06 Gennaio 2020

La Befana è della Lazio...
di Stefano Greco

Il giorno della Befana per i più piccoli è secondo solo al Natale per magia. È il giorno dei piccoli regali ma, soprattutto, di dolci che rendono (scusate il gioco di parole) dolce il ricordo di quelle calze piene di cose solitamente “proibite” che trovavamo da bambini in cucina al nostro risveglio. Anche per noi che bambini lo siamo stati e che nonostante i capelli ingrigiti dal passare degli anni non abbiamo smesso di credere nella magia di certe giornate, il 6 gennaio è il giorno di ricordi dolci come i regali che si trovano dentro le calze della Befana. Già, perché per la magia dei calendari in questo giorno cade l’anniversario di due derby impossibili da dimenticare e finiti in modo trionfale. E basta una foto con due esultanze per risvegliare dolci ricordi e per sussurrare: "la Befana è della Lazio"

Il 6 gennaio del 1998, la Lazio incrocia la Roma nei quarti di finale di Coppa Italia. Per la prima volta nella storia, quindi, si giocheranno quattro stracittadine in una sola stagione. La Lazio ha vinto quello di campionato il 1° novembre giocando praticamente tutta la partita in inferiorità numerica. Non solo lo ha vinto quel derby, ma lo ha dominato, con Delvecchio che ha salvato l’onore proprio allo scadere segnando il gol del 3-1, la rete della bandiera. Sulla panchina giallorossa c’è Zdeneck Zeman che, nonostante le esperienze del passato laziale e la debacle dell’andata, continua a ripetere che il derby è una partita come tutte le altre. E quella Lazio, che in campionato macina ogni avversario, lo prende in parola il tecnico boemo e riserva alla Roma lo stesso trattamento riservato al Vicenza poco prima di Natale e che pochi giorni dopo riserverà al Lecce sempre in campionato: 4 gol e tutti a casa.

https://www.youtube.com/watch?v=IcBoSnYBOmU

Boksic apre del danze dopo poco più di un minuto, poi tocca a Jugovic, Mancini e Fuser sferrare i colpi del secondo ko consecutivo, della prima volta in cui la Lazio rifila 4 reti alla Roma in una stracittadina. Ma quel parziale di 7-2 dopo le prime due stracittadine di quella stagione è destinato ad aumentare con il passare dei mesi, perché arriva anche il 2-1 nella partita di ritorno firmato da Guerino Gottardi a tempo scaduto e poi il 2-0 in campionato firmato ancora da Boksic e Nedved. Un 11-3 probabilmente ineguagliabile, un 4 su 4 entrato nella storia e che a distanza di 22 anni mette ancora i brividi, soprattutto pensando a quel derby del 6 gennaio dominato dall’inizio alla fine, con la Roma umiliata come mai era successo in passato…

Ma il secondo derby della Befana, quello di 15 anni fa, se possibile è stato ancora più bello e il racconto di quella giornata forse meriterebbe non solo un articolo a parte, ma forse addirittura un libro. La storia inizia a fine luglio del 2004, quando con una Lazio da rifondare per ottenere il favore della piazza Lotito decide di riportare a Roma il figliol prodigo e Paolo Di Canio può coronare la prima parte del suo sogno, quella di tornare a indossare la maglia biancoceleste. Paolo sbarca a Roma l'11 agosto e per festeggiare il suo ritorno a Formello si presentano 5000 tifosi, per un bagno di folla senza precedenti. Lui è felice, ma per rendere completo il suo sogno manca la parte più importante: il gol nel derby, magari sotto la Sud, a distanza di 16 anni da quell’impresa che lo aveva fatto entrare nella leggenda. E come ogni favola che si rispetti, anche questa ha il suo lieto fine e la data della realizzazione del sogno è proprio il giorno della Befana del 2005.

Io Paolo l’ho conosciuto quando era ragazzo, in Curva, ma quando lo ritrovo a distanza di una vita non è cambiato. Ha le stesse idee, lo stesso modo di portarle avanti senza preoccuparsi di quello che pensa la gente di lui e dei suoi atteggiamenti. Ne parliamo spesso a cena in quella prima stagione e l’anno dopo. Da quando è tornato in città, sul calendario suo e dei tifosi c’è segnata una sola data: 6 gennaio del 2005, il giorno del derby. Nel 1994 io avevo preso una decisione drastica: disertare lo stadio il giorno del derby. Fare di tutto, andare ovunque, ma non all'Olimpico. Prima del ritorno di Paolo, avevo derogato solo una volta in 10 anni, per il derby di Castroman, ma alla fine di una di quelle cene Paolo mi fece giurare che sarei andato a vedere quel derby del 6 gennaio del 2005. E visto che per me una promessa è un debito d'onore, andai: in Monte Mario, tifoso tra i tifosi.

