10 Ottobre 2020

Auguri Renzo, laziale per caso...
di Stefano Greco

Renzo Burini ci ha lasciato il 25 ottobre di un anno fa, due settimane dopo aver festeggiato i 92 anni di vita, visto che era nato il 10 ottobre del 1927 a Palmanova, in provincia di udine. Friulano di nascita, Renzo era un distinto signore che pur non avendo mai rinnegato le sue origini friulane si sentiva mezzo milanese e mezzo romano. Sì, romano, perché ad un certo punto della sua carriera aveva indossato, quasi per caso, la maglia della Lazio. E si era innamorato di quella città e di quei colori al punto che 60 anni dopo il suo addio alla Lazio non saltava mai le cene e le rimpatriate tra ex calciatori biancocelesti organizzate dal Lazio Club Milano. Perché in quelle poche stagioni vissute con la maglia biancoceleste addosso, quella squadra e quei colori gli sono entrati nel cuore, anche se come accennavo prima quello tra lui e la Lazio è stato un incontro quasi casuale, ma evidentemente già scrivo nel grande libro del destino.

Già, perché gli episodi nella vita sono importanti, ma nella carriera di un calciatore spesso e volentieri sono determinanti. Basta poco, pochissimo, per passare dall’essere un campione al diventare un fuoriclasse (ma succede anche il contrario), oppure per vedere una carriera luminosa interrotta da una lite, da un trasferimento che ti porta ad arrivare nella piazza giusta nel momento sbagliato, oppure da un infortunio. Oppure ad essere considerato finito e a capitare per caso in una piazza e in una città che ti cambiano la vita e ti regalano anni fantastici. La storia di Renzo Burini, attaccante friulano degli anni '50, ne è l’esempio più lampante.

Il 1° febbraio del 1953, quando affronta a San Siro il Palermo, il Milan allenato da Mario Sperone (ex tecnico della Lazio) è in lotta per lo scudetto. In quella squadra straordinaria del trio svedese Gre-No-Li (Gren, Nordahl e Liedholm), Renzo Burini è titolare inamovibile, con 8 gol segnati (secondo solo dietro Nordahl che vincerà la classifica dei cannonieri) e con 17 presenze in 18 partite. Contro il Palermo, sembra tutto facile, il Milan dilaga in una partita che finisce addirittura 9-0, Burini segna il suo 9° gol stagionale, ma poi arriva il tocco del destino a cambiare la sua storia. In un duro contrasto, l’attaccante friulano si frattura il piede destro: stagione finita. Per lui è un trauma, perché dopo sei stagioni in rossonero con 88 gol segnati in 190 partite di serie A, uno scudetto vinto e quattro presenze in maglia azzurra (con gol all’esordio l’8 aprile del 1951 a Lisbona nel 4-1 rifilato dall’Italia al Portogallo), si vede scaricato all’improvviso dal Milan.

Convinti che non tornerà mai più quello di prima (all’epoca, fratture o rotture dei legamenti segnavano la fine di una carriera), i dirigenti rossoneri accettano l’offerta del duo Tessarolo-Vasselli e nell’estate del 1953 Renzo Burini prende il treno e arriva a Roma. Per la Lazio, l’acquisto di Burini è una scommessa che si rivela però vincente. Duro come tutti i friulani, l’ex attaccante rossonero si sottopone ad allenamenti massacranti per dimostrare a chi lo ha dato troppo presto per finito di aver sbagliato, di aver preso un'enorme cantonata: e ci riesce. Alla terza giornata di campionato, il 27 settembre del 1953 sul campo del Novara, Renzo Burini segna il primo gol con la maglia della Lazio.

L’attaccante dato per “finito” dal Milan, diventa uno dei grandi protagonisti della migliore Lazio della storia prima dell’era-Maestrelli. In sei anni, colleziona 140 presenze in campionato  segnando 35 reti, di cui 8 nella sua prima stagione. Vive giornate indimenticabili con la maglia biancoceleste, formando con “Raggio di Luna” Selmosson una coppia d’attacco eccezionale. E come e più dello svedese, destinato a passare in giallorosso in uno dei trasferimenti di discussi nella storia del calcio romano, Renzo Burini diventa l’incubo della Roma di quei tempi. Il 6 marzo del 1955, in una stagione che ha regalato fino a quel momento poche soddisfazioni, si gioca il derby di ritorno in casa di una Roma che naviga nelle zone alte della classifica. Sulla panchina giallorossa c’è Jesse Carver che, dopo aver conquistato lo scudetto sulla panchina della Juventus, è sbarcato proprio in quella stagione nella Capitale per guidare la rinascita di una Roma che ha conosciuto l’onta della retrocessione in Serie B. Il tecnico di Liverpool, sa che per battere la Lazio deve imbrigliare il trio biancoceleste Hansen-Burini-Bredesen. Ma il piano preparato da Carver va a monte dopo appena un quarto d’ora, quando il danese Bredesen crossa, Burini rifinisce e Hansen anticipa l’avversario diretto e di piatto destro batte Moro.

