12 Febbraio 2016

Perché Lotito ha ancora la scorta?
di Stefano Greco

Lotito scortato, Lotito protetto dalla Digos allo stadio, Lotito che utilizza gli uomini della scorta per far identificare chiunque osi contestarlo: allo stadio, ad un evento non calcistico o per strada, non fa differenza. Neanche fosse il presidente del Consiglio, un ministro, oppure il presidente della Camera o del Senato o, quantomeno, il capo di un partito. Domanda: ma perché Lotito ha la scorta? Per le minacce dei tifosi? E allora perché non hanno la scorta Pallotta oppure Galliani, ugualmente contestati?

Il problema del perché Lotito abbia una scorta, del perché i contribuenti italiani debbano pagare, ad esempio, le spese dei suoi viaggi tra Roma e Salerno con gli uomini di scorta costretti a fare turni di 12 o 14 ore (con relativi straordinari) per scorrazzarlo in giro per l’Italia (e di chi debba pagare gli oltre 74.000 euro di multe per eccesso di velocità che ha collezionato viaggiando sull’autostrada) se lo sono posti in tanti, primi fra tutti proprio quelli del sindacato di “Polizia e Democrazia”, in un articolo di denuncia sulla facilità con cui vengono assegnate le scorte in Italia. E, soprattutto su quello che è il vero scandalo: ossia la “mancata revoca della scorta quando viene meno il problema dell’incolumità dello scortato”. In un articolo sul giornale di Polizia e Democrazia, Emanuela Maisto sottolinea: “Una volta alcuni politici e personaggi a rischio la scorta la sopportavano a mala pena perché gli era imposta per la reale incolumità della loro vita e del loro lavoro. Ora la scorta i politici e gli imprenditori che non corrono alcun rischio la vogliono. La pretendono e se non gliela danno fanno il diavolo a quattro. Senza scorta si sentono come un generale senza medaglie e non hanno nulla da mostrare e dimostrare. Lo Stato ha investito 120 milioni di euro per comprare più di 600 Bmw e più di 100 Audi e un’ottantina di Audi A8 e Bmw 7, nei garage pubblici ci sono Lancia Thesis e Lybra, decine di Alfa 164, Fiat Corma e qualche Subaru Legacy. Ma oltre al grave problema dell’assegnazione della scorta, ce n’è un altro ben più grave, quello delle revoche! L'assegnazione della scorta avviene attraverso una valutazione della gravità del rischio e non v'è dubbio che, quando l'assegnazione avviene, una necessità esiste”.

E’ qui che entra in ballo il discorso-Lotito: “chi usufruisce dell'auto blindata? Per lo più magistrati e politici; in minima parte anche giornalisti, pentiti, sindacalisti e presidenti di regione e sindaci. Le forze dell'ordine impiegate per la sicurezza di queste personalità sono principalmente agenti di polizia e carabinieri, ma c'è anche un alto numero di circa 400 uomini della vigilanza, impiegati come bodyguard. Per citare solo alcuni che godono di questo servizio: il presidente della Lazio Claudio Lotito, l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, per altro condannato in via definitiva per corruzione che ha una guardia giurata e un'auto blu, i coniugi Mastella, Clemente e Alessandra Lonardo, rinviati a giudizio per aver recepito tangenti. Tra i giornalisti saltano all'occhio Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Emilio Fede e Maurizio Belpietro, nonostante un'inchiesta giudiziaria abbia accertato che quest'ultimo non subì mai l'attentato denunciato dalla sua guardia del corpo. Ci sono, poi, i casi in cui la sicurezza dura tutta la vita, la così detta scorta eterna, di cui ne godono: l’ex ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto che ha a disposizione autista e agente, l’avvocato ed ex deputato Carlo Taormina che gira con quattro uomini, mentre sono cinque gli agenti per l’ex sottosegretario Mario Baccini. Ma a questi si possono aggiungere gli ex presidenti di Camera e Senato, come Marcello Pera, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini che sono sempre sotto controllo. E, in dolce sin fundo, come non citare Claudio Scajola, l'ex ministro che negò la scorta a Marco Biagi, che fu poi assassinato dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002. Proprio a lui, all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, spettavano prima dell’arresto otto poliziotti e due blindate”.

