10 Ottobre 2017

Auguri Renzo, laziale per caso...
di Stefano Greco

Renzo Burini, è un distinto signore di 90 anni che, diventato laziale per caso, ancora oggi a distanza di quasi 60 anni dal suo addio alla Lazio, frequenta ancora assiduamente le riunioni del Lazio Club Milano. Perché in quelle poche stagioni vissute con la maglia biancoceleste addosso, quella squadra e quei colori gli sono entrati nel cuore, anche se quello tra lui e la Lazio è stato un incontro quasi casuale, ma evidentemente già scrivo nel grande libro del destino.

Già, perché gli episodi nella vita sono importanti, ma nella carriera di un calciatore spesso e volentieri sono determinanti. Basta poco, pochissimo, per passare dall’essere un campione al diventare un fuoriclasse (ma succede anche il contrario), oppure per vedere una carriera luminosa interrotta da una lite, da un trasferimento che ti porta ad arrivare nella piazza giusta nel momento sbagliato, oppure da un infortunio. La storia di Renzo Burini, attaccante friulano nato a Palmanova, in provincia di Udine, il 10 ottobre del 1927  e che oggi quindi compie 90 anni, ne è l’esempio più lampante.

Il 1° febbraio del 1953, quando affronta a San Siro il Palermo, il Milan allenato da Mario Sperone (ex tecnico della Lazio) è in lotta per lo scudetto. In quella squadra straordinaria del trio svedese Gre-No-Li (Gren, Nordahl e Liedholm), Renzo Burini è titolare inamovibile, con 8 gol segnati (secondo solo dietro Nordahl che vincerà la classifica dei cannonieri) e con 17 presenze in 18 partite. Contro il Palermo, sembra tutto facile, il Milan dilaga in una partita che finisce addirittura 9-0, Burini segna il suo 9° gol stagionale, ma poi arriva il tocco del destino a cambiare la sua storia. In un duro contrasto, l’attaccante friulano si frattura il piede destro: stagione finita. Per lui è un trauma, perché dopo sei stagioni in rossonero con 88 gol segnati in 190 partite di serie A, uno scudetto vinto e quattro presenze in maglia azzurra (con gol all’esordio l’8 aprile del 1951 a Lisbona nel 4-1 rifilato dall’Italia al Portogallo), si vede scaricato all’improvviso dal Milan. Convinti che non tornerà mai più quello di prima (all’epoca, fratture o rotture dei legamenti segnavano la fine di una carriera), i dirigenti rossoneri accettano l’offerta del duo Tessarolo-Vasselli e nell’estate del 1953 Renzo Burini prende il treno e arriva a Roma. Per la Lazio, l’acquisto di Burini è una scommessa che si rivela però vincente. Duro come tutti i friulani, l’ex attaccante rossonero si sottopone ad allenamenti massacranti per dimostrare a chi lo ha dato troppo presto per finito quanto si può essere sbagliato: e ci riesce. Alla terza giornata di campionato, il 27 settembre del 1953 sul campo del Novara, Renzo Burini segna il primo gol con la maglia della Lazio.

