08 Agosto 2017

La lezione dei 65.000 di San Siro
di Stefano Greco

Più di 65.000 spettatori paganti, all’inizio di agosto a Milano, per un preliminare di Europa League contro una modesta squadra rumena. E senza le stelle in campo. Quel pienone di San Siro, in questo momento è forse l’elemento più importante di questa caldissima estate del 2017, un qualcosa che dovrebbe far riflettere tutto il mondo del calcio. Già, perché fino a pochi mesi fa a San Siro c’erano dei vuoti paurosi e chi si presentava sugli spalti fischiava e contestava ferocemente una società che ha portato il Milan ad essere una delle tre società più vincenti del Mondo. Ora, come d’incanto, è tutto sparito: in due mesi le contestazioni si sono trasformate in applausi, la rabbia in entusiasmo, la frustrazione in sogno e i tanti dubbi sulla consistenza del gruppo cinese sono stati spazzati via dagli acquisti fatti e dalle pratiche regolarizzate in tempo utile. E, a quanto pare, non è neanche finita qui…

Certo, sono poche le società in Italia in grado di attirare investitori con simili capacità economiche, ma la lezione di San Siro non è solo economica e collegata agli acquisti, ma è legata al vento di novità che ha cambiato l’aria e ha facilitato la riscoperta del sogno. Negli anni Ottanta/Novanta e all’inizio del terzo millennio, gli stadi italiani erano pieni, stracolmi. Perché qui c’era il meglio del calcio mondiale, ma anche e soprattutto perché in quegli anni c’è stato un cambio ai vertici delle società. L’ingresso di personaggi come Berlusconi, Mantovani, Cragnotti, Sensi, Tanzi, Cecchi Gori, Moratti e perfino di figure folkloristiche come Gaucci, hanno portato entusiasmo in tutte quelle piazze e ha dato il via ad un periodo di sogni, trasformati in molti casi in realtà. E, non a casa, chi non ha cambiato proprietà in quel periodo ha subito un clamoroso declino: un esempio su tutti, il Napoli. Dopo i fasti dell’era maradoniana, Ferlaino (espressione di un calcio antico che non c’era più) si è opposto all’idea di passare la mano e il Napoli ha imboccato la strada di un lento ma inevitabile declino che lo ha portato in poco più di 10 anni dallo scudetto alla Serie C, dalle sfide con il Real Madrid a quelle con Sora, Fermana e Vis Pesaro.

La Sampdoria sculettata, finalista di Champions League e vincitrice della Coppa delle Coppe; il Parma senza scudetto ma capace di mettere in bacheca 4 trofei Europei; la Lazio di Cragnotti capace di vincere lo scudetto e di raccogliere 7 trofei in meno di 24 mesi tra Italia e Europa; la Fiorentina in grado di andare in Champions League, di sfiorare lo scudetto e di vincere una Coppa Italia; senza contare il ritorno ai fasti del passato del Milan e dell’Inter sotto le nuove proprietà. Unica eccezione, la Juventus, l’unica società che da 70 anni a questa parte non ha mai cambiato proprietà, restando sempre saldamente nelle mani della famiglia Agnelli anche se con presidenti diversi dopo l’uscita di scena di Gianni Agnelli.

Certo, erano i soldi e i grandi capitali a muovere tutto e a rendere ricco il calcio italiano, ma il vero segreto di quell’era dell’oro è stato che “tutti potevano sognare”. E il sogno è un elemento fondamentale, imprescindibile. Chi di noi da bambino, pur tifando per una squadra che non aveva mezzi per competere, quando dopo due giornate vedeva la propria squadra a punteggio pieno non ha sognato di ripetere quelle imprese che erano riuscite al Cagliari di Riva, alla Lazio di Maestrellie  Chinaglia, oppure di vivere un anno di gloria come il Perugia di Castagner e il Vicenza di Paolo Rossi che si fermarono ad un passo dalle porte del Paradiso? Chi in estate non sognava il grande colpo di mercato, come quel trasferimento da un miliardo di lire (il primo della storia) di Savoldi dal Bologna al Napoli? Si sognava e ci si accontentava anche di poter realizzare il piccolo sogno di battere una grande. Per quelli della mia generazione, ad esempio, è indimenticabile quella vittoria per 3-0 ottenuta il 2 ottobre del 1977 contro la Juventus all’Olimpico: doppietta di Giordano e gol di Garlaschelli per l’unica sconfitta subita quell’anno dalla Juve di Trapattoni che aveva appena vinto la Coppa Uefa e che si sarebbe aggiudicata il secondo scudetto consecutivo. Anche quello era un sogno. Un piccolo sogno, d’accordo, ma si poteva sognare. E sulle ali del sogno gli stadi si riempivano.

