12 Agosto 2017

KEITA SÌ, KEITA NO…
di Stefano Greco

“Keita ha lavorato molto bene, non si è mai fermato se non per un problemino prima della seconda amichevole chiedendomi di non giocare. Si sono susseguite le voci di mercato, ho deciso di non farlo giocare con la Triestina. Oggi giocherà. Questo è un caso che deve essere risolto per il bene di tutti: squadra, tifosi e società. Insieme agli altri è stato un elemento importantissimo. Ho chiesto solo che si faccia chiarezza di tutte le situazioni interne perché il tempo corre, ci avviciniamo alla finale di Supercoppa ed abbiamo bisogno di certezze”.

Simone Inzaghi, ragazzo intelligente che ha a cuore le sorti della Lazio ed è anche attento ai delicati equilibri che tengono unito un gruppo, il 21 luglio scorso aveva chiesto alla società di sciogliere tutti i nodi, in modo da far arrivare la squadra al via ufficiale della stagione con una fisionomia ben delineata e, soprattutto, con delle certezze. Della serie: guardiamoci in faccia, questi siamo e saremo e con questo gruppo dovremo arrivare fino al traguardo. Chiaramente, Simone Inzaghi è stato ascoltato ma non accontentato e, c’è da dirlo, non solo per colpa della società. O meglio, conoscendo il modus operandi di chi dirige la società, era impossibile o quasi anche solo pensare di arrivare al 13 agosto con i giochi già fatti e la rosa della prima squadra definita. Perché la storia di queste 14 estati ci ha insegnato che le trattative della Lazio (sia in entrata che in uscita) durano un tempo infinito, perché sono un eterno braccio di ferro tra il presidente e l’interlocutore o gli interlocutori di turno. Quindi, era impensabile conoscere il destino definitivo di De Vrij e di Keita prima della finale di Supercoppa. E così è stato.

Era impensabile cedere Keita prima della finale alla Juventus, perché provate a chiudere gli occhi e immaginare che cosa sarebbe successo se a decidere la sfida fosse stato proprio Keita, ma con la maglia bianconera. Non era e non è ipotizzabile (poi, nel calcio può succedere sempre di tutto in tempi di mercato) una marcia indietro del ragazzo e del suo procuratore con un autografo sul rinnovo del contratto (e al di la delle operazioni di facciata, giusto o sbagliato che sia l’impressione è che la società non abbia mai veramente spinto per rinnovare questo contratto preferendo fare cassa…), quindi da uomo intelligente Inzaghi sapeva che si sarebbe trovato alla vigilia di questa sfida con la patata bollente Keita tra le mani. E prima che qualcuno montasse un ulteriore caso, ha messo le cose in chiaro e lo ha fatto con decisione. Da leader di un gruppo e da persona seria, senza legacci e senza condizionamenti. L’opposto, ad esempio, di quel Ballardini che nell’estate del 2009 accettò il diktat da parte della società e emarginò dal gruppo Pandev e Ledesma giustificando il tutto come una “scelta tecnica”. Stessa versione data sotto giuramento ai giudici della Disciplinare, salvo poi rimangiarsi tutto anni dopo… Ma Inzaghi non è così. Per fortuna…

“Non so come andrà a finire, ma fino a quando sarà della Lazio giocherà per la Lazio. Anche domenica contro la sua prossima squadra? Io non ho imbarazzi nel metterlo in campo contro la Juventus. L’imbarazzo dovrebbe provarlo chi consente a un calciatore di giocare due partite in un posto, salutare e andar via. È diventata quasi un’abitudine, ci stiamo rassegnando. L’errore non è avere Keita sul mercato il 10 agosto, l’errore è che il 10 agosto il mercato sia ancora aperto”.

Ha ragione Inzaghi. Il problema è che a metà agosto, con il via ufficiale della stagione, il mercato sia ancora aperto. L’assurdità (non solo in Italia) sta nel fatto che un allenatore oggi ha in organico un giocatore e lo fa giocare perché fa parte della rosa che gli ha messo a disposizione la società e magari alla terza giornata di campionato quel giocatore se lo ritrova come avversario. E guardando in giro, il caso-Keita è solo uno dei tanti, anzi, forse uno dei meno gravi perché almeno il ragazzo si sta comportando da perfetto professionista. Coutinho sta forzando la mano al Liverpool per essere ceduto e non giocherà la partita d’esordio in Premier League, Dembele dopo la Supercoppa di Germania ha ceduto al richiamo delle sirene di mercato ed è sparito per un paio di giorni, Kondogbia vuole andare a Valencia e per forzare la mano all’Inter non si è presentato agli allenamenti senza avvisare nessuno e non giocherà a Lecce contro il Siviglia. I presidenti si preoccupano di come spartirsi i soldi della torta dei diritti tv, si fanno la guerra al punto che la Lega di A è commissariata da mesi e la B senza un presidente da marzo, quindi figuriamoci se riescono a fare cose logiche e indispensabili come riportare la Serie A da 20 a 18 squadre (16 sarebbe ancora meglio) o convincere Uefa e FIFA a chiudere la finestra estiva di mercato prima del via ufficiale dei campionati. Sarebbe troppo intelligente…

