04 Ottobre 2017

Non è un complotto, è un problema da risolvere
di Stefano Greco

Ho sempre odiato i benpensanti e i moralisti, ho sempre diffidato di quelli che hanno sempre la morale in tasca ma se poi vai a scavare nella loro vita privata non sanno neanche dove stia di casa la moralità. Ho sempre schifato quelli che sono moralisti e benpensanti a corrente alternata e che parlano o scrivono tenendo ben nascosta sotto la giacca la scarpetta da tifosi per presentarsi come semplici sportivi indignati, con la speranza di essere più credibili. Non sono mai stato politically correct nella mia vita e questo mi è costato molto, sia a livello di carriera che di rapporti, perché in questo mondo di falsi e di ipocriti chi ti dice apertamente in faccia quello che pensa rischia di fare la fine del grillo parlante ucciso da Pinocchio perché le sue parole lo mettevano davanti ad una realtà scomoda e risvegliavano la sua cattiva coscienza. Ci ho pensato a lungo se scrivere o no qualcosa su questa vicenda che ha portato alla chiusura per due turni di campionato della Curva Nord perché “i sostenitori della società Lazio, assiepati nel settore Curva Nord, nel numero di circa 2000 (rispetto a n. 5449 occupanti), si rendevano responsabili, al 31° del primo tempo ed al 33° del secondo tempo, di cori espressione di discriminazione razziale, durati alcuni secondi, nei confronti, rispettivamente, dei calciatori del Sassuolo Adjapong Claud e Duncan Alfred”. Ci ho pensato perché so benissimo che qualunque cosa scriva sull’argomento, non sarà gradita a molti, su un fronte o sull’altro. E forse né a chi da ieri parla di complotto nei confronti della Lazio perché è diventata una realtà scomoda né a chi non aspettava altro per scagliarsi contro una Curva che, per mille ragioni (più o meno valide) non sente più sua.

Non piacerà, perché a nessuno piace vedersi sbattere in faccia la realtà. E la realtà, pura e semplice, è che non esiste alcun tipo di difesa da queste cose, per il semplice motivo che, da sempre, qui in Italia manca un’educazione sportiva di base: quella che ti porta a non fare certi cori, oppure ad accettare serenamente un verdetto di condanna se violi le regole. Giuste o sbagliate che siano, applicate a tutti in modo rigido oppure a volte sì o a volte no, le regole ci sono e se decidi di partecipare al gioco le devi accettare. E dire “sì, ma perché io sì e gli altri no?” è come andare davanti ad un giudice dopo esser stati arrestati per furto e portare come tesi difensiva il fatto che in realtà tanti rubano e restano impuniti, quindi perché proprio tu sei stato arrestato e devi pagare? È una tesi che, purtroppo, non regge. Come non ci si può nascondere dietro la teoria del complotto, perché tutti sapevamo che avevamo questa spada di Damocle sulla testa dopo la squalifica sospesa con la condizionale nella scorsa stagione e tutti sapevamo anche che al primo sgarro avremmo pagato e per giunta doppio, come il condannato che esce con la condizionale ma poi finisce nuovamente sotto processo per reiterazione del reato.

È vero, quando gioca la Lazio tutti hanno le orecchie spianate, tutti sentono quello che non sentono o fanno finta di non sentire in altri stadi o nello stesso stadio in cui giochiamo noi ma quando gioca un’altra squadra. Ma è così e lo sappiamo bene tutti, da anni. Perché quando ti fai una certa nomea, alla fine non ti viene perdonato nulla e, anche un episodio insignificante, rischia di diventare un macigno che ti travolge senza possibilità né di difesa né di fuga. Lo abbiamo detto e scritto per anni, abbiamo urlato e avvisato quando in molti parlavano di goliardia o discutevano sul fatto che fosse o no giusto punire degli ululati che non erano a sfondo razziale ma solo per contestare certi giocatori. La regola è questa, giusta o sbagliata che sia c’è e se tu la violi non ti devi sentire legittimato a farlo oppure recitare il ruolo della vittima perché con altri non viene usato lo stesso pugno di ferro.

