11 Novembre 2015

Una foto, un pugno al cuore...
di Stefano Greco

Questa foto è come un pugno al cuore. Uno dei tanto cortei, una delle tante volte in cui siamo scesi in piazza per difendere la Lazio. Uno scatto che diventa storia perché davanti all’obiettivo passa un ragazzo conosciuto da pochi ma che, suo malgrado, è entrato nella storia, diventando figlio, fratello o amico di ogni laziale. Quel ragazzo si chiama Gabriele Sandri e dall’11 novembre del 2007 il suo nome si pronuncia solo parlando del passato, perché da quel triste e indimenticabile giorno di lui sono rimaste solo delle foto, oltre al ricordo custodito gelosamente da chi ha avuto la fortuna di incrociare la sua strada, di conoscerlo e frequentarlo. E io, purtroppo, non sono tra questi fortunati.

“Hanno ucciso uno dei nostri ragazzi sull’autostrada, a Badia al Pino, gli ha sparato un poliziotto”. E’ una domenica, una come tutte le altre, destinata a diventare però uno di quei giorni cerchiati in rosso a vita sul calendario, come quelle date impossibili da dimenticare. E’ una domenica di sole e nuvole, tipicamente autunnale, di quelle che hai deciso di dedicare alla famiglia perché la Lazio gioca a Milano, quindi, quando arriva quell’sms sul cellulare pensi subito ad una seccatura: invece quando leggi rimani pietrificato. Quel ragazzo morto non ha né un nome né un volto all’inizio, ma conta poco, perché conta solo che è stata spezzata una giovane vita e, da ex Ultras, il primo pensiero che ti passa per la mente è “poteva succedere a me”. E, da uomo più vicino ai 50 che ai 40 anni, il secondo pensiero è: “poteva essere mio figlio”. E quest’ultimo pensiero ti provoca un brivido che attraversa tutto il corpo come una scarica elettrica, che ti scuote come se all’improvviso si fosse alzato quel vento che precede di poco l’arrivo di una tempesta. Sì, perché rimosso il pensiero da padre e ragionando da ex Ultras con 40 anni e passa di stadio alle spalle, sai benissimo che quella notizia è destinata a scatenare una vera e propria tempesta. Un poliziotto che uccide un tifoso, per giunta sull’autostrada e lontano da uno stadio: un omicidio in piena regola che arriva dopo la morte in circostanze mai del tutto chiarite dell’ispettore Raciti.

Sono passati otto anni da quella domenica, ma al pensiero di quell’11 novembre del 2007 il brivido è sempre lo stesso e ti sembra ieri. Riaffiora tutto alla mente: dalle telefonate frenetiche per capire chi era quel ragazzo, alla fatica per ricostruire quello che è successo perché la cosa è talmente grave che sai di non poter scrivere nulla prima di avere il quadro chiaro della situazione, perché ogni parola scritta può avere lo stesso effetto di una tanica di benzina lanciata su un fuoco che già arde e si sta trasformando minuto dopo minuto in un vero e proprio incendio. Perché è partito il tam-tam, perché quando muore un ragazzo non esistono più bandiere o barriere a dividere i tifosi. Specie se quel ragazzo è stato ucciso da un poliziotto…

Poi, quando viene dato un nome e un volto a quella giovane vita spezzata, il brivido diventa veramente scossa. Non è un tuo amico, ma lo hai visto tante volte quel volto sorridente girando per quel quartiere, la Balduina, che per anni è stato la tua seconda casa, visto che a piazza della Balduina c’era la sede storica di TMC. Perché il negozio del padre di Gabriele stava a poche centinaia di metri da piazza della Balduina e a due passi dallo studio di Gianni Elsner. Perché quel ragazzo era amico di tanti tuoi amici. Perché Gabriele era un ragazzo come tanti, uno che amava lo sport e la musica con la stessa passione. Perché Gabriele era un Ultras ma non era uno di quelli che si andavano a cercare i guai con il lanternino, tanto è vero che dormiva tranquillo in macchina quando quella mano assassina ha premuto il grilletto e gli ha strappato la vita. Perché Gabriele era solo un ragazzo. Perché la morte è spesso e volentieri ingiusta, ma lo è ancora di più (ingiusta e inaccettabile) quando ad essere strappata via dall’affetto di genitori e amici è una giovane vita. E per giunta in quel modo, con quel seguito di menzogne e di ricostruzioni allucinanti messe in piedi nel maldestro tentativo di nascondere la verità. Come è già successo tante, troppe volte anche durante gli anni di piombo, quelli che ti hanno segnato la vita. Gli anni in cui i poliziotti e i carabinieri uccidevano, ma le morti erano sempre casuali e, soprattutto, senza colpevoli chiamati a rispondere di quegli omicidi.

