13 Maggio 2017

Pisa, tra gol, lacrime e lacrimogeni...
di Stefano Greco

Guardi il calendario e ti rendi conto che il 13 maggio ti ricorda qualcosa. Allora scavi nella mente e nell’archivio e quella sensazione diventa ben presto immagini, emozioni, brividi. È il 13 maggio del 1984, la Lazio di Chinaglia è ad un punto dalla salvezza, ma quel pareggio lo deve conquistare fuori casa, in una delle trasferte da sempre più delicate per noi laziali e non sempre per motivi sportivi, ma di tifo&politica, messi insieme perché legati a doppio filo in quegli anni. Prima di parlare di quel Pisa-Lazio, infatti, bisogna fare un passo indietro di 3 anni, al 17 maggio del 1981, quando la Lazio di Castagner è di scena all’Arena Garibaldi dove deve conquistare una vittoria fondamentale per conquistare una promozione che sembrava scontata e che invece le sta sfuggendo di mano…

È un esodo di massa anche quello verso Pisa a metà maggio, quando ci presentiamo con due punti di vantaggio sul Genoa e in palio c’è la promozione. Pisa è una di quelle trasferte che abbiamo cerchiato in rosso fin dal giorno in cui sono usciti i calendari, perché anche se l’ultima sfida tra le squadre risale al 1968, sappiamo che ci aspettano con il coltello tra i denti. Per motivi politici, non di vecchia rivalità. A Pisa odiano la gente di destra, soprattutto i romani, perché c’è una delle guarnigioni più grandi della Brigata Folgore, insieme a quella di Livorno. Quelli che scelgono di andare a fare il militare nei parà sono tutti fascisti e, molti, sono romani. Quel giorno, allo stadio arrivano decine di ragazzi di Roma che fanno il militare in zona e sono tutti vestiti da parà, con la divisa mimetica e il basco amaranto.

Noi a Pisa arriviamo in treno e decidiamo di sfilare in corteo fino allo stadio. Ci sono scontri fin dalle prime ore del mattino, lungo tutto il tragitto. Dall’altra parte, mischiati ai tifosi pisani, ci sono autonomi e gente di Lotta Continua. Lo capiamo, perché a sventolare sono più le bandiere rosse con la falce e martello gialla che quelle nerazzurre. E le armi sono le stesse delle battaglie di piazza. Volano anche un paio di molotov, l'aria è resa irrespirabile da fumogeni e lacrimogeni sparati ad altezza uomo dalla celere e alla fine il bilancio parla di decine di contusi e feriti. Gli incidenti più gravi si verificano nei pressi della nostra curva, dove i due gruppi vengono a contatto nel vialone alle spalle della tribuna scoperta, con la polizia che costretta a caricare a più riprese. Il più grave dei feriti, però, è un ragazzo di Pisa di 17 anni che perde una mano a causa di una bomba carta che esplode mentre si appresta a lanciarla in campo all’ingresso delle squadre, probabilmente perché ha la miccia troppo corta. Ricordo il boato, il fumo, il panico dall’altra parte, il suono delle sirene delle ambulanza e la rabbia dei pisani che, accentuata dal pareggio firmato da Citterio a 5 minuti dalla fine, si tradusse in nuovi scontri che si protrassero fino al tramonto e alla partenza per Roma del treno su cui viaggiavamo.

Quel 13 maggio, il Pisa è già retrocesso, gli anni di piombo sono al loro epilogo e la politica sta lentamente uscendo dagli stadi. Ma Pisa è comunque una trasferta da bollino rosso. Nonostante questo, però, quasi 15.000 laziali quella mattina si mettono in marcia alla volta di Pisa per riempire quasi completamente l’Arena Garibaldi. Già, perché su 21.000 presenti, solo poco più di 6000 (gli abbonati e pochi altri) sono pisani, mentre tutto il resto sono laziali. La tensione è palpabile e quando arriviamo a Pisa troviamo una città blindata, con corpi speciali della celere arrivati addirittura da Roma per evitare scontri e qualsiasi contatto tra le due tifoserie. Infatti, gli unici contatti quella domenica sono tra i tifosi e le forze dell’ordine. Il colpo d’occhio dentro lo stadio è fantastico: tutta la Curva ospite, la tribuna scoperta e la quasi totalità della tribuna coperta sono colorati di biancoceleste. E nella curva dove siamo sistemati noi c’è molta più gente di quanta ne possa contenere quel settore. La calca, unica al caldo e alla tensione, ad un certo punto rischia di provocare un vero e proprio dramma, quando ad un certo punto si scatena una rissa e all’improvviso compare una pistola. Ricordo il terrore sul volto di tanti, donne e bambini che urlavano, ma grazie alla freddezza di qualcuno quell’arma sparì in un amen e di quella pistola è rimasto solo il ricordo e le leggende nate successivamente su chi era stato a tirarla fuori e perché.

