14 Aprile 2017

12.4.1974: la domenica degli 11 gladiatori
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

Ci sono episodi che ti restano per sempre impressi nella mente, che ti fanno venire i brividi solo a nominarli, anche a più di 40 anni di distanza. Ci sono partite delle quali, senza un perché preciso visto che di emozioni nella vita ne hai vissute tante e di incontri ne hai visti migliaia, ti rimangono dentro al punto che ricordi anche i dettagli e ti basta chiudere gli occhi per rivedere le immagini e per riprovare i brividi di quella giornata. Una di queste partite, per tutti i laziali che l’hanno vissuta, è Lazio-Verona del 14 aprile del 1974.

Certo, in una stagione in cui vinci lo scudetto, soprattutto se di scudetti ne hai vinti solo due, ogni partita è una piccola perla che va a comporre una magnifica collana, ma in ogni stagione c’è una partita particolare che diventa una perla nera, quella che spicca su tutte le altre e rende ancora più speciale quella collana. E non è per forza di cose si tratta di un derby o della sfida contro una grande, perché a volte sono partite all’apparenza insignificanti o incontri dal risultato quasi scontato sulla carta a regalarti emozioni inaspettate. Proprio come avvenne quel 14 aprile del 1974.

La Lazio, superato senza danni lo scontro diretto con il Napoli grazie alla tripletta realizzata al San Paolo da Giorgio Chinaglia, affronta il Verona di Zigoni in una domenica all’apparenza tranquilla in attesa di andare la domenica successiva ad affrontare il Milan a San Siro, la partita considerata come l’ultimo ostacolo sulla strada che porta allo scudetto. A Roma il cielo è nero quella domenica e le nuvole sono cariche di pioggia che si riversa sugli spettatori. Lo stadio è un tappeto nero di ombrelli, all’apparenza quasi impenetrabile, ma quelle gocce scivolano sugli ombrelli e ti bagnano i piedi o se hai la sfortuna di capitare tra un ombrello all’altro ti finiscono addosso, magari proprio dietro al collo e scivolano lungo la schiena. Quel cielo nero e quella pioggia battente sembrano un pessimo presagio, ma dubbi e paure vengono scacciati via al momento del fischio d’inizio, perché la Lazio prende di petto fin dal primo minuto il Verona, decisa a sbrigare in fretta quella formalità, senza correr rischio e senza sprecare energie preziose.

Pronti via e la squadra di Maestrelli è già in vantaggio, con Bet che devia nella sua rete un tiro-cross di Frustalupi. Sono passati appena 4’ e la pratica sembra già sbrigata, perché la Lazio continua l’assedio alla porta del Verona per chiudere già nel primo tempo la pratica. D’Amico è in giornata di grazia e con lui Nanni e Re Cecconi che continuano a bombardare da tutte le posizioni il povero Giacomi. Un vero e proprio assedio. Ma il destino ci mette lo zampino e trasforma una normale domenica in una giornata epica. Il gol di Zigoni al 25’, nella prima occasione in cui il Verona si presenta in area, invece di demoralizzare la squadra è come una frustata. La Lazio si ributta all’assalto e il povero Giacomi si arrangia in qualsiasi modo per difendere la sua porta. Ma come accade a volte nel calcio, basta un piccolo episodio per cambiare tutto. E l’episodio arriva proprio alla fine del primo tempo, quando Oddi nel tentativo di spedire il pallone in calcio d’angolo sbaglia il tocco di piatto e batte l’esterrefatto Felice Pulici, che senza aver fatto una sola parata rientra negli spogliatoi dopo aver raccolto addirittura due volte il pallone in fondo alla rete.

“Incredibile all’Olimpico”, urlano i radiocronisti, la Lazio è sotto e il campionato sembra riaperto. In campo, i giocatori della Lazio urlano e discutono tra loro mentre escono a testa bassa dal terreno di gioco. Tommaso Maestrelli, che conosce bene quella banda di pazzi, entra nel tunnel prima della squadra e si piazza davanti alla porta degli spogliatoi. Quando i suoi ragazzi arrivano, con i nervi a fior di pelle, decide di non farli entrare nello spogliatoio perché teme il peggio e tira fuori dal suo cilindro l’ennesima magia. Li guarda in faccia e gli dice: “Rientrate subito in campo”. E la squadra, tra lo stupore dei 60.000 che affollano l’Olimpico, rientra immediatamente sul terreno di gioco. I giocatori si piazzano in campo nelle loro posizioni imposte dal modulo, parlottano tra loro e dopo un attimo di iniziale smarrimento la gente capisce e l’Olimpico diventa una vera e propria bolgia. La gente urla “Lazio, Lazio”, con le vene del collo gonfie, e quel coro dura più di dieci minuti, trasformando l’Olimpico in un’arena, in un vero e proprio Colosseo con 11 gladiatori che aspettano l’ingresso dei leoni. E quando quelli del Verona tornano in campo, trovano quegli 11 gladiatori feriti, immobili in mezzo al campo, che li guardano e aspettano solo il fischio di Giunti di Arezzo per buttarsi sulla preda in cerca di sangue e di vendetta.

