08 Marzo 2019

È la Lazio la donna della mia vita...
di Stefano Greco

Non sono uno “politically correct”, uno che dice o scrive le cose che la gente vuole sentire solo per strappare un applauso falso, per ricevere pacche sulle spalle o per semplificarsi la vita. No, tutt’altro, sono uno decisamente “politically scorrect”, perché ho il difetto di dire e di scrivere quello che penso. Sempre, sia che si parli di calcio che di politica o, come oggi, dell’8 marzo, della “Festa della donna”. E per farlo, userò un accostamento che a qualcuno (magari alle donne che leggono) potrà suonare quasi blasfemo. Quello tra la donna e la Lazio.

Non ho mai amato l’8 marzo, per svariati motivi. Primo fra tutti quello per cui dedicare un giorno alle donne secondo me è ridicolo, perché è come lavarsi in qualche modo la coscienza una volta all’anno dicendo: “Ma come ti discrimino, ma se ti ho dedicato pure una festa tutta tua...”. Come ha scritto una mia amica qualche tempo fa su Facebook riferendosi all’8 marzo: “Ah già, domani è la festa della donna. E pensare che io credevo che fosse festa tutti i giorni e, in verità, dovrebbe esserlo ogni giorno per tutti indistintamente, senza disparità. Che cos’è sta buffonata? Io da donna non l’ho mai capita. Già quando una persona si sveglia e si affaccia al nuovo giorno, ecco quello è già un bel traguardo, una cosa da festeggiare quotidianamente. E fin quando ci sarà questa specie di festa, si darà adito a tante interpretazioni e la donna non sarà mai veramente libera!”.

Sono d’accordo con Rosella Giovannetti. Non serve una festa se uno la propria donna la ama e la rispetta per quello che è. Tra l’altro, non serve una festa che nasce in realtà da un falso storico, perché molti hanno fatto risalire la scelta dell’8 marzo come festa della donna perché legato ad una tragedia accaduta nel 1908 e che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise in un incendio divampato nella fabbrica. In realtà questo fatto non è mai accaduto e, probabilmente, è stato confuso con l'incendio di un’altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone fra cui molte donne. Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, andata in scena a Copenaghen il 26 e 27 agosto del 1910, le delegate hanno deciso di istituire una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. In Russia il 14 giugno del 1921 fu scelto l’8 marzo, giorno in cui le operaie protestarono a San Pietroburgo chiedendo la fine della Guerra. In Italia, la prima giornata della donna è stata festeggiata il 12 marzo del 1922, poi nel 1944 è stato scelto l’8 marzo e nel 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata. Così, tanto per fare un po’ di ripasso di storia.

E qui veniamo all’accostamento di cui parlavo all’inizio e che può suonare blasfemo, specie l’8 marzo, quello tra la donna e la Lazio. Da quando siamo piccoli, viviamo nel mito dell’amore a prima vista, di quella passione che ti folgora all’improvviso e che ti porti dietro per tutta la vita. Vale per il rapporto uomo-donna (o uomo-uomo o donna-donna, oramai…), ma vale ancora di più per quel magico rapporto che si crea tra un uomo o una donna e una squadra di calcio. Per chi non lo ha mai provato, è difficile, quasi impossibile spiegare l’intensità, quasi la totalità di questo rapporto tra una persona e una squadra di calcio, il suo simbolo e i suoi colori. Perché è un qualcosa che entra a far parte di te, che condiziona la tua vita, a volte il tuo modo di essere e addirittura i rapporti con il mondo che ti circonda. Ambiente di lavoro compreso. Già, perché a titolo personale solo io, ad esempio, so quanto mi è costato (e mi costa ancora) non aver mai nascosto il mio amore per la Lazio. Può sembrare assurdo, ma in una città come Roma fare il tifo per una squadra invece che per l’altra può schiuderti o chiuderti molte porte. È così e negarlo sarebbe come negare che il sole sorge e tramonta ogni giorno. Non è una scusa, è la realtà. Vale per il tifo calcistico come per la passione politica. Ma non divaghiamo.

