16 Aprile 2017

La "resurrezione" di Gascoigne
di Stefano Greco

La Pasqua, per i cristiani, simboleggia la resurrezione. Per gli ebrei, invece, celebra la liberazione dalla schiavitù, la fuga dall’Egitto verso la terra promessa. Risorgere e liberarsi dalla schiavitù dell’alcol, questo è quello che cerca da fare da più di 20 anni Paul Gascoigne, in perenne lotta con quel demone che gli ha rovinato la vita e che gli ha fatto bruciare decine e decine di milioni di euro. E, soprattutto, che lo ha portato più volte ad un passo dalla morte.

“Non ho chiesto io di essere un alcolizzato, ma sfortunatamente lo sono. E a causa dell’alcolismo, ho rischiato di morire almeno venti volte negli ultimi diciotto anni”.

Dopo quell’ultima caduta, Paul ha giurato di voler dare una svolta definitiva alla sua vita e ha fatto l’ennesimo volo della speranza per ricoverarsi in quella clinica americana, specializzata in disintossicazione da alcool e droga. E per l’ennesima volta, lo hanno rimesso a nuovo. Non hanno cancellato le rughe e i segni dell’invecchiamento precoce, causati da una vita sregolata, ma gli hanno ripulito per l’ennesima volta il corpo e l’anima, tanto che sua figlia Bianca annuncia al mondo: “È guarito, questa volta si è completamente disintossicato”. E proprio Bianca, ieri ha pubblicato quelle tre foto che ho scelto per l’articolo. La prima, sorridente con il padre alla vigilia di una Pasqua finalmente serena. Le altre, dimostrano come le immagini di un Gazza trascurato, dimagrito, che a marzo dello scorso anno girava nudo coperto solo da una pelliccia come un barbone di 70 anni, fanno parte di un passato che, si spera, possa essere solo uno spiacevole ricordo.

Tante volte abbiamo sperato di vederlo uscire da quel tunnel, tante volte ci siamo illusi che ce l’avesse fatta, quindi questa volte è meglio non dire nulla e sperare solo che le parole pronunciate qualche settimana fa da Gazza siano veramente un inizio, non una pausa tra un incubo e l’altro. Soprattutto quello di vedere Gazza imitare fino alla fine George Best.

“George Best non voleva guarire, io sì. Io ho vissuto per anni cercando rifugio nell’alcol, ma ora voglio tornare alla realtà, affrontare tutto senza cercare un aiuto che non sia quello dei miei amici e delle persone che mi vogliono bene. Mi ricordo i giorni in cui alle 7 del mattino la sola cosa che avevo in mano era una bottiglia di gin, mentre adesso alle 7 ho in mano un peso della palestra, ed è molto meglio. Ogni tanto mi manca la pinta di birra, e non sarebbe normale se non fosse così. Non so se berrò ancora, ma so che non ho bevuto ieri, che non ho bevuto oggi e, toccando ferro, che non berrò neanche domani e dopodomani. Passo le mie giornate in palestra e facendo lunghe camminate. Attacco bottone con tutti, perché socializzo in fretta e la gente mi tratta sempre in maniera amichevole: mi chiedono ancora autografi o di firmare delle foto, ricordano solo il Gazza calciatore, quello che in campo ha fatto divertire i tifosi. La sera mi cucino qualcosa, guardo un po’ di tv, e due volte a settimana vado a una riunione degli alcolisti anonimi”.

È sopravvissuto a tante cadute, Paul Gascoigne: a un matrimonio fallito miseramente, a tante notti passate in carcere, a due operazioni in cui è rimasto sospeso tra la vita e la morte, a una serie infinita di tentativi di riabilitazione sfociati poi in nuove ricadute, che l’hanno portato a tentare due volte il suicidio. Grande e maledetto, come tanti campioni britannici, con quel fantasma di George Best che lo segue e lo tormenta da una vita. Il fuoriclasse irlandese, Pallone d’Oro nel 1968, è l’esempio di come genio e follia possono convivere all’interno dello stesso corpo, fino a quando il lato oscuro non prende il sopravvento.

George Best è morto a cinquantasei anni, stroncato da un’infezione epatica causata dall’abuso di alcool, l’unico compagno fedele della sua vita sregolata. “Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci… il resto l’ho sperperato”, ha dichiarato una volta, e quella frase è diventata quasi il suo epitaffio. Ma quella frase racchiude, in poche parole, anche l’esistenza di Paul Gascoigne che, con quel volto scavato, se non fosse per quegli occhi di un celeste ancora intenso, somiglierebbe a un fantasma. Al fantasma del campione che è stato. Oggi vive a Poole, nel Dorset, a due passi da Bournemouth, sul mare. Lontano da Londra e dalle tentazioni. L’aria di mare e la tranquillità di questa cittadina balneare gli hanno restituito la serenità e hanno cancellato in parte i segni delle recenti cadute.

In tutti questi anni, ogni volta che da qualche parte del mondo ci è arrivata la notizia che l’equilibrista della vita era caduto un’altra volta da quel filo sempre più sottile che lo tiene sospeso tra la vita e la morte, per noi laziali si riapriva la ferita. Perché per quelli della mia generazione Gazza è Gazza. Per chi tifa Lazio è il simbolo della rinascita, anzi della nascita di una Lazio diversa da quella che negli anni Ottanta e per quasi due lustri ha lottato tra la vita e la morte sportiva, in un continuo saliscendi tra la Serie A e la Serie B: cadendo e risalendo dal filo, proprio come lui. Gascoigne è stato il primo grande campione dell’era Cragnotti, il primo dopo Giorgio Chinaglia a portare il nome Lazio in giro per il mondo. E allora, da lontano, non ci resta che sperare che quel filo non si spezzi, che anche quelle recenti cadute facciano parte del passato, episodi dimenticati e non l’ingresso in un tunnel senza uscita.

Tra poco più di un mese, il 27 maggio, Paul Gascoigne taglia il traguardo dei 50 anni e sarebbe bellissimo vederlo all’Olimpico il 21 maggio, il giorno dell’ultima partita casalinga di campionato, per festeggiare con qualche giorno d’anticipo quel traguardo. È un sogno? Forse sì, ma chi è che non sogna di trovare qualcosa di bello dentro l’uovo il giorno di Pasqua?




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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Variazione del -2,71%