Quella mossa di Tommaso Maestrelli si dimostra subito vincente, perché il secondo tempo si trasforma in una sorta di corrida e dopo appena 4’ la Lazio agguanta il pareggio, grazie a Garlaschelli che risolve una mischia appoggiando di piatto destro il pallone in rete.

È difficile descrivere quello che è successo quel giorno all’Olimpico, perché sembra quasi un racconto irreale, ma chi ha conosciuto la “banda-Maestrelli” sa che con quella squadra anche le cose all’apparenza fantastiche erano reali, pura cronaca. La Lazio assalta la porta di Giacomi, spinta anche dalle notizie che arrivano da Torino, dove la Juventus è sotto di un gol contro il Cagliari. Quando dopo un quarto d’ora si infortuna Zigoni, il Verona sembra spacciato, ma non alza bandiera bianca, con Giacomi che arriva ovunque opponendo la sua manona ai tiri di Chinaglia e Re Cecceconi che sembrano destinati a finire in fondo al sacco. Ad un quarto d’ora dal termine, la partita è ancora bloccata sul 2-2, ma è Nanni in scivolata a segnare il gol che scaccia via l’incubo. Il boato è impressionante e l’abbraccio sugli spalti dura un tempo infinito, con gente che incurante della pioggia lancia ombrelli in area. Quella festa dura talmente tanto che qualcuno è ancora abbracciato quando D’Amico controlla palla nel cerchio di centrocampo e con gli occhi del campione vede un varco che non c’è. Vincenzino parte in progressione, supera un avversario in dribbling, poi si butta sulla fascia destra e nella sua corsa riesce a seminare un paio di difensori del Verona al punto che entra in area da solo, alza la testa e serve un pallone perfetto a Giorgio Chinaglia che sul dischetto del rigore controlla e di sinistro batte Giacomi con un tiro potente e angolato. È apoteosi…

Per Long John è il gol numero 21 in campionato, quelle che gli consente di eguagliare il record stabilito da Silvio Piola per il numero di gol segnati in una stagione da un giocatore della Lazio. Quella rete di Chinaglia è la ciliegina sulla torta di una domenica fantastica, di una partita talmente incredibile da sembrare quasi irreale. Invece è tutto vero. Dopo aver rischiato il crollo, la Lazio riesce addirittura ad allungare in classifica sulla Juventus, fermata sull1-1 in casa dal Cagliari. A 5 partite dal termine sono 4 i punti di vantaggio, con un solo vero ostacolo: la trasferta a San Siro con il Milan della settimana successiva.

Lo scudetto arriva il 12 maggio, ma la Lazio quel triangolino tricolore se lo è cucito sul petto domenica 14 aprile del 1974, in quei dieci minuti in cui 11 giocatori immobili hanno aspettato i loro avversari in campo per 10 minuti, stabilendo un legame indissolubile con la loro gente. Una cosa mai vista né prima né dopo nella storia del calcio italiano e, forse, mondiale. Uno dei tanti episodi che rendono unico quel gruppo di folli e impossibili da non amare questa squadra e questi colori. E per chi non c’era, purtroppo per lui, non basta vedere questo filmato d’epoca per capire di cosa parlo e cosa abbiamo vissuto quel 12 aprile del 1974 allo Stadio Olimpico…

http://www.youtube.com/watch?v=Ds3hg9Bh0eI




Accadde oggi 12.12

1887 Nasce a Roma Alfredo Torchio
1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Fortitudo
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Torino 6-0
1948 Milano, Stadio di San Siro - Milan-Lazio 3-0
1954 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 1-0
1973 Cesena, stadio La Fiorita, Cesena-Lazio 2-1
1982 Reggio Emilia, stadio Mirabello – Reggiana-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 3-1
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-0
2000 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 4-1
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-SK Sturm Graz 0-1
2010 Torino, stadio Olimpico - Juventus-Lazio 2-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/12/2017
 

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