09 Ottobre 2017

Baraldi e quel patto con i laziali tradito...
di Stefano Greco

Maggio 2003. L’appuntamento è a Formello, in una di quelle giornate di sole che solo Roma può regalare. Il silenzio rotto solo dal rumore del pallone calciato dai giocatori e dalle urla di Roberto Mancini, il sole che illumina i campi di allenamento, e sullo sfondo un cielo…. color Lazio. Nella mia vita ho intervistato centinaia di personaggi e con l’esperienza ho imparato a capire in pochi minuti chi mente e chi ti dice la verità, chi recita un copione e chi invece parla con il cuore in mano, chi cerca di portarti dove vuole lui e chi non ha nulla da nascondere e accetta serenamente di farsi guidare, correndo anche il rischio di finire su terreni minati. Ma lo fa senza timori. E Luca Baraldi, nonostante tutto quello che si è detto e scritto su di lui, era un uomo sincero, un manager che aveva un grande progetto ma che, ad un certo punto, è stato stoppato perché era diventato troppo popolare e perché la chiusura del suo progetto era quella di rendere economicamente indipendente dalla Banca la Lazio, in modo da consegnare una società risanata ad un grandissimo imprenditore, un nuovo Cragnotti. E tutto questo, non andava bene né a qualcuno che stava dentro Formello né a chi muoveva i fili da via del Corso. Ve la ripropongo integrale questa intervista che feci a maggio del 2003 a Baraldi per Lazialità, ripescata negli archivi grazie a Fabio Argentini. Perché come l’articolo di ieri su Cragnotti serve per chiarire cosa è successo in casa Lazio tra gennaio 2003 e luglio 2004, quali erano i progetti e chi li ha stoppati, nascosto dietro le quinte, per poi servire in pasto alla piazza inferocita falsi colpevoli. Baraldi aveva scovato (grazie ad un ragioniere che si era portato da Parma) quella legge che ha consentito a Lotito di spalmare su 23 anni il debito con l’erario; Baraldi voleva prendere il Flaminio; Baraldi voleva coinvolgere (e lo ha fatto con quel suo piano che ha salvato la Lazio dal baratro) i giocatori nel progetto di risanamento; Baraldi voleva riportare i laziali nella Lazio; Baraldi voleva costruire una nuova Lazio sul modello spagnolo e con quell’aumento di capitale di giugno/luglio 2003 c’era riuscito, coinvolgendo oltre 60.000 nuovi azionisti e stabilendo con 41.539 abbonati il record di tutti i tempi. Poi, qualcuno, in un weekend ha fatto sparire i soldi di quell’aumento di capitale che servivano per fare altre cose. E quello è stato l’inizio della fine. Anche la fine del rapporto di Baraldi con la Lazio, perché subito dopo l’estate fu “dimesso” per consentire a Masoni e a De Mita di gestire la Lazio, stoppando quel progetto così come era stato stoppato il progetto precedente di Sergio Cragnotti. Ecco l’intervista con, alla fine, i 7 punti principali del suo piano, del patto che aveva deciso di stipulare con i laziali e che non ha potutio portare a compimento e quindi a rispettare. Buona lettura…

Luca Baraldi, già soprannominato da qualcuno l’uomo della Provvidenza, arriva con un paio di minuti di ritardo e togliendosi gli occhiali, ti spiazza subito con la sua cortesia dicendo: “Scusate se vi ho fatto aspettare”. Resti spiazzato perché pensi alla Lazio del passato e a quanto era difficile incontrare chi gestiva le sorti della nostra squadra. Pensi a Formello, che da bunker inaccessibile si trasforma in una casa che ti apre le sue porte. E soprattutto ti specchi negli occhi e nel sorriso di Luca Baraldi quando, chiedendomi di dargli del ‘tu’ mi confessa candidamente: “mi sono innamorato della Lazio, della sua tradizione, della sua gente, delle potenzialità incredibili di questo ambiente che non ha eguali in Italia. Da nessuna parte i tifosi amano la squadra in modo viscerale come succede qui a Roma. E tutto questo è contagioso”.

