31 Luglio 2019

20 anni fa, l'estate più bella di sempre...
di Stefano Greco

Quella del 1999 è stata, forse, l’estate più bella della mia vita. È stata la prima estate da padre, ad esempio, e chi ha provato questa esperienza sa bene di cosa parlo. Calcisticamente parlando, invece, dopo la conquista della Coppa delle Coppe, il mondo Lazio tra luglio e agosto 1999 vive un’estate di timori (la cessione di Vieri, nonostante l’arrivo di Simeone, Veron e Inzaghi è un bel punto interrogativo) in attesa della prova sul campo.

Un’attesa destinata a durare quasi tutta l’estate, perché l’appuntamento con la storia è fissato per il 27 agosto, a Montecarlo: sorteggio di Champions League (la prima della nostra storia perché nel 1974 nonostante lo scudetto sul petto non giocammo la Coppa dei Campioni per la squalifica rimediata per i fatti di Lazio-Ipswich) e finale della Supercoppa d’Europa contro il Manchester United. Il massimo per ogni tifoso.

A condire questo mix di emozioni, poi, c’è la rabbia non smaltita per quello scudetto perso, buttato via in malo modo. Io, da laziale, preferisco vederla così e parlare di scudetto perso pensando a quella vittoria gettata via ad Empoli; altri, a distanza di 20 anni parlerebbero solo ed esclusivamente dello “scippo” di Firenze, avrebbero scritto libri partendo dalle rivelazioni di quel calciatore “pentito” che pochi mesi dopo la fine del campionato rivelò in un’intervista a “Famiglia Cristiana” che quel finale di stagione era stato manipolato ad arte per spianare al Milan la strada verso scudetto. Per molto meno, qualcuno a quasi 40 anni di distanza parla ancora del gol di Turone come se fosse il più grande scandalo del calcio italiano. Ma anche in questo, per fortuna, noi laziali allora eravamo diversi. Oggi, ho qualche dubbio…

Come ho accennato prima, però, l’estate inizia però con la cessione di Vieri, con un trauma simile a quello che, nell'estate del 1972, rovinò in parte la festa del ritorno in Serie A della Lazio a causa della cessione di Peppiniello Massa, il gemello del gol di Giorgio Chinaglia, venduto (anche in quel caso) all’Inter.

Una cessione che non portò nessun beneficio alla squadra milanese (come poi è successo anche nel caso di Vieri) ma che consentì alla Lazio di costruire come per magia una squadra da scudetto, perche con quei soldi Sbardella e Lenzini portarono a Roma quattro giocatori che risultarono fondamentali per la conquista del primo tricolore: Renzo Garlaschelli, Felice Pulici, Luciano Re Cecconi e Mario Frustalupi.

Con i soldi versati dall’Inter per l’acquisto di Vieri, Cragnotti consegna a Eriksson Juan Sebastian Veron, Diego Pablo Simeone e Simone Inzaghi, ovvero tre grandi protagonisti di quella cavalcata entusiasmante culminata il 14 maggio del 2000 con la conquista dello scudetto. E, guarda caso, sono proprio i tre giocatori che hanno firmato i gol di quella vittoria decisiva in casa con la Reggina nell’ultimo atto di quell’incredibile campionato. Un epilogo destinato a restare nella storia del calcio italiano, perché mai nei 99 campionati disputati in precedenza una squadra e 80.000 persone avevano aspettato per un’ora chiusi dentro uno stadio di conoscere il loro destino che si decideva a circa 200 chilometri di distanza, per giunta con il verdetto, nell’era delle grandi tecnologie, arrivato via radio!

Nonostante le polemiche, lo scetticismo che regna nell’ambiente per il fatto di aver perso un attaccante in grado di fare la differenza (e andato per giunta a rinforzare una diretta concorrente nella corsa allo scudetto), la stagione della Lazio parte con il piede giusto. Eriksson, per cancellare le scorie del campionato perso e per preparare la squadra a lottare e primeggiare su ben quattro fronti in quella stagione, opta per una preparazione insolita: pre ritiro in Sardegna, poi invece del ritiro in montagna, tutti in Svezia. E niente amichevoli “morbide” contro montanari e dilettanti, solo partite vere, fin dall’inizio. Dopo aver salvato la panchina grazie al successo nella finale di Coppa delle Coppe a Birmingham, Sven Goran Eriksson sa che la stagione che sta per iniziare è decisiva: sia per lui che per la Lazio. Il tecnico svedese si deve togliere di dosso quell’etichetta di “perdente di successo” che gli è stata affibbiata da alcuni giornalisti romani dopo lo scudetto gettato al vento l’anno precedente, con una debacle che ha portato molti a rivangare la storia di quello scudetto perso da Eriksson alla guida della Roma nella stagione ’85-’86 quando, dopo aver recuperato 7 punti in poche giornate e aver raggiunto la Juventus in vetta alla classifica, la squadra crollò nelle ultime due giornate, perdendo contro il Lecce già retrocesso e il Como.

