gol, realizzato vicino al settore riservato ai laziali, è il primo gradino di una scalata sempre più memorabile, che in quella stagione magica lo vede andare a segno con una regolarità sorprendente nel suo primo anno in biancoceleste, con gli acuti dei gol nella doppia semifinale contro la Roma. Poi arrivano i gol in nazionale, la doppietta alla Juventus in Supercoppa e tanti altri momenti indelebili. Dietro le quinte a supporto di Ciro ci sono i tifosi e, soprattutto, una famiglia straordinaria, pronta a sostenerlo in ogni sua scelta. Tuttavia, tra molti anni, tutto questo sarà solo contorno. Esattamente come Manfredi, del quale in pochi ricordano la storia, così forse accadrà a Ciro, che verrà ricordato sì come un grande realizzatore, ma soprattutto per essere stato un dispensatore di bellezza, sia umana che calcistica. Perchè, diciamolo, quanto è bello vederlo giocare.

Immobile, per gli occhi dei calciofili, è pura libidine. I suoi movimenti senza palla, le sue galoppate, i suoi tagli, le sue conclusioni. Si potrebbe continuare ore, ma non servirebbe. Ciro, in campo, dona luce a questo sport in un momento buio per il calcio italiano. Lo esalta, lo premia, lo eleva a materia pura. In campo danza, si sbraccia, si diverte e fa divertire. E tutto questo dietro il ''leitmotiv'' dell'armonia, che colora i suoi movimenti sia in campo che fuori. E per questo verrà ricordato: per la sua luccicante bellezza.

Una bellezza che non si riduce ai lineamenti del volto e ai capelli. È una bellezza che travolge il campo e mangia il pallone da buttare in fondo al sacco, proprio come un colore da scaraventare sulla tela. Una bellezza che tinge questo sport di amore, che fa piangere di gioia migliaia di bambini che si identificano in questo ragazzo dal fisico normale e certo non da super eroe. Una bellezza che ci fa abbracciare e che fa spuntare sorrisi sui volti anche di chi non è più un bambino. Un dolce connubio tra grazia e vigore. Un semplice miscuglio che crea il mito e l'epica. Ecco cos'è Immobile: biondo, bello e di gentile aspetto. Esattamente come un altro biondo che, oggi, è un angelo che protegge i cuori dei laziali. Luciano Re Cecconi

Si respira una nuova aria lì davanti. Un vento che consegnerà Ciro alla storia della Lazio. Un tornando che travolgerà anche la Nazionale. Un ragazzo che ci farà venire le farfalle nello stomaco, come quelle dell'innamoramento. Anche se, probabilmente, ci è già riuscito. Per questo non possiamo fare altro che corrergli incontro ad ogni gol, come fa lui correndo verso di noi, per potergli urlare forte: “Sei grande Ciruzzo”.  Sei un mito. O, più semplicemente, la grande bellezza a tinte biancocelesti.




Accadde oggi 19.10

1919 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 3-1
1930 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 0-1
1941 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Inter 1-0
1952 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 1-2
1958 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-3
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 5-1
1975 Perugia, stadio Pian di Massiano - Perugia-Lazio 2-0
1999 Maribor, Stadion Ljudski Vrt - NK Maribor-Lazio 0-4
2003 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-0
2008 Bologna, Stadio Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

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Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/08/2017
 

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