29 Novembre 2019

Quel derby firmato Paul Gascoigne...
di Stefano Greco

"Una volta che i tifosi ti eleggono a loro idolo, è per sempre". Ho scelto questa frase di Paul Gascoigne per affrontare il capitolo derby, perché in poche parole ha descritto la magia di questa sfida, ha spiegato come un gol segnato in quella partita, specie in una città come Roma, può regalare ad un calciatore l’immortalità sportiva. Già, perché a distanza di anni un tifoso difficilmente ricorda chi ha segnato contro la Juventus, il Milan o l’Inter, ma di sicuro ricorda a memoria tutti i marcatori dei derby che ha visto. E la data del 29 novembre, è una di quelle che restano impresse, perché è il giorno del primo gol segnato da Paul Gascoigne in Italia con la maglia della Lazio, chiaramente, in un derby. Ecco il racconto di quel derby, tratto da “IO&PAUL”, il libro che ho scritto su Gazza…

La sfida tra Gazza e i tifosi della Roma, era iniziata più di 8 mesi prima. Paul, alle prese con il recupero dopo il doppio infortunio che lo ha costretto a stare fermo per un anno, il 1 marzo del 1992 sbarca a Roma. A invitarlo è Sergio Cragnotti, che da pochi giorni ha raccolto ufficialmente il testimone da Gianmarco Calleri e vuole vivere il primo derby da presidente della Lazio con Gazza al suo fianco. Allo stadio l’atmosfera è incandescente. Più di 60mila spettatori tra paganti e abbonati, oltre due miliardi di lire d’incasso: tanto agonismo, ma poco gioco. Vedendo la partita, Gazza capisce che cosa lo attende veramente.

Con i tifosi della Roma è odio a prima vista. Striscioni, insulti e un coro cantato da tutta la Curva Sud: “Ubriacone con l’orecchino, Paul Gascoigne facci un pompino”Lui ascolta, si fa tradurre le parole di quel coro, sorride e con un gesto della mano dà a tutti appuntamento in autunno. E quel sorriso non promette nulla di buono per gli avversari.

Il derby è follia, il derby è magia, il derby è spettacolo, il derby è tensione e, soprattutto, sofferenza allo stato puro. Lo è per i tifosi, che iniziano a vivere e ad assaporare queste sensazioni settimane prima, magari fin dal giorno in cui viene compilato il calendario e la prima cosa che si cerca, per cerchiarla in rosso, è proprio la data del derby. È così ovunque, a qualsiasi latitudine, ma a Roma in modo particolare. E Paul Gascoigne quel 29 novembre è teso come una corda di violino. La notte prima ha dormito poco e male, perché sente la partita come e più di Fiore e Bergodi, gli unici due romani della Lazio, nati e cresciuti con la maglia biancoceleste addosso. Gazza, le sensazioni che ti regala il derby le ha vissute a Londra, perché proprio a una stracittadina londinese è legato l’ultimo ricordo felice della sua vita calcistica. Quindi la sfida con la Roma, davanti a 75mila spettatori e con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso (la partita viene trasmessa in mondovisione e in diretta in tutto il Regno Unito su Channel 4), è una sorta di ritorno alla vita.

Durante la riunione tecnica che precede la partita, Gazza è taciturno come nessuno lo ha mai visto prima. Non è un giorno per fare scherzi e tanto meno per regalare sorrisi. È il giorno in cui Paul deve raccogliere tutto quello che ha dentro per resuscitare il vero Gazza. Per farvi capire come Gascoigne ha vissuto le ore e i minuti della vigilia, ecco il racconto di Gigi Corino di quello che è successo negli spogliatoi.

“Io parlo poco l’inglese, con Paul ci capiamo soprattutto a gesti o grazie a qualche parola d’italiano che lui ha imparato. Prima di fare il riscaldamento, Gazza si avvicina, mi mette un pallone in mano e mi dice:  ‘Colpiscimi in faccia’. Io lo guardo come si guarda un matto, poi gli lancio la palla in faccia. Lui s’incazza e urla: ‘No, non con mano, con piede. Calcia, in my face’. Io calcio, ma non troppo forte per non fargli male e lui s’incazza ancora di più e urla: ‘Più forte Gigi, più forte’. Io aumento la potenza e a ogni colpo lui urla per caricarsi e mi dice di andare avanti fino a quando non gli faccio uscire il sangue. Io non so cosa fare, guardo Zoff che alza gli occhi al cielo e, a quel punto, continuo, fino a quando non gli esce il sangue dal naso. Appena sente in bocca il sapore del sangue, lui mi abbraccia e mi dice: ‘Ora sono pronto, come on, vinciamo questo derby’. Ha gli occhi spiritati, è quasi un leone in gabbia che aspetta di essere liberato nell’arena”.

All’ingresso delle squadre in campo, l’Olimpico è gremito da 80mila anime: il cielo blu si confonde con i colori dei fumogeni che avvolgono la Curva Nord e il sole è offuscato da quelle nuvole di fumo che trasformano la parte di Roma contenuta dentro lo stadio in una città nebbiosa. Ma quando si dirada la nuvola creata dai fumogeni e quando nelle curve svanisce l’effetto della scenografia, lo spettacolo non è certo quello di cui andare proprio fieri: soprattutto in Curva Sud.

