15 Aprile 2017

Quel gesto dell'ombrello di Ms. Cecchi Gori
di Stefano Greco

Sabato 15 aprile, Firenze sembra una città in stato d’assedio. Polizia e carabinieri pattugliano tutto il tratto autostradale che collega le due città e tutti i punti nevralgici del capoluogo toscano. Verso Firenze marciano oltre 8.000 tifosi della Lazio. I rapporti tra le due tifoserie non sono mai stati idilliaci, ma sono ulteriormente peggiorati dopo il pareggio dell’anno prima, inutile per la classifica della Fiorentina ma deleterio per la Lazio che, a causa di quel mezzo passo falso, si vide scavalcare dal Milan proprio a una giornata dal termine. Nelle settimane successive, in molti parlarono di premi faraonici offerti ai giocatori della Fiorentina dalla società rossonera per bloccare la corsa della Lazio.

Qualcuno mise in mezzo anche cose che con il calcio avevano ben poco a che fare, come i rapporti tra Berlusconi e Cecchi Gori, i due maggiori produttori televisivi privati del Paese, ex alleati in campo cinematografico e anche in quello televisivo all’epoca in cui fu creata Tele+, il primo net work satellitare italiano che dopo la fusione con Stream aveva dato vita all’attuale Sky. Io in quel periodo io lavoravo a TeleMontecarlo, società di proprietà di Cecchi Gori, e la cosa, nonostante la mia riconosciuta lazialità, mi costò non pochi problemi in città, nonché un grosso conflitto interiore soprattutto dopo quello che avvenne quel 15 aprile del 2000 al Comunale di Firenze.

Memore dell’esperienza dell’anno precedente, quando alla fine pagò anche il suo attendismo, la Lazio quel giorno parte forte e procura subito un paio di brividi a Toldo. Per poco più di 20 minuti, però, succede poco o niente. Poi, all’improvviso, la partita si accende. Al 25’ Enrico Chiesa pennella un cross per la testa di Gabriel Batistuta che, lasciato inspiegabilmente solo a due passi da Ballotta, non ha difficoltà a realizzare il gol del vantaggio viola. La reazione della Lazio è rabbiosa, come quella di un pugile sorpreso da un destro dall’avversario che gli apre una ferita sul volto. Alla prima occasione, infatti, la Lazio pareggia: incursione centrale di Negro, palla per Salas che con una finta fa scivolare il pallone al centro dell’area spianando la strada a Nedved, che si inserisce e, indisturbato, batte da due passi Toldo e poi si precipita dentro la porta per prendere il pallone e riportarlo il più velocemente possibile a centrocampo.

L’urlo dei tifosi è disumano e sprona ancora di più la squadra che non si accontenta e si getta in avanti alla ricerca del gol del vantaggio. Gol che arriva alla mezz’ora: solita punizione cattiva di Mihajlovic dalla destra, traiettoria tesa e Alen Boksic non deve far altro che spizzare di testa per battere Toldo la seconda volta.

Nel settore ospiti riservato agli 8.000 tifosi della Lazio si scatena il putiferio, ma i problemi maggiori si registrano in tribuna, dove la tensione è palpabile anche nei palchi riservati ai vip. Volano parole grosse, ma l’intervallo ha l’effetto di una secchiata d’acqua ghiacciata sui bollenti spiriti dei tifosi, più o meno famosi.

La Lazio, che nel finale del primo tempo aveva rischiato di dilagare contro una Fiorentina chiaramente sotto shock, rientra in campo troppo molle e al primo affondo, sull’ennesimo svarione della difesa biancoceleste, arriva il pareggio firmato da Enrico Chiesa, ex gemello del gol di Roberto Mancini ai tempi della Sampdoria, dopo il passaggio di Vialli alla Juventus. Due distrazioni, due gol subiti. L’autolesionismo della sua Lazio rischia di costare ancora una volta caro a Sven-Göran Eriksson, che dalla panchina assiste quasi incredulo agli errori della sua difesa, in particolare a quelli di Sinisa Mihajlovic.

La Lazio attacca a testa bassa ma non trova la via del gol. Sembra di assistere al replay della partita dell’anno precedente, con la squadra biancoceleste alla ricerca disperata di tre punti vitali e con la Fiorentina che si batte per conquistare un punto (in fin dei conti inutile) per la sua classifica. Ma quello che i giocatori laziali non sanno è che molti giocatori della Fiorentina hanno motivi importanti per far bella figura. Toldo e Batistuta, ad esempio, sono sul piede di partenza: il portiere diretto a Milano (alla corte di Moratti), l’argentino verso l’altra sponda del Tevere (dopo che Cecchi Gori aveva deciso di rifiutare l’offerta di Cragnotti per favorire Franco Sensi, andando anche contro il desiderio di Batigol di aggregarsi alla pattuglia argentina che stava trascinando la Lazio verso lo scudetto). E, guarda caso, saranno proprio Toldo e Batistuta i grandi protagonisti degli ultimi infuocati minuti di partita.

