04 Settembre 2019

Lazio-Juve e un sogno durato un minuto
di Stefano Greco

“Sogno di una notte di mezza estate” è una commedia, un racconto fantastico uscito dalla penna di William Shakespeare, in cui tra dei, fate, elfi e folletti si narra la storia del matrimonio tra Teseo e Ippolita, la regina delle amazzoni. Ma quanto dura un sogno? A volte, per l’intensità con cui lo viviamo ci sembra che duri ore, magari tutta la notte, mentre in realtà tutto si consuma in una manciata di minuti. Ma può un sogno durato pochi minuti regalarti emozioni e brividi che resistono al passare degli anni? Si, può. Perché anche un gol è un gesto che si consuma in pochi secondi ma che ti regala emozioni che durano una vita. E un gol mette le ali alla fantasia di ogni tifoso, lo fa alzare il volo fino a fargli toccare le nuvole.

È bastato sfogliare il calendario e guardare una foto per far riaffiorare in un attimo brividi e ricordi, legati ad una notte di fine estate e ad un sogno durato appena 60 secondi, ma bellissimo. È il 4 settembre del 1983, la Lazio è appena tornata in Serie A dopo tre stagioni infernali trascinata fuori dall’inferno della cadette ria dai gol di Giordano, dalla voglia di riscatto di Manfredonia, dalle giocate di Vincenzino D’Amico e dalla grinta di un gregario che ha conquistato tutti: Enrico Vella. Quella del 1983 è l’estate dei sogni alimentati dal ritorno di Chinaglia che ha coronato il sogno suo e di tutti i laziali: diventare presidente della Lazio. È l’estate in cui si sognano nomi esotici a cui consegnare le due maglie di primi stranieri della Lazio dopo la riapertura delle frontiere e quella toccata e fuga di René Van de Kerkhof, destinati a dare qualità ed esperienza ad una squadra che con pochi e mirati innesti può tornare a recitare un ruolo importante. Alla fine, arrivano un brasiliano navigato e un giovane danese di cui tutti raccontano mirabilie: Joao Batista e Michael Laudrup, che per tutti diventa in un amen Michelino.

I primi passi della nuova Lazio in Coppa Italia sono incerti. Un pareggio a Catanzaro, una vittoria in casa con il Perugia, una sconfitta di misura a Taranto e un pareggio a Bari. In un girone complicatissimo, in cui tutte le squadre sono ancora in corsa per la qualificazione, per passare il turno la Lazio deve battere la Juventus di Trapattoni, lo squadrone pieno zeppo di Campioni del Mondo con l’aggiunta di Michel Platinì e Zibì Boniek, la squadra più forte del Mondo che ancora non si è ripresa dopo la batosta di quella finale di Coppa dei Campioni persa contro ogni pronostico ad Atene contro l’Amburgo di Felix Magath. Più o meno la stessa situazione della finale di Supercoppa di quest’anno…

Per la grande sfida, l’Olimpico è stracolmo. Circa 70.000 paganti per un incasso record per l’epoca di 832 milioni di lire. Il colpo d’occhio quando le squadre entrano in campo è di quelli da far tremare le gambe anche ai giocatori più navigati, perché quel boato che accoglie l’ingresso delle squadre in campo è di quelli che ti strappano la pelle. Circa 10.000 juventini mescolati tra la folla, oltre 60.000 biancocelesti a urlare “Lazio” in modo rabbioso, con Chinaglia che per caricare la squadra e dare un appoggio morale al suo amico Giancarlo Morrone rinuncia al suo posto in Tribuna d’Onore al fianco di Boniperti e si accomoda in panchina.

