08 Ottobre 2017

Geronzi, Cragnotti, Lotito e la Lazio: storie di "colpevoli" e di "salvatori"...
di Stefano Greco

“C’era un progetto di dividere società, di separare la squadra dal settore marketing o da quello della comunicazione o della gestione di Formello, creando altre società. E di questo avevo parlato con grandi investitori. Un piano ben preciso per potenziare la Lazio che fu interrotto bruscamente per volontà della Banca di Roma. E, a distanza di anni, tutti parlano della gestione-Cragnotti, ma nessuno parla di quello che successe dopo la mia uscita di scena sotto la gestione-Capitalia voluta da chi guidava (il riferimento è chiaramente a Geronzi, anche se lui quel nome non lo pronuncia mai, ndr) la banca di riferimento della Lazio. Nessuno parla di quei 16 mesi che sono stati fondamentali per determinare la situazione economica che poi ha ereditato Lotito. E anche Lotito parla sempre di gestione-Cragnotti, ma non accenna mai a quello che è successo dopo la mia uscita di scena. Nessuno parla mai di quell’aumento di capitale dell’estate del 2002 al quale partecipai anche io accettando di non sottoscrivere e, quindi, di diluire così la mia partecipazione: un aumento di capitale che porto circa 120 milioni di euro nelle casse della Lazio, soldi che non sono andati né a sanare i 40 milioni di euro di debito fiscale né gli altri debiti. Con quei soldi, noi avremmo potuto continuare a gestire la Lazio come avevamo fatto nei 10 anni precedenti, senza contare che io in quel momento stavo portando avanti il progetto dello stadio di proprietà. Ma il 1° gennaio del 2003 la Banca di Roma ha voluto prendere il controllo della Lazio. Quindi è lì che devono essere ricercate le responsabilità per il fallimento di quel progetto e del perché nel giro di poco tempo i debiti della Lazio sono cresciuti a dismisura. Il perché è presto detto: uscito di scena Cragnotti, quel progetto è stato affidato a uomini improvvisati, a uomini che non avevano nessuna mentalità industriale e che quindi non hanno portato nessun valore aggiunto alla conduzione della società, aumentando invece a dismisura certi stipendi e quindi i costi di gestione. Questa è la verità, scritta nero su bianco nei bilanci”.

Ho deciso di partire da qui, da questa dichiarazione che mi ha rilasciato Sergio Cragnotti in un’intervista di qualche anno fa, per parlare della sentenza di venerdì scorso. Magari qualcuno può pensare: “Vabbé, ma cosa c’entra la Lazio con il processo Cirio?”… C’entra, c’entra, perché Cragnotti è stato fatto fuori dalla Lazio con le stesse modalità con cui è stato sbattuto fuori dal mondo della finanza con l’esplosione del caso-Cirio, società mandata in default nonostante bilanci tutt’altro che fallimentari, nonostante un flusso di cassa che consentiva di pagare i conti, ma solo perché Banca di Roma ha deciso di chiudere i rubinetti. Qualcuno ha deciso che Cragnotti doveva essere fatto fuori, che era diventato un personaggio troppo scomodo e Banca di Roma ha recitato il ruolo del killer, con Cesare Geronzi a muovere i fili da dietro le quinte. Sia nel defenestra mento dalla Lazio (anche se pure Arpe recitò un ruolo non indifferente) che dalla Cirio, con quei bond rilasciati alla banca immessi sul mercato anche se c’era scritto chiaramente nell’accordo che erano solo una garanzia per la banca e non potevano essere ceduti ai risparmiatori.

Per anni ho sentito parlare di un Cragnotti che aveva mandato in rovina la Lazio e che aveva truffato i risparmiatori, quando la verità è sempre stata un’altra ed è uscita in modo chiaro a tutti con la sentenza di venerdì scorso, con quella condanna a 4 anni di Cesare Geronzi. Per certi versi, quella vicenda si collega anche alla mia, a quella che tutti continuano a chiamare della “Cordata di San Marino” (sbagliando, perché San Marino non c’è mai entrato nulla in quella storia), perché nel 2004 la banca decise che la Lazio non poteva finire in mano a qualcuno che non era controllabile, perché nessuno doveva mettere il naso in quei conti, nessuno doveva leggere le carte e raccontare alla gente come e perché si era aperta quella voragine nei conti della Lazio. Serviva qualcuno “controllabile”, qualcuno pronto a sparare a zero sulla gestione Cragnotti senza mai dire una parola su quei 16 mesi di gestione della banca e su chi aveva manovrato i fili in quel periodo. Ha ragione Cragnotti: Lotito ha sempre sparato su di lui, ma non ha mai detto una parola su Masoni e De Mita, figuriamoci su Geronzi che da dietro muoveva i fili.

