24 Agosto 2019

Un bacio al cielo, "bello de casa"!
di Stefano Greco

Aldo Donati è volato via con la sua anima da aquila cinque anni fa, di domenica, poche ore prima dell'esordio ufficiale della sua Lazio all'Olimpico. E non è stata una coincidenza, perché nulla o quasi succede per caso. Oggi, anche se siamo alla viglia dell'inizio del campionato, quindi, per me è giusto mettere in un cassetto discorsi sul mercato, previsioni sulla n uova stagione e dare spazio a lui: perché era un grande laziale, perché era un amico, perché il suo sorriso, le sue battute e quel suo "bello de casa" mi mancano da morire. E credo manchino a tutti quelli che hanno avuto il piacere e la fortuna di conoscerlo.

Oggi anche lui, il “bello de casa”, si sarebbe macerato in attesa del via della nuova stagione, anche se lui faceva sempre di tutto per sdrammatizzare, per vivere qualsiasi cosa con leggerezza e con il gusto della battuta: come un eterno bambino, che dopo 5 anni di non vita e in cui aveva perso il suo sorriso, se n’è andato in silenzio, lasciando in chi lo ha conosciuto un vuoto enorme. Soprattutto in Velia...

“Quei cinque anni non sono stati facili, ma sono riuscita ad andare avanti con la forza dell'amore e grazie a tutti gli amici. Ho conosciuto un Aldo in età matura, era una persona che amava volare con la sua vena artistica e qualche volta ero costretta a riportarlo con i piedi per terra. Ero la matura della famiglia pur essendo più giovane di lui, ma era giusto così”

Ha ragione Velia, tra loro due quella matura era veramente lei. Perché lui era artista a 360°: stralunato, guascone, casinaro, romano. Già, perché Roma lui ce l’aveva nel sangue, come dimostrano le sue canzoni e come ha dimostrato anche sul palcoscenico, quando l’ho visto per la prima volta 41 anni fa, mai immaginando che quel piccolo cantore riccioluto, per gli strani intrecci della vita  sarebbe diventato un giorno un mio amico.

Vacanze di Natale 1978. Ho poco più di 16 anni ma amo il teatro, soprattutto le commedie musicali, quindi il Sistina è la mia terza casa, perché la seconda è l’Olimpico. Da pochi giorni al Sistina va in scena quello che per me resta il più bel “Rugantino” di tutti i tempi, quello con Enrico Montesano, Aldo Fabrizio, Paolo Panelli, Bice Valori, Glauco Onorato. Tra tanti attori straordinari, c’è uno che attore non è, ma che sul palco è protagonista come e più degli altri, perché è il “serenante”. Con la sua voce roca e accattivante, in un romano che non sconfina mai nel romanaccio, il “serenante” conquista la scena cantando brani destinati ad entrare nella storia di quello che resta la spettacolo più amato e replicato della coppia Garinei&Giovannini. Nel corso di quelle ore di spettacolo e musica canta Roma nun fa' la stupida stasera”, Tirollallero” e  “Ciumachella de Trastevere”. Quel “serenante”, che ha raccolto la pesante eredità di Lando Fiorini che ricopriva quel ruolo nella prima edizione del 1962, si chiamava Aldo Donati.

Mi fa male scrivere “si chiamava”, perché anche se sono passati cinque anni da quando ci ha lasciato e già da anni oramai ci eravamo rassegnati ad accettare l’inevitabile, la realtà non fa mai male come quando te la sbattono in faccia, quando cade l’ultima nota, cala il sipario e si  spengono definitivamente le luci. Ci vuole coraggio ad affrontare la realtà e il distacco, ma ce ne vuole ancora di più ad affrontare quello che ha vissuto Velia per 5 anni, prima che calasse definitivamente il sipario. Io l’ho ammirata ancora di più per questo, perché non ce l’ho fatta ad andare a trovare Aldo per l’ultima volta quando la musica stava per finire. Lo confesso, non ce l’ho fatta. Perché ero andato a trovarlo una sola volta da quel maledetto giorno e mi aveva fatto male, troppo male vederlo in quelle condizioni, costretto a parlare con gli occhi, senza poterci prendere in giro come facevamo tutte le volte in radio e soprattutto in televisione, parlando di Lazio. Mi ricordo che dietro le quinte o in camerino si preparava gli appunti per ricordarsi cosa dire, si metteva davanti i foglietti con le considerazioni tecniche e gli appunti, perché voleva dimostrare di essere un opinionista vero, non il solito personaggio dello spettacolo che fa vetrina. E il vero divertimento, per noi, era distrarlo in qualche modo e sfilarglieli da sotto il naso, rubarglieli poco prima del suo intervento e lasciarlo così privo di quel copione senza il quale si sentiva perso. Oppure mischiargli i fogli. Con Velia che rideva e scuoteva la testa dietro le quinte. Quante risate, quanti duetti indimenticabili.

Non ce l’ho fatta a vederlo lì, costretto a non cantare più e a restare in un angolo dopo una vita passata al centro del palcoscenico della vita. Non ce l’ho fatta e anche se la vita è un bene prezioso, il più prezioso tra quelli che ci sono stati in dono in questa breve comparsata, so che forse quello che è successo un lustro  fa per lui è stata quasi una liberazione. Perché gli ha consentito di riaprire finalmente le ali e di spiccare nuovamente il volo. Preferisco pensare questo, preferisco immaginarmelo così Aldo Donati, seduto sui gradini di quella Curva Paradiso  a guardare noi e la Lazio da lassù: insieme al Maestro e a tutti i grandi laziali volati in cielo, proprio come cantava lui in quell’inno che lo ha reso immortale anche nel mondo-Lazio: “Daje aquilotti, nun se po sbajà… su c'è er Maestro, che ce sta a guardà...”. Un bacio al cielo, "bello de casa"!




Accadde oggi 20.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Juventus Audax 1-1
1927 Roma, campo Rondinella - Lazio-Milano 3-1
1932 Torino, stadio di Corso Marsiglia - Juventus-Lazio 4-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Triestina 2-0
1977 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 4-0
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Verona 3-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Padova 5-1
2005 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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