Ora, con personaggi che ti sbattono in faccia “solide realtà”, che a parole costruiscono squadroni in grado di lottare ad armi pari con chiunque ma che in realtà altro non fanno che preoccuparsi di restare a galla non avendo mezzi per competere, anche battere la Juventus è quasi un sogno proibito. Certo, tutti i laziali sognano di poter infrangere tra cinque giorni quel tabù (non battiamo la Juventus in Coppa da 8 anni e mezzo e in campionato dal 7 dicembre del 2003), ma in quanti ci credono veramente o riescono a sognare ad occhi aperti come si faceva una volta? Ringraziando Dio c’è ancora la magia del calcio a tener accesa quella piccola fiammella, ma alla quattordicesima estate uguale alle tredici già archiviate, in casa Lazio oramai nessuno sogna più un futuro diverso. E quegli 8000 abbonati (la stessa quota fatta registrare dal Milan nel primo giorno di campagna abbonamenti) stanno a testimoniare un attaccamento viscerale alla bandiera, ai colori e all’ideale, ma sono anche il frutto di un sogno spezzato o ucciso in culla da chi ha deciso che a Roma non si può più sognare, che non si può fare nessun salto di qualità perché non c’è la voglia di investire o di trovare qualcun altro che investa.

Un tempo eravamo prigionieri di un sogno e qualcuno ha segato le sbarre liberando quel sogno che si è trasformato in realtà. Oggi, siamo prigionieri di un incubo, di una sorta di Nightmare in cui Freddy Krueger non è un personaggio di fantasia, ma ha un volto, un nome e un cognome. L’unico punto in comune con il Freddy Krueger cinematografico, è che ogni volta che sembra finito l’incubo ricomincia e che il cattivo riesce sempre in qualche modo a resistere, a risorgere dalle sue ceneri.

Non è un caso, quindi, se l’unico Olimpico realmente esaurito e pieno di soli laziali lo abbiamo visto il 12 maggio del 2014, in quella prima edizione dell’evento DI PADRE IN FIGLIO che, altro non era, che un ritorno al sogno, alle origini, una riscoperta della bellezza di poter aprire le ali e volare lontano, in alto, almeno per una notte. E non c’erano trofei in palio per giustificare quella partecipazione. C’era solo la voglia di esserci, di riabbracciare il passato e di sognare un futuro diverso. Ora, quel sogno si è infranto. Certo, l’Olimpico domenica sera offrirà un bel colpo d’occhio, magari l’abolizione della tessera del tifoso e di certe norme assurde favorirà un recupero di presenze, ma i 65.000 di Milan-Craiova sono un’altra cosa. Forse il Milan non vincerà nulla quest’anno, forse al massimo potrà conquistare uno dei 4 posti in palio per la prossima Champions League, ma il tifoso milanista quest’estate può sognare e la possibilità di poter tornare a sognare ha acceso una fiammella di speranza che si è trasformata in un incendio positivo, in un’estate di incendi tragici. Da noi, invece, sognare è vietato. Anche quello di entrare in Champions League è diventato un sogno proibito. Eppure, bastava poco per riaccendere quella fiammella, per incendiare l’Olimpico come si è incendiato giovedì scorso San Siro. Bastava poco, bastava volerlo, bastava credere nelle potenzialità di questa piazza e investire nella Lazio, invece di mettere in scena l’ennesimo episodio estivo di Nightmare…




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Accadde oggi 20.08

1875 Nasce a Roma Luigi Bigiarelli, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1931 Roma, campo Rondinella - Lazio-Trastevere 12-0
1970 Cerveteri, comunale - Cerveteri-Lazio 0-9
1978 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Nazionale Militare 1-1
1991 Roma, - Lazio-Milan 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-River Plate 1-1
2003 Terni, stadio Liberati - Ternana-Lazio 1-3
2006 Roma, stadio Flaminio - Lazio-Rende 4-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Elfsborg 3-0

Video

Supercoppa Juve-Lazio 2-3
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 18/08/2017
 

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