Sì, perché mentre a noi ci dicevano che per prendere la Lazio bisognava andare sul mercato e sottoscrivere interamente l’aumento di capitale e che loro non c’entravano nulla,poche settimane dopo Lotito la Lazio l’ha presa dopo giornate di riunioni nella sede di Capitalia, sottoscrivendo un accordo con chi gestiva la Lazio e fissando pure il prezzo per l’acquisto un anno dopo della quota della Banca. Perché era la Banca a controllare tutti, anche tramite amici o teste di legno come Ligresti e Ricucci,ad esempio. Fu la banca a denunciare noi alla Consob. Un processo mediatico che dopo 8 anni di processo si è concluso senza neanche una sentenza di primo grado, con l’archiviazione ma con il giudice che, indignato per quello che aveva successo, ha stabilito il “NON RICONOSCIMENTO DELLE STATUIZIONI CIVILI IN FAVORE DELLA SS LAZIO E DELLA CONSOB”, perché non ci fu né dolo né danno in quella vicenda. E la stessa cosa potrebbe succedere con Cragnotti.

Di me non voglio parlare, ma oggi il minimo sindacale sarebbero delle scuse da parte di chi per anni ha gettato fango addosso e lo ha dipinto come il responsabile di tutti i mali della Lazio. PERCHÉ NON ERA COSI’. Sostenere che i CATTIVI in realtà erano i buoni, oggi sarebbe troppo facile. Non lo faccio, perché per sostenere queste cose serve un qualcosa di più concreto che al momento non c’è. E che per motivi abbastanza evidenti qualcuno ha impedito che si verificasse. Ma a quelli che mi ha scritto in questi giorni, sia in pubblico che in privato, chiedendomi di puntare i riflettori su chi ha manovrato contro la Lazio in quel periodo, io rispondo che i nomi sono da sempre sotto gli occhi di tutti. E non sono quelli dati pasto al pubblico, ma quelli di chi manovrava in modo più o meno occulto i fili di quella vicenda. I colpevoli del fatto che la Lazio è stata messa nelle mani di Lotito, in una sorta di limbo, sono quelli di chi si è preoccupato solo di evitare che qualcuno mettesse naso e mani nei bilanci della Lazio, indicando bilanci alla mano i nomi di chi aveva portato la Lazio sull’orlo del baratro economico, dilapidando centinaia di milioni di euro degli azionisti e distruggendo quel patrimonio sportivo messo su in dieci anni da Sergio Cragnotti. Quindi, la Lazio non poteva finire nelle mani di un imprenditore FORTE, magari straniero (come socio o successore di Cragnotti, visto che il progetto a cui stava lavorando era quello di portare nella Lazio personaggi di spicco del mondo della finanza dell’epoca), comunque svincolato da legami con la banca di riferimento e dall’uomo che da anni muoveva tutti i fili sportivi, imprenditoriali e politici di questa città. Ovvero, l’allora numero uno di Capitalia, Cesare Geronzi. Quello che ordinava a Tanzi di prendersi le attività di Ciarrapico anche se non c’entravano nulla con il latte, quello che alzava il telefono e ordinava a Cragnotti di comprare la Centrale del latte di Roma (che non c’entrava nulla con la Cirio…) per poi cederla a Tanzi.

Per questo serviva un Lotito, un piccolo imprenditore manovrabile, in grado di garantire alla Banca il silenzio assoluto su quegli anni. Anzi, pronto a scaricare in ogni occasione la responsabilità di quei 500 milioni di euro di debito (mai esistiti in realtà e comunque sorvolando chiaramente su tutti i crediti ereditati, che superavano abbondantemente i 100 milioni di euro tra entrate della Champions e trance di pagamenti di cessioni come quelle di Nedved, Crespo, Nesta, Stam, Stankovic o dei quasi 20 milioni di euro incassati per la vendita di Fiore e Corradi al Valencia) su Sergio Cragnotti.

Sarebbe bastato leggere i bilanci, scoprire che quei 120 milioni di euro di aumento di capitale dell’estate del 2003 erano finiti nelle casse di Medio Credito Centrale e che poi erano stati usati non per assicurare un futuro alla Lazio, ma per saldare gli amici e gli amici degli amici che, in caso di fallimento, non sarebbero stati dei creditori privilegiati. Quindi, invece che pagare gli stipendi arretrati e i debiti con l’Erario, quei soldi furono usati per liquidare parcelle, per far rientrare subito la banca di vecchi crediti e via discorrendo. E per fare questo, era stato spazzato via anche Baraldi (diventato scomodo) e al suo posto a dirigere la Lazio e a gestire la cassa erano stati messi l’avvocato Masoni e Giuseppe De Mita. Un po’ come affidare le monete d’oro di Pinocchio al “gatto e alla volpe”. Con Mangiafuoco (Geronzi), tranquillo dietro le quinte a muovere tutti i fili, con l’aiuto di Franco Carraro che, da presidente della Federcalcio, garantiva comunque l’iscrizione al campionato. Capitalia e Medio Credito Centrale (la banca di Carraro), controllavano in quegli anni più o meno direttamente Lazio, Roma, Napoli, Parma, Perugia e Fiorentina. O direttamente le società, oppure gli imprenditori che erano all’epoca proprietari della società e che dipendevano economicamente con le loro aziende da quelle due banche. Ovvero i vari Ferlaino, Tanzi, Gaucci e Cecchi Gori. Pensate che fine hanno fatto quegli imprenditori, pensate a come sono fallite una dopo l’altra Fiorentina, Parma, Napoli e Perugia, e il quadro è completo.

