13 Aprile 2017

La Juve ruba! Il complottismo dei perdenti
di Stefano Greco

“La Juventus vince perché ruba”. Questa frase la sento ripetere da quando sono bambino. In qualche caso magari è stato anche così in passato, ma per quel che riguarda il presente, la realtà è un’altra, ben diversa da quella che descrive il popolo dei complottasti, di quelli che per giustificare i propri insuccessi o i propri fallimenti accusano gli altri di vincere barando, oppure grazie a favori che piovono dall’alto. Perché è più facile dire che la Juventus ruba o che vince grazie al potere immenso di cui gode da sempre in Italia la famiglia Agnelli piuttosto che capire perché la Juventus sta diventando il PSG italiano, ma senza buttare soldi dalla finestra come fanno da anni gli arabi a Parigi oppure a Manchester, sponda City. Perché il segreto della Juventus, di questa squadra costruita pezzo per pezzo negli anni con acquisti mirati e pochissimi errori sul mercato, è nei numeri, nel fatturato.

Dopo esser scivolata in Serie B per la vicenda di Calciopoli, la Juventus ha fatto punto e a capo. Ha cambiato management, strategia industriale, guardando all’estero non per copiare un modulo tattico, ma per darsi una dimensione europea e per arrivare a competere a livello di fatturato con le grandi d’Europa, quei club come Real Madrid, Barcellona e Manchester United che fatturano 4-500 milioni di euro a stagione. Nel 2009, la Juventus ha dato il via ad un piano industriale che non ha dato frutti immediati (il fatturato, ad esempio, è sceso dai 240 milioni del 2009 ai 154 registrati al 30 giugno del 2011), ma che nel giro di pochi anni ha portato il club a scavare una voragine con il resto della concorrenza italiana. Un esempio? Alla fine della stagione 2011-2012, il fatturato della Lazio era di 80 milioni di euro. Bene, la Lazio ha chiuso i conti al 30 giugno del 2016 con un fatturato di 91,65 milioni di euro e nel primo semestre dell’annata 2016-2017 (conti della semestrale al 31 dicembre 2016…) ha messo in cassa 43 milioni di euro. Bene, volete sapere qual è la differenza con la Juventus? Alla fine della stagione 2011-2012 il fatturato dei bianconeri era di 195 milioni di euro, quindi la differenza tra noi e loro era di 110 milioni di euro di fatturato, frutto in gran parte della fetta differente sulla divisione della torta dei diritti tv e della partecipazione alla Champions. Alla fine della passata stagione, la Juventus ha chiuso con un fatturato di 387 milioni di euro, contro i 91,65 milioni di euro della Lazio. Grazie allo Juventus Stadium, ma soprattutto grazie ad una visione economica completamente differente. La Juventus ha investito per rinforzare la struttura tecnica, perché solo investendo sulla squadra poteva sperare di aumentare il fatturato. La Lazio, invece, se aumenta il fatturato (come era accaduto nella stagione 2014-2015, chiusa con 115 milioni di euro di entrate) non potenzia la struttura tecnica e di conseguenza i risultati della squadra ne risentono e il fatturato invece di crescere diminuisce.

Questo è solo un piccolo esempio, perché il vero solco che ha scavato la Juventus tra se e il resto della concorrenza, è legato alla vendita del prodotto Juventus nel mondo: sponsorizzazioni, vendita di materiale, contratti sempre più ricchi con lo sponsor tecnico. Passando dalla Nike all’Adidas, la Juventus ha strappato un contratto di sei anni per un totale di 139,5 milioni di euro, che con le voci relative al merchandising salgono a quasi 200 milioni di euro. Esclusi i premi aggiuntivi garantiti dallo sponsor in caso di successi in Italia (scudetto, Coppa Italia e Supercoppa) e all’estero (Champions League), che possono aumentare le entrate anche del 20% all’anno. In casa Lazio, si è festeggiato a champagne per il rinnovo dell’accordo con la Macron, che porterà nelle casse della società fino al 2022 qualcosa come 20 milio di euro, che possono diventare 25 con i bonus. Insomma, in 5 anni e nella migliore delle ipotesi, la Lazio incasserà complessivamente meno di quello che incassa la Juventus in un solo anno dall’Adidas. E molto meno di quello che incassava la Lazio con il vecchio contratto con la Puma.