Questo è Luca Baraldi, il manager modenese di 42 anni scelto dalle banche per traghettare la nostra Lazio in acque finalmente sicure. Un personaggio che sembra arrivato dal passato, perché parla di “senso di appartenenza”, “di amore per la maglia”, termini che sembravano archiviati dal calcio di oggi, tutto business e immagine. Un manager atipico Baraldi, perché dice quello che pensa e che arriva a firmare anche una sorta di contratto con i tifosi della Lazio, alla fine di un’ora d’intervista nella quale ci racconta a cuore aperto i suoi primi tre mesi di Lazio e traccia i contorni di quella che dovrà essere la Lazio del futuro…. La Lazio dei laziali.

Come si è avvicinato Luca Baraldi al calcio? “Ho iniziato al Modena, ho fatto tutta la trafila nelle giovanili, poi ho esordito a 17 anni in serie B. Ero come si dice un difensore dai piedi buoni. Il mio modello era Polentes, grande difensore della Lazio dello scudetto, arrivato proprio quell’anno a Modena. Grazie a lui ho conosciuto la Lazio. L’anno dopo, sempre con il Modena sono stato selezionato per la nazionale di serie C, ma poi un brutto infortunio alla schiena mi ha costretto a dire basta. Ho fatto un anno tra i dilettanti, poi ho capito che non sarebbe stato il calcio a darmi da mangiare e mi sono messo a studiare”.

Dopo la laurea, ha iniziato a fare il manager, e come si è riavvicinato al calcio? “Ho cominciato a lavorare tra Milano, Parma e Modena, poi ho conosciuto in una delle mie esperienze di lavoro Stefano e Francesca Tanzi, sono diventato un consulente del Cavalier Tanzi, e quando il gruppo ha deciso di ristrutturare sono stato scelto per evitare il tracollo del Parma. Per continuare a quei livelli, la famiglia Tanzi e la Parmalat avrebbero dovuto coprire 100 milioni di euro di debiti all’anno. Hanno deciso di dire basta e di aprire un nuovo ciclo. Io ho portato a termine solo uno dei tre anni di quel piano industriale, ma a dimostrazione che sono più importanti i progetti che gli uomini, il programma del Parma va avanti anche senza Baraldi”.

A Parma è rimasto affascinato da Sacchi… “Se Sacchi è tornato a Parma, è perché ho convinto il Cavalier Tanzi che per portare avanti quel piano di ristrutturazione dovevamo avere un grande ‘capo fabbrica’. E nel calcio, il ‘capo fabbrica’ è il responsabile dell’area tecnica. Sacchi in questo è straordinario, ma noi abbiamo Roberto Mancini. Roberto non ha l’esperienza di Arrigo Sacchi, ma è stato un grande calciatore e conosce come pochi la psicologia dei giocatori. E lo ha dimostrato in questa stagione, sia per come ha fatto giocare la squadra, sia perché è stato fenomenale nel gestire il gruppo in condizioni ambientali difficilissime”.

Il progetto-Lazio, quindi, riparte da Roberto Mancini? “La premessa è che un progetto deve andare avanti indipendentemente dagli uomini. Questo vale per Mancini, per Baraldi, per chiunque. Fatta questa premessa, per noi la presenza di Mancini è fortemente condizionante, anche se poi dovrà essere il futuro azionista a decidere quali saranno i nostri obiettivi”.              

Sono stati fatti tanti nomi sul possibile nuovo padrone. Tra i tanti nomi fatti c’è quello dell’azionista di maggioranza del futuro? “Potrebbe essere uno di quelli che abbiamo letto, magari con qualcuno che fino ad oggi non è uscito allo scoperto. Il mio sogno, è quello di consegnare la Lazio ad un grande laziale, a qualcuno che ami veramente la Lazio e che abbia i mezzi per garantirle un grande futuro. Oggi chi entra nel calcio lo fa per amore ma anche per fare un investimento. Che può essere un investimento a livello di immagine, un’alternativa a forti investimenti pubblicitari o un investimento a lungo termine con la prospettiva di guadagnare soldi con il calcio, di ottenere un ritorno economico o d’immagine. Perché io sono convinto che se riuscirò a portare avanti il mio piano industriale, nel giro di 3-4 anni la Lazio diventerà uno dei club più potenti d’Europa, e quindi del mondo. Una società in grado di produrre utili, invece che decine di milioni di euro di debiti. E per questo la presenza di Roberto Mancini è fondamentale, perché Roberto Mancini è un po’ il garante di questo progetto, perché l’immagine e le entrate di una società sono legate ai risultati”.