Il pareggio sembra l’epilogo scontato di quell’ennesima sfida avvelenata, ma qualcosa sembra cambiare quando Tombolini all’82’ indica il dischetto del rigore per punire un fallo su Nedved (proprio nella stessa area in cui un anno prima era stato atterrato Salas, davanti agli occhi bendati di Treossi e del guardalinee). Sul dischetto va Sinisa Mihajlovic, che fino a quel momento aveva fallito un solo calcio di rigore, all’Olimpico contro il Bologna il giorno dei festeggiamenti per il Centenario. Ma se contro gli emiliani il serbo aveva spedito il pallone oltre la traversa, questa volta è Toldo, con l’aiuto del palo, a negare il gol alla Lazio. Sembra finita, ma la squadra di Eriksson ha mille risorse, continua ad attaccare a testa bassa e, a un minuto dal termine, alla fine dell’ennesima mischia in area, Tombolini indica nuovamente il dischetto: rigore. In tribuna esplode la rabbia dei tifosi della Fiorentina, mentre quelli della Lazio, vedendo Mihajlovic prendere il pallone per andare a tirare, si girano per non guardare. Il serbo ripete il rituale di pochi minuti prima, ma questa volta il suo tiro sinistro è preciso e non concede scampo a Toldo, con il pallone che s’insacca a fil di palo alla sinistra del portiere viola disteso disperatamente in tuffo.

Finita? Se fosse un libro o un film (a lieto fine), sì. Ma nella storia della Lazio non esistono finali scontati e, raramente, poi, prevedono un lieto fine. E prima di approdare in Paradiso, comunque, bisogna passare per l’Inferno. Sempre. E l’Inferno per la Lazio si materializza all’ultimo minuto di recupero. Tombolini concede una punizione a 30 metri dalla porta di Ballotta, molto dubbia e a lungo contestata dai giocatori della Lazio. Gabriel Omar Batistuta decide d’indossare i panni del diavolo: il bomber argentino sistema con cura la palla e con il suo destro disegna una parabola perfetta, con il pallone che supera la barriera e s’insacca all’incrocio dei pali con Ballotta che resta pietrificato: come gli 8.000 tifosi presenti al Franchi e le decine di migliaia incollati davanti al televisore. La partita finisce qui, con le telecamere che staccano dalle immagini dei giocatori della Lazio in lacrime per pescare la signora Cecchi Gori, mamma del presidente della Fiorentina, che fa il gesto dell’ombrello ai dirigenti e ai tifosi laziali presenti in tribuna.

Un gesto poco elegante indubbiamente, che il giorno dopo campeggia in tutte le pagine dei quotidiani, sportivi e non. “Non vorrei mai perdere, diceva spesso, ma se potessi scegliere meglio essere sconfitti dalla Juve che da Roma e Lazio perché vivo nella capitale e incrociare lo sguardo dei sostenitori di quelle due squadre da sconfitta mi addolorava in modo insopportabile”. 

Così disse a fine partita Valeria Cecchi Gori, morta il 1 marzo del 2002 a 81 anni d’età, quasi per giustificare quel gesto. E, ironia della sorte, a guidare la Fiorentina quando muore la signora Cecchi Gori sono proprio due laziali, dei quali uno presente quel 15 aprile al Franchi: Roberto Mancini, che come secondo si era portato da Roma Angelo Gregucci, ex capitano della Lazio di Calleri e Cragnotti.

Io quel giorno ero in procinto di partire per Bari, inviato da TeleMontecarlo per commentare il derby Bari-Lecce e per fare un servizio su Cassano. Per questo, non potendo andare a Firenze decisi di seguire la partita a casa di un amico fraterno, Michele Di Girolamo, figlio del professor Alberto Di Girolamo, stimato primario di otorinolaringoiatria del Policlinico di Tor Vergata: uno dei più grandi laziali che abbia mai conosciuto. Non potrò mai dimenticare le scene folli d’esultanza dopo ogni gol (in particolare dopo il rigore segnato da Mihajlovic), ma soprattutto quel silenzio agghiacciante che ha avvolto tutta la casa dopo il pareggio di Batistuta. Un silenzio che mi ha accompagnato per quasi 24 ore. Mi sentivo come se mi fosse stato strappato qualcosa dentro, come un bambino al quale fai vedere il regalo che ha sempre sognato per poi toglierglielo appena lo prende in mano. E non una, ma addirittura due volte. Perché quella stessa sensazione l’avevo già provata un anno prima, dopo un altro pareggio a Firenze e un sogno-scudetto infranto. In quel caso, a restituirci parzialmente il sorriso fu la trasferta di Birmingham e la vittoria nella finale di Coppa delle Coppe, arrivata appena quattro giorni dopo. Una trasferta indimenticabile in compagnia di amici veri, iniziata tra borbottii e musi lunghi, ma finita tra brindisi e battute da cabaret.

Questa volta, invece, dietro l’angolo c’era sì un’altra serata di coppa, ma dopo la sciagurata prestazione di Valencia eravamo già tutti preparati a subire l’ennesima mazzata dopo il pareggio di Firenze e la contemporanea vittoria della Juventus a Milano con l’Inter, che ci aveva fatto precipitare nuovamente a cinque lunghezze dai bianconeri a quattro partite dalla fine del campionato. Ma nessuno di noi sapeva quale meraviglioso finale aveva riservato per noi il destino…




Aspettando lo sponsor da:

PERSI: 40.733.000 €

Accadde oggi 20.08

1875 Nasce a Roma Luigi Bigiarelli, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1931 Roma, campo Rondinella - Lazio-Trastevere 12-0
1970 Cerveteri, comunale - Cerveteri-Lazio 0-9
1978 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Nazionale Militare 1-1
1991 Roma, - Lazio-Milan 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-River Plate 1-1
2003 Terni, stadio Liberati - Ternana-Lazio 1-3
2006 Roma, stadio Flaminio - Lazio-Rende 4-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Elfsborg 3-0

Video

Supercoppa Juve-Lazio 2-3
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 18/08/2017
 

125.633 titoli scambiati
Chiusura registrata a 0,739
Variazione del +1,58%