In campo, la Lazio si affida al suo trio delle meraviglia, a quel tridente Giordano-D’Amico-Laudrup che oggi sarebbe un lusso anche per una squadra con ambizioni da scudetto, ma che all’epoca bastò a malapena per consentire alla Lazio di conquistare all’ultimo respiro una salvezza che a metà stagione (con Giordano vittima di una frattura alla tibia e la squadra è penultima in classifica con appena 9 punti conquistati in 15 giornate) sembra quasi un miraggio. Invece, grazie al ritorno in campo di Giordano a tempo di record, a D’Amico e Laudrup che a suon di gol (e aiutati da un Manfredonia straordinario) hanno tenuto a galla la squadra, con Pisa e Catania già retrocesse all’ultima giornata la Lazio è quartultima e ha un punto di vantaggio in classifica sul Genoa ma, soprattutto, il bilancio dei confronti diretti favorevoli: 0-0 a Marassi e un 2-1 contestatissimo all’Olimpico conquistato, in rimonta, grazie ad un gol di Manfredonia e un rigore (generoso…) concesso da D’Elia e realizzato da D’Amico. Alla Lazio, quindi, basta un pareggio per rendere inutile un’eventuale vittoria del Genoa contro una Juventus che si è cucita lo scudetto sul petto una settimana prima relegando la Roma Campione d’Italia in carica al secondo posto.

La tensione, quella domenica, dura pochissimo, perché dopo appena 10 minuti: pennellata di D’Amico su punizione e colpo di testa di Giordano, con il pallone che entra in rete accompagnato da un boato impressionante, quasi disumano. All’inizio della ripresa, si materializzano quei fantasmi che accompagnano quasi sempre la Lazio in quelle domeniche in cui ci in palio c’è la vita o la morte… sportiva, s’intende. Quella che sembrava una domenica tranquilla, quasi una passeggiata verso il novantesimo e la salvezza, si trasforma per mezz’ora in una sorta di via Crucis. Prima il pareggio di mano di Berggreen (futuro romanista), poi una serie di svarioni della difesa laziale con Batista che salva sulla linea a Orsi battuto su tiro di Birigozzi da pochi passi. Ricordo quel salvataggio accolto da un boato simile a quello del gol di Giordano, poi il silenzio, la tensione, la paura di non farcela e di subire la beffa finale, perché dalla radio arrivava la notizia del Genoa in vantaggio sulla Juventus e quindi della retrocessione in caso di sconfitta.

https://www.youtube.com/watch?v=R1D7FG3GWb8

A scacciare i fantasmi ci pensano Manfredonia e Giordano, a poco più di dieci minuti dal termine: il primo conquista un calcio di rigore, il secondo lo realizza proprio sotto la nostra curva. Finita? Magari. Orsi salva con l’aiuto del palo la sua porta su tiro di Sorbi, poi proprio allo scadere Mariani segna di testa battendo Cacciatori che era appena entrato al posto di Orsi per festeggiare la salvezza. Finisce 2-2, con il triplice fischio di D’Elia accolto da un boato, con Chinaglia che si lancia in campo e lo attraversa piangendo, stravolto dalla tensione e dalla gioia, abbracciato da Batista e dai tifosi che entrano in campo per festeggiare una salvezza che ha del miracoloso. Sembra l’inizio della rinascita, invece è l’anticamera dell’inferno, perché quell’estate Giordano rifiuta il trasferimento alla Juventus e il suo rapporto con Chinaglia si spezza e con quello va in frantumi anche l’armonia di un gruppo che poteva puntare all’Uefa ma che alla fine della stagione successiva chiude il campionato all’ultimo posto in classifica, con la Lazio che torna per l’ultima volta in Serie B, con Chinaglia in fuga, la squadra smembrata per tappare i buchi di bilancio e il baratro del fallimento evitato solo grazie all’arrivo di Calleri e Bocchi. Ma questa, è un’altra storia...




Accadde oggi 25.09

1927 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 2-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Palermo 1-1
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1949 Como, Stadio Sinigaglia - Como-Lazio 1-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 2-2
1960 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-3
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1977 Bergamo, stadio Comunale - Atalanta-Lazio 1-1
1983 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 2-2
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Palermo 4-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/08/2017
 

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