Oggi il cielo non è mezzo-mezzo come quel giorno, c'è il sole e il cielo di un celeste talmente intenso che se lo guardi ti perdi ed i ricordi e pensieri si rincorrono, si accavallano, come le rare nuvole che si intravedono. A distanza di otto anni è stata fatta giustizia, alla fine di una lunghissima battaglia che tutti abbiamo sentito nostra: perché ognuno di noi si è sentito un potenziale Gabriele Sandri, perché quelli come me con i capelli brizzolati e una famiglia hanno indossato immediatamente i panni dei genitori di Gabbo. L’immagine di quella camera ardente, con la bara di Gabriele aperta, Daniela che gli carezzava il volto e Giorgio pietrificato, è impossibile da dimenticare. Il giorno del funerale, con migliaia di persone ferme sulla piazza, sotto il diluvio e senza ombrelli (come per espiare, per lavare chissà quale colpa…) è viva al punto che se chiudo gli occhi sento ancora il rumore delle gocce d’acqua in quel silenzio assordante.

Ricordo tutto: le sciarpe di tutte le squadre appese alla cancellata della chiesa, l’arrivo del gruppo dei MASTIFFS” del Napoli (impensabile in altri tempi) inquadrati e fermi dall’altra parte della piazza davanti alla chiesa inquadrati come un plotone militare. Ricordo l’arrivo del questore e del prefetto mischiati tra la gente, entrati dalla porta principale senza scorta, riconosciuti ma fatti passare con la folla che si apriva davanti a loro in silenzio: perché quello era il giorno del dolore e del rispetto, quello in cui la rabbia doveva restare chiusa in tasca o nel cuore. Ricordo le note dell’inno, cantato a squarciagola da migliaia di persone. Ricordo tutte le messe di ogni 11 novembre di questi ultimi anni, le fiaccolate silenziose per chiedere e invocare GIUSTIZIA, i muri di Roma tappezzati di manifesti, gli adesivi GIUSTIZIA PER GABRIELE ovunque, gli striscioni comparsi in ogni curva e in tutto il mondo, perché quella vicenda ha scosso tutti.

Ricordo la rabbia e l’indignazione per quella prima scandalosa sentenza e non può non venire spontaneo il paragone con la vicenda di Stefano Cucchi, altra giovane vita strappata in modo assurdo da mani violente pagate per proteggere ma che, in alcuni casi, uccidono. E’ successo con Gabriele, è successo con Federico Aldovrandi e con Stefano Cucchi. E ogni volta che succede è come se si riaprisse la ferita, come una cicatrice sopra un’altra cicatrice. E fa male, come quando passi in quell’autogrill a Badia al Pino che è diventato quasi una tappa obbligata ogni volta che imbocchi l’autostrada in direzione nord. Lo è per tutti, perché ci trovi sciarpe e bandiere di qualsiasi colore; perché “Gabriele uno di noi” non è un semplice slogan da stadio urlato con rabbia; perché guardando per l’ennesima questa foto bellissima di Gabbo che cammina da solo al centro di un corteo, capisci che è toccato a lui ma poteva toccare a chiunque di noi.

Per questo l’11 novembre è un giorno da ricordare, una data scolpita nella memoria e nel cuore oltre che su quella pietra che è stata posata dopo anni di ostruzionismo e di polemiche assurde a Badia al Pino. Sopra c’è scritto: “NEL RICORDO DI GABRIELE SANDRI, CITTADINO ITALIANO. MAI PIU’ 11 NOVEMBRE”. Un’esortazione? Un’invocazione? Un monito? Fate voi… Quello che è certo, è che da quella mattina d’autunno del 2007, l’11 novembre non è e non sarà mai più un giorno come tutti gli altri…




Accadde oggi 21.11

1926 Roma, campo Rondinella - Lazio-Casertana
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 1-3
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Bologna 8-2
1952 Nasce a Scorzè (VE) Pietro Ghedin
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Pro Patria 2-0
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Monza 2-0
1979 Torino, - Torino-Lazio 0-0
1982 Foggia, stadio Pino Zaccheria – Foggia-Lazio 0-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 4-1
2004 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 2-1
2010 Parma, stadio Ennio Tardini - Parma-Lazio 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 10/11/2017
 

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