E dire che venivamo da una partita giocate a porte chiuse in Europa proprio per questo motivo, quindi dovevamo sapere tutti che cosa rischiavamo al minimo sgarro. Ma niente, è successo di nuovo. E ora è inutile andare a cercare il colpevole, puntare l’indice accusatorio contro chi guida la Curva Nord oppure liquidare tutto dicendo “ridateci i megafoni e non succederà più”, perché queste cose succedevano anche quando c’erano ancora i megafoni in curva e, temo, succederanno sempre. Perché c’è gente che se ne frega delle regole e che pensa che non ci sia nulla di male nell’ululare ai giocatori avversari, specie a quelli di colore. Non voglio scadere nel qualunquismo, ma con quello che sta succedendo a Roma in questi ultimi anni e specie negli ultimi tempi, era quasi inevitabile che accadesse. E da un certo punto di vista, in casa nostra chi vuole fare certe cose trova terreno fertile. E poi la butta in caciara con la storia della goliardia. Sarebbe goliardia se certi ululati qualcuno li facesse ai giocatori bianchi e italiani, se invece di cantare cori di estrema destra la curva si mettesse a cantare all’improvviso “avanti popolo”, allora sì che sarebbe goliardia, spiazzante per chi da sempre ci aspetta al varco e si aspetta da noi altro. Ma così, non lo è. E come dicevo prima, da un certo punto di vista non c’è difesa, perché 100 scemi in mezzo a tanta gente ci stanno sempre e non li puoi controllare, non gli puoi impedire di fare certe cose, al massimo puoi tentare di chiudere la porta della stalla prima che tutti i buoi siano scappati dal recinto, provare a limitare i danni disapprovando in modo palese quello che è successo. Ma se in tanti oggi pensano (e basta fare un salto sui social network o ascoltare certi interventi per capire che questa è la realtà del mondo Lazio) che questo sia solo un complotto per fermare in qualche modo la Lazio, visto che sul campo non si riescono a fermare i ragazzi di Inzaghi, allora non c’è né speranza né via d’uscita.

No, non c’è complotto e non è una punizione esagerata, perché la regola era chiara ed è stata violata. Che sia successo per pochi secondi o che siano stati in 100, in 1000 o in 2000 a violarla, non conta. Vengo da uno sport di squadra e nello sport di squadra se uno sbaglia in allenamento paga tutto il gruppo. Poi magari nello spogliatoio è il gruppo ad attaccare al muro quello che ha sbagliato. Questo significa essere veramente squadra, questo significa essere veramente gruppo o popolo. Non piangersi addosso, non liquidare tutto gridando al complotto, ma trovando una via d’uscita, una soluzione ad un problema che c’è e che esiste da anni. Un problema che abbiamo creato noi tutti (sia chi ha fatto certe cose che chi ha sorriso, oppure è rimasto a guardare e ha giustificato in qualche modo o ha minimizzato) e che ha portato il mondo Lazio a girare per il mondo con questa nomea appiccicata addosso. Basta andare su internet e usare i motori per veder comparire ovunque il nome Lazio abbinato alla parola razzismo. Che ci piaccia o no, è così.

Come uscirne? Se i responsabili della Curva Nord chiedono di poter usare nuovamente impianti più potenti dei megafoni e pensano che basti questo per scongiurare il rischio che certe cose si ripetano, perché dire di no? Si parla da anni della possibilità di dialogare e collaborare, sono state abbattute le barriere, perché non fare anche questo passo visto che non costa nulla né allo Stato né alla società? Non penso che questa sia la soluzione al problema, ma perché non farlo? Proviamo a responsabilizzare i tifosi e vediamo che cosa succede, tanto non mi sembra che ci siano in giro altre soluzioni valide, perché quella di chiudere stadi o interi settori non mi sembra che abbia prodotti risultati, visto che dopo anni e migliaia di spot contro il razzismo stiamo ancora qui a parlare delle stesse cose.

Ah, dopo la sosta, la Lazio affronterà il Nizza che, oltre a Balotelli (che indipendentemente dal colore della pelle non è certo uno che ispira simpatia), ha in rosa una decina di giocatori di colore. E anche lì abbiamo una spada di Damocle sulla testa, ancora più grave, perché il rischio in caso di nuovi episodi del genere non sarà giocare a porte chiuse, ma uscire dall’Europa, essere eliminati non sul campo ma per quello che succede sugli spalti. Quindi, bisogna fare qualcosa e bisogna farla subito… 




Accadde oggi 19.10

1919 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 3-1
1930 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 0-1
1941 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Inter 1-0
1952 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 1-2
1958 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-3
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 5-1
1975 Perugia, stadio Pian di Massiano - Perugia-Lazio 2-0
1999 Maribor, Stadion Ljudski Vrt - NK Maribor-Lazio 0-4
2003 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-0
2008 Bologna, Stadio Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/08/2017
 

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