Per un tempo, la Lazio tiene botta alla Juventus e dopo appena 11 minuti sfiora il gol, con il gregario Vella che indossa i panni del matador ma colpisce solo la traversa. Nel secondo tempo, entra in campo una Lazio ancora più motivata, con Giordano che cerca in gol da tutte le posizioni. Dopo 10 minuti, ecco l’occasione giusta: D’Elia fischia una punizione al limite dell’area, sotto la Curva Sud: Giordano si impossessa del pallone, lo sistema con cura, prende la rincorsa e lascia partire un missile che sulla sua traiettoria trova Zibì Boniek che devia il pallone quanto basta per rubare il gol a Giordano e per far gonfiare la rete, con Tacconi impotente. Il boato dell’Olimpico è impressionante e l’emozione di quel gol è un qualcosa di impossibile da dimenticare: la Lazio in vantaggio contro i vice-campioni d’Europa e con la qualificazione a portata di mano. Ma il sogno, bellissimo, dura appena 60 secondi. Ancora ubriaca di felicità, la Lazio si fa sorprendere dal duo Rossi-Cabrini, ma a ruoli invertiti: Pablito crossa dalla sinistra, Cabrini si butta dentro l’area come un centravanti vero e di testa spizza quanto basta il pallone per indirizzando nell’angolo alla sinistra di Cacciatori, disteso inutilmente in tuffo. Il sogno si infrange con quel pallone che gonfia la rete, ma la gioia provata in quei 60 secondi è difficile da raccontare. In quel minuto, ogni laziale ha rivissuto quei tre anni di sofferenza: ha visto passare le immagini del pallone calciato da Chiodi e finito sul palo che ci ha negato la promozione nel 1981, la tripletta di Vincenzo D’Amico che ha scacciato nel 1982 l’incubo della retrocessione, ha rivisto le immagini di quel Lazio-Catania giocato davanti a 75.000 anime in cui la Lazio ha di fatto riconquistato la Serie A.

La partita finisce 1-1, la Juventus si qualifica insieme al Bari grazie ad un punticino di differenza, ma i laziali escono dallo stadio con il sorriso sulle labbra, convinti di avere una squadra in grado di regalare grandi soddisfazioni. L’impatto con la Serie A e il calcio vero, invece, sarà di quelli da far tremare i polsi. La domenica successiva, 3000 laziali salgono a Verona e dopo 55’ minuti si ritrovano in un vero e proprio incubo, con la Lazio sotto 4-0 e con Laudrup che nell’ultima mezz’ora rende meno amaro il ritorno in Serie A con una doppietta. È la domenica dei risultati incredibili, con l’Avellino che rifila un umiliante 4-0 al Milan, con la Fiorentina di Socrates che batte 5-1 il Toro, con l’Udinese di Zico che travolge (5-0) a Marassi il Genoa, con la Juventus che vince addirittura 7-0 in casa con l’Ascoli e la Sampdoria di Vierchowod, Brady e Mancini che vince a San Siro contro l’Inter grazie ad una doppietta di Trevor Francis. In questo avvio folle, la Lazio vincerà la domenica successiva per 3-0 contro l’Inter, grazie ai gol di Giordano, Cupini e Laudrup, in un’altra domenica da spalti gremiti all’Olimpico e con Chinaglia che prima della partita vola sotto la Curva Nord per ringraziare la gente laziale. I sogni estivi, si trasformeranno in un lungo incubo, ma con un lieto fine. La Lazio, dopo mesi passati in fondo alla classifica e senza Giordano che rimedia una frattura a Capodanno, riesce a conquistare la salvezza proprio all’ultima giornata, a Pisa, sostenuta da 15.000 laziali. E a segnare la doppietta decisiva, è proprio Giordano, tornato a tempo di record per segnare i gol necessari per restare in Paradiso.

Questi erano gli anni Ottanta, quelli della Lazietta che riempiva come un uovo lo stadio Olimpico, facendo più di 60.000 paganti in 3 partite di Serie B. Erano anni di sofferenza, ma bellissimi, senza divisioni e senza ostacoli tra la passione della gente e la squadra. Anni poveri, ma di grandissime emozioni…




Accadde oggi 15.09

1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pistoiese 4-0?
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Budapest III Ker 4-0
1946 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Salernitana 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 4-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
1985 Bologna, stadio Renato Dall’Ara – Bologna-Lazio 1-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 1-1
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lokomotiv Plovdiv 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chievo 2-3
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 0-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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