05 Settembre 2019

Kaiser, la leggenda del calciatore che non sapeva giocare a calcio...
di Stefano Greco

“Non mi pento assolutamente di nulla. I club illudono molti calciatori e, spesso e  volentieri, prendono in giro anche i tifosi, quindi  qualcuno doveva pure vendicarli”. 

È possibile fare carriera nel mondo del calcio e guadagnare una montagna di soldi senza aver mai giocato una partita e senza essere un vero giocatore di calcio? La prima risposta, logica, è no. Ma ogni regola che si rispetti ha un’eccezione, quindi nel caso di Carlos Henrique Raposo, oggi ricco cinquantaseienne, la risposta è sì! Per quanto la cosa possa sembrare a prima vista assurda, surreale e addirittura comica, grazie alla sua abilità nel saper curare relazioni, ad una faccia tosta fuori dal comune e alla sua straordinaria abilità nell’uscire da situazioni all’apparenza senza una via d’uscita, Raposo è riuscito a “giocare” (o meglio, ad essere considerato giocatore) per quasi vent’anni nel campionato brasiliano, ma anche in quello messicano e francese. Sembra una storia partorita dalla fervida fantasia di uno scrittore, invece è la storia vera di un piccolo mago della truffa che è diventata un film che uscirà prossimamente anche in Italia. Questo è il trailer...

https://www.youtube.com/watch?v=ETrfueo8JjU

Assiduo frequentatore delle notti della Rio de Janeiro degli anni Ottanta, nel periodo in cui spopolano Zico e Junior, a poco più di 20 anni (è del 1963) Carlos diventa “amico dei giocatori”, una sorta di punto di riferimento per i calciatori che amano divagarsi ballando nei locali e che cercano compagni femminili in una città in cui si vive più di notte che di giorno. Mezza nazionale brasiliana dell’epoca, da Romario a Bebeto, passando per Ricardo Rocha, Renato Gaucho e un giovanissimo Edmundo, finisce con l’affidarsi a Carlos Henrique Raposo per l’organizzazione di serate indimenticabili. E a quel punto, Kaiser (è questo il suo soprannome, legato ad una somiglianza fisica con Franz Beckenbauer), decide di mettere a frutto quelle conoscenze e partorisce la truffa del secolo. A forza di frequentare calciatori, si è convinto di essere anche lui in grado di giocare a calcio ad altissimi livelli, coronando il sogno suo e di milioni di brasiliani. E, allora, tra una birra e l’altra, convince i suoi amici a sponsorizzarlo, a fargli ottenere un contrattato da calciatore professionista senza dover effettuare neanche un provino. E ci riesce, perché fisicamente sembra un vero giocatore di calcio, visto che ha un fisico prestante e ha i muscoli scolpiti grazie ad ore e ore passate in palestra.

Il suo primo contratto da professionista, Carlos Henrique Raposo lo firma nel 1986, con il Botafogo, grazie a Mauricio, suo amico d’infanzia e all’epoca uno degli idoli della torcida. Incassa ogni mese lo stipendio, ma alla fine del suo primo anno da professionista colleziona ZERO presenze:

"Facevo il lavoro atletico come tutti gli altri, poi quando si passava alle partitelle di allenamento, nei primi minuti mi limitavo a passaggi semplici, poi mi toccavo un muscolo e accusavo un infortunio. A quei tempi non esistevano risonanze magnetiche o altro, quindi passavo tre o quattro settimane in infermeria. Grazie anche alla collaborazione di un mio amico dentista che mi firmava dei certificati medici in cui dichiarava che dovevo restare a riposo assoluto, senza toccare il pallone e limitandomi a fare degli esercizi di recupero in palestra. E così,tra un infortunio e l’altro, i mesi sono passati e il primo anno è andato. Non avevo giocato neanche una partita, ma avevo nel mio curriculum un anno da professionista”.

Grazie alla sua abilità nel coltivare relazioni importanti, l’estate successiva a campionato fermo Kaiser riesce a convincere Renato Gaucho a fargli fare un contratto nientemeno che dal Flamengo. Al Maracanà, però, Carlos Henrique Raposo ci entra solo per accomodarsi nella tribuna riservata ai dirigenti e ai giocatori del club. Ma sia Renato Gaucho che i compagni, gli reggono il gioco.

 “Sapevo che Kaiser era un nemico del pallone. Durante gli allenamenti si accordava con me o con altri compagni di squadra per farsi fare un’entrata dura, così lui si accasciava a terra e finiva in infermeria. E la gente pensava che fosse solo sfortunato”.