L’attaccante dato per “finito” dal Milan, diventa uno dei grandi protagonisti della migliore Lazio della storia prima dell’era-Maestrelli. In sei anni, colleziona 140 presenze in campionato  segnando 35 reti, di cui 8 nella sua prima stagione. Vive giornate indimenticabili con la maglia biancoceleste, formando con “Raggio di Luna” Selmosson una coppia d’attacco eccezionale. E come e più dello svedese, destinato a passare in giallorosso in uno dei trasferimenti di discussi nella storia del calcio romano, Renzo Burini diventa l’incubo della Roma di quei tempi. Il 6 marzo del 1955, in una stagione che ha regalato fino a quel momento poche soddisfazioni, si gioca il derby di ritorno in casa di una Roma che naviga nelle zone alte della classifica. Sulla panchina giallorossa c’è Jesse Carver che, dopo aver conquistato lo scudetto sulla panchina della Juventus, è sbarcato proprio in questa stagione nella Capitale per guidare la rinascita di una Roma che ha conosciuto l’onta della retrocessione in Serie B. Il tecnico di Liverpool, sa che per battere la Lazio deve imbrigliare il trio biancoceleste Hansen-Burini-Bredesen. Ma il piano preparato da Carver va a monte dopo appena un quarto d’ora, quando il danese Bredesen crossa, Burini rifinisce e Hansen anticipa l’avversario diretto e di piatto destro batte Moro. Nella ripresa, quel derby si trasforma nella partita della vita di Renzo Burini. Da grande opportunista, all’inizio del secondo tempo intercetta un passaggio all’indietro di Giuliano diretto a Moro: è solo, ma non si accontenta semplicemente di segnare. Burini aspetta il ritorno alla disperata di Giuliano, lo dribbla nuovamente e solo a quel punto batte Moro. Come Burini, in quel derby la Lazio non si accontenta di vincere, vuole stravincere! E con il suo straordinario trio d’attacco confeziona uno dei gol più belli nella storia del derby: Hansen su punizione finta la conclusione di forza, invece aggira la barriera e passa la palla a Bredesen che al volo serve Burini che, sempre al volo, con una mezza girata realizza il gol del 3-0, con Moro che resta immobile. Non è la rovesciata di Carletto Parola che diventa una figurina del calcio dell’epoca, ma resta uno dei più bei gol in 90 anni di sfide tra Lazio e Roma.

Ma la sua giornata di maggior gloria nel derby, Renzo Burini la vive  forse il 16 marzo del 1958. La squadra naviga in piena zona retrocessione e la salvezza passa inevitabilmente per una vittoria nella stracittadina. Dopo il 3-0 incassato all’andata, in casa laziale è la paura a farla da padrone in campo. Per oltre un’ora, la partita offre pochissime emozioni. A nove minuti dal termine, quando l’incontro sembra avviato verso lo 0-0, è Renzo Burini a indossare i panni del protagonista e a cambiare la storia di quella partita e, forse, il destino della Lazio. Prima dà il via all’azione che porta al gol di Selmosson, poi un paio di minuti dopo dimostra tutto il suo fiuto del gol: Griffith entra in scivolata per anticipare Selmosson e per servire Panetti, ma Burini capisce tutto, si inserisce sulla traiettoria, controlla palla e solo davanti al portiere giallorosso segna il gol che chiude la partita. A fine stagione, la Lazio si salva dalla retrocessione grazie alla differenza reti. Nessuno, a quel punto, può anche solo immaginare che cosa sta per succedere in casa laziale.
Finito il campionato, sulla panchina della Lazio approda Fulvio “Fuffo” Bernardini. La Federcalcio, decide di far giocare la Coppa Italia in due fasi: una a gironi tra giugno e luglio, poi i turni ad eliminazione diretta e la finale a settembre. Con Tozzi, Burini diventa il protagonista di quello che tutti definiscono il girone di ferro, con Lazio, Roma e Napoli inserite nel Gruppo H della Coppa Italia. Con due doppiette al Palermo e al Napoli e un gol segnato nella sfida di ritorno con i siciliani, Burini consente alla Lazio di qualificarsi ai quarti di finale. Nonostante i 5 gol segnati nella prima fase, a settembre Burini non è più titolare fisso della squadra che vola verso la conquista della Coppa Italia, ma in calce a quel trofeo c’è anche la sua firma.

Il rapporto con la Lazio oramai è agli sgoccioli. Alla fine della stagione ’58-’59, oramai trentaduenne, Renzo Burini viene ceduto in Serie C al Cesena, dove chiude la sua carriera. L’esperienza da allenatore, tranne una parentesi sulla panchina della Pro Patria, gli regala ben poche soddisfazioni. Renzo Burini, quindi, decide di lasciare definitivamente il calcio e di restare a vivere al Nord, nonostante l’amore per Roma e per la Lazio.




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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