La vigilia era stata carica di tensione e di polemiche a distanza, soprattutto con Francesco Totti che in pratica aveva dato a Paoletto del vecchio, seguito da tutto l’ambiente e soprattutto dai conduttori radiofonici con la sciarpa della Roma al collo. Quella sera all'Olimpico, quando scende in campo, fin dal riscaldamento Di Canio è accolto come il nemico di sempre ma, come avviene solo nei film, nelle favole o nei sogni più belli, a distanza di 16 anni da quella prima volta che sembre irripetibile la storia si ripete. Dopo mezz’ora in cui la Lazio sfiora più volte il gol, arriva il momento tanto atteso e sognato. Lancio lungo di Liverani e Di Canio al volo di destro batte Pellizzoli, poi come aveva promesso va ad esultare nuovamente sotto la Sud, ripetendo cento volte: “Io, sono stato io, sono stato ancora io”.

https://www.youtube.com/watch?v=mECkC-NGYnI

Quel gol trasforma il derby in una sorta di bolgia, in campo e in tribuna. Frastornata, la Roma perde 3-1 e quando poco prima del fischio finale Paolo esce per raccogliere la meritata standing ovation, alza le tre dita al cielo mostrandole alla Tribuna Monte Mario e soprattutto alla Curva Sud, mentre con l’altra mano si batte con il pugno il petto, come facevano i soldati dell’antica Roma. Dellas gli si fa incontro in modo minaccioso e Paolo lo scaccia con un eloquente gesto della mano.

Il finale diventa ancora più rovente, soprattutto quando dopo il fischio dell’arbitro Paolo rientra in campo per festeggiare una vittoria che attendeva da 16 anni. Sotto la Curva e la Tribuna Tevere, fa più volte il saluto romano e il suo gesto, immortalato dai fotografi, fa il giro del mondo. È l’inizio della fine, la prima crepa nel rapporto con Lotito che porta inevitabilmente alla rottura e al divorzio alla fine della stagione successiva, quando nonostante i 14 gol segnati il presidente decide di non rinnvargli il contratto e gli impedisce di chiudere la carriera nella Lazio. I suoi eccessi, come era successo con Calleri, portano alla rottura non solo con il presidente di turno, ma con gran parte del mondo Lazio. Perché la reazione di Paolo è rabbiosa e la bella favola della sua doppia vita laziale non ha un lieto fine, ma solo veleno nei titoli di coda. E le sue parole al momento dell'addio sono come frustate.

Lotito è un tifoso romanista medio e mediocre travestito da laziale, il secondo è un bugiardo, falso e zerbino del presidente. E' uno che dice di essere moralizzatore, ma di cosa? Solo parole, fatti zero. Sono fuori dalla Lazio perché ho sempre detto quello che pensavo e ho pagato sulla mia pelle, ma ne sono orgoglioso perché io sono uomo”.

Ma anche se il finale è amaro, resta il ricordo di quel 6 gennaio, di quella Befana a tinte biancocelesti che si va ad unire a quello del 1998, l'anno in cui è iniziata la più bella favola della storia laziale, quella che ci ha portato a raggiungere vette che mai, neanche nei sogni, avremmo immaginato di poter conquistare. Ed è bello ricordarlo proprio oggi, in un 6 gennaio senza calcio ma dal sapore dolce grazie a quella nona vittoria ottenuta ieri a Brescia. Dolce come quello dei regalini che da piccoli trovavamo dentro la calza della Befana...




Accadde oggi 22.01

1928 Brescia, - Brescia-Lazio 4-3
1933 Padova, stadio Silvio Appiani - Padova-Lazio 1-1
1939 Nasce a Crevalcore (BO) Luigi Simoni
1950 Torino, Stadio Comunale - Juventus-Lazio 1-2
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 2-2
1978 Bologna, stadio Comunale – Bologna-Lazio 2-1
1984 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 1-1
1989 Milano, stadio Giuseppe Meazza – Inter-Lazio 1-0
1995 Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 0-1
2000 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/01/2020
 

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