Eriksson, quindi, sa che non può sbagliare nulla e che la Lazio deve partire con il piede giusto, centrando il primo appuntamento stagionale, fissato per il 27 agosto allo Stade Louis II: la finale della Supercoppa d’Europa contro il Manchester United, reduce dall’incredibile trionfo in Coppa dei Campioni nella finale di Barcellona contro il Bayern Monaco.

Per preparare al meglio la stagione, Eriksson opta per una tournee in Nord Europa. Dopo le tre amichevoli in Svezia contro Goteborg (1-1), Elfsborg (4-1) e Helsingborgs (2-1), c’è la tappa in Olanda, per disputare Torneo di Amsterdam, considerato in Europa insieme al Trofeo Gamper e al Trofeo Berlusconi uno degli appuntamenti più prestigiosi del calcio estivo. Un torneo vinto in precedenza da una sola squadra italiana: la Sampdoria di Vialli e Mancini, allenata da Vujadin Boskov.

E la Lazio fa il suo esordio all’Amsterdam Arena proprio il 31 luglio. La preparazione è iniziata da un paio di settimane, ma la squadra  affronta l’appuntamento come se fosse già un esame in vista della supersfida in programma a fine  agosto nel Principato di Monaco. In due giorni, la Lazio è chiamata a sfidare prima l’Atletico Madrid (superato due anni prima nella doppia semifinale di Coppa Uefa) e poi l’Ajax padrone di casa. Eriksson decide di far ruotare tutti gli elementi a disposizione, dando spazio soprattutto ai nuovi arrivati, con Simone Inzaghi, Boksic, Veron, Simeone e Lombardo in testa. È solo il primo atto di quel turnover che caratterizzerà tutta la stagione. Eriksson, infatti, ha due squadre a disposizione e arriverà addirittura a schierare dal primo minuto 20 giocatori diversi in due partite giocate a distanza di 3 giorni, tra la sfida con l’Inter a San Siro (1-1) e la trasferta in Ucraina (successo per 1-0 contra la Dinamo Kiev) fondamentale per vincere il girone di Champions League.

Nonostante i nuovi innesti e il carico di lavoro sulle gambe, quel 31 luglio la squadra di Eriksson parte subito forte. All’Amsterdam Arena, infatti, la Lazio batte per 3-1 l’Atletico Madrid in una partita a senso unico. In vantaggio con Fernando Couto dopo appena 10 minuti e dopo il pareggio di Luque al 16’, Veron e compagni liquidano la pratica nel secondo tempo. Nella ripresa, ci pensano Attilio Lombardo al 50’ e Simone Inzaghi poco prima del novantesimo a chiudere i conti. La squadra raccoglie la vittoria ma anche consensi per il gioco. E concede il bis il giorno dopo contro i padroni di casa dell’Ajax, in una partita messa subito in discesa nei primi 20 minuti grazie al gol segnato da Alen Boksic (15’) e al rigore trasformato da Sinisa Mihajlovic. Una disattenzione della difesa consente all’Ajax di chiudere il primo tempo sul 2-1 con il gol di Knopper al 40’, ma nella ripresa è il gigante Kenneth Andersson a chiudere la pratica al 60’, prima del secondo ma inutile gol realizzato da Knopper al 71’. Per non perdere l’abitudine, quindi, la Lazio alza al cielo un altro trofeo, ma la testa di tutta la squadra e già proiettata all’appuntamento del 27 agosto.

Nel Principato di Monaco è in programma una tre giorni intensa, che inizia con il sorteggio della prima edizione allargata della Champions League, con la Lazio collocata tra le teste di serie che pesca nell’urna monegasca i tedeschi del Bayer Leverkusen, gli ucraini della Dinamo Kiev (che hanno appena ceduto la loro stella Shevchenko proprio al Milan Campione d’Italia) e i modesti sloveni del Maribor. L’esordio della Lazio e fissato per martedì 14 settembre alla Bayer Arena di Leverkusen.