Il racconto, è di Renato Gaucho. Ma ogni bravo calciatore, deve curare anche la sua immagine, quindi Kaiser si presenta agli allenamenti con quello che al momento è il massimo dei prodotti della tecnologia: un telefono cellulare enorme (solo la batteria pesava più di mezzo chilo), con cui parlando ad alta voce in inglese simulava trattative con i dirigenti di grandi club europei per un suo ingaggio. I dirigenti gli credono e ci credono anche i compagni, almeno quelli che fanno parte del “complotto”, anche perché nessuno o quasi parla inglese. Ma un giorno, Kaiser commette un passo falso. Simula una di quelle conversazioni passando vicino ad uno dei dottori del club, che ha vissuto in Inghilterra e parla alla perfezione l’inglese. Ed il bluff viene scoperto. Il medico racconta ad un dirigente che quelle di Carlos Enrique sono telefonate senza senso, inventate. La società lo convoca e alla fine esce fuori che non erano finte solo le telefonate, ma anche il telefono, che era solo un giocattolo.

Siamo alla fine degli anni Ottanta, internet quasi non esiste e soprattutto non esistono né youtube né banche dati né altri sistemi per scoprire notizie su un calciatore. E tantomeno video per studiare i calciatori. Quindi, a fare curriculum sono soprattutto gli articoli di giornale. Ed allora, bastano un paio di interviste, qualche titolo e qualche articolo scritto da un giornalista amico o pagato, ed il gioco è fatto: si costruisce dal nulla una carriera, sfruttando i due anni di contratto con il Botafogo e con il Flamengo, quindi fuori dal Brasile Carlos Henrique Raposo diventa a tutti gli effetti un calciatore vero, con tanto di foto ufficiale della squadra, oppure con i compagni di club in qualche locale o durante gli allenamenti. E i giocatori brasiliani, si sa, sono tra i più ricercati in giro per il mondo.

"Ho sempre avuto una facilità incredibile nello stringere amicizia con le persone. Conoscevo molti giornalisti importanti a Rio de Janeiro e trattavo tutti bene. Inviti a feste, qualche amica presentata e qualche regalo, ogni tanto qualche informazione riservata da dentro lo spogliatoio per fare qualche scoop e il gioco era fatto. Io aiutavo loro e loro ricambiavano parlando di me come di un grande calciatore che aveva solo vissuto un’annata sfortunata, con tanti infortuni, ma che oramai si era ristabilito fisicamente ed era pronto ad esplodere da un momento all’altro”.

In Brasile oramai Kaiser è bruciato, quindi l’unica alternativa è andare all’estero. La prima tappa è il Messico, dove un dirigente del Puebla leggendo un articolo decide di puntare su questo giocatore “fortissimo ma sfortunato”, pensando di poter fare il colpo della vita, visto che può arrivare a costo zero e c’è da pagare solo l’ingaggio. Kaiser firma un contratto di sei mesi, ma in Primera Division messicana nessuno ha mai avuto la fortuna di vederlo esordire. Anche qui, neanche un minuto giocato, quindi scaduto il contratto Carlos Henrique Raposo prende un aereo per gli Stati Uniti e, grazie ad un procuratore, ottiene un ingaggio nella MLS, ad El Paso.

 “Firmavo sempre il contratto di rischio, quello più corto, normalmente di sei mesi. Ricevevo lo stipendio ed i premi partita, ma passavo tutto il periodo in infermeria”.

Nel 1989, Kaiser torna in Brasile e firma un contratto per il Bangù, dove si rese protagonista di un episodio geniale quando sta per essere smascherato. Non in allenamento, ma in uno stadio e davanti a migliaia di spettatori e in diretta tv. L’allenatore, infastidito dal suo comportamento e dai ripetuti infortuni, scaduto l’ennesimo certificato e archiviato l’ennesimo infortunio, decide di convocarlo per la partita della domenica. Kaiser non fa una piega e va in panchina. Quando all’inizio del secondo tempo l’allenatore lo manda a scaldarsi in vista del suo esordio, Carlos Henrique capisce che deve inventarsi qualcosa per non essere scoperto e tira fuori dal suo cilindro magico un’idea geniale. Insulta un tifoso avversario che sta appoggiato alla recinzione, quello reagisce e nasce una vera e propria rissa. Risultato, cartellino rosso senza aver neanche toccato il campo di gioco. Quando a fine partita la squadra rientra negli spogliatoi, consapevole del fatto che l’allenatore lo avrebbe preso e sbattuto al muro, Kaiser completa la sua recita e, prima di essere attaccato, va verso il tecnico e piangendo gli dice: “Dio mi ha dato un padre e me l’ha tolto. Ora che Dio mi ha dato un secondo padre come lei, io non posso accettare che qualcuno lo insulti. E quando quel tifoso lo ha fatto, io ho perso la testa”.

