07 Settembre 2019

Quando Lorenzo staccò la luce...
di Stefano Greco

In più di 90 anni di derby, a Roma è successo un po’ di tutto. Dai calci e pugni in campo tra il generale Vaccaro e alcuni giocatori della Roma (con l’intervento dei Carabinieri a cavallo per sedare la rissa) alla stracittadina rinviata a causa di un’incredibile nevicata piombata a Roma all’improvviso la notte tra il 10 e l’11 marzo del 1956; dalla partita giocata di lunedì pomeriggio per motivi di ordine pubblico, alla sfida sospesa per la presunta morte di un bambino causata dalla Polizia con i tifosi romanisti in campo che chiedevano ai giocatori di rientrare negli spogliatoi, a quello giocato nonostante la morte sugli spalti di Paparelli, per finire con le invasioni di campo; dalla caccia a Chinaglia alle esultanze sotto la Curva nemica (due volte Di Canio e una Chinaglia), per finire con quel quattro su quattro in una sola stagione firmato Eriksson entrato nella storia.

Quello che in pochi sanno o ricordano, perché l’episodio risale esattamente a 50 anni fa, è che c’è stata anche una Stracittadina sospesa per mancanza di luce, in uno dei derby più folli della storia in cui successe veramente di tutto. È successo il 7 settembre del 1969 e, a distanza di tanto tempo, su quei fari spenti all’improvviso e sui motivi reali di quella sospensione ci sono ancora versioni contrastanti, una sorta di match tra realtà e leggenda. La realtà parla di un improvviso blackout, di un trasformatore che si è guastò all’improvviso e che costrinse l’arbitro Lo Bello di Siracusa, il principe dei fischietti italiani di quell’epoca, a fischiare il triplice fischio di chiusura in uno Stadio Olimpico avvolto nel buio più totale, con la sole luce presente provocata dai tifosi che bruciavano giornali di carta usati come torce per trovare le uscite. La leggenda, invece, narra che a causare quel blackout fu Juan Carlos Lorenzo, il folkloristico allenatore argentino che, espulso da Lo Bello per proteste, per vendetta e per impedire la vittoria del Roma sul campo avrebbe spenti l’interruttore lasciando al buio i 75.000 spettatori presenti sugli spalti e i protagonisti in campo.

Quel giorno ero uno dei 75.000 presenti all’Olimpico, ed era il secondo derby della mia vita. Il primo era stato uno squallido 0-0 del 5 marzo del 1967 e, ironia della sorte, l’arbitro era lo stesso: Lo Bello. La stagione 1969-1970, per la Lazio sarà un’annata incredibile, sorprendente. Il mago Juan Carlos Lorenzo, ha pescato in una squadra di Serie C di Napoli un certo Giorgio Chinaglia, un ragazzo potente ma sgraziato che in quel pre campionato sta curando di persona, per lanciarlo nella mischia al momento giusto. La Lazio è neo promossa, ma Lorenzo parla della sua squadra come una delle possibili sorprese del campionato e del suo nuovo centravanti come del futuro numero nove della Nazionale. A Roma qualcuno ride sentendo parlare il santone argentino, specie dopo aver visto all’opera in amichevole quel bisonte sgraziato e un po’ su di peso, uno che ha iniziato la carriera da emigrante in Galles e che per anni ha segnato e neanche tantissimo solo in Serie C. Qualcuno riderà un po’meno a fine stagione, quando saranno addirittura 12 i gol segnati da Chinaglia nel suo primo anno di Serie A che si chiuderà con la convocazione in azzurro da parte di Valcareggi e con la Lazio che grazie ai gol del suo nuovo bomber chiuderà il campionato all’ottavo posto davanti alla Roma del mago Herrera, conquistando il diritto a partecipare l’anno successivo all’ultima edizione della Coppa delle Fiere, prima della nascita della Coppa Uefa.