Insomma, Lotito non è solo ma è in buona compagnia, sia chiaro. I problemi, semmai, sono altri. Quello della “mancata revoca”, ad esempio, oppure quello legato al perché un imprenditore che ha una ditta di polizia privata (la Roma Union Security) che incassa ogni anno decine di milioni di euro grazie ad appalti concessi dalla pubblica amministrazione per fornire sicurezza debba avere una scorta gratis dallo Stato? Qualcuno dice che Lotito abbia avuto la scorta nel 2006, in occasione delle minacce ricevute ai tempi della scalata di Chinaglia, che ha portato ad un processo, nel corso del quale le presunte minacce si sono dissolte come neve al sole. Perché molte di quelle minacce arrivavano direttamente da dentro casa-Lotito. Insomma, erano “confezionate” in famiglia. In realtà, Lotito la scorta ce l’aveva già nel 2004 prima di prendere la Lazio e nel 2006 è stata solo “rinforzata”. Ma da chi deve essere protetto Lotito (visto che era già scortato prima di diventare presidente di una società di calcio), però, non è dato saperlo.

Ricordate il 23 febbraio 2014, il giorno di Lazio-Sassuolo? Quella sera all’Olimpico (la foto dell’articolo è di quel giorno…) c’era quasi tutta la Digos di Roma a dar man forte alla scorta di Lotito. Decine e decine di agenti pagati da noi con uno schieramento di forze che non si vede neanche la sera della finale di Coppa Italia quando in tribuna ci sono il presidente della Repubblica e quello del Consiglio, deputati, senatori e tutti i vertici del calcio italiano e imprenditori come Agnelli, Della Valle e De Laurentiis che sono leggermente più importanti (dichiarazione dei redditi e fatturato alla mano…) di Lotito. Bene, in quei mesi di veemente contestazione (e anche ora…), non ci sono stati episodi di tentativi di aggressione, né per strada né allo stadio, a dimostrazione dell’inutilità di questa scorta. Guarda caso, a parlare di minacce è sempre e solo Lotito. Ricordate quella scena ridicola della telefonata fatta ascoltare in diretta durante una conferenza in Lega, in cui Lotito cercava di mettere in bocca al ragazzo parole di minaccia quando in realtà gli diceva solo LIBERA LA LAZIO? Oppure l’altra scena altrettanto ridicola al convegno organizzato la LUMSA, quando fu allontanato e identificato un ragazzo solo perché aveva un cartello con scritto LIBERA LA LAZIO? Bene, quel polverone è stato montato ad arte (con tanto di dichiarazioni d’appoggio del Prefetto di Roma Pecoraro e di qualche politico che arrivò a parlare di denunce alla procura per smascherare i registi occulti della contestazione…) per bloccare la“revoca della scorta a Lotito”, per evitare che il suo nomefinisse nella sforbiciata ad auto blu e scorte prevista dalla “spending review” imposta dal nuovo governo, dopo che qualcuno l’aveva salvato della prima sforbiciata imposta dal governo-Monti.

I motivi dell’urgenza e della necessità, non sussistono più, ma Lotito continua ad avere la scorta, l’auto blindata e gli agenti al seguito che lo proteggono non si sa da chi o da cosa. Quelli che, come detto prima, lui sguinzaglia ogni tanto per far identificare qualcuno, chiunque si azzardi a contestarlo o a urlargli semplicemente “LIBERA LA LAZIO”. Ed ecco la denuncia del sindacato di Polizia, che sembra fatta su misura per il caso-Lotito: Il vero problema delle scorte in Italia riguarda la revoca, ovvero il momento in cui questo rischio cessa e si dovrebbe procedere all'interruzione del servizio, perché il pericolo non esiste più o perché la persona ha cambiato incarico. A questo punto sembra intervenire una specie di meccanismo di resistenza da parte della persona , così spesso si prosegue in un servizio che non ha più ragione di esistere”.

Nella lista dei cittadini che circolano per le strade con sirena e lampeggiante ci sono molti volti noti, su cui potrebbe sorgere qualche ragionevole dubbio circa l'opportunità o meno di pagare di tasca nostra la loro sicurezza personale, a maggior ragione quando le minacce risultano “datate” “scadute”.

Sono due i reparti che si occupano delle “aquile” (che, ironia della sorte, è il nome in codice delle scorte): l'ispettorato Viminale, che conta 700 uomini nel suo organico, di cui metà dedicato al servizio in questione e il reparto speciale della Questura Villa Tevere, che mette a disposizione delle persone “sensibili” 256 agenti.

