10 Agosto 2017

L'importanza nell'avere (o no) rapporti...
di Stefano Greco

Questa mattina, preso da mille cose e da mille pensieri legati alla mia vita privata, non avevo molta voglia di scrivere di calcio e di Lazio. Poi, però, ho letto un post scritto da Vincenzo Morabito sulla sua bacheca di Facebook e quelle poche righe mi hanno convinto a sviluppare quel concetto, a trasformare un post su Facebook in un articolo. Già, perché in quelle poche righe era racchiuso il segreto del successo della Juventus ma anche la causa principale del fallimento della gestione-Lotito. Giustamente, vi chiederete di che cosa sto parlando e, allora, per rendere più facile la comprensione della riflessione ecco il testo di quel post di Morabito.

“In due anni il sottoscritto e il mio team della International Profoot Services, abbiamo portato 52 milioni di euro, senza calcolare altri 5 di potenziali bonus, nelle casse della Juventus. Ogbonna 11, Zaza 23, Lemina 18. È un motivo di orgoglio essere riusciti ad ottenere cifre molto importanti per dei calciatori che non erano titolari a Torino. Un ringraziamento anche a Marotta e Paratici per la fiducia che continuano a riporre nel nostro operato”.

Con queste tre operazioni messe su grazie ai buoni rapporti instaurati con chi in quel mercato (quello inglese, per chi non lo sapesse) opera da circa trent’anni, la Juventus ha portato a casa qualcosa come 57 milioni di euro (bonus compresi) per tre giocatori che non le servivano, che potevano essere un peso per il bilancio e per i rapporti interni e che invece si sono trasformati in una piccola montagna di oro. Sì, perché con le debite proporzioni è come se la Lazio si riuscisse a liberare oggi di Djordjevic, Mauricio e Morrison o Kishna, portando a casa 20/25 milioni di euro; oppure come se avesse incassato in passato la stessa cifra con Pandev, Zarate e Diakite, tre che invece sono andati via a costo zero.

Perché? Per il semplice motivo che nel calcio, come nella vita, conta avere buoni rapporti. E avere buoni rapporti, non significa essere ammanicati con qualcuno che ti fa avere appalti o che ti garantisce voti per diventare presidente della Lega di B o per conservare un posto nel Consiglio federale. No, avere buoni rapporti, intrecciare accordi e stringere amicizie importanti serve per fare mercato, per incassare più soldi o per fare affari. Ecco, questo è quello che ha fatto la Juventus e che ha consentito alla società di centrare quasi sempre gli obiettivi di mercato, comprando i giocatori che voleva e vendendo (bene) quelli che non facevano più parte del progetto tecnico o che se ne volevano comunque andare: Pogba in testa. Ecco, Sergej Milinkovic-Savic potrebbe essere una sorta di Pogba, ma la Lazio non riuscirà mai a strappare cifre da capogiro per lui come non c’è riuscita in passato o come difficilmente ci riuscirà in questo mercato con Keita e De Vrij. Già, perché il vero rischio per la Lazio è proprio quello di dover rinunciare a Biglia, Keita e De Vrij incassando meno di 57 milioni di euro, ovvero quello che ha portato a casa la Juventus per Ogbonna, Zaza e Lemina, tre comprimari.

Questo perché questa società non cura i rapporti e considera un nemico chiunque non si pieghi alle volontà del suo padrone: che si tratti di dirigenti di società avversarie, procuratori, agenti internazionali o giocatori, fa poca differenza. Ogni rapporto si trasforma in una sorta di gara a braccio di ferro in cui il presidente della Lazio deve uscire vincitore: non a livello economico, ma di immagine. Perché è sì attaccato ai soldi, ma lo è ancora di più alla propria immagine di uomo duro, tutto d’un pezzo, uno di quelli che vincono sempre, sia quando vendono che quando comprano. Questo forse accade nel suo mondo virtuale, nel mondo reale e in quello del calcio non funziona così. Nelle trattative a volte si vince e a volte si perde, perché come in Borsa non si può pretendere di acquistare sempre al minimo e di vendere sempre al massimo.

