06 Luglio 2019

Bernardini e quell'estate del 1958...
di Stefano Greco

Quella del 1958, è un’estate anomale. La nazionale di calcio per la prima e unica volta nella sua storia, non si è qualifica per la fase finale dei Mondiali, quindi la Federazione decide di far giocare la Coppa Italia in due fasi: dal 7 giugno al 12 luglio vanno in scena i gironi di qualificazione, per poi disputare quarti, semifinali e finale a settembre, all’inizio della stagione successiva. Ma, di fatto, tra il campionato e quella Coppa Italia giocata a luglio non c’è continuità. Sulla panchina della Lazio, in quell’ultima giornata di campionato in cui la squadra ha conquistato una soffertissima salvezza battendo per 4-0 all’Olimpico il Verona, sono sedute due vecchie glorie come Monza e Canestri, chiamati al capezzale di una Lazio che dopo la debacle di Bologna (sconfitta 5-0) alla seconda giornata di ritorno è precipitata al terzultimo posto in classifica, davanti solo al Genoa e all’Atalanta. Come detto, la salvezza arriva il 25 maggio, con la Lazio che a quota 28 punti deve assolutamente battere il Verona che di punti ne ha 26. E ci riesce trascinata da Selmosson e Tozzi, due che per diversi motivi quella Coppa Italia conquistata a settembre non la alzeranno mai al cielo di Roma. Così come non ci saranno né Monza né Canestri alla guida della Lazio, ma saranno solo presenti sugli spalti a tifare Lazio perché su quella panchina biancoceleste a inizio luglio si accomoda il primo grande campione biancoceleste dei tempi eroici: Fulvio “Fuffo” Bernardini.

Quella di Bernardini e del suo rapporto con la Lazio è una storia strana, quasi incomprensibile ai giorni d’oggi. “Fuffo” approda alla Lazio all’età di 13 anni e fa il suo esordio con la maglia biancoceleste il 19 ottobre del 1919 nel Torneo Canalini contro l’Audace. In realtà, non indossa una maglia biancoceleste, ma una divisa tutta nera: già, perché uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio italiano, inizia la sua carriera facendo il portiere. E come portiere, fa il suo esordio in prima squadra nel campionato nazionale (nel girone laziale di qualificazione alle finali) il 23 novembre del 1919, un mese prima di compiere 14 anni. Nel 1921, dopo i 4 gol subiti in una partita contro il Naples, decide di cambiare ruolo, completamente: da portiere diventa un centrocampista con spiccate doti  offensive. Nel giro di poco tempo è il faro e il leader della squadra, al punto che a neanche 18 anni indossa già la fascia di capitano, in quella squadra in cui giocava il mio prozio Aldo Fraschetti (fratello di mia nonna paterna) che nel 1923 si andò a giocare la finale scudetto contro il Genoa. Persa la finale, Bernardini lasciò la Lazio, per una questione di incomprensione con qualche compagno di squadra (secondo alcuni), in realtà per soldi, perché mentre alla Lazio i giocatori erano tutti dilettanti, al Nord i calciatori erano dei professionisti pagati profumatamente e lui scelse di accettare l’offerta dell’Inter. Ma l’esperienza a Milano non è delle più felici, quindi quando nel 1927 il federale Foschi fonda la Roma fondendo diverse squadre romane in un unico club, il regime decide di dare a questa nuova realtà un uomo guida e quell’uomo (anche se ha meno di 23 anni) viene identificato in Fulvio Bernardini, che risponde presente alla chiamata.

Da simbolo della Lazio, quindi, Bernardini diventa una leggenda romanista indossando per 11 anni la maglia giallorossa, al punto che quando a fine anni 70 la Roma costruisce un suo centro sportivo in quel di Trigoria, lo intitola proprio a “Fuffo”. Con la Roma, però, Bernardini non vince nulla né da calciatore né nella breve parentesi da allenatore. Dopo aver vinto lo scudetto con la Fiorentina nel 1956, per vincere qualcosa nella sua città Bernardini sbarca nuovamente nella sua casa madre e a luglio del 1958 accetta di allenare la Lazio. E la sua è una cavalcata trionfale. La squadra svogliata che ha conquistato la salvezza il 25 maggio, sotto le sue mani e pur orfana di “Raggio di Luna” Selmosson, volato in patria per giocare con la maglia della Svezia il Mondiale del 1958 che si gioca proprio in terra scandinava, la squadra inizia a volare: 5-1 al Palermo il 7 giugno e 3-1 al Napoli il 15 giugno all’Olimpico, poi il derby. La sera del 21 giugno del 1958, davanti a quasi 60.000 spettatori, trascinata da Tozzi (doppietta) e grazie ad un gol segnato da Bizzarri a meno di 20 minuti dal termine, la Lazio vince per 3-2 in casa della Roma e ipoteca la vittoria del girone. Basta vincere a Palermo per passare il turno, ma in Sicilia riemergono i difetti che hanno caratterizzato tutto il campionato della Lazio e solo grazie ad una doppia rimonta firmata ancora una volta da Tozzi e poi da Burini la squadra di Bernardini riesce a portare a casa un prezioso 2-2.

Per evitare di doversi giocare tutto in un derby che si annuncia infuocato (e non solo perché in ballo oltre alla rivalità cittadina c’è la qualificazione), la Lazio deve andare a vincere allo Stadio Partenopeo, in casa del Napoli. Bernardini prepara con cura quella partita e la squadra quel 6 luglio risponde con una prestazione straordinaria, chiudendo la pratica nei primi 45 minuti. Cei è un muro e il Napoli cede sotto i colpi di Burini (doppietta) e di Pozzan. A firmare il definitivo 4-0 è Bizzarri all’inizio della ripresa. La partita a quel punto diventa quasi un allenamento al punto che Bernardini decide addirittura di sostuire Cei e manda in porta il giovane Gigletti, che dopo pochi minuti lo ripaga parando un rigore calcia dal “Petisso”, Bruno Pesaola. La Lazio vola ai quarti di finale, ma il derby della settimana successiva entrerà comunque nella storia. Ma questo è un altro capitolo di quell’incredibile estate del 1958 e che merita un racconto a parte…




Accadde oggi 15.09

1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pistoiese 4-0?
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Budapest III Ker 4-0
1946 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Salernitana 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 4-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
1985 Bologna, stadio Renato Dall’Ara – Bologna-Lazio 1-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 1-1
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lokomotiv Plovdiv 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chievo 2-3
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 0-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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