Nella ripresa, quel derby si trasforma nella partita della vita di Renzo Burini. Da grande opportunista, all’inizio del secondo tempo intercetta un passaggio all’indietro di Giuliano diretto a Moro: è solo, ma non si accontenta semplicemente di segnare. Burini aspetta il ritorno alla disperata di Giuliano, lo dribbla nuovamente e solo a quel punto batte Moro. Come Burini, in quel derby la Lazio non si accontenta di vincere, vuole stravincere! E con il suo straordinario trio d’attacco confeziona uno dei gol più belli nella storia del derby: Hansen su punizione finta la conclusione di forza, invece aggira la barriera e passa la palla a Bredesen che al volo serve Burini che, sempre al volo, con una mezza girata realizza il gol del 3-0, con Moro che resta immobile. Non è la rovesciata di Carletto Parola che diventa una figurina del calcio dell’epoca, ma resta uno dei più bei gol in oltre 90 anni di sfide tra Lazio e Roma.

Ma la sua giornata di maggior gloria nel derby, Renzo Burini la vive forse il 16 marzo del 1958. La squadra naviga in piena zona retrocessione e la salvezza passa inevitabilmente per una vittoria nella stracittadina. Dopo il 3-0 incassato all’andata, in casa laziale è la paura a farla da padrone in campo. Per oltre un’ora, la partita offre pochissime emozioni. A nove minuti dal termine, quando l’incontro sembra avviato verso lo 0-0, è Renzo Burini a indossare i panni del protagonista e a cambiare la storia di quella partita e, forse, il destino della Lazio. Prima dà il via all’azione che porta al gol di Selmosson, poi un paio di minuti dopo dimostra tutto il suo fiuto del gol: Griffith entra in scivolata per anticipare Selmosson e servire Panetti, ma Burini capisce tutto, si inserisce sulla traiettoria, controlla palla e solo davanti al portiere giallorosso segna il gol che chiude la partita. A fine stagione, la Lazio si salva dalla retrocessione grazie alla differenza reti. In quel clima di festa per il pericolo scampato, nessuno può anche solo immaginare che cosa sta per succedere in casa laziale.

Finito il campionato, sulla panchina della Lazio approda Fulvio “Fuffo” Bernardini. Con l'Italia esclusa per la prima volta nella sua storia dai Mondiali, la Federcalcio decide di far giocare la Coppa Italia in due fasi: una a gironi tra giugno e luglio, poi i turni ad eliminazione diretta e la finale a settembre. Selmosson vola in Svezia per giocare il Mondiale (perderà la finale con il Btasile dell'astro nascente Pelè) e Bruini, in coppia con Tozzi, diventa il protagonista di quello che tutti definiscono il girone di ferro, con Lazio, Roma e Napoli inserite nel Gruppo H della Coppa Italia. Con due doppiette al Palermo e al Napoli e un gol segnato nella sfida di ritorno con i siciliani, Burini consente alla Lazio di qualificarsi ai quarti di finale. Nonostante i 5 gol realizzati nella prima fase, a settembre Burini non è più titolare fisso di quella squadra che vola verso la conquista della Coppa Italia, ma in calce a quel primo trofeo conquistato dalla Lazio c’è anche la sua firma.

Dopo il passaggio di Selmosson alla Roma, in casa biancoceleste c'è il caos. A causa della crisi economica, vengono tagliati stipendi e ceduti tutti i pezzi migliori e Burini, che è uno di quelli che guadagna di più, capisce che il suo rapporto con la Lazio oramai è agli sgoccioli. Alla fine della stagione ’58-’59, oramai trentaduenne, Renzo Burini accetta il trasferimento in Serie C al Cesena, dove chiude la sua carriera. L’esperienza da allenatore, tranne una parentesi sulla panchina della Pro Patria, gli regala ben poche soddisfazioni. Renzo Burini, quindi, lascia definitivamente il calcio e nonostante l'amore per Roma e per la Lazio decide di restare a vivere al Nord. E oggi, riposa nel cimitero Maggiore dove qualche amico del Lazio Club Milano andrà sicuramente a deporre un fiore sulla sua tomba.

Anche se non ci sei più, AUGURI RENZO, laziale per caso...




Accadde oggi 27.10

1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Ambrosiana 1-1
1940 Novara, stadio Littorio - Novara-Lazio 0-0
1945 Nasce a Darlington (Gran Bretagna) Giuseppe Wilson, difensore
1946 Milano, Arena Civica - Inter-Lazio 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-0
1963 Messina, stadio Giovanni Celeste - Messina-Lazio 0-2 (per delibera del G.S.)
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cagliari 3-1
1991 Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi – Verona-Lazio 0-2
1993 Avellino, stadio Partenio - Avellino-Lazio 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-2
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 2-0
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Portogruaro Summaga 3-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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