Un esempio lampante è la trattativa con la Juventus. La guerra che si trascina da anni tra Lotito e Marotta, di sicuro non ha favorito un buon esito della vicenda. Ma se tu dai pubblicamente dello strabico al direttore generale della Juventus, se tu attacchi pubblicamente Agnelli con lo scopo di vincere la tua battaglia personale in Lega, come puoi pretendere nel momento in cui la Juventus mette gli occhi su un tuo giocatore, per giunta in odore di svincolo, di ottenere la cifra che vale realmente quel calciatore? E, infatti, non succede. Se la Lazio e la Juventus avessero rapporti solidi, Marotta e Agnelli non ci penserebbero neanche a fare uno sgarbo alla Lazio. Non dico che finirebbe come è finita due anni fa quando il Milan ha versato qualcosa come 45 milioni di euro per Romagnoli e Bertolacci, ma 30 milioni di euro per Keita, nonostante la scadenza contratto giugno 2018, la Lazio li avrebbe portati a casa a occhi chiusi. Perché un grande club che fattura oltre 400 milioni di euro all’anno, pur di mantenere buoni rapporti li mette sul piatto quei 10 milioni di euro in più. Il Milan lo ha fatto anni fa perché i rapporti con la Roma andavano oltre il fatto sportivo e si allargavano ai rapporti della famiglia Berlusconi con Unicredit. Lo avrebbe fatto anche la Juventus, non tanto per Keita, ma perché la chiusura positiva di questa trattativa oggi sarebbe stata un buon viatico per intavolare il prossimo anno una trattativa per Milinkovic-Savic e per avere una via preferenziale per arrivare al centrocampista serbo. Perché Milinkovic quest’anno non si muove, ma dentro di noi sappiamo benissimo tutti che anche lui è destinato a lasciare la Lazio.

Sono partito da Morabito, perché Vincenzo da anni lavora sul mercato inglese che, in questo momento, è il più ricco del mondo. Perché il PSG è un caso isolato e non rappresenta la reale forza del movimento francese, così come Real e Barca sono quasi un’anomalia in un mercato spagnolo alle prese con la crisi. In Inghilterra, invece, da questa stagione e grazie alla vendita a peso d’oro dei diritti del campionato, il club più povero della Premier League incasserà una quota garantita di oltre 100 milioni di euro per la sua fetta della grande torta dei diritti TV. Calcolate che 100 milioni di euro sono più dell’intero fatturato della Lazio al 30 giugno 2016. Quindi, un Brighton, un Burnley o un  Huddersfield Town ha più potere di acquisto della Lazio. E un club come il Southampton non ci ha pensato due volte a versare alla Juventus 18 milioni di euro cash più 5 di bonus per Lemina. Stiamo parlando di Mario Lemina, uno che in due anni di Juventus ha giocato 42 spezzoni di partita segnando 3 gol ma che è stato venduto ad una cifra superiore di quella che ha incassato la Lazio per Biglia. E non solo per i 7 anni di differenza all’anagrafe…

Già, perché da sempre la Lazio fatica a fare mercato, in entrata e ancora di più in uscita. Soprattutto non riesce mai a fare soldi con quei giocatori acquistati per motivi misteriosi (o per scommessa) e che poi si trasformano dopo un anno in un peso per il bilancio della società. Basta pensare a Kishna, uno pagato 6 milioni di euro due estati fa e che ora ci viene chiesto in prestito gratuito e senza obbligo di riscatto dal Benevento e dal Verona, per non parlare di Djordjevic, di Mauricio, di Morrison, di Perea, di Tounkara, di Vargic e perfino di Marchetti. Questo, perché questa società se ne frega di curare i rapporti e lavora sempre solo ed esclusivamente con qualche agente. E il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi… La Juventus incassa 57 milioni di euro per Ogbonna, Zaza e Lemina e in casa laziale qualcuno farebbe i salti di gioia per incassare 57 milioni di euro per la cessione di Biglia, Keita e De Vrij. Perché per ora sono entrati 20 milioni di euro per l’argentino, ma potrebbero essere anche gli unici soldi incassati dalla Lazio per tre elementi fondamentali che lo scorso anno sono stati la vera spina dorsale della squadra…




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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