L’odio per il nemico, in modo particolare in occasione di un derby, giustifica tutto o quasi, ma quando nel tempio del tifo romanista compare un enorme stendardo che ripropone il simbolo di un omino in carrozzella, quello con cui vengono contrassegnati i luoghi riservati dai portatori di handicap, si capisce che sta per materializzarsi qualcosa di sgradevole. Compare un altro stendardo con una stampella, e sotto a entrambi viene srotolato uno striscione bianco con scritto a caratteri cubitali in rosso: IT’S READY FOR YOU GAZZA? Una caduta di stile che purtroppo non è stata la prima e non sarà neanche l’ultima, ricordando gli striscioni e i cori contro Vincenzo Paparelli che si ripetono da decenni. Ma non è finita. Poco dopo, durante la partita, in Curva Sud compaiono una serie di stendardi bianchi in cui sono disegnati altrettanti membri maschili, il tutto con uno striscione bianco con una scritta rossa a caratteri cubitali che non lascia dubbi su chi sia il destinatario, anzi, la destinataria, di quella mini coreografia: FOR YOU SHERYL… Il bello è che a fine partita sarà il presidente della Roma Ciarrapico a lamentarsi e ad accusare la Lazio di mancanza di “stile”, a causa di alcuni cori che gli ha rivolto la Curva Nord: “Ho sentito le invettive urlate dalla Curva Nord. Se Cragnotti avalla quei cori significa che non ha stile: la nostra curva ha dimostrato più signorilità, l’educazione è la nostra filosofia di vita”.

Gazza vede la scenografia che gli ha riservato la Sud, legge le scritte e non reagisce, ma sbuffa come un toro davanti a un drappo rosso. Non gioca una grande partita, è nervoso e, anche a causa dei colpi ricevuti all’inizio dell’incontro, a tratti sembra quasi cercare la rissa con gli avversari. L’incontro fila via brutto ed equilibrato fino all’inizio del secondo tempo, quando dopo un’azione di contropiede Giannini beffa Fiori su una corta respinta, poi si toglie la maglia e corre a esultare sotto la Curva Sud. Gascoigne è impalpabile, Fuser colpisce la traversa su punizione, ma né l’arbitro né il guardalinee si accorgono che la palla, rimbalzando a terra, varca la linea bianca: e quel gol fantasma viene consegnato alla storia e ai rimpianti di chi si sente beffato o penalizzato. A pochi minuti dalla fine, Fuser conquista una punizione sotto la Tribuna Tevere. È l’ultima occasione per rimettere in piedi la partita. E quello che succede, Paul Gascoigne lo ricorda così.

“Chiedo il tempo alla panchina e mi dicono che manca poco alla fine. Mi frullano mille pensieri per la testa e sono nervosissimo, perché mi rendo conto che ho giocato da schifo. Penso: ‘Merda Paul, se perdi questa partita rischi di non poter uscire per strada per settimane’. Ma in quel momento l’arbitro ci fischia una punizione a favore, quindi corro per andare a batterla, pensando: stavolta possiamo segnare. Mentre mi avvicino, Signori prende la palla e mi dice: ‘Batto io Paul, tu vai in area’. ‘No, io non segno quasi mai di testa, vai tu in area’, gli rispondo, ma lui insiste e mi urla: ‘Io sono alto 170 centimetri, tu dieci di più, quindi vai in area, io ti metto la palla sulla testa e tu segni’. Gli dico ok e vado in area. E incredibilmente Beppe lo fa davvero. Mette una palla perfetta, io salto in anticipo sul difensore che mi marca da dietro e mando la sfera dove il portiere non può arrivare. Non vedo il pallone entrare e toccare la rete, ma sento l’urlo dei tifosi: un boato impressionante! Da quel momento in poi non capisco più nulla. Inizio a correre come un pazzo verso la Curva Nord, con le braccia alzate al cielo, spinto dall’urlo della gente, poi mi fermo e in un istante sono travolto dall’abbraccio dei compagni di squadra e dei raccattapalle. E alla fine scoppio a piangere. Piango come un bambino, scaricando in quelle lacrime mesi e mesi di sofferenza e di sacrifici: mesi di tensione con l’incubo costante di non riuscire a tornare più quello di prima dell’incidente. È tutto bellissimo da ricordare, pazzesco, incredibile. Il primo gol in campionato con la maglia della Lazio lo segno in un derby, a pochi minuti dalla fine, ed è decisivo. In quel momento è nato un feeling incredibile tra me e la gente laziale”.

Paul ha ragione, quel gol lo consegna alla storia e gli riserva un posto nel cuore di ogni laziale. Dopo quella rete segnata da Gazza, la Roma laziale impazzisce. “Pochi giorni dopo”, racconta ancora Gazza, “torno dagli allenamenti diretto all’albergo in cui alloggio ai Parioli. Sono in macchina con il mio amico e guardia del corpo Gianni Zeqireya, e mentre siamo fermi al semaforo di Villa Glori ci affiancano dalla mia parte dei ragazzi in motorino. Ho il finestrino aperto, quello che guida il motorino mi prende la mano e inizia a urlare: ‘Gazza I love you… You are my God Gazza… You are my God’. Fantastico!!! Riesco a dirgli solo ‘grazie’, poi quando ripartiamo mi metto a ridere e ripeto a Gianni: ‘You are my God’. Da nessuna parte, se non a Roma, mi è mai successa una cosa del genere. Quel gol resta uno dei ricordi più belli della mia, uno dei momenti più emozionanti di tutta la mia carriera”.




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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