Facciamo un passo indietro: come è arrivato Luca Baraldi nel mondo Lazio? “La telefonata mi è arrivata dal Cavalier Tanzi, che era stato contattato dal dottor Livolsi, l’advisor chiamato a mettere ordine nei conti della Cirio e della Lazio. Livolsi mi conosceva perché aveva lavorato con il gruppo Mediaset, e Galliani gli ha fatto il mio nome perché a Parma stavo facendo un lavoro simile a quello che sono chiamato a fare alla Lazio”.

Sei stato il primo dirigente prestato da una società all’altra. Tornerai a Parma o resterai alla Lazio? “Devo molto al Cavalier Tanzi, ma alla Lazio c’è la possibilità di fare un lavoro straordinario. Questa società è il laboratorio in cui si sta costruendo il calcio del futuro. Tutto il calcio italiano e molti grandi club europei guardano con interesse la Lazio. Io voglio restare, perché qui ci sono delle potenzialità enormi. La Lazio ha 103 anni di vita, ha una storia gloriosa alle spalle e fa parte di una Polisportiva straordinaria. La Lazio è una grandissima realtà radicata nel territorio e se inizia ora un lavoro di ristrutturazione che tutto il mondo del calcio, prima o poi, dovrà imitare, nel giro di 3-4 anni questa società sarà un modello da imitare, uno dei club più potenti d’Europa. Per tutti questi motivi, se il nuovo padrone mi vuole, io da qui non mi muovo”.

Cosa ha trovato Luca Baraldi quando è arrivato alla Lazio e soprattutto, come si fa ad accumulare 400 miliardi di debiti gestendo una società di calcio?  “Ho trovato, dal punto di vista sportivo, una squadra straordinaria guidata da un allenatore straordinario. E la conferma l’ho avuto nel portare avanti il progetto legato all’accordo sullo spalmamento degli ingaggi e sul pagamento di parte degli stipendi in azioni. Per quel che riguarda la situazione societaria, niente di diverso da quello che immaginavo. Nessuna sorpresa. L’indebitamento? Confesso che da manager faccio fatica a capire come si possa accumulare un simile passivo, ma questo è un virus che ha colpito quasi tutti i grandi club. Chi ha avuto alle spalle un grande gruppo (l’Inter e il Milan, ad esempio, ndr) è riuscito a tamponare la situazione, mentre chi, come Lazio, faceva parte di un gruppo, la Cirio, che è andato in sofferenza economica, si è ritrovato in questa situazione. Io dopo 24 ore che sono entrato nel mondo del calcio mi sono reso conto che il sistema era al collasso, ma chi era dentro il sistema non si è reso conto della situazione”.

Parliamo del piano-industriale, quali sono i punti fondamentali? “Riduzione dei costi, quindi del monte ingaggi. E al tempo stesso forti investimenti sul settore giovanile. Ma poi dovrà essere l’azionista di riferimento a dirci quanto vuole investire. Io, se fossi il nuovo azionista, punterei a mantenere la Lazio tra le prime quattro in campionato e al tempo stesso creerei una rete di società satellite nella regione, perché il Lazio è statisticamente una delle regioni che producono più calciatori di altissimo livello”.    

Quindi l’accordo con la squadra era un punto fermo.  “Sì, perché trasferendo una parte dei crediti in azioni e accettando di spalmare i crediti su più anni, la squadra darebbe un esempio a tutti i grandi creditori della Lazio: procuratori, fornitori e società. E poi allo Stato, che è uno dei grandi creditori della Lazio. Allo Stato diciamo che non vogliamo regali, che vogliamo pagare i nostri debiti, ma chiediamo di poterli dilazionare”.

