02 Novembre 2019

Danke schön und auf wiedersehen Miro!
di Stefano Greco

Il 2 novembre non è una data cerchiata in rosso nell'Almanacco dei laziali: non c'è nessuna partita indimenticabile e tra gli avvenimenti salta gli occhi solo il 1981 come data importante, ovvero l'anno in cui ci ha lasciato Dino Canestri. Del 2 novembre del 2016, non troverete nessuna traccia, ma è una data che ogni laziale dovrebbe ricordare perché è il giorno in cui Miro Klose ha deciso definitivamente di appendere gli scarpini al chiodo, di scendere da quel palcoscenico su cui ha recitato per più di tre lustri un ruolo da protagonista assoluto.

Quando un grande campione abbandona la scena e si ritira, è come se si spegnesse una delle luci del palcoscenico, come se venisse a mancare qualcosa ad un quadro che fino a quel momento era stato perfetto. Sì, perché vorremmo tutti che certi campioni ricevessero in dono l’immortalità calcistica: perché è impossibile stancarsi di ammirare le loro prodezze, perché senza le loro giocate quel piatto calcistico già di per sé sempre più povero rispetto al passato diventa addirittura insipido. Chi non vorrebbe rivedere il Maradona dei tempi d’oro, i tocchi magici di Platinì, le giocate pazzesche di Johan Cruijff o i gol spettacolari di Marco Van Basten? Chi non prova nostalgia o quasi una fitta di dolore ripensando alle magie di Roberto Mancini, alle serpentine di Roby Baggio o alle pennellate di Pinturicchio Del Piero? Chi, tra noi laziali, spesso e volentieri chiude gli occhi per rivedere mentalmente le sgroppate e le esultanze di Chinaglia, gli slalom ubriacanti di Vincenzino D’Amico e le giocate di classe e di potenza di Bruno Giordano? Oppure gli interventi in scivolata di Nesta, i lanci millimetrici di Veron o le micidiali rasoiate di sinistro di Beppe Signori? Ecco, in chiave mondiale e laziale, anche l’addio di Miro Klose ha lasciato un vuoto, è diventato come una di quelle lampadine fulminate che rendono imperfetta l’illuminazione del palcoscenico. Anche se, grazie ad Inzaghi che lo ha voluto fortemente, a livello di rendimento l'arrivo di Ciro Immobile ha attenuato il dispiacere per l'addio a Klose.

Anche se Miro è venuto a Roma per consumare gli ultimi spiccioli di una carriera straordinaria, vederlo con la maglia della Lazio è stata “tanta roba”, un motivo di orgoglio: anche per chi come me all'inizio non credeva assolutamente nella possibilità di vedergli indossare la maglia della Lazio, anche per chi come me dal vivo lo ha visto giocare ed esultare solo una volta sul prato dell’Olimpico: il 23 febbraio 2014, in quella notte magica di Lazio-Sassuolo passata alla storia per motivi ben diversi dal risultato maturato sul campo.