In una Montecarlo invasa da circa 15.000 tifosi biancocelesti, con altri 5000 tifosi arrivati nel Principato ma rimasti fuori senza biglietto, la Lazio si gioca la terza finale europea nel giro di 15 mesi contro i Campioni d’Europa del Manchester United, allenati da Sir Alex Ferguson, eche hanno in David Beckham la loro stella di prima grandezza. Dopo aver vinto Premier League, Coppa d’Inghilterra e Champions League, i Red Devils con Supercoppa d’Europa e Coppa Intercontinentale da giocare vanno a caccia di quel un pokerissimo che li farebbe entrare nella leggenda.

La posta in palio è alta e va ben oltre l’importanza del trofeo da esporre in bacheca, quindi Eriksson e Ferguson non snobbano l’appuntamento e schierano gli uomini migliori. La Lazio consegna le chiavi del centrocampo a Juan Sebastian Veron (nominato “Man of the Match” a fine partita), mentre dall’altra parte il Manchester United si affida agli uomini che gli hanno regalato la Coppa dei Campioni: David Beckham a fare da ispiratore, con davanti la torre Sheringham e l’eroe di Barcellona, il piccolo norvegese Ole Gunnar Solskjaer.

La Lazio parte meglio: Veron prende in mano la squadra e come un direttore di grande carisma dirige l’orchestra, regalando colpi di gran classe e lanci millimetrici per i compagni di squadra. Nesta comanda la difesa, Marchegiani dimostra grande sicurezza negando il gol al duo Cole-Sheringham in avvio di partita, mentre Almeyda copre le spalle a Veron a centrocampo chiudendo qualsiasi varco. Mancini, chiamato a fare da suggeritore, sfiora il gol capolavoro intercettando una respinta corta del portiere Van Der Gouw, che sostituisce l’infortunato Peter Schmeichel. In avanti, il peso dell’attacco e tutto sulle giovani spalle di Simone Inzaghi, che dopo 20 minuti si frattura il naso in uno scontro con il gigantesco Jaap Stam, che un paio d’anni dopo sarebbe diventato suo compagno di squadra. Inzaghi esce con il volto coperto da una maschera di sangue e al suo posto entra Marcelo Salas.

E a dimostrazione della competitività della rosa e che gli astri in questa stagione sono dalla parte di Sven Goran Eriksson, pochi minuti dopo il suo ingresso in campo l’attaccante cileno indossa i panni del “Matador” e stende il Manchester United. Il gol della Lazio arriva al 35’ e sembra uscito dal manuale del calcio: lancio perfetto di Pancaro dalla sinistra per Mancini che, di testa, serve al centro Salas: stop di petto del cileno e sinistro al volo che beffa Van Der Gouw, proprio sotto la curva dove sono assiepati i tifosi della Lazio. Anche se in realtà trequarti dello Stade Louis II è colorato di bianco e celeste!

La Lazio dilaga, al secondo minuto di recupero del primo tempo Veron lancia alla perfezione ancora Salas, che in velocità supera Van Der Gouw che in uscita disperata lo travolge. L’arbitro polacco Wojcik chiude entrambi gli occhi e invece di fischiare il rigore fischia la fine del primo tempo, circondato da tutta la squadra che protesta. Nella ripresa la musica non cambia: Veron dirige e Salas fa il primo violino, sfiorando ancora una volta il gol in contropiede ma, dopo aver saltato in velocità Van Der Gouw, il cileno mette incredibilmente fuori a porta vuota. Prima del trionfo, l’unico acuto del Manchester United è firmato da Solskjaer, che però non riesce a ripetere l’impresa di Barcellona.

Tra il tripudio dei 15.000 tifosi laziali, è Alessandro Nesta a ricevere dalle mani del Principe Alberto di Monaco la Supercoppa Europea: è il secondo trofeo continentale consecutivo conquistato dalla Lazio, il quarto della gestione-Cragnotti con la firma in calce di Sven Goran Eriksson. Il tutto in soli 16 mesi.

Ma è solo il primo atto di una stagione destinata a entrare nella storia pluricentenaria della Lazio! In pochi si rendono conto della dell’impresa compiuta dagli uomini di Eriksson e della grandezza di quella squadra. L’omaggio più bello, infatti, arriva molti anni dopo, proprio da Sir Alex Ferguson. In occasione dei festeggiamenti per il suo 25° anniversario sulla panchina dello United, il tecnico scozzese confessa. “Il più grande rimpianto della mia carriera alla guida del Manchester? La sconfitta con la Lazio nella finale di Supercoppa del 1999 a Montecarlo. Ma quel giorno abbiamo perso contro quella che in quel momento era sicuramente la squadra più forte d’Europa. E forse del Mondo”.

Tutto questo, accadeva esattamente 20 anni fa. Nell'estate e nella stagione calcistica più bella della nostra vita...




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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