Conosco pochi uomini che dopo i 50 anni sono ancora legati al primo amore della loro vita, a quella donna che da ragazzi gli ha rapito il cuore. Perché in un mondo sempre più volubile, in cui i valori sono considerati quasi una zavorra, un qualcosa di cui vergognarsi invece che una bandiera da sventolare con fierezza, è difficile, quasi impossibile restare fedeli, continuare a condividere le stesse passioni e gli stessi ideali che da ragazzi hanno fatto scoccare quella scintilla. Ho pochissimi amici e amiche che hanno resistito e li guardo quasi con invidia, perché hanno saputo resistere a tutte le intemperie. Conosco tantissimi che hanno cambiato mogli, mariti, compagne e compagni, ma non conosco nessuno che abbia cambiato squadra di calcio, che abbia ammainato una bandiera per sventolarne un’altra. Per questo considero da sempre la passione per una squadra di calcio e per dei colori sociali un qualcosa di assoluto, di totalizzante. Soggetto sicuramente ad alti e bassi, ad allontanamenti e a riavvicinamenti, a distacchi fisici o mentali, ma senza mai spezzare quel sottile filo invisibile che ti lega al primo amore. E qui arriva l’accostamento all’8 marzo e all’assurdità e all’inutilità di una festa di un solo giorno.

La Lazio è nata il 9 gennaio e da qualche decennio il popolo laziale scende in piazza sul luogo della fondazione per festeggiare l’evento. Ma l’amore per la Lazio è un qualcosa che ci portiamo dietro e dentro ogni giorno e non abbiamo bisogno del 9 gennaio per sentirci più laziali. È un qualcosa che manifestiamo apertamente andando allo stadio o in modo più privato restando a casa a soffrire (a volte senza neanche accendere la tv), ma la mente quando gioca la Lazio va inevitabilmente lì, in quel luogo in cui si decide la vittoria o la sconfitta, ma non il destino di quell’amore. Perché non sono le sconfitte a spegnere l’amore. Anzi, in passato, spesso e volentieri le sconfitte e le difficoltà hanno unito, rafforzato il rapporto e la passione. Basta pensare agli anni della Serie B e dell’incertezza sulla sopravvivenza stessa della Lazio, anni durissimi in cui la gente si poteva allontanare e invece si è stretta ancora di più intorno alla società e alla squadra. Quante coppie e quanti rapporti sono andati in frantumi a causa dei problemi economici o delle difficoltà quotidiane? Tanti, tantissimi. Quello tra noi e la Lazio, invece, ha resistito. Ognuno di noi, a modo suo, è rimasto legato a questi colori, a questo ideale, a quell’amore che ci ha folgorato a prima vista. Già, perché chi ama davvero non dimentica nulla, ricorda tutto di quel primo incontro e se chiude gli occhi rivede le immagini, risente i suoni, addirittura può sentire i profumi e il sapore di quella giornata, della prima volta. Ma, soprattutto, rivive le emozioni, con quel brivido che ti attraversa come una scossa elettrica, anche se sono passati più di 50 anni (52, nel mio caso…) da quel primo incontro.

Per questo non amo l’8 marzo, così come non ho bisogno di scendere in piazza il 9 gennaio. Perché il rispetto e l’amore per una donna è un qualcosa che dobbiamo coltivare e mostrare tutti i giorni, proprio come l’amore per la Lazio. Ognuno a modo suo, per carità, ma senza esibizionismi, senza bisogno di una festa diventata business e quasi un modo per lavarsi la coscienza o per sentirsi a posto, “politically correct”, solo regalando una mimosa, con un piccolo regalo o con un invito a cena. Io non lo sono mai stato e non lo sarò mai “politically correct”, in nessuna cosa della mia vita. Perché sono fatto così. Amo e rispetto le donne: non l’8 marzo, bensì tutto l’anno. Che piaccia o no a qualcuno (e che ci creda o no, mi interessa poco…),  amo e amerò per sempre la Lazio, non solo il 9 gennaio o quando vince il derby come è successo questa settimana in cui in tanti si sono riscoperti laziali. E non ho bisogno di regalare un mazzetto di mimose per dimostrarlo, così come non ho bisogno di andare allo stadio o di sventolare metaforicamente parlando una bandiera per sentirmi più laziale o per dimostrare agli altri che lo sono. Lo so io quanto amo e amerò per sempre la Lazio, la “donna” (mi perdonerà mia moglie, che per giunta è romanista…) della mia vita. E questo mi basta…




Accadde oggi 20.05

1923 Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3
1951 Roma, stadio Torino – Lazio-Como 2-0
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 La Lazio, neo Campione d'Italia, viene ricevuta in Campidoglio dal Sindaco On.Darida
1979 Rosario, Estadio Gigante de Arroyto, Rosario Central-Lazio 3-0
2001 Firenze, stadio Artemio Franchi - Lazio-Udinese 3-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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