Se a questi aggiungiamo circa 300 carabinieri e un centinaio di fiamme gialle, arriviamo al totale di 1000 uomini delle forze dell'Ordine che sono impegnate a garantire la sicurezza di tutte le persone che, per il ruolo ricoperto o per le minacce ricevute a vario titolo hanno diritto alla scorta, dopo che la Prefettura ne ha avallato l'oggettiva necessità.

E quando non bastano i mille uomini? Si va a pescare negli altri uffici di carabinieri e polizia. In questi numeri non è poi considerato l'utilizzo di ulteriori agenti, necessario durante le trasferte dei "protetti", per effettuare le bonifiche dei luoghi di passaggio e di stazionamento. Spreco di fronte al quale l’ex Ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri aveva dichiarato di voler porre rimedio al più presto, con un'opportuna razionalizzazione delle risorse. Ma poi la questione, a quanto pare, è caduta nel dimenticatoio. Anche ora che siamo alle prese con ben altre emergenze dopo gli attentati di Parigi e con il Giubileo in corso.

A fronte di 400 auto che circolano nella Capitale, solo 50 volanti ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini. “La gestione delle scorte incide in maniera pesante sull'apparato sicurezza. Noi crediamo che almeno l'80 per cento delle attuali possa essere tagliato o ridimensionato, recuperando uomini e risorse per il territorio e per la sicurezza dei cittadini”, ha detto tempo fa Nicola Tanzi, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), per il quale era necessario “liberare la commissione dall'eccessivo peso politico che incombe nell'assegnazione delle scorte”.

Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza della Prefettura di Roma ha accolto la richiesta di servizi di scorta per circa duemila persone più o meno in vista. Le misure sono diverse a seconda del livello di protezione che richiede il personaggio da tutelare. Si va dal primo livello, individuato come “rischio imminente ed elevato”, con una scorta di tre auto blindate e sei agenti, fino al quarto livello quello di “basso rischio”, che prevede un'auto non blindata e un autista, spesso una semplice guardia giurata.

Non c’è solo Claudio Lotito, sia chiaro, visto che la scorta è stata data anche alla sua (ex) omologa della As Roma, Rosella Sensi, nominata assessore da Alemanno. E per non perdere il “diritto alla scorta”, Lotito di resistenza ne ha fatta e ne sta facendo, sfruttando conoscenze e amicizie importanti per mantenere la scorta, più per “status” che per necessità. E tra queste amicizie, c’è quella che lega da sempre Lotito all’ex Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Un’amicizia di cui parlerò meglio domani, a proposito degli appalti per la sicurezza di cui ha beneficiato in questi anni la Roma Union Security e che sono finiti nel mirino di un altro sindacato, come testimoniano le denunce di Mauro Brinati, segretario Fisascat-Cisl per Roma e Lazio. Ma, come ho detto, di questo argomento e degli “appalti per la sicurezza a Roma”, parlerò domani.

Intanto, qualcuno dovrebbe spiegare perché lo Stato spende ogni anno soldi per proteggere persone, come Lotito, che non corrono alcun rischio e che comunque potrebbero pagarsi la scorta da soli, come avviene all’estero. In Austria, ad esempio, di politici sotto scorta, ce ne sono soltanto due: il presidente della Repubblica e il cancelliere federale. Per nessun altro uomo pubblico lo Stato austriaco ha disposto un servizio di protezione analogo. Heinz-Christian Strache, leader della destra nazionalista, ha una scorta privata, pagata dal suo partito. Una scorta privata vigila anche sulla vita di Ariel Muzicant, presidente della Comunità ebraica, spesso preso di mira da fanatici neonazisti. Persino il palazzo della Cancelleria, nella Ballhausplatz, o quello del Ministero degli interni, nella Herrengasse, non sono protetti da uomini armati. Anche in Francia e Inghilterra molti degli esponenti politici che usufruiscono del privilegio delle bodyguard, le pagano privatamente, mettendo mani al proprio di portafoglio. In Italia, invece, vengono concesse a chiunque abbia qualche amico importante. Mentre, come ha denunciato il sindacato di polizia: “personalità come il sacerdote Pino Puglisi e il giornalista Beppe Alfano non avevano la scorta e infatti sono stati uccisi dalla mafia, lasciati soli come tanti altri minacciati da pericoli quotidiani eppure non tutelati dallo Stato”. E questo, dovrebbe far riflettere. O no?




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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