24 Maggio 2016

Amore e odio in una notte da sogno!
di Stefano Greco

“Cieli immensi e immenso amore…  e poi ancora, ancora amore, amor per te”… L’immagine del maestro Mogol che si guarda in giro, con gli occhi persi in mille pensieri, mentre guarda un intero stadio canta un inno d’amore e io mi perdo nello sguardo e negli occhi di mio figlio. Più di 50.000 voci, di padri e figli che abbracciati e con le braccia rivolte al cielo cantano una canzone che hai da sempre nell’anima. Questo è quello che mi porterò dietro per sempre di questa serata, di questo bagno di Lazialità… 

http://www.dailymotion.com/video/x4c8ib6

Questa volta, al contrario di due anni fa, non ho aspettato a scrivere, non ho voluto metabolizzare, ma ho deciso di tirare fuori tutto quello che ho dentro, anche a costo di scrivere cose pesanti ma che secondo me meritano di essere messe nero su bianco. Non mi vergogno a confessarlo, ieri sera ho pianto mentre scorrevano sul megaschermo immagini di momenti che hanno segnato la mia vita, di storie di Lazio che sono un patrimonio di ricordi che valgono più di qualsiasi altra cosa: figli e famiglia a parte. Ieri sera ho pianto, ho pianto come un bambino a cui hai rubato il giocattolo più prezioso. E nel rivederlo, nel sentirlo nuovamente mio per una sera, ho capito una cosa: sono arrivato ad odiare Claudio Lotito! Io che in vita mia non ho mai odiato nessuno (perché sono cresciuto con valori veri che rispetto nella vita reale, sempre e con i fatti e non a chiacchiere come lui), io che non sono riuscito a odiare neanche le persone che in questi anni mi hanno fatto del male ferendomi, diffamandomi,  insultandomi e minacciandomi a più riprese, ieri sera ho ceduto alla rabbia e all’odio. E ho capito che questo personaggio lo odierò per sempre, anche quando sarà solo uno sgradevole ricordo.

Sono arrivato ad odiarlo perché  in una notte splendida, con uno stadio colmo d’amore anche se non c’era nessun trofeo in palio ma solo sentimenti in gioco, ho visto negli occhi di mio figlio quella luce e quello stupore che probabilmente avevo anche io le prime volte che sono andato allo stadio con mio padre. Noi, al contrario dei nostri figli, uno stadio come quello di ieri sera lo abbiamo visto tante volte, in tutte le occasioni importanti: da quando a Lazio-Vicenza c’era in palio la sopravvivenza vera, a quando in palio c’erano i trofei, come la notte di Lazio-Milan nel 1998. Molti dei nostri figli, invece, uno stadio così non lo avevano mai visto e chi lo aveva visto era solo perché aveva partecipato anche alla prima edizione di questo evento, di questo DI PADRE IN FIGLIO che avrà mille difetti di organizzazione ma il merito indiscusso di riaccendere la fiamma nel cuore e nell’anima dei tifosi! E ho pianto pensando che una stadio così probabilmente non lo rivedremo più fino a quando ci sarà Claudio Lotito alla guida della Lazio. Non lo vedrò sicuramente io e non vivrò serate come questa in compagnia di mio figlio. Per questo, in una notte di gioia e di lacrime di commozione, io sono tornato a casa con una sensazione di sconfitta: perché ieri Lotito mi ha portato ad odiarlo, perché mi ha rubato e ci ha rubato il nostro giocattolo più caro e i sogni dell’infanzia.

Sono tornato a casa sconfitto, piegato dal peso dei ricordi che oggi mi hanno assalito minuto dopo minuto, vedendo il mio stadio, i miei amici, la mia curva. Non me ne fregava niente di quello che succedeva in campo, di chi c’era o di chi ha disertato. Al contrario dell’altra volta, quando mi sono commosso rivedendo in campo Nesta, Mancini e tutti i protagonisti dell’epoca più bella della nostra storia, io ieri sera ho guardato solo gli spalti. I volti della gente, ma soprattutto le espressioni dei bambini, delle migliaia di bambini vestiti con i colori del cielo che agitavano sciarpe e sventolavano felici le loro bandiere, con gli occhi persi e sognanti. Ho visto 50.000 persone alzare le braccia al cielo e battere le mani guidati da un ragazzo di Curva grazie ad un microfono, con tutta la Monte Mario e la Tevere in piedi a urlare  e a dar vita ad uno spettacolo di tifo che non si era mai visto. Neanche due anni fa quando lo stadio era tutto esaurito.