Quindi, come tanti suoi colleghi Simone Inzaghi si avvicina a questa sfida importantissima con più dubbi che certezze per il futuro, ma non ha avuto bisogno di sfogliare la margherita per decidere di buttare Keita nella mischia domani contro la Juventus. Perché, considerando Keita un giocatore fondamentale, fino a quando lo ha a disposizione lo utilizza. Alla faccia del pugno di ferro o della messa al bando del “mercenario” invocata da qualcuno. Già, perché navigando nel web, ascoltando le radio o certi discorsi da bar, non sono pochi i tifosi laziali che spedirebbero Keita in tribuna. Se non contro la Juventus, per il resto della stagione in caso di mancata cessione entro il 31 agosto. Della serie, facciamoci del male: non una, ma due volte. Se abbiamo una società incapace di trattenere i giocatori che facendo bene maturano certe ambizioni, invece che prendercela con la società è molto più facile prendersela con i giocatori, dando sfogo a quell’invidia repressa verso chi guadagna cifre che nessuno di noi può anche sognare per cercare una “vendetta”.

E questo accade solo in casa-Lazio. In tutte le società ci sono giocatori che vanno a scadenza di contratto e fanno fino alla fine il loro lavoro dando tutto in campo (come è normale che sia), poi alla fine ringraziano e salutano perché è il regolamento a consentire al giocatore (ma anche alle società…) di decidere se rinnovare o no un contratto in scadenza. Quindi, per quale folle motivo la Lazio dovrebbe tenere Keita in tribuna per tutta la stagione (chiaramente senza rimpiazzarlo, perché se la società non spende quando vende, figuriamoci se investe quando non incassa…) facendosi male due volte? A chi ha scarsa memoria, ricordo il precedente dell’estate del 2009. E a quanti battevano le mani al presidente per quel pugno di ferro usato contro Pandev e Ledesma, ricordo che senza quei due (chiaramente non sostituiti…) la Lazio si ritrovò a Natale in piena zona retrocessione, costretta a rifare la squadra nel mercato di gennaio e a far firmare di corsa Ledesma per ridare un minimo di equilibrio e di personalità in campo alla squadra. Pandev, invece, lo perdemmo a zero…

Ah, quella Lazio vinse la Supercoppa a Pechino contro l’Inter degli invincibili di Mourinho che in quella stagione vinse tutto, Champions League compresa. Ci presero a pallate per 90 minuti, ma grazie alla magia del calcio vinse la Lazio e Davide stese Golia con due soli colpi ma ben assestati. E qualcuno, tornando dalla Cina con la Supercoppa in mano disse che quella squadra aveva dimostrato di poter fare a meno di Ledesma e Pandev, che era “difficilmente migliorabile e che immettendo qualcuno c’era il rischio di alterare gli equilibri del gruppo”! Così, tanto per ricordare…

Per questo, io sto con Inzaghi e dico Keita sì tutta la vita: contro la Juventus, ma anche per tutta la stagione se non si arrivasse ad una cessione entro il 31 agosto. A patto, però, che si comporti come ha fatto in questi ultimi 12 mesi, dopo che Peruzzi e Inzaghi lo hanno recuperato. Già, perché l’estate scorsa Keita era un giocatore dato per perso, ma grazie al lavoro fatto da Inzaghi e da Peruzzi, è esploso definitivamente dimostrando in pieno quali sono le sue potenzialità. E, se qualcuno lo avesse dimenticato, in quei tre derby (i due di coppa e quello di campionato) con la Roma è stato proprio Keita quello che ha fatto la differenza sfornando assist da cineteca e segnando gol decisivi. Per questo, secondo me, ogni laziale dovrebbe sognare di vincerla grazie ad un gol di Keita questa Supercoppa. Sarebbe il finale ideale di questo romanzo kafkiano chiamato Lazio…




Accadde oggi 19.10

1919 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 3-1
1930 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 0-1
1941 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Inter 1-0
1952 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 1-2
1958 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-3
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 5-1
1975 Perugia, stadio Pian di Massiano - Perugia-Lazio 2-0
1999 Maribor, Stadion Ljudski Vrt - NK Maribor-Lazio 0-4
2003 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-0
2008 Bologna, Stadio Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/08/2017
 

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