A quel derby di Coppa Italia la Lazio ci arriva praticamente già eliminata, perché nelle due precedenti sfide ha raccolto un misero pareggio contro la Ternana a Terni e una sconfitta, sempre in trasferta, a Perugia. Ma il derby è il derby, quindi, caricati anche dalle schermaglie a distanza tra il mago Herrera è il santone Lorenzo, sugli spalti si precipitano in 75.000 riempiendo completamente lo stadio: perfino la collinetta di Monte Mario fa registrare il tutto esaurito sotto la Madonnina. In campo, le squadre non tradiscono le attese, perché sul rettangolo di gioco succede veramente di tutto: un gol di Fortunato annullato alla Lazio per fuorigioco inesistente di Ghio al 35’ (con Lorenzo espulso per proteste), un rigore decisamente dubbio assegnato da Lo Bello alla Lazio e parato da Ginulfi a Marchesi, poi falli a ripetizione, traversi, scontri da far west e un gol assurdo segnato dalla Roma con un tiro debolissimo di Fabio Capello con Di Vincenzo che si fa incredibilmente sfuggire il pallone dalla mani consentendo a Peirò di segnare a porta vuota. Poi,la comica finale…

Quando mancano circa 5 minuti al fischio finale, l’Olimpico precipita all’improvviso nel buio più totale. Si spengono in un colpo solo tutti i riflettori e ogni tentativo di riportare la luce per consentire alle squadre di arrivare al 90’ è inutile. Lo Bello, dopo una serie infinita di discussioni e di conciliaboli in campo con i dirigenti delle due squadre, i responsabili del CONI e i tecnici dell’ENEL presenti allo stadio, decide di fischiare la fine. E ora? Finita la partita, la patata bollente viene scaricata sul tavolo del giudice sportivo. Barbé, in assenza di precedenti, si ritrova a dover prendere una decisione non facile. Già, perché in quel derby la squadra di casa è la Lazio, quindi la responsabilità oggettiva ricade sulle spalle del club biancoceleste, ma è altrettanto vero che il guasto è responsabilità dell’ENEL e del CONI, proprietario dello stadio in cui la Lazio e la Roma giocano in affitto, quindi senza nessun potere di controllo sullo status dell’impianto, illuminazione compresa. Dopo 3 giorni di discussioni, arriva il verdetto di Barbé: niente ripetizione della partita e sconfitta per 2-0 a tavolino della Lazio per responsabilità oggettiva (in quanto squadra ospitante) sull’interruzione anticipata dell’incontro.

E le polemiche, divampano, con appuntamenti minacciosi in vista del derby di campionato in programma appena 50 giorni dopo, il 26 ottobre, una stracittadina in cui Lazio e Roma arrivano appaiate a quota 7 punti e con la Lazio reduce dal clamoroso 5-1 inflitto alla Fiorentina campione d’Italia in carica, con Chinaglia mattatore. Quel pomeriggio, l’Olimpico farà registrare il tutto esaurito e… Vabbé, ma questa è un’altra storia. Completamente diversa da quella del derby sospeso, quello che fece la fortuna di umoristi e vignettisti dell’epoca che disegnarono Juan Carlos Lorenzo mentre in modo furtivo staccava l’interruttore della luce per far sospendere la partita e per impedire al suo nemico Helenio Herrera di vincere sul campo il derby. Storie di altri tempi, di altri personaggi, di un calcio giocato sempre di pomeriggio, tutti alla stessa ora e in stadi sempre pieni che, pioggia o sole, si riempivano già 3-4 ore prima dell’inizio della partita.




Accadde oggi 15.09

1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pistoiese 4-0?
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Budapest III Ker 4-0
1946 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Salernitana 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 4-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
1985 Bologna, stadio Renato Dall’Ara – Bologna-Lazio 1-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 1-1
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lokomotiv Plovdiv 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chievo 2-3
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 0-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

90.419 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,206
Variazione del +0,33%