Sono tornato a casa sconfitto, pensando a tutte quelle maglie indossate dalla gente, alle migliaia di sciarpe e bandiere che ieri la gente sventolava con fierezza all’Olimpico e che questa mattina sono tornate nei cassetti o negli armadi in cui si conservano le cose preziose che si usano di rado. Come dicevamo ieri sera a cena, parlando tra amici e ripensando a quello spettacolo, ieri sera all’Olimpico uscendo dallo stadio ho provato la stessa sensazione che si prova quando sei costretto ad allontanarti da casa tua e dalla tua famiglia, senza sapere se e quando potrai tornare e riabbracciare tutti. Perché dentro casa tua c’è un intruso che rende impossibile la convivenza.

Ecco cosa ho provato ieri sera, oltre l’orgoglio di vedere negli occhi di mio figlio lo stupore per quello spettacolo e l’orgoglio e la felicità di essere laziale, nonostante tutto. E’ sempre stato orgoglioso della sua fede, fregandosene come il padre e come quasi tutti di non essere maggioranza e di non far parte del branco. E ieri sera, prima di addormentarsi sconfitto dalla stanchezza, mi ha abbracciato e mi ha detto: “Papà, grazie per ieri sera, è stato bellissimo. Anche più dell’altra volta”. Non è vero, non è stato come l’altra volta, ma quel grazie mi scosso e io, a distanza di 49 anni dalla prima volta che ho messo piede all’Olimpico per quel Lazio-Lecco, oggi ringrazio mio nonno Tullio per aver portato il “seme della Lazialità”  dentro casa Greco, quando nei primi anni del secolo scorso ha messo piede nella Lazio come revisore dei conti e amico personale del generale Vaccaro. Ringrazio il mio prozio Aldo Fraschetti, compagno di squadra di Fulvio Bernardini in quella Lazio che arrivò a giocarsi una finale scudetto con il Genoa. E ringrazio mio padre per avermi passato il testimone. Perché ce lo siamo detti tanti volte, ma non smetteremo mai di ripeterlo: DI PADRE IN FIGLIO per noi non è un semplice slogan o il titolo di un evento, ma una tradizione che portiamo avanti da 116 anni.

Ma uno come Claudio Lotito, tutte queste cose non le può capire… perché non ha un’anima, perché è sordo al punto da non sentire le migliaia di voci che gli chiedono liberare la Lazio, perché si nutre dell’odio che riesce a provocare con il suo modo di fare e con la sua arroganza. E anche ieri sera, ha confermato la sua grettezza, negando alle ragazze della Lazio Calcio Femminile, finite sotto le sue grinfie, di sfilare insieme alle altre sezioni della Polisportiva. Ha concesso il volo di Olympia, perché gli organizzatori hanno pagato per avere l’aquila, perché anche quello è un business. Hanno pagato come pagano tutti quelli che chiedono la presenza di Olympia o di poter fare una foto con il simbolo della Lazio.

Un uomo vero, ieri si sarebbe presentato, avrebbe sfidato un popolo intero, faccia a faccia, chiedendo innanzitutto scusa. Ma tu non sei un uomo vero, tu sei uno che da sempre fa il forte con i deboli e il debole con i forti, uno che sfida tutti ma solo perché si fa coprire le spalle da tutta la Digos di Roma. E potrei andare avanti scrivendo pagine e pagine, episodi su episodi, molti dei quali non sono mai stati resi pubblici per non avvelenare ulteriormente l’ambiente. Questo è Claudio Lotito, l’opposto di Sergio Cragnotti che insultato da anni da Lotito non ha mai accettato di scadere nella rissa e anche ieri sera non ha fatto la minima polemica, ma ha parlato solo d’amore rivendicando con orgoglio di aver costruito la Lazio più forte di tutti i tempi, quella che Sir Alex Ferguson definì nell’estate del 1999 “la squadra più forte del Mondo”. Lotito, invece, parla solo di soldi, dei debiti che hanno lasciato altri come se quei soldi fossero stati rubati a lui, mentre a pagare i conti del passato è stata solo la Lazio, oltre che gli azionisti che tra collocazione sul mercato e vari aumenti di capitale dal 1998 al 2004 hanno portato nelle casse della Lazio più di 300 milioni di euro. Ma noi non ci lamentiamo di aver perso soldi, perché quei soldi li abbiamo messi per amore della Lazio, non per arricchirci. Tu, invece, con la Lazio ti sei arricchito e grazie alla Lazio sei diventato un personaggio, mentre nel 2004 eri un signor nessuno, finito sui giornali solo grazie ad una foto segnaletica per un arresto ai tempi di Tangentopoli.