Risultato, abbracci, baci, lacrime e contratto rinnovato per altri sei mesi. Da una messa in scena all'altra e di amicizia in amicizia, Carlos Henrique Raposo continua a passare di contratto in contratto: firma per il Vasco da Gama, poi per la Fluminense e infine per l’America, completando il giro di tutti i maggiori club di Rio de Janeiro. E sempre senza aver giocato un solo minuto. Come ci è riuscito? Con la complicità dei compagni di squadra.

“Quando la società ci comunicava il nome dell’albergo per il ritiro, io due o tre giorni prima prenotavo almeno dieci camere per altrettante donne, in modo che così io e i miei compagni per divertirci non avevamo neanche bisogno di scappare dall’albergo. Ci bastava semplicemente scendere o salire le scale. Tutti erano contenti e quindi tutti erano disposti ad aiutarmi”.

Ricardo Rocha, uno dei più grandi amici di Kaiser, lo descrive così.: “È un grande amico, una persona squisita. Peccato che non solo non sappia giocare a calcio, ma neanche a carte. Lui con il pallone aveva un problema serio, erano proprio nemici, incompatibili. Il bello, però, è che è sempre stato bravissimo a raccontare storie di partite leggendarie che aveva giocato solo con la fantasia, perché nessuno lo hai visto calcare un campo di calcio. Lui non è mai sceso in campo alle quattro di pomeriggio per giocare una partita al Maracanà, ma in un incontro a chi la spara più grossa, Kaiser sarebbe riuscito a vincere una partita di bugie anche con Pinocchio”.  

Dopo aver girato in lungo e in largo il Brasile, ripetendo lo stesso gioco anche una volta ingaggiato dal Guaranì e dal Palmeiras,  Kaiser decide di fare il grande salto, di sbarcare in Europa, dove non lo conoscono. E grazie a quel curriculum che si è fatto può strappare un ingaggio ancora più ricco. Sbarca in Francia, acquistato dall’Ajaccio, che lo presenta ai tifosi come un campione. E lui, che ha sempre scelto un profilo abbastanza basso, perché punta ad ingannare le società ma non i tifosi, resta un po’ spiazzato quando la società organizza una presentazione in grande stile allo stadio.

“Quel giorno lo stadio era completamente esaurito, anche con gente arrampicata sulle reti per vedere il nuovo acquisto brasiliano. Io pensavo di dovermi solo far vedere con una sciarpa al collo per fare qualche foto e per salutare la folla, ma quando arrivo vedo decine di palloni sparsi per il campo e capisco che la società aveva organizzato un allenamento aperto ai tifosi. A quel punto, il panico, perché capisco che rischiavo di essere scoperto ancora prima di iniziare e che tutti si sarebbero accorti che non sapevo giocare a calcio. Quindi, mi dovevo far venire un’idea e pure in fretta. Mi faccio dare una penna, firmo palloni e li scaravento in tribuna. Poi inizio a baciare la maglia da gioco e la sciarpa, a battermi la mano sul cuore e a salutare i tifosi. Chiaramente, non è tornato indietro neanche un pallone, non ho dovuto fare né palleggi né nulla, ma senza neanche toccare la palla mi sono conquistato l’affetto della gente”.

Anche in Francia, Kaiser riesce a farla franca e resta a guardare, forte di un contratto triennale garantito. Dopo poco più di un anno e mezzo, si accorda con la società per rescindere l’accordo, prende una buonuscita e torna in Brasile per "giocare" con altri club minori. Carlos Henrique Raposo, ha appeso gli scarpini al chiodo, quasi immacolati, a 39 anni. In quasi 20 anni di carriera, ha collezionato circa 20 presenze, tutte accompagnate da un infortunio rimediato pochi minuti dopo esser sceso in campo. E del più grande bluff nella storia del calcio brasiliano e mondiale, esistono solo foto, ma neanche un’immagine di gioco. Perché Kaiser, anche se per gli almanacchi è stato un calciatore, non ha mai giocato a calcio ma campa oggi campa di rendita grazie al calcio. E alla sua indiscussa abilità di attore e di genio della truffa…




Accadde oggi 13.11

1891 Nasce a Roma Orazio Gaggiotti
1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax
1927 Napoli, campo Arenaccia - Napoli-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Pro Patria 2-1
1938 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 3-0
1949 Bologna, Stadio Comunale - Bologna-Lazio 0-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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