Se uno come Miro Klose avesse giocato nella Juventus, nel Milan o nell’Inter, sarebbe stato celebrato in modo diverso; se avesse indossato la maglia degli “altri”, gli avrebbero eretto una statua o lo avrebbero incoronato come tanti altri ottavo re di Roma. Invece Miro Klose ha indossato la maglia della Lazio e quello segnato alla Fiorentina il 15 maggio del 2016 all’Olimpico è stato l’ultimo dei 339 gol segnati in una carriera da record. E lo ha realizzato con la maglia della Lazio. Dopo quell'addio brusco e con coda velenosa dalla Lazio (con Tare che sostenava che era stato Miro a decidere di dire basta e Klose a replicare che aveva lasciato perché la Lazio non gli aveva mai offerto nemmeno un contratto di un altrio anno...) il nome di Klose era stato accostato a decine di squadre, anche al Napoli dopo il gravissimo infortunio di Milik, uno che ha gli stessi natali di Klose, che è un tedesco di origini polacche. Ma Miro ha sempre detto “no grazie”: al Napoli come alle proposte milionarie che gli arrivavano dagli emirati o dagli Stati Uniti, perché lui aveva deciso che la Lazio e Roma sarebbero state la tappa finale del suo lungo viaggio. Per questo quell’addio era stato per tanti versi amaro, per questo lui sempre silenzioso e riservato aveva risposto in modo piccato e pungente a chi aveva provato a convincere la gente che era stato Klose a voler lasciare la Lazio per andare a fare un’altra esperienza e non che era stata la Lazio a sentirsi quasi sollevata per la fine di quel contratto economicamente pesante. E la chiusura di quel rapporrto è forse l’unica nota veramente stonata della storia: ma fa parte del dna della Lazio, non solo di questa gestione ma proprio della storia della Lazio non celebrare mai con una partita d’addio di uno dei suoi grandi campioni: è successo con Piola, Giordano, Nesta e addirittura con D’Amico, uno che ha vissuto tutta la vita (con un solo anno di parentesi a Torino) con quella maglia biancoceleste addosso ma che è dovuto andare ad appendere gli scarpini al chiodo (con 20 gol in 56 presenze, non proprio numeri da uno finito…) a Terni, senza neanche poter fare una passerella davanti alla sua gente per ricevere l’ultimo applauso. Ma, come ho scritto prima, fa parte del nostro dna. E l'unica eccezione è stata l'addio di Giorgio Chinaglia, celebrato con un'amichevole in cui Long John ha giocato un tempo con i Cosmos e uno con la Lazio, ma solo perché da pochi mesi Giorgione era diventato il presidente della Lazio.

Quel nome Lazio alla fine dell’elenco delle maglie indossate da Miro, è e deve essere un motivo d’orgoglio, perché Klose giocando con la Lazio ha stabilito il record di tutti i tempi dei gol segnati con la maglia della Germania (71), il record dei gol segnati da un giocatore ai mondiali (16) e, anche se non esiste traccia di una sua foto con la maglia della Lazio e con quel trofeo in mano, ha vinto anche un titolo mondiale, chiudendo in gloria una carriera perfetta o quasi. Già, quasi, perché pur avendo vinto tanto in carriera non è mai riuscito ad alzare al cielo un trofeo europeo (ci è andato vicino nel 2010, sconfitto in finale di Champions dall’Inter nella sua penultima stagione al Bayern) e non è riuscito a chiudere come aveva sognato, ovvero portando la Lazio in Champions League. Due piccole sbavature, in un quadro quasi perfetto.

Il 2 novembre del 2016 Miro Klose, anche se sentiva di poter dare qualcosa, ha capito che era arrivato il momento di dedicarsi completamente alla famiglia: a Sylwia e ai due gemelli Luan e Noah, che hanno mosso i loro primi passi nel mondo del calcio indossando proprio la maglia della Lazio, in una sorta di ideale passaggio di testimone. Perché Roma è stata l’ultima tappa di quel viaggio iniziato nel 1986 a Blaubach-Diedelkopf, in quella squadretta locale di Kusel, la piccola cittadina dove si erano trasferiti dalla Polonia papà Jozef Klose e sua moglie Barbara, per iniziare una nuova vita. E lo hanno fatto ben prima della caduta del Muro di Berlino, chiudendosi alle spalle il loro passato.

Sono tanti i flash dei gol e delle esultanze che vengono in mente ripensando a Klose e alla sua carriera, ed è difficile scegliere una tra le 339 perle di quella collana realizzata in 20 anni di carriera da professionista. È difficile per gli altri, ma non per noi laziali, perché la foto per celebrare la fine dell'avventura biancoceleste di Miro non può essere né l’immagine di Klose che saluta il suo pubblico alla fine di Lazio-Fiorentina del 15 maggio né quella del gol del record segnata al Brasile l’8 luglio del 2014 in quell’umiliante 7-1 rifilato dalla Germania ai padroni di casa in quel mondiale. No, per noi l’immagine da trasformare in poster è quella dell’esultanza di Klose per il gol segnato al 94° in quel derby del 16 ottobre del 2011, quella corsa verso la bandierina con un giocatore della Roma prostrato a terra, quasi in segno di venerazione. Provincialismo? Forse, ma a Roma il derby è tutto e chi segna in un derby (per giunta un gol decisivo allo scadere) è destinato ad entrare per sempre nella storia. Quindi, nel giorno del terzo anniversario del suo addio al calcio viene spontaneo dire: auf Wiedersehen Miro e grazie! Anzi, danke schön… Per tutto!




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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