I giocatori che non hanno firmato l’accordo, quindi, sono fuori dalla Lazio?  “Sì, lo hanno deciso loro quando non hanno accettato di partecipare ad  un progetto che garantisce la salvezza della Lazio e che, ripeto, non costa  nulla ai giocatori, perché alla fine nessun giocatore ci rimetterà un solo euro. Fa male leggere di un giocatore che fa ironia scrivendo sul suo sito internet che lui non può andare a fare la spesa al supermercato e pagare in azioni. Noi Stam non vorremmo venderlo, ma se Stam non vuole più restare alla Lazio, gli troveremo un’altra squadra, ci faremo dare giocatori giovani e i soldi per comprare un altro difensore che giochi al posto di Stam e che abbia voglia di giocare nella Lazio. La cosa importante, è non raccontare bugie alla gente, non ingannare mai tifosi”.

E che Lazio vedranno la prossima stagione? “Questo ce lo deve dire innanzitutto il nuovo azionista. I programmi si fanno a seconda del budget che si ha a disposizione. Per quel che riguarda i giocatori su cui puntare, le scelte tecniche spettano a Mancini, perché è lui il responsabile dell’area tecnica, il ‘capo fabbrica’. La mia idea, è quella di riportare i laziali nella Lazio. In una società devono giocare e lavorare persone che vogliono bene alla società. In questa ottica, il ritorno di Paolo Di Canio, per me sarebbe il massimo. Perché è un leader, perché ama la Lazio e ho letto che ha tanta rabbia in corpo. Chi ama la Lazio deve lavorare nella Lazio, perché questa società non ha bisogno di gente che la vede solo come una fonte di guadagno: la Lazio non ha bisogno di mercenari, ma di gente, che non giochi certo gratis, ma che deve amare i colori, la maglia e quello che fa. Quindi preferisco avere uno come Paolo Di Canio, alla fine della carriera, piuttosto che un fenomeno che però viene alla Lazio solo per guadagnare. Va bene la politica dei giovani, ma questi ragazzi devono essere guidati e trascinati da chi ha sangue laziale nelle vene. Da chi ama la Lazio come la amano i tifosi che vanno in curva Nord. Io sono convinto che oggi ci siano giocatori in questa squadra che per la Lazio sarebbero pronti a dare la vita, ma nessuno potrebbe amare di più la Lazio di chi ci è nato e cresciuto. Penso a Di Canio, ma anche a Di Vaio, a Pinzi e ad altri laziali che giocano in serie A. La mia idea, è quella di riportare i laziali nella Lazio. In una società devo giocare e lavorare persone che vogliono bene alla società. In questa ottica, il ritorno di Paolo Di Canio, per me sarebbe il massimo. Perché è un leader, perché ama la Lazio e ho letto che ha tanta rabbia in corpo. Chi ama la Lazio deve lavorare nella Lazio”.

Parole , quelle di Luca Baraldi, che giro a Londra a Paolo Di Canio. E hanno l’effetto di una bomba.

“Davvero ha detto questo di me senza conoscermi? Non ho parole, spero solo che questa sia veramente la volta buona. Tu lo sai, tutti quelli che mi conoscono lo sanno bene: per giocare nella Lazio tornerei anche a nuoto. In questi mesi, che si sono chiusi con la retrocessione con il West Ham, ho accumulato tanta di quella rabbia che avrei voglia di spaccare il mondo. Ho il veleno dentro. Per questo, chi mi prende fa un affare. E pur di tornare alla Lazio, sarei pronto a fare un sacrificio, anche a ridurmi drasticamente l’ingaggio”.

Alla fine dell’era Cagnotti si è creata una frattura tra i tifosi e la società: come si può ricucire il rapporto? “Lavorando onestamente, raccontando tutto quello che succede all’interno della società, soprattutto le cose spiacevoli. E poi, dire chiaramente quale squadra vedranno i tifosi nella prossima stagione”.

Hai parlato di tifosi, cosa pensa di fare la Lazio per riavvicinare la squadra alla gente? “In Inghilterra esiste il ‘fans-day’. Un giorno al mese, le società aprono le porte ai tifosi che hanno così la possibilità di incontrare i loro idoli. Stare a contatto con la squadra è importante per i tifosi, ma lo è anche per i giocatori, perché mischiandosi ai tifosi si possono rendere conto dei sogni e delle aspirazioni della gente che tifa Lazio, possono toccare con mano una realtà che per molti calciatori oggi è lontana anni luce”.

Quanto può essere importante uno stadio tutto della Lazio per avvicinare ancora di più la gente alla squadra? “E’ fondamentale. Il Manchester United non sarebbe il Manchester United senza l’Old Trafford; e la stessa cosa vale per il Real Madrid con il Santiago Bernabeu. Noi abbiamo individuato nello stadio Flaminio la casa della Lazio, e stiamo facendo di tutto per capire se è possibile portare a termine questo progetto: trasformare il Flaminio in un catino con una capienza di 50-55.000 posti che garantirebbe una spinta eccezionale alla squadra. L’impatto di un tifo come il nostro sarebbe devastante con una curva a due metri dal terreno di gioco, trascinerebbe la squadra nei momenti difficili. Con uno stadio diverso, quest’anno non avremmo perso tutti quei punti in casa. Sono fiducioso, molto fiducioso nel poter regalare alla Lazio una casa tutta sua”.

A proposito di una casa tutta laziale, quanto è importante ricostruire intorno alla squadra una grande Polisportiva? “E’ fondamentale, perché la Polisportiva è il più grande patrimonio della Lazio: come storia, ma anche perché le migliaia di ragazzi che indossano la maglia della Lazio sono un patrimonio sociale e di tifo che non si può e non si deve disperdere. Il primo passo, se ce lo consentiranno i regolamenti, sarà quello di portare all’interno della Lazio calcio la squadra femminile, lasciando la guida della società agli attuali dirigenti, che hanno fatto un lavoro straordinario in questi anni”.

Se, come tutti speriamo, la Lazio uscirà da questa crisi, a chi dovranno dire grazie i tifosi e a chi dovrà dire grazie Luca Baraldi? “Io dirò grazie ai giocatori, ai procuratori e a tutti quelli che hanno collaborato per condurre in porto questo storico accordo. Perché è fondamentale per salvare una società che ha 103 di storia, per non privare la gente di un qualcosa che amano come la loro vita. Perché i veri padroni della Lazio non sono né Baraldi né Mancini, né i giocatori né il futuro azionista. I veri padroni della Lazio sono i tifosi, che dovranno ringraziare la squadra e la fortuna. Perché se la Lazio si salva, come sono convinto che si salverà, sarà merito di tanta gente che deciderà di investire in questo club acquistando azioni, ma anche di un pizzico di fortuna... Perché senza un pizzico di fortuna non si ottiene nulla: nel calcio come nella vita”.

Luca Baraldi, alla fine dell’intervista ha accettato di firmare una sorta di contratto con li tifosi della Lazio. Questi i punti sui quali, a oggi, l’Amministratore Delegato della Lazio sente di impegnarsi.

1)      Informare sempre i tifosi sulle scelte e sul futuro della società. Oggi più che mai, i tifosi della Lazio non devono essere presi in giro da nessuno. Quindi sincerità, chiarezza e riconoscenza.

2)      Una nuova politica dei prezzi sul modello di quelli applicati per Lazio-Porto. Già dalla prossima stagione faremo abbonamenti che premieranno i veri tifosi della Lazio e la loro fedeltà.

3)      Un nuovo rapporto tra la società e la gente, e al primo posto c’è l’impegno da parte nostra di avvicinare i tifosi alla squadra. Vogliamo aprire le porte, evitare nei limiti del possibile che Formello si trasformi in una sorta di bunker inaccessibile.

4)      Onestà. Chi farà l’abbonamento non avrà mai da noi brutte sorprese. I tifosi sapranno prima per quale squadra faranno il tifo la prossima stagione. Non succederà più che qualcuno farà l’abbonamento pensando di poter fare il tifo per Nesta e Crespo, per poi vederli giocare con un’altra maglia.

5)      Non tradire mai la fiducia dei tifosi, soprattutto dei più giovani, di quelli che soffrono di più per un tradimento, anche perché sono i più indifesi.

6)      Consegnare ai tifosi una nuova casa, uno stadio a dimensione-tifoso, nel quale poter vivere veramente la partita. Uno stadio che renda la domenica un giorno speciale per l’intera famiglia.

7)      Regalare emozioni, tante partite come Lazio-Piacenza, un vero e proprio spot per il calcio. Non per il gioco, ma perché mai come in quella partita ho visto la gente trascinare la squadra e la squadra volare sotto la spinta dei tifosi , per ripagare la gente dimostrando amore per la maglia e per i tifosi che l’avevano aiutata in un momento difficilissimo.




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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