Roma e Lazio, però, non potevano fallire. Il botto sarebbe stato troppo grosso e l’esplosione avrebbe creato seri danni, sia dal punto di vista dell’immagine della banca e di chi la gestiva, che dal punto di vista giudiziario, perché tra Roma e Lazio si arrivava quasi a 1 miliardo di euro di buco. Sì, avete letto bene: UN MILIARDO DI EURO. Così, i Sensi sono stati tenuti in silenzio dando ossigeno alla Roma ma al tempo stesso spolpando boccone dopo boccone tutto il patrimonio dell’impero costruito da Franco Sensi. La situazione della Lazio è stata gestita garantendo la sopravvivenza della società e facendo passare, grazie al silenzio compiacente di chi guidava la società, gli anni necessari per annullare le responsabilità penali di chi aveva gestito la società dopo la cacciata di Cragnotti e che aveva firmato i bilanci: approvando certe operazioni, assicurando stipendi fuori mercato e fuori logica a dirigenti, assicurando parcelle milionarie agli amici e agli amici degli amici, garantendo ad ogni componente del Cda di una società agonizzante da un minimo di 80.000 euro ad un massimo di 500.000 euro all’anno di stipendi. Mentre c’erano tifosi che si vendevano un motorino o rinunciavano alle vacanze per partecipare all’aumento di capitale per “salvare la Lazio”.

I nomi di questi personaggi erano e sono sotto gli occhi di tutti, ma per coprire ancora meglio tutto, c’era bisogno di alzare un po’ di polvere. Ed ecco allora i processi, i cattivi mandati sotto processo e sbattuti in prima pagina. Dal 2004 a oggi, sono partiti tre processi legati alle vicende della Lazio. Quello contro la “Cordata di San Marino”, quello contro Chinaglia e gli Irriducibili, quello sul patto parasociale occulto tra Lotito e Mezzaroma ai danni degli azionisti della Lazio. Il nostro è andato a verdetto definitivo, con il NON LUOGO A PROCEDERE, L’ARCHIVIAZIONE E IL NON RICONOSCIMENTO DELLE STATUIZIONI CIVILI IN FAVORE DELLA SS LAZIO E DELLA CONSOB. Di quello contro gli Irriducibili dopo la sentenza di primo grado si è persa ogni traccia ma l’accusa di “aggiotaggio” sventolata da Lotito e dalla Consob si è rivelata una bolla di sapone. Quello contro Lotito e Mezzaroma, invece si è concluso e, indovinate un po’, in quel processo la Consob non si è costituita parte civile, nonostante la palese violazione delle regole del mercato e l’ancora più palese danno subito dagli azionisti per un’Opa fatta da Lotito a 0,40 euro ad azione invece che a 0,72 euro ad azione. Con un danno valutato dal giudice nell’ordine dei 10 milioni di euro più interessi. Ma nessun azionista ha avuto un solo euro di risarcimento, perché la Consob non si è costituita parte civile in sede penale e quindi i diritti degli azionisti non sono stati tutelati, proprio dall’organo di garanzia del mercato… Forse, perché la maggior parte dei dirigenti della Consob dell’epoca erano ex dirigenti di Capitalia o di Banca di Roma? Forse perché non poteva essere attaccato l’uomo scelto dalla banca per tenere ben nascosti i nomi dei veri responsabili del dissesto della Lazio? E alla fine dei giochi, l’unico condannato in via definitiva in questa giostra durata anni è proprio Claudio Lotito. Non Cragnotti, non il sottoscritto, non Chinaglia o i 4 degli irriducibili, ma solo chi guida la Lazio ed è stato messo lì nel 2004 da chi muoveva i fili da dietro le quinte. Ma i cattivi e i nemici della Lazio sono sempre gli altri. Chiedetevi, poi: come mai la Consob si è costituita parte civile nei processi contro di noi e contro Chinaglia e gli Irriducibili, ma non in quello contro Lotito?

In conclusione, vi invito a Guardare che cosa è successo e cosa sta succedendo con la Roma, ad esempio. La banca ha scelto gli americani ma gli ha nascosto buchi e buffi che escono uno dopo l’altro. E la banca pur di non far uscire quello che è successo in questi anni, ha finanziato e sta finanziando l’operazione di salvataggio e di rilancio della Roma. Noi, invece, siamo finiti prima all’Inferno e poi in un limbo, dove resteremo fino a quando resterà Lotito, l’uomo scelto dalla banca per salvare la Lazio. Ma siamo sicuri che sia stato scelto per “salvare la Lazio” e non, invece, per “salvare la banca”?




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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