Noi laziali sappiamo perdonare, sappiamo litigare ma anche riappacificarci con i nostri eroi. E’ successo tante volte con Chinaglia, in un amore fatto di gioie e di tradimenti. E’ successo con chi ha sbagliato cadendo nella trappola del Calcioscommesse, come Wilson e Giordano. E’ successo con Beppe Signori come con paolo Di Canio, Nesta e tanti altri. E’ successo con Cragnotti, che ci ha definito“clienti” ferendoci quando era potente, ma che abbiamo perdonato e amato veramente quando è caduto in disgrazia. E ieri è stato portato per l’ennesima volta in trionfo, al grido “un presidente, c’è solo un presidente”, oppure quando l’intero stadio ha intonato un irridente “Cragnotti comprate Lotito”. E’ successo e succederà di litigare e poi di riappacificarsi ed abbracciarsi, perché noi laziali siamo fatti così: amiamo alla follia al punto da odiare chi pensiamo possa aver tradito quell’amore, ma poi perdoniamo con la stessa rapidità. E’ successo con tanti in 116 anni di storia, ma non succederà mai con te.

Non accadrà perché chi non ha rispetto del passato non può avere un futuro e tu, a partire da Cragnotti e Nesta, non hai mai rispettato chi ha scritto la storia della Lazio. Hai dato a Cragnotti del bandito, perché per te lui è come i fantasmi che turbano le notti di Ebenezer Scrooge, l’avaro triste e arido per eccellenza. Cragnotti ti terrorizza perché è amato e perché hai ancora il terrore che lui un giorno possa sbatterti giù da quel trono. Hai dato a Nesta del “bollito”  quando sarebbe bastato niente per riportarlo alla Lazio: invece ci hai costretto a vedere gente come Ciani e Novaretti ricoprire quel ruolo da centrale, Bisevac indossare quella maglia numero 13 e sei riuscito a dare a gente come Cana e Ederson gli stessi soldi che sarebbero bastati per riportare a casa il capitano e a fare felici tutti i laziali, chiudendo con un lieto fine una storia dolorosa. Non hai aperto le porte di Formello a nessuno o quasi di quelli che sono scesi in campo ieri, né come giocatori né come allenatori o dirigenti, perché tu odi tutto ciò che profuma di Lazio, tutti quelli che potrebbero farti ombra perché sono amati dalla gente. Ma li hai chiamati (Wilson e Oddi in testa) quando hai messo in scena quella farsa della presentazione di una Academy Bob Lovati di cui dopo due anni ancora non c’è traccia. Lo hai fatto perché avevi bisogno di ripulirti l’immagine, di recuperare consenso.

Vedo presidenti di tutte le squadre del mondo che si fanno da parte perché non sono in grado di dar fare alle società che guidano il salto di qualità che meritano. Lo ha fatto anche Moratti che ci ha messo centinaia di milioni nell’Inter; lo sta facendo anche Silvio Berlusconi,  il tuo idolo intorno al quale scodinzolavi sabato sera all’Olimpico in Tribuna Autorità, respinto come quei fastidiosi cacciatori di selfie con i VIP. Lo fanno tutti quelli che amano le società che guidano perché il calcio è un’industria atipica, un fatto di cuore. Tutti ma non tu, che resti attaccato alla mammella della Lazio perché senza quella moriresti di fame e torneresti nell'anonimato in cui hai sempre vissuto.

Ma anche se ti ostini a restare in paradiso a dispetto dei santi, anche se ci tieni prigionieri da quasi 12 anni, tu non puoi avere un futuro alla guida di questa società. Qualunque cosa tu faccia, oramai non hai futuro. Sei come uno di quei prodotti a cui viene stampata la data di scadenza. Noi non la vediamo, ma sappiamo tutti che c’è. Tu non lo hai ancora capito o non vuoi accettare la realtà dei fatti, ma è così. Ma l’odio che hai seminato finirà per travolgerti. E noi, eterni bambini, prima o poi ci riprenderemo quel giocattolo prezioso che ci hai rubato e che si chiamaLAZIO! Prima o poi accadrà. E quel giorno entrerà nella storia, quella data sarà festeggiata per sempre come il 12 e il 14 maggio, le date dei due scudetti. Quello sarà il nostro terzo scudetto, non quello del 1915 che potrebbe assegnarci dopo un secolo la Federcalcio…




Aspettando lo sponsor da:

PERSI: 40.128.000 €

Accadde oggi 26.06

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Naples 4-4
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bologna 6-1

Video

DI PADRE IN FIGLIO
di Andrea Zandera

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 09/06/2017
 

135.665 titoli scambiati
Chiusura registrata a 0,65
Variazione del +1,09%