È chiaro che se un club va avanti e gli altri non solo non tengono il passo ma rallentano e vanno quasi all’indietro (come nel caso della Lazio, che è senza un main sponsor da quasi 10 anni e che tra sponsorizzazioni e entrate pubblicitarie incassa oggi meno di quello che incassava nel 2004), è impossibile pensare di poter competere. Lo dicono i numeri: 43 milioni di euro di fatturato al 31 dicembre del 2016 contro i 314,9 milioni della Juventus. Sia ben chiaro, vale per la Lazio come per tutte le altre: Milan e Inter in testa, che con l’uscita di scena di Moratti e il disimpegno di Berlusconi in attesa dell’arrivo dei cinesi, hanno visto crollare il loro fatturato. E non a caso sono state raggiunte e superate in classifica anche dalle altre, Lazio in testa. Il discorso riguarda pure la Roma, che con il fatturato fatto registrare al 30 giugno del 2016 ha scavato un solco tra se e la Lazio (219 milioni di euro contro 91,65), ma è distante anni luce dalla Juventus. E quindi impossibilitata a competere almeno in campionato. In Coppa Italia, poi, il discorso è diverso, perché è un torneo breve, con partite a volte secche in cui può accadere di tutto.

Quello che si è visto martedì sera allo Juventus Stadium, in una serata in cui la Juventus ha letteralmente demolito il Barcellona, altro non è che il risultato di una programmazione seria, di un lavoro che è partito da lontano con l’obiettivo di riportare la Juventus al vertice: non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Una strada che potevano intraprendere anche Milan e Inter, che poteva imboccare la Roma americana o anche la Lazio, perché la Juventus è partita da un livello di fatturato inferiore a quello delle milanesi e non lontanissimo ad esempio da quello toccato dalla Lazio nella stagione 2014-2015 (115 milioni contro i 154 della Juventus del 2012…), con alle spalle un impianto moderno ma da 42.000 posti quindi con una capienza infinitamente inferiore a San Siro o all’Olimpico. La crescita della Juventus, è in linea, ad esempio, con quella dell’Atletico di Madrid. Un club che fino a 5-6 anni fa aveva quasi lo stesso fatturato della Lazio, ma che dall’arrivo di Simeone e da quando è stato intrapreso un percorso di crescita sia della struttura societaria che di quella tecnica, ha portato il secondo club di Madrid a vincere una Liga, a giocare due finali di Champions League con la prospettiva concreta di entrare anche quest’anno tra le quattro grandi d’Europa. Oppure basta guardare quello che sta succedendo a Montecarlo, dove un club che pochi anni fa era addirittura retrocesso in Serie B francese e sull’orlo della bancarotta, ora rischia di entrare in semifinale di Champions League arrivando dove non è riuscito mai ad arrivare il PSG nonostante il fatto che il club parigino possa contare su un fatturato nettamente superiore a quello della società monegasca.

Nel calcio moderno, si vince se si programma, non se si vive alla giornata o si punta solo a portare a cassa qualche milioncino in più dai diritti tv oppure una tantum dalla partecipazione all’Europa League o alla Champions League. Raggiunte per partecipare e mettere le mani sul piccolo malloppo, ma non per andare avanti o vincere. Questa è la differenza tra la Juventus e il resto dell’Italia pallonara: loro hanno programmato la vittoria, hanno investito per vincere e quindi per incassare sempre di più, investendo quello che entrava per rinforzare la struttura tecnica in modo da garantirsi quantomeno di restare ad alti livelli, puntando comunque a crescere sempre di più. E in Italia, questo non l’ha fatto nessuno negli ultimi 10 anni. Lo ha fatto più di vent'anni fa Cragnotti e la Lazio è arrivata sul tetto d'Europa, ma poi non ha avuto la forza (o la possibilità) di gettare basi solide per restare al vertice. E chi non lo ha fatto in questi anni, per giustificare il proprio fallimento, urla al furto o al complotto, legato magari ad una partita, ad un singolo episodio. Un complottiamo tipico dei perdenti, che ricorda tanto la favola della volpe e dell’uva di Esopo.

“Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze”.

Chi non riesce ad arrivare al successo, vedendo la Juventus che trionfa dice: “Vince perché ruba”. È la strada più facile da percorrere, è la scusa più banale e tipicamente italiana adottata da alcuni presidenti che, però, a quanto pare ancora funziona visto che riescono ancora a convincere certi tifosi. Meglio quello che costruire uno stadio di proprietà, fare investimenti mirati e programmare una crescita lenta ma costante, destinata a non produrre magari frutti (scudetti) immediati ma successi futuri da costruire con pazienza. Quella pazienza che, in Italia, è merce rara.




Aspettando lo sponsor da:

PERSI: 40.733.000 €

Accadde oggi 20.08

1875 Nasce a Roma Luigi Bigiarelli, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1931 Roma, campo Rondinella - Lazio-Trastevere 12-0
1970 Cerveteri, comunale - Cerveteri-Lazio 0-9
1978 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Nazionale Militare 1-1
1991 Roma, - Lazio-Milan 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-River Plate 1-1
2003 Terni, stadio Liberati - Ternana-Lazio 1-3
2006 Roma, stadio Flaminio - Lazio-Rende 4-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Elfsborg 3-0

Video

Supercoppa Juve